Massimo Nenci        Vetreria Borma

Il testo riportato è l'intervento di Massimo Nenci ( ex segretario provinciale della F.I.O.M. Livornese) all'assemblea aperta svoltasi in fabbrica il 19 Gennaio 2001, e che può aiutare far capire, oggettivamente, le ultime vicende che ci hanno visto protagonisti.


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Trovarsi nello stesso luogo dove tre anni fa c'è stata un'inaugurazione sull'avvio di questa unità produttiva, che dava un segnale tangibile della rinascita di una nuova speranza di prospettive di lavoro sia per gli ex lavoratori della Borma che per i disoccupati.

E' un'atmosfera strana quella di oggi ,molto diversa ,purtroppo, siamo a fare un' assemblea nella stessa azienda che invece cessa l'attività

Ritengo utile per tutti ripercorrere un po' di storia , per ricordare come e' nata quest'azienda:

Tralasciando tutte le vicissitudini che la Borma ha vissuto dall'inizio degli anni 80 in poi, descrivo la cronaca degli ultimi 5 anni , che ho ricostruito dagli accordi sottoscritti farà rendere conto a tutti che quanto chiederò alla fine , non è astruso e assolutamente lineare allo stato dei fatti.

Nell'ottobre del 1993 Livorno effettuò uno sciopero generale su un'agenda di priorità , che aveva al centro una serie di rivendicazioni per contrastare il declino industriale e non e drammatico della Città, per il settore industriale la Borma ,con il Cantiere e la CMF, era in prima fila come l'azienda da salvaguardare e da portare al tavolo del Governo per spingere la proprietà a modificare i suoi piani industriali per consentirne la continuità produttiva : Tutta la città con quella "maglietta" arrivò ai tavoli governativi.

Nell'ottobre del '94 si avvia il confronto alla Task Force , nel quale si intravedono disponibilità della Borma ad effettuare una verifica per riconvertire l'azienda alla produzione del vetroresina.

Nel novembre 194, al tavolo della Task-Force il Sindaco di Livorno, mentre si acquisiscono disponibilità di Borma a eventuali joint -venture per la produzione di vetroresina , lancia formalmente l'ipotesi di fare acquisire le aree dello stabilimento dalla S.P.I.L., per avviare un' attività di promozione industriale per la reindustrializzazione delle stesse.

Le OO.SS. pur evidenziando di privilegiare la priorità sulla

continuità produttiva dello stabilimento, si aprono a questa ipotesi.

Nel giugno del '95 sempre al tavolo della Task-Force si avvia lo sfilamento della Borma ,che dichiara la disponibilità a rendere disponili le aree,con il contestuale ingresso della S.P.I.L.

Nel novembre del '95 viene sottoscritto un preliminare di compravendita ,tra Borma e S.P.I.L. ,di circa 48mila mq. di aree che hanno all'epoca la destinazione d'uso, prevista dal piano regolatore ,come zona portuale e grande industria.

In tale preliminare ,in scrittura privata, S.P.I.L. si assumeva l' obbligo di dare occupazione diretta o aziende terze al personale Borma impiegato nello stabilimento, prevedendo che tali assunzioni avvenissero entro il 31/7/96 con un lavoro professionalmente equivalente e venisse garantita una retribuzione non inferiore al 10 % di quella in atto.

Il 15 gennaio '96 sempre alla task-force viene sancito l'accordo, che recepisce , mettendo agli con specifico riferimento il preliminare di compravendita ribadendo gli impegni anche sulle garanzie occupazionali, aprendo un nuovo periodo di CIGS.

La Borma viene definitivamente chiusa

Vengono fatti di reindustrializzazione , S.P.I.L. nel progetto prevede l'insediamento nelle aree della ex Borma di almeno 20 imprese entro la fine del '99 ,con un saldo attivo occupazionale di almeno 280 addetti oltre a quelli ex Borma e quelli trasferiti in forza alle imprese non di nuovo insediamento.

Il progetto ALFA al quale la S.P.I.L. aderisce sia con quote azionarie che con l'investimento sugli immobili e impiantistico non riesce a decollare prima dell'inizio del 1997 e la ricollocazione di tutti i lavoratori ex Borma si conclude nel marzo '98 vedendo una difficoltosa riconversione professionale dei lavoratori che non è né omogenea né tantomeno equivalente. alle mansioni precedentemente svolte e con un differenziale salariale sicuramente sotto il 10% : Viene riconosciuta paga base e contingenza del 3° livello del c.c.n.l. industria metalmeccanica.

 

I primi lavoratori assunti oltre a espletare un periodo di "formazione" a Torino in una azienda della società , entrano praticamente in "casa" senza che fossero presenti le condizioni ideali; mancavano ancora le docce.

Ciò nonostante si avvia la fase produttiva ,senza che la missione produttiva principale, quella di lavorare per Piaggio si concretizzasse

L'uniche produzioni fatte in quella direzione, all' interno dell'azienda sono state fatte in subfornitura per un'azienda pisana, la Metalplastic, il resto dei volumi produttivi era probabilmente eccedenza che il sistema dei "vasi comunicanti" dei soci della proprietà aveva da svolgere.

Era chiaro che in queste condizioni sarebbe stato difficile trovare margini di profitto, ma tutti assicuravano, compreso Spil, che, ribadisco, era nel pacchetto azionario , che il trend era in salita e si sarebbero trovate produzioni che avrebbero dato margini operativi positivi consentendo di stabilizzare l'attività produttiva.

Nel novembre '99 S.P.I.L. cede il pacchetto azionario ad un nuovo socio rimanendo proprietaria del capannone e degli impianti di verniciatura dandoli in affitto.

Nei primi mesi del 2000 l'ALFA comunica che ha acquisito la verniciatura per la parte anteriore del veicolo "C1" di "Bertone BMW " per una durata pluriennale e che inoltre avvierà il nuovo piccolo impianto di verniciatura ,che nel frattempo aveva allestito in un'ala dello stabilimento inutilizzata ,continuando a fare nuove assunzioni.

Avviene lo sfilamento dei prodotti e parte la lavorazione sia di Bertone che della nuova verniciatura.

Superati i primi problemi tecnici tutto sembra filare liscio, viene affermato dalla stessa azienda che fatturato e produttività stanno crescendo e che il bilancio è vicino al "pareggio".

Il resto e' veramente cronaca ,al rientro delle ferie (estive n.d.r.) viene annunciato che per improvviso calo di commesse per BMW dovuto ,secondo la proprietà a fattori negativi di mercato, viene aperto un periodo di cassa integrazione ordinaria, che con accordo viene gestita con anticipo e rotazione.

Successivamente viene sospesa la lavorazione sul nuovo impianto e arriviamo al mese di dicembre, la proprietà' in modo irresponsabile e arrogantemente eludendo le normative delle leggi dell'utilizzo dì ammortizzatori sociali dichiara la cessazione di attività mettendo in liquidazione volontaria la società.

 

Si apre un periodo difficilissimo ,non esistono certezze del pagamento delle competenze dei lavoratori tredicesima e stipendi.

La proprietà incontra le amministrazioni comunali e Spil e fa intravedere una possibile via d'uscita.

Si apre il tavolo sindacale in Associazione Industriali con il liquidatore nel quale viene fuori in modo inequivocabile che non e' ancora escluso il fallimento ma che in effetti esistono possibilità di continuità attraverso la rilevazione dell'attività da parte di un socio (PFC).

Con quelle condizioni il tavolo sindacale non può andare oltre , in quanto mancano sia il piano industriale dell'intessato che le condizioni economiche che SpII dovrebbe dare.

Il tavolo chiarisce che sarà effettuato il pagamento della tredicesima ,l'attività dell' azienda permane ai minimi termini e viene convenuto di ritrovarsi dopo l'incontro che il liquidatore ,insieme ai soci farà con Spil.

Il 9 gennaio avviene l'incontro nel quale il liquidatore riferisce che secondo il suo parere ci sono le condizioni per poter andare avanti,ma pfc ha chiesto una pausa di rìilessione , ad oggi 19 gennaio ,non ha dato risposta.

 

Le nostre preoccupazioni oggi sono molto forti e' evidente che la latitanza dimostrata e' la non volonta' di andare avanti , sta inoltre mancando il salario del mese di dicembre e il liquidatore ci ha comunicato che il 26 gennaio in prima convocazione o il 29 gennaio in seconda convocazione sarà' effettuata l'assemblea dei soci nella quale saranno definitivamente prese le decisioni per il fallimento o meno.

 

Per quanto ci riguarda , nessuno si puo' sentire senza obblighi o responsabilità' nei confronti dei lavoratori, sindacalmente sono stati fatti tutti i passaggi per far evitare la cessazione dell' attività ,i lavoratori hanno dimostrato il massimo senso di responsabilità.

Ma oggi devono essere date garanzie ,e sarebbe immorale non riuscire a darle, perché non sarà possibile per il sindacato accettare chiusure e licenziam6nti al "buio" e cioe' senza prospettive di lavoro nel futuro, le Amministrazioni attraverso la SpII o chi per esso, si devono impegnare al rispetto degli accordi del 1996, non bastano 2 anni e mezzo di lavoro per sentirsi liberi da responsabilità

l'accordo e rimpegni devono essere mantenuti per tutti i lavoratori ALFA

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