Da "IL TIRRENO"  4 Febbraio 2001   cronaca di Livorno


 

-----Messaggio originale-----

Da: Silvano Cacciari [mailto:mcsilvan@tin.it]

Inviato: lunedì 5 febbraio 2001 07:42

A: Redleghorn

Cc: mspontaneo@yahoogroups.com

Oggetto: [Movimento Spontaneo] [exBorma] per il Tirreno l'operaio e' una

macchietta

 

Se l'articolo del Tirreno, che qui allego, sugli operai della Borma e'

utile, ben venga. Solo che chiamare gli

operai Cipputi, da una serie di vignette di Altan sugli ultimi anni

dell'operaio massa (quello

delle grandi fabbriche, all'epoca -fine '70, inizio '80- gia' in fase di

ampia ristrutturazione)

rendera' anche simpatica la macchietta ma confina gli operai nel novero dei

casi curiosi

piuttosto che di quelli politici.

Sono lustri che il Tirreno chiama gli operai Cipputi -forse perche' in

redazione non leggono nulla in materia proprio

da lustri- rendendoli simpatici, inoffensivi, residuali. Non crediate che

l'assessore, o il presidente

della Spil, quando vedono questi corsivi non si sentano rassicurati. Tutto

cio' che della forza

lavoro fa Full Monty, valore residuale, va bene. Tutto cio' che fa Il pane e

le rose - nuova forza lavoro, capace

di conquistarsi reddito e liberta'- va molto molto male.

E il Tirreno fara' sempre Full Monty per gli operai -che nel film si

spogliano come le ballerine e

fanno tenerezza e qui la fanno per come usano il web. Gli operai

ringrazieranno la stampa per

essere usciti dal cono di silenzio,

per aver cosi' sensibilizzato le istituzioni le quali, a loro volta,

confezioneranno una soluzione che all'inizio

sembrera' l'unica praticabile e con il tempo si rivelera' dannosa come uno

stormo di cavallette.

Come diceva un fumetto dei tempi di Cipputi tutto questo e' sicuro anzi..

verde

matematico

Slv

ps. su http://www.spil.livorno.it/borma.htm ci sono le stupidaggini della

Spil sulla Borma.

 

 

E ora Cipputi si affida al corteo-web

Ex Borma su internet: è la nuova frontiera della lotta operaia.........

(...)


-----Messaggio originale-----

Da: Silvano Cacciari [mailto:mcsilvan@tin.it]

Inviato: venerdì 19 gennaio 2001 07:54

A: mspontaneo@egroups.com

Cc: Redleghorn; Giacomo Romboli; fabio

Oggetto: [Movimento Spontaneo] I: ex borma

 

Visto che gli appelli sulla ex borma girano appelli, il sito

http://www.oocities.org/vopo2002/alfa-ex-borma-livorno

Incollo un documento di riflessione che in redleghorn alcuni conoscono,

allora interno a Rc, su Spil e ex Borma che feci non molto prima di

dimettermi da rifondazione e riconsegnare la tessera. Si rifesce

all'episodio, datato estate '99, della richiesta di Rifondazione di ottenere

la

vicepresidenza della Spil. Di li' si sviluppa un piccolo contributo

d'analisi sulla Spil e sul caso Borma.

Attualmente, come indipendente nel gruppo consiliare di Rc della 3, non

posso fare molto -a parte, se richiesto, di consultare il capogruppo per la

dovuta solidarieta'- ma credo francamente che le soluzioni interinali

(crisi, gestione della crisi, scrematura dei lavoratori, nuova ditta, nuova

crisi) siano la norma e non l'eccezione nell'economia livornese.

Una soluzione, che probabilmente fa sorridere qualcuno, sarebbe la

formazione di un'autorita' cittadina che fa fund-rising (attraverso

tassazioni, gestione della solidarieta', ottenimento di fondi italiani e

europei) e che assume tutti i lavoratori e li colloca via via per lavori

socialmente utili, servizi alla persona e li riqualifica a seconda delle

esigenze

del lavoratore e della collettivita', cercando di produrre una ricchezza che

serve a collocare i nuovi eccedenti.

Sara' anche superficiale quello che dico ma quello che non fa sorridere e'

il mercato liberista che ristruttura ampie

fasce di forza lavoro peggiorandone le condizioni di vita e di lavoro ad

ogni passaggio

di ristrutturazione

 

 

La SPIL e RC: un fatto spiega l'altro. ( A Mcsilvan small Production).

Credo che nella nostra federazione siano in molti a dover rendersi conto

che, oggettivamente, la direzione di Rc locale -fatta la tara della retorica

sui lavoratori e sulla pace- stia supportando precisi interessi privati e

con la precisa intenzione politica di esserne cooptata. La periferica

vicenda della nomina della vicepresidenza SPIL può essere letta per capire

quale sia la consistenza di questa intenzione politica.

Il cuore del problema e del potere: la SPIL

 

SPIL. La sede.

Credo innanzitutto sia utile fare una breve nota sulla SPIL. Si tratta

sicuramente di una nota generica ma sempre più ampia della documentazione

che il "partito" ha prodotto fino ad oggi,

Ora, la SPIL, società a capitale misto pubblico-privato, con i vertici a

nomina pubblica, è un tipo di società che riassume tutte le capacità di

gestione discrezionale del potere pubblico e di quello privato. L'incrocio

di enti e società che la compongono -Comuni di Livorno e Collesalvetti,

Monte dei Paschi di Siena etc- le assicura la completa libertà di gestione

che hanno le èlites locali; il fatto di essere una società dove vi è la

presenza di capitale privato -anche se non è dato, in prima battuta, di

capire con quale quota e con quale capacità effettiva di designazione- le

assicura una ragione sociale orientata verso il profitto ovvero il confine

invalicabile da parte del controllo degli enti locali sia sul piano politico

che normativo (su questo piano va notato come la nomina di Mannelli alla

presidenza del consiglio comunale possa insegnarci come si facciano oggi

spazio delle figure che riassumano la capacità di rendere discrezionale il

potere di provenienza pubblica ed elettorale con quella di essere teste

d'uovo sul piano normativo ovvero capitalizzatori della possibilità di

accumunare potere privato nell'interpretazione del diritto) .

Vista però la presenza del potere pubblico, e il fatto che la società incide

sulla speculazione immobiliare e sulle reindustrializzazioni, questo potere

discrezionale si accompagna con la massima pubblicità nei confronti di tutti

gli eventi pubblici e le acquisizioni che vedono protagonista la SPIL.

Il Tirreno, Telegranducato e Canale 50 si comportano come un ufficio

promozionale integrato di questa società che ha lo scopo, nei confronti

degli operatori del settore come dell'elettorato al quale si fanno

intravedere "soluzioni per lo sviluppo", di massimizzare la resa di immagine

accumulata proprio da questo ufficio di promozione trasversale. Per quanto

siano pubblici i luoghi dove la SPIL interviene e i benefici che ne vengono

illustrati, il potere di nomina del vertice della società sta, ad esempio,

nel sindaco di Livorno e in quello di Collesalvetti. I partiti hanno il solo

potere informale di pressione su queste istituzioni, rese più autonome dal

potere dei cartelli elettorali grazie alle leggi sull'elezione del sindaco e

alle norme sulle autonomie:, infatti per ricollocarsi entro questo scenario

nuovo, a partire dalla tornata elettorale di primavera, proprio i partiti

hanno cercato di far valere il proprio potere di veto nella formazione delle

liste (il sindaco di Collesalvetti, ad esempio, è saltato proprio nella

tornata di nomine di primavera e a seguito di frizioni con la SPIL. Sarà un

caso?).

Per definire meglio questo fenomeno di massima pubblicità di un ente,

massima libertà delle èlites che lo governano, che caratterizza la SPIL

bisogna andare alla sua ragione sociale.

Questa società -SPIL ovvero società porto industriale Livorno- nasce

addirittura nel '28, come uno degli enti, voluti dal Regime, atti ad

indirizzare lo sviluppo industriale dell'area portuale livornese.

Improvvisamente., almeno secondo i parametri dell'opinione pubblica, questa

società risorge a nuovo ruolo a partire dalla metà degli anni '90: essa

gestisce -affitta, vende, lottizza, compra- non solo il portafoglio di beni

immobiliari pubblici proveniente dall'area portuale ma anche quelli privati

e, last but not least, assume su di sé la gestione di beni

demaniali.Quest'ultimo tipo di gestione caratterizza il senso complessivo

della rivitalizzazione di questa società: infatti i beni demaniali,

sottoposti ad ogni tipo di vincolo sotto la gestione del demanio, una volta

riciclati in questa società si liberano, in parte o totalmente, dei vincoli

sopraccitati diventando beni appetibili dal mercato immobiliare. Abbiamo

quindi una società che si fa forte del potere lobbistico e tecnico delle

èlites pubbliche come della spinta l'accumulazione privata, e che

contribuisce così alla riaccumulazione -su una nuova base sociale, economica

e politica- di quel potere elitario del mattone che è stato, per decenni,

una delle componesti della spina dorsale del potere Pci locale (basti

pensare che nell'85 un membro di una storica famiglia di costruttori,

Benvenuti, fu eletto sindaco ed è stato poi senatore di questa

circoscrizione). Oltre allo scopo della rimessa in circolo del valore

immobiliare la SPIL,, oltre alla gestione di servizi di sportello (bollette,

tasse) per conto delle ammistrazioni (gestione che, faccio fede di pareri

tecnici, pare abbia anche una dubbia legalità), l'intermediazione per il

finanziamento alle aziende (ma non sarà un potere monopolistico?)

diversifica e ingrandisce la propria attività nel campo della

reindustrializzazione (fenomeno sul quale la retorica di Rc non teme,

purtroppo, di abbassare la guardia).

La gestione della reindustrializzazione, thatcheriana nella sostanza e

concertativa nei metodi, è l'altro salto di qualità della società ijn

questione: abbiamo l'esempio della Borma:

 

La storica fabbrica, come si comprende dalla cartina, è paradigmatica del

modo di operare SPIL: si prendono aree di archeologia industriale, se ne

spezzano le funzioni valorizzando così il core business come l'accumulazione

immobiliare diversificata. Il guadagno per chi investe è evidente, il

passaggio da mattone vecchio a mattone ristrutturato rende sempre come la

deindustrializzazione dove c'è fame di lavoro, per le istituzioni è

clamoroso -si guadagna di peso nella gerarchia della èlite locale, di

consenso nei confronti dell'elettorato e, nel profondo, si intercettano

risorse per l'accumulazione privata degli ammistratori- mentre ben diverso è

il bilancio per la forza lavoro.

A parte il fatto che la reindustrializzazione ha reso, alla Borma, 50 posti

di lavoro sui 1000 di inizio anni '80, è sulla qualità del salario che

bisogna capirci. La dinamica del "lavoro cattivo che scaccia il lavoro

buono" è un propellente alla reindustrializzazione: se guardiamo al tipo di

inquadramento salariale del lavoro Borma precedente e a quello dei 50

attuali, capiamo che lo stimolo a "ricostruire" è lo sgretolamento dei

livelli salariali, la diversificazione dei contratti per fasce d'età, la

flessibilità delle prestazioni come del salario erogato. Basso salario,

flessibilità e produttività: sono questi gli ingredienti di quello che la

SPIL propaganda come un 'ottimo clima sociale favorevole per gli

investimenti".

Bisogna dire che Rifondazione, fin dal '91, non ha mai mosso una

manifestazione locale e di massa contro uno degli orrori delle giunte

locali. Rc, insomma ha partecipato alla formazione dell' ottimo clima

sociale, un "valore aggiunto allo sviluppo" per dirla alla diessina.

Qualche ex Rc oggi Pdci qualche dividendo dell'opera di formazione del

valore aggiunto già lo incassa. Che sia l'ora degli altri?

Focalizziamoci però sul fatto che la vicenda SPIL-Collesalvetti ha una

precisa dimensione: non solo quella del tentativo dei vertici di Rc, tramite

il condizionamento della nomina della vicepresidenza, di entrare nel

concerto del potere locale ma anche quella dell'operazione CMF, una

ristrutturazione più grande e articolata del progetto Borma, che coinvolge

la riallocazione di terreni per il porto e per il Cantiere Navale.

Insomma dove la SPIL è una società che funge da propulsore per

l'accumulazione privata, la circolazione di risorse finanziarie e

immobiliari, la ricollocazione del potere delle èlites politiche e da vero e

proprio piano regolatore informale -stiamo parlando nel caso CMF aree non

secondarie del nostro territorio- la dirigenza locale di Rc, quella vera non

quella ornamentale, non rinuncia certo al tentativo di gettarsi sul carro

del vincitore. Ma quale è la dinamica che porta Rc a far questo?

 

Conclusione: ci sarà un nuovo Prc?.

 

L'uomo giusto contro la destra di Rc

Fare una breve nota sociologica sui modi di trasmissione e di riproduzione

del potere all'interno di Rc locale,

non significa fare un'operazione atta a capire che cosa fa un fazzoletto di

persone. E' proprio andando a capire le piccole strategie locali che si

capisce la dimensione del collasso complessivo della sinistra.

Ora, Rc livornese è fatta di una "strategia " -fare in piccolo quello che ha

fatto il Pci locale negli anni '80 ovvero speculare il più possibile su un

potere storicamente acquisito- alla quale è dedito un piccolo nucleo di

persone,, alcune provenienti dalla provincia a conferma che da quelle parti

la notizia che il Pci è morto non è mai arrivata, e che convive

politicamente con sacche di malumore rispetto alle ristrutturazioni in

atto.

La strategia è semplice: il potere si sviluppa facendo nomine, non importa

dove, tenendo così un tessuto di relazioni e garantendo lo sfogo fideistico

della base. Il resto, cioè l'organizzazione politica non serve. Quello che

c'è, ovvero un tessuto di relazioni personali, viene chiamato "partito" solo

per tenere in piedi una tradizione che si presuppone porti status e

consenso. Se si pensa al tipo di complessità di relazioni conoscitive che la

società di inzio XXI secolo implica, non c'è da sbalordirsi se Rc è definito

un partito residuale anche in una zona socialmente periferica dell'Europa

come Livorno. Quello che è straordinaria, nella definizione dell'asse

"strategico" del Prc locale, è la ferrea riproposizione delle concerto di

tattiche del Pci della prima deindustrializzaione di 15-20 anni fa: appelli

retorici alla base sempre più distratta e impolitica giusto per farsi

trasmettere un po' di consenso strappato con la retorica, considerazioni sul

destino storico avverso che giustificano ogni tipo di immobilismo, blindata

gestione del potere che svuota ogni organismo interno e ogni rinnovamento,

rinvio sine die della produzione di analisi sui temi più stringenti per

garantire il potere di un ceto politico analfabeta di ritorno. Il mito della

resistenza al destino storico cinico e baro serve per mantenere in piedi una

serie di pratiche che tutta assieme viene impropriamente chiamata partito.

La differenza con 15-20 fa, oltre alle dimensioni del Prc rispetto al Pci,

la fa il fatto che da tempo esistono sul territorio strutture neoliberiste

compiute come la SPIL che, nel momento in cui richiedono quote di potere

politico per funzionare, agiscono stritolando su scala territoriale la base

materiale e politica che ha storicamente garantito il vecchio potere exPci.

C'è chi ha già capito da tempo il significato di queste ristrutturazioni per

un potere politico che si vuole ristretto: i Ds, che hanno smesso da 10 anni

di codificare le ristrutturazioni di massa con il simbolico della falce e

martello e i cossuttiani, che da vera setta religiosa onorano i simboli per

speculare sulla credulità degli adepti: la partecipazione alla guerra

diventa la lotta per la pace, il voto sulla finanziaria la lotta per il

lavoro. Il Prc locale ne seguirà l'esempio?

Un'occhiata all'ottimo clima sociale di Livorno

 

 

 

 

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