La situazione economica nell'isola è diventata sempre più difficile, a causa soprattutto dell'isolamento politico del regime castrista. Proprio in questi ultimi mesi si sono però verificate delle "aperture" che si spera porteranno ad un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Quando Fidel Castro prese il potere, gli Stati Uniti controllavano gran parte dell'economia cubana. Quest'ultimo attuò una riforma agraria, confiscò le terre ai grandi proprietari cubani e agli stranieri, per poi ridistribuirle tra i contadini poveri, nazionalizzando le imprese straniere. Gli Stati Uniti bloccarono ogni tipo di commercio con Cuba. L'agricoltura praticata in aziende statali o cooperative è la principale attività dei cubani, si coltivano riso, mais o fagioli per il consumo interno e agrumi, tabacco ma soprattutto canna da zucchero per l'esportazione. Anche l'allevamento bovino e la pesca sono molto importanti, si allevano inoltre coccodrilli le cui pelli vengono acquistate dalle industrie della pelletteria francese. Sono presenti anche industrie tessili, siderurgiche e meccaniche, ma in misura minore. Come già sappiamo il turismo è molto presente nell'isola. Cuba vendeva zucchero, ricavato dalle grandi monoculture, alla Russia che in cambio le vendeva petrolio a prezzi favorevoli. Quando l'Unione Sovietica crollò, Cuba vide diminuire le sue entrate di petrolio. Questi problemi economici hanno suscitato nella popolazione malcontento e hanno causato l'aumento dell'emigrazione. Comunque il regime castrista è riuscito ad innalzare il livello di vita dei Cubani.