Moto ML

Grazie a:

Massimiliano Vispi, che ha organizzato alla perfezione il raduno

Starlink, che offre il supporto alla Mailing List

Tutti voi, che siete la ricchezza e la forza della lista!!


La cronaca del raduno di Massimiliano Vispi:

PRIMO GIORNO, venerdì.

Alla fine arriva il venerdì che aspettavo. Sono a Norcia a mezzogiorno,
salgo all'albergo, rifaccio la galleria per vedere se fa troppo freddo,
vado a spasso lì intorno fino alle quattro e poi mi fermo al parcheggio. Fa
caldo al sole; penso che se non arrivano entro le quattro e mezza mi dovrò
spogliare per non arrostire. Se ci ripenso: le quattro e mezza. Passa un
altro quarto d'ora, ma nulla. Un minuto dopo, inaspettatamente da nord,
arrivano Andrea Ricci e la sua ragazza Zeffirina. Mi hanno letteralmente
salvato dalla depressione, visto che aspettare fino alle sei da solo in un
parcheggio vuoto, per poi partire da solo, mi avrebbe proprio steso.

Già perché sono le sei e non si vede ancora nessuno. Telefono all'albergo,
ma nessuno ha chiamato. Noi tre proseguiamo con la tabella di marcia:
andiamo a Piano Grande, che, con la luce radente di una sera limpida,
riesce di nuovo a procurarmi un brivido lungo la schiena appena monte
Vettore spunta una volta superato il valico. Eppure ci ero stato anche
poche ore prima.

Cala il sole, quindi torniamo all'albergo. Io sono nervoso e preoccupato;
la mia piccolissima riserva di sangue freddo è finita alle cinque in punto.
Andrea invece funziona decisamente meglio del sottoscritto, e la cosa è
determinante per far passare il tempo senza starci troppo a pensare.
Nonostante questo, anche lui scatta in piedi due o tre volte
dicendo:"Eccoli, eccoli!", per poi precipitarsi fuori dall'albergo e
aspettare che i fari che risalivano il monte si trasformassero in
un'utilitaria a quattro ruote.

Arriva per fortuna una telefonata da Perugia, tutto sembra risolto; invece,
dopo un po’ spunta un cameriere moro e ci dà un ultimatum:"Alle nove e
mezza chiudiamo la cucina. Se volete mangiare lo dovete fare ora". Lo dice
con uno sguardo teso che mi procura una lieve reazione allergica, ma c'è
ancora un residuo di calma:"Se dovete chiudere, chiudete". Breve consiglio
con Andrea e Zeffirina, poi, appena passate le nove e mezza, vado in cucina
e annuncio:"Va bene, noi tre ceniamo qui". Così abbiamo un altro po' di
tempo. Dico ad Andrea di ordinare qualsiasi cosa per me, mentre salgo in
camera a prendere una guida. Scendo di corsa e cominciamo a cercare qualche
ristorante al quale telefonare subito. Ma appena mi siedo, arriva la
signora della reception:"Eccoli, eccoli". Ci catapultiamo di nuovo fuori
dall'albergo, e stavolta è la volta buona. I faretti si trasformano in un
gruppo di moto. Io sventolo un tovagliolo che ho preso dal tavolo.

Alcuni li riconosco, poi ci sono occhi visti attraverso la visiera
acompagnati da voci ovattate, tutto appartenente a gente che non posso
riconoscere. Abbracci, strette di mano, sorrisi, si sente qualche nome
familiare, l'atmosfera diventa caldissima. Un momento indimenticabile.

E' stato bello, bellissimo vedervi arrivare, emozionante come l'improvviso
lieto fine di un thriller di cinque ore e mezza, tutto in crescendo. E chi
l'aveva mai provata una cosa del genere?

Ma c'è un'incognita: Marco Trezzi non ha cenato con noi, è andato dritto al
campeggio. So che il campeggio è bene organizzato, che se ci sono problemi
può dormire in bungalow e che c'è un posto dove mangiare. Ciò che mi
preoccupa è la strada, come avevo scritto in un precedente messaggio,
perché di notte è davvero pericolosa, soprattutto per chi ha già fatto 500
e passa chilometri.


SECONDO GIORNO, sabato.

Ho dormito poco perché dovevo pensare a come recuperare la situazione. Il
pomeriggio di venerdì serviva per conoscersi e riposarsi, in modo da avere,
il giorno dopo, poca voglia di stare fermi e molta voglia di andare in
giro. Così pensavo di poter "imporre" tempi più brevi per il pranzo. Ma
dopo un intero giorno in moto, le cose erano diverse. E poi non sapevo
nemmeno se Marco avrebbe trovato facilmente la strada per il luogo
dell'appuntamento, se avesse dormito abbastanza e se potesse arrivare per
le dieci e un quarto al luogo prestabilito. Decido di andare al campeggio
di mattina presto, ma non riuscivo ancora a dormire.

Poi mi viene in mente che Andrea Ricci ormai conosce bene sia il posto del
ritrovo, sia la strada per Norcia, sia la collocazione dei distributori. La
salvezza, per la seconda volta: dirò ad Andrea di guidare il gruppo fino al
luogo dell'appuntamento dopo aver fatto benzina.

Se c'è qualche problema, all'ora specificata il giro deve partire comunque:
io e Marco ci saremmo fatti trovare a un bivio più avanti facendo un
diverso itinerario al quale avevo pensato prima di addormentarmi. Mentre mi
avvicinavo a Preci, sede del campeggio, pensavo alle varie possibilità,
tutto in base a come avrei trovato il Trezzi.

Invece, sulla provinciale incontro Marco che, in perfetto orario nonostante
tutto, era da poco uscito dal campeggio. Un uomo, una certezza. Infatti
quando Andrea porta il gruppo al distributore noi siamo già lì da qualche
minuto.

Riempiti i serbatoi, eccoci tutti al parcheggio dell'appuntamento.
Finalmente vedo quel posto pieno di moto, e si materializza la scena che
avevo al lungo immaginato.

Si parte. Tutto va perfettamente secondo i piani. Anzi, siamo ad
Acquasparta con un quarto d'ora di anticipo. Il luogo dell'appuntamento è
l'imbocco dello sterrato prima del passaggio a livello. Sono talmente
sicuro che non esista alcuna possibilità di errore, visto che è l'unico
sterrato presente, che ignoro maldestramente i dubbi del Davoli riguardanti
un gruppo di moto fermo su un grande spiazzo a destra, saggiamente in
ombra, poco più avanti.
Ma aveva ragione lui: era il gruppo dei "nostri". Ci presentiamo, poi
partiamo per Todi, dove troviamo ad aspettarci, il resto del gruppo:
Ghedini, Montani, Koala...

Una tavolata di trenta persone, tanta allegria, mentre il tempo passa.
Siamo a tavola con mezz'ora di ritardo, so che questo pregiudicherà il
resto del giro, ma la situazione è ancora recuperabile. Lo penso finché non
si mette a piovere: il percorso che dovremmo fare è così tortuoso che è
impensabile proporlo dopo anche una seppur breve pioggerella. Penso
all'itinerario originale, che prevedeva una sosta a Carsulae, ma lo
sterrato che porta fin lì potrebbe essere ormai fangoso. Va bene: tagliamo
subito per le Marmore. Montani mi suggerisce un giro per arrivare alle
acciaierie di Terni, luogo da dove parte la 209, senza fare il centro e
senza fare la 3 bis (E 45), così gli chiedo di guidare il gruppo. Aggiunge
anche che vorrebbe venire anche lui a Piano Grande, posto che ha stregato
anche lui.

Arriviamo alle Marmore cinque minuti dopo l'apertura, quindi l'acqua arriva
ancora in crescendo. Stiamo lì per un po', qualche foto poi via. Piano fino
a Ferentillo, sia perché sulla strada ci sono un paio di posti a rischio
Autovelox, sia perché il belvedere inferiore delle Marmore era pieno,
quindi qualcuno poteva aspettarci da quelle parti (come indicato sul sito).

Siamo di nuovo in sincrono con la tabella di marcia. Al bivio per Norcia ci
separiamo: io vado con Marco perché procedendo sulla 209 si evita di fare
due volte la provinciale per Norcia. Imparo un po' di cose su come si piega
una tenda, poi qualche spruzzo di pioggia ci accompagna fino al Canapine.

Davanti a me c'è il Dr di Trezzi che si arrampica su per la strada in
salita. Arriva piano piano il richiamo delle Sibille, ho una voglia matta
di svoltare a sinistra per vedere Piano Grande coperto di nuvole dopo il
tramonto, una delle poche condizioni nelle quali ancora non l'ho visto.
L'incrocio si avvicina, penso a cosa devo fare, se dire al Trezzi di
continuare, oppure proseguire con lui. Il dubbio è sempre più forte, voglio
svoltare. Ma pochi metri prima la moto va in riserva: no, la benzina mi
serve per domani, quindi proseguo per il Canapine.

Rispondo alle Sibille:"Ve li porto domani".


TERZO GIORNO, domenica.

Confermo il programma di oggi:"Andiamo a Piano Grande, stiamo sdraiati
sull'erba fino alle undici e mezza, poi andiamo ad Amatrice facendo la
galleria di Forca Canapine". Avverto che in galleri fa freddo, quindi
occorre coprirsi.

Dopo pochi minuti, superiamo il valico e ci troviamo di fronte a quella
spettacolare pianura, con le nuvole che coprono la punta del Vettore. Un
camper messo di traverso rovina il colpo d'occhio, ma per me è sempre
un'emozione.

E' la prima volta che vengo a Piano Grande con qualcuno in moto, se si
esclude il giretto del venerdì con Andrea. Non so che effetto farà loro.

Lì per lì nessuna reazione particolare. Ci mettiamo in fila per una foto.
Io aspetto qualche commento. "Sì, bello". Non mi sembra colpirli
particolarmente. Invece, a sorpresa, molti mi chiedono:"Cosa si fa ora?".
Ma come? L’avevo già detto... Ci stendiamo, passeggiamo, ci riposiamo;
prima di partire avevamo molti argomenti da discutere. Ma, evidentemente,
la magia di quei luoghi comincia a fare effetto, e un programma sedentario
diventa di colpo insoddisfacente. Per me, ovviamente, è un piacere.

Penso sempre di più all'itinerario che dobbiamo fare ora: la modernissima
galleria di quattro chilometri che ci porta sulla Salaria. Ma dopo questo
spettacolo irreale fatto di erba, neve e foschia, come posso spezzare
l'incantesimo facendoli imbucare in una galleria?
Macché galleria, ma quale tabella di marcia. Ripenso a Forca di Presta,
dove sono stato l'ultima volta a Febbraio, tagliando Arquata e scendendo
sulla Salaria, dove troveremo sicuramente un distributore.

Peccato che alcuni debbano lasciarci prima di partire: due Scopinaro, un
Barbi e mezzo...

Ci fermiamo sul rettilineo della pianura. Antonio Calamati scopre, grazie
ad una segnalazione di Andrea, di aver bucato: tira giù una bestemmia in
toscano che come minimo avrà fatto crollare un tramezzo a S. Scolastica, e
ora c'è un pool di suore che lavora per rimediare alla sconsacrazione di 50
metri quadri del parco antistante.
Andrea tira fuori la bomboletta del gonfia e ripara, ma la cosa è più
complessa del previsto. Comunque, la gomma è un po' sgonfia ma tiene.

Il giro per Forca di Presta, sempre emoziante per me, ci porta al bivio per
Arquata. La gomma di Antonio si sgonfia ancora, e viene il dubbio che non
riuscirà ad arrivare alla Salaria. Marco Davoli e Marco Sacco, entrambi più
svegli di me, vanno ad Arquata per chiedere dov'è il distributore più
vicino; è proprio vicino, per di più è aperto, quindi troviamo anche un
funghetto per riparare la gomma del Vfr. Luca Ghedini approfitta della
sosta per dirmi che non pensava che i Sibillini fossero così belli; la cosa
mi fa molto piacere.

Dopo mezz'ora, ma con soli venti minuti di ritardo rispetto alla tabella,
siamo al ristorante consigliatomi da Ary. Tutti, quindi, aspettiamo lei.
Passa il tempo, proviamo a chiamare, ma nulla. Se non viene, ci dispiacerà
moltissimo. Squadriamo ogni ragazza che entra chiedendo ad alta
voce:"Ary?". Nulla. Serpeggia lo sconforto.
Poi, all'improvviso, eccola: scoppia un applauso spontaneo.

Telefona al papà per avvertirlo che non siamo affatto brutti, sporchi e
cattivi, e che più che da "Easy Rider" sembriamo saltati fuori da "Amici
miei" ;-)))).

Piove e la pioggia ci accompagnerà fino a casa. L'imbocco Roma sud dell'A1
è un disastro di vento e lampi. Dalla parte opposta, incredibilmente, si
vede il sole, tanto che si forma l'arcobaleno, bello anche se visto
dall'autostrada. Siamo io e Andrea Ricci col suo passeggero; lui lascia
decidere a lei se continuare o no. Lei sceglie la seconda che ho detto,
così ora nel mio garage c'è anche la Diversion di Andrea. Sono arrivati a
Napoli a mezzanotte col treno, dopo essere saliti sul diretto con tuta e
caschi:"Va bene che anche il treno è pericoloso, ma non vi sembra di
esagerare?" :-).

Al telefono mi ha detto:"Ma la mia moto è maschio o femmina? Non è che col
Transalp ci scappa una minimoto?...".

Vabbé. Ci sono un mucchio di altre cose da dire, ma dubito che qualcuno sia
stato così testardo da leggere tutto questo messaggio. Se lo ha fatto,
spero di essere riuscito a trasferirgli brandelli emozionali di una delle
mie più belle esperienze in assoluto. E se lo dice un motociclista
solitario convinto... ;-)

Lampeggi sibillini.


1997 Luca Ghedini