IL GENOCIDIO IN RUANDA SI POTEVA EVITARE?


Una commissione parlamentare belga ha raccolto prove, secondo le quali le truppe dell'Onu nel paese avrebbero potuto prevenire, o limitare, la campagna di sterminio, ma furono ostacolate dai superiori al quartier generale di New York. Un documento chiave dell'indagine č un fax spedito dal capo del contingente di pace delle Nazioni Unite in Ruanda, Dallaire, al suo superiore a New York, Baril. Nel fax Dallaire affermava che un informatore ruandese aveva passato alla forza Onu i dettagli di un piano del governo hutu, allora al potere, per lo sterminio di migliaia di civili, soprattutto tutsi. L'informatore forniva anche le indicazioni di nascondigli di armi per le truppe hutu, per portare a termine le uccisioni. Nel fax si affermava che l'informatore "ha ricevuto ordine di schedare tutti i tutsi di Kigali, probabilmente per il loro sterminio; in 20 minuti se ne potevano uccidere mille". Dallaire chiese a Baril l'autorizzazione a confiscare le armi e a concedere asilo all'informatore e alla sua famiglia. Funzionari del dipartimento delle operazioni di pacekeaping dell'Onu si rifiutarono di autorizzare l'operazione. Meno di tre mesi dopo il fax, successivamente alla morte in un incidente aereo dei presidenti del Ruanda, Habyarimana, e del Burundi, Ntaryamira, entrambi hutu, truppe regolari e miliziani ruandesi cominciarono il massacro. In dieci mesi pių di mezzo milione tra uomini, donne e bambini ruandesi furono uccisi. Questi massacri sono oggetto di un processo dinanzi a un Tribunale penale dell'Onu ad Arusha, in Tanzania.