La relazione educante: una esperienza
Giuliana Rovaschietto
Sono da 10 anni insegnante di sostegno nella scuola media, e il mio lavoro consiste nel tradurre quotidianamente in pratica la "relazione educante" di cui vi ha parlato Laura Strocchi.
Tra le tante storie di rapporti che ho intrecciato in questi anni di lavoro ho scelto di raccontare quella di Davide, giunta ormai all’importante bivio del distacco, dal momento che lui il prossimo anno frequenterà la scuola superiore e non è previsto nel nostro ordinamento scolastico che vi possa essere continuità in questo passaggio se non per un brevissimo periodo. Tra le ragioni della scelta vi è anche (e forse soprattutto) il fatto che ho condiviso tante parti di questa relazione con il nostro gruppo di ricerca, e che proprio da questa condivisione è scaturita la ricchezza dell’esperienza.
Ho incominciato a lavorare con Davide lo scorso anno, quando frequentava la seconda media, anche se avevo avuto già dei contatti con lui l’anno precedente, soprattutto all’inizio della scuola.
Era un ragazzino, per usare una definizione della sua insegnante di lettere, "al rallentatore", che sembrava vivere e sempre più ritirarsi in una dimensione parallela alla nostra dove lo spazio e il tempo si dilatavano (o almeno così appariva a noi che lo guardavamo dall’esterno). Questa strana percezione del mondo è stata la prima "bizzarria" di Davide con cui ho cercato di mettermi in sintonia. E lì ho incontrato le stelle fredde.
Quando devo impostare una nuova relazione con un alunno mi piace rimescolare un po’ le carte dei ruoli per cercare di far emergere le persone, più che ciò che esse rappresentano (nel nostro caso un insegnante e un allievo) per dare a entrambi l’opportunità di portare nel rapporto qualcosa di autenticamente proprio. Credo che questo sia un atto importante, perché riconosco all’altro lo status di persona capace di una relazione possibile e anch’io mi metto in una posizione ricettiva. Ciò che i ragazzini autistici, o affetti da importanti disturbi della relazione accompagnati da gravi sintomi di chiusura, come era Davide, portano a questo incontro sono i loro "comportamenti bizzarri" , le stereotipie, le ossessioni, e una domanda di riconoscimento.
E’ qui che deve avvenire l’incontro, sul loro terreno, nel quale io mi devo avventurare.Questa "dilatazione" del tempo nella quale Davide si muoveva si accordava perfettamente con l’interesse ossessivo che lui aveva per l’astronomia e i pianeti del sistema solare, di cui conosceva i nomi e che disegnava continuamente. Era come se lui fosse tutto proiettato nello spazio profondo e si muovesse con i tempi dell’universo. In questo periodo le ore trascorse insieme nel laboratorio erano fatte di lunghi silenzi, disagio, frustrazione, tentativi di approccio che non si muovevano sulla stessa lunghezza d’onda. L’unica novità era rappresentata dal computer, che Davide stava pian piano cominciando ad utilizzare, e verso il quale dimostrava un certo interesse.
Poi un giorno di dicembre sono arrivati i draghi. Veramente c’erano già da prima, perchè, insieme con i dinosauri, erano un’altra delle bizzarre fantasie di Davide. Ma questi draghi arrivavano dalla classe. L’insegnante di lettere infatti ci aveva dato il compito di elaborare un breve testo di fantasia suggerito da una lettura di antologia appena svolta che aveva appunto come soggetto i draghi. Io ero molto intimorita: un po’ perchè mi rendevo conto che stavo cercando di ricondurre le sue fantasie ossessive ad un contesto narrativo, e mi sembrava una forzatura; un po’ perchè mi sembrava che comunque le parole che via via comparivano sul video fossero solo mie; e ancora perchè i draghi spesso fanno parte anche delle mie fantasticherie, e in quel momento non avevo voglia di incontrarli. Io cercavo di coprire i miei timori parlando, Davide era sempre più silenzioso. E a un tratto mi sono sentita come risucchiata dai suoi pensieri, e senza che potessi farci nulla il mondo dei draghi ha invaso l’aula computer e io mi ci sono ritrovata dentro, con lui. All’inizio la sensazione era quella delle immagini ipnagogiche che precedono il sogno, come essere sospesi nel vuoto. Io volevo uscirne, ma ne ero attratta, e percepivo la pericolosità, ma anche il fascino, di quell’attrazione. Per fortuna la vita della scuola è scandita dai campanelli, che dopo un po’ ci hanno riportati alla realtà del cambio d’ora. Ma ormai l’incontro era avvenuto, e in quel mondo primordiale dallo spazio tempo dilatato abbiamo vagato senza meta per un bel po’ di giorni.
Questo è il momento più delicato di tutto il mio lavoro, perchè in questi mondi primordiali ci si può perdere, o spaventarsi al punto da uscirne con uno strappo lasciando l’altro di là e precludersi per sempre la possibilità di rientrarvi. Il modo per non perdere la strada per me è stato uno solo: la supervisione di uno psicoanalista.
E’ nel gruppo, nel quale ho portato questa esperienza, che sono riuscita a rielaborare lo smarrimento. Tant’è che Davide mi ha riconosciuta come guida, si è fatto prendere per mano e portare fuori, nel nostro mondo.E insieme abbiamo cominciato un cammino, nel laboratorio, con la complicità del computer, questo mezzo rivoluzionario che oggi è la porta di comunicazione con il Mondo. E che per Davide è stato porta di comunicazione con un sapere nuovo, l’elemento terzo indispensabile perchè vi sia riconoscimento di sè come soggetto di una relazione possibile.
Questo cammino è avvenuto in un luogo privilegiato, nel quale abbiamo lavorato con un rapporto individuale, sviluppando una relazione forte, nella quale era in gioco tutta la persona. Ciò che avveniva in classe, in un contesto scuola più tradizionale, era altro da ciò che si muoveva nel laboratorio. Ma il collegamento tra i due luoghi era in qualche modo sempre garantito dall’insegnante di lettere, che condivide con me questa modalità di lavoro e che propone, con un altro ruolo, più istituzionale, contenuti per tutti che sono anche per lui. Il libro di narrativa dell’anno scorso è stato "Dracula", nella versione originale di Bram Stoker, un romanzo carico di suggestioni e di valenze simboliche, che catturava l’attenzione di Davide in classe durante la lettura e che gli ha permesso di creare le prime vere elaborazioni con parole sue nei testi che componevamo insieme, in un momento successivo, al computer.
Al posto dei lunghi silenzi le ore si sono popolate di parole, anche se soprattutto mie, all’inizio, dettate, pensate, colorate da lui e disposte sul foglio a fianco di bei disegni, le clip art del computer: una trasformazione di un’altra sua ossessione iniziale, il ritagliare figure che poi sparivano nelle sue tasche. Questi lavori invece vengono raccolti, ordinati, in un quaderno con in copertina la foto di uno splendido gatto nero che conserviamo nel laboratorio, nel suo cassetto personale.
A poco a poco Davide ha sviluppato curiosità e voglia di esplorare ciò che il computer gli offriva, e all’inizio di quest’anno ha scoperto un programma per disegnare.
Un giorno di ottobre che sono arrivata in ritardo lui era già in laboratorio e stava facendo un disegno al computer: la tirannosaura rex. Sono rimasta sinceramente colpita dalla sua bravura nel tratteggiare la figura e dalla sua abilità nell’usare le funzioni del programma. Era la prima cosa che produceva in modo totalmente spontaneo! Gli ho proposto allora di dare un nome alla figura e di scrivere un piccolo commento al disegno: e finalmente ho visto nascere anche le prime parole interamente sue!
Abbiamo continuato così per un po’ di tempo: prima il disegno, sempre proposto da lui, poi le parole. Sono nate così le tavole di Giuliana dentro un televisore che è un computer, tutta commentata con caratteri greci, di Laura Crescio, l’insegnante di matematica commentata con numeri, di Serafina Pekkala, strega buona della Bussola d’oro, che io credo sia l’insegnante di lettere.
L’entusiasmo con cui ha prodotto questi elaborati, la cura che ci metteva nello studiare i dettagli hanno aperto un capitolo nuovo del suo modo di lavorare a scuola. Ha scoperto la gioia nel produrre, creare, inventare. Risale a quest’epoca anche l’idea di stampare due copie di ciascun elaborato: uno per il quaderno, l’altro per la sua busta trasparente, battezzata da lui "i ricordi della mia infanzia". La busta è cresciuta, si è arricchita anche di ritagli e elaborati strani che lui produce a casa e che poi si porta sempre dietro.
Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre Davide ha cominciato a manifestare un interesse sempre più evidente per un ragazzo suo compagno nel gruppo del teatro, Gabriele. Questo suo interesse è diventato sempre maggiore, quasi ossessivo, ne parlava continuamente. Ha incominciato il suo ritratto con il paint. Questa situazione è stata per me fonte di grosso disagio. Da un lato ho subito interpretato i suoi comportamenti in una chiave di omosessualità, dall’altra sentivo da parte sua una richiesta fortissima di manifestare la mia opinione in merito. Dovevo schierarmi per il si o per il no, questo mi chiedevano i suoi occhi tutto il tempo che stavamo insieme. Indecisa sul da farsi e sempre più imbarazzata, assumevo un profilo minimo che gettava entrambi nell’inquietudine. Questa situazione di tensione non si sarebbe risolta se non avessi avuto il gruppo di supervisione a cui rivolgermi, che mi ha aiutata a recuperare la neutralità necessaria a permettere a Davide di lavorare sul ritratto di Gabriele: ed è stato per lui un momento quasi magico, ho visto la felicità nei suoi occhi e un entusiasmo nuovo mentre, per giorni, ha portato avanti il disegno, studiando i particolari, arrabbiandosi quando non riusciva a tracciare i segni come voleva.
Questo lavoro, realizzato nel mese di novembre, segna una nuova tappa fondamentale nel suo modo di porsi nei confronti del mondo. E’ come se avesse cominciato a guardarsi intorno per vedere gli altri cosa fanno e farlo anche lui. E una mattina è arrivato a scuola con un ciuffo di capelli tinto di biondo e il cd di Michael Jackson da ascoltare mentre lavora al computer.
Quanta strada ormai ci separa dalle stelle fredde!
Sull’onda dell’entusiasmo ho tentato anche un’esperienza di teatro realizzata con un gruppo di compagni, nella quale Davide aveva una parte breve ma un ruolo molto allegro e colorato, proprio insieme a quel Gabriele del ritratto. All’inizio aveva grandi timori, ma lo spirito gioioso che ha circondato tutto l’allestimento lo ha a poco a poco coinvolto e la sera dello spettacolo è stato un successo anche per lui, tanto che ho sentito qualche compagno bisbigliare "hai visto, però, è bravo".
Dal mese di dicembre è possibile lavorare con Davide anche su un altro filone, quello dei contenuti scolastici. Ora le parole sulle schede per lui hanno un significato, comprende le consegne degli esercizi di italiano e di inglese ed è in grado di eseguirli. Abbiamo quindi dato vita ad un altro quaderno, quello delle schede, che lui sta bene attento a non mescolare con quello del gatto nero!
Vi ha detto Laura Strocchi nel suo intervento che ad un certo punto sorge nel giovane la necessità di una "relazione terapeutica" come evoluzione del desiderio nato durante la "relazione educante".
Relazione terapeutica che, chiesta a nome proprio, potrà avvenire nello specifico setting psicoanalitico.
Da qualche settimana Davide, che continua con entusiasmo il lavoro sui suoi "quaderni", mi chiede con insistenza, quella sua insistenza penetrante, di poter rivedere la sua terapeuta, con cui aveva lavorato nelle elementari, e con cui la famiglia aveva voluto interrompere. Allora lui non aveva manifestato un parere in proposito. Oggi desidera vederla, e lo chiede con forza.