Da quel giorno di primavera in cui tre santi giunsero alle fonti del
Volturno, sono oramai trascorsi più di milletrecento anni ; dopo il tempo
della grande prosperità e della grande gloria, venne per l’abbazia di S.
Vincenzo quello delle grandi afflizioni e della lenta agonia, sino a che
secoli di oblio non si abbatterono sulle pietre delle sue rovine. Da allora,
non molto è cambiato nella natura dei luoghi ; ancora oggi, chi giunge
all’alta valle del Volturno, rimane ammirato dallo stesso scenario, sul
quale si sono innestati i segni dell’antica potenza benedettina.
Dell’antica abbazia di S.Vincenzo è rimasta intatta solo la cripta di S.Epifanio. Ma gli scavi eseguiti dagli archeologi hanno offerto per la prima volta la possibilità di vedere un grande centro della dinastia carolingia, uno dei più importanti dell’Europa del IX secolo. Il primo inglese che abbia lasciato una descrizione di una visita a S.Vincenzo fu Keppel Graven. Egli però non menziona affatto quella cripta affrescata scoperta appena un anno prima. Per quanto riguarda la storia di S.Vincenzo nell’alto medioevo la cripta riveste un ruolo importantissimo. Oggetto di studio di molti storici dell’arte sono le pitture giunte sino a noi in ottimo stato di conservazione.
Probabilmente la cripta fu concepita da Epifanio come una cappella funeraria
per se stesso. Sotto il profilo archeologico, sino al 1980, solo la cripta
testimoniava materialmente la realtà di quell’antica cronaca. Grazie al
lavoro di questi ultimi dieci anni, oggi possiamo invece affermare che
la presenza umana in questo sito si data a partire dall’antica "età
del ferro". Non vi è dubbio che l’abbazia di S.Vincenzo venne installata
in un centro di una certa importanza. Di fronte alla cripta, infatti, sono
stati ritrovati i resti di un piccolo santuario databile attorno al V secolo
a.C. Essa era situata presso il Volturno e conobbe la sua maggior fioritura
nel corso del I secolo d.C. Quando giunsero i primi monaci a S.Vincenzo
la villa tardo romana in rovina copriva una superficie di un ettaro e mezzo.
La chiesa cimiteriale fu trasformata nella prima chiesa abbaziale. Nasceva
così S.Vincenzo Minore. Sorte diversa toccò alla chiesa adiacente a nord
di essa che fu usata per brevissimo tempo. Il primo grande intervento di
trasformazione fu la demolizione e ricostruzione della chiesa nord. La
struttura neocostruita constava di una piccola navata costruita poveramente
legata all’abside della precedente chiesa tardo romana. Successivamente
nella chiesa di S.Vincenzo Minore venne realizzato un nuovo deambulatorio
di forme più accurate rispetto al precedente. Fu sotto l’abate Giosuè (792/817) che S.Vincenzo divenne uno dei luoghi più importanti di tutta l’Europa occidentale. Si ritiene che oltre mille persone abitassero S.Vincenzo in questo periodo. Sotto l’abate Epifanio il monastero fu ulteriormente ingrandito; ma il 10/10/881 una banda di Saraceni pose violentemente fine a quel periodo di incredibile splendore che era stato il IX secolo per trovare, con l’abate Giovanni V, un nuovo impulso alla realizzazione di grandi opere nell’abbazia. Ciò restava del vecchio sito scompariva sotto i terrazzamenti dei contadini e il ricordo della sua storia e della sua esistenza svanì.
Sino a quando, nel 1980, non iniziarono gli scavi.
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L'architetto Di Turi presenta la storia degli scavi; nella foto si nota la pavimentazione della refezione, andata in parte perduta. |
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Prima dell'effettiva visita agli scavi, l'architetto ci presenta "brevemente" la situazione storico-geografica del sito dell'abbazia. |
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A pochi passi dai resti dell'abbazia, siamo intenti ad ascoltare il nostro Cicerone. |