Cattedra dei non credenti

Organizzata dal Cardinal Martini

9-30 novembre 2000

"I FIGLI DI KRONOS SI INTERROGANO"

La sera del 9 novembre il Cardinal Martini ha inaugurato la Cattedra con la prima relazione "per la scienza esiste il tempo" tenuta dal Prof. Duccio Macchetto direttore scientifico del Hubble Space Telescope di Baltimora.

L'interessantissima esposizione ha portato ad alcuni contributi che qui vengono riportati.

1-

Sua Eminenza Reverendissima,

queste righe, prima di tutto, per ringraziarLa della bella serata di ieri, passata insieme a … scrutare l'imperscrutabile immensita di Dio, dello spazio e del tempo. Grazie per darci la possibilità di godere nuovamente della "Cattedra" che, speriamo, possa continuare ad essere un annuale, insostituibile momento di incontro … "tra amici".

Queste righe sono anche per mandarLe una breve riflessione su "tempo e uomo", fatta da me che uso il "mio tempo" a scrutare (studiare) l'uomo, i bambini, nelle loro vicende legate a disturbi psichici come l'auitsmo e/o l'Alzheimer.

Proprio per questa abitudine, devo dire che, nell'impostazione della discussione sul tempo, trovo un errore perché si vuole mettere l'uomo nella dimensione del tempo fisico che è calcolato, studiato e organizzato in forma teorica, come artefatto legato ad una situazione astrale: i movimenti del sole (anni di 365 giorni).

Il "tempo dell'uomo" è però molto diverso dal tempo fisico che, in realtà, non viene rispettato dalla biologia.

La fisica ha spostato la misura del tempo dal movimento della luna a quello del sole (l'abbiamo sentito ieri sera), ma non ha potuto legare i ritmi biologici ai ritmi degli astri.

Il ritmo nictemerale (alternanza notte-giorno) non è sovrapponibile a quello diario (24 ore) e infatti il nostro orologio biologico segue un ritmo circa-diano (circa diario) quando regola l'entrata in funzione del sonno-REM e la comparsa ineludibile dei sogni.

L'uomo vorrebbe trasformarsi in creatura che segue il tempo fisico, ma deve riconoscere che, al contrario, deve rispettare il suo tempo biologico. Si è allungata la vita o l'aspettativa di vita, ma la donna continua ad entrare in menopausa a 50 anni, così dobbiamo tranquillamente riconoscere che l'uomo è riuscito a trovare condizioni per allungare non la vita, ma la vecchiaia.

Non dobbiamo credere che siamo riusciti a debellare il nostro tempo, la nostra natura, allungando il tempo … del fare.

Fare ed essere: altro spazio-tempo che ha dell'umano come fare e meditare o pregare.

Pensare (giorno) e sognare (notte) sono spazi di un tempo biologico, tempo umano.

Possiamo anche riflettere sul tema da un altro punto di vista e chiederci come mai in 5 milioni di anni della sua esistenza l'uomo non ha visto cambiare il suo ritmo biologico (come sono importanti le fasi della luna per determinare le maree, le nascite, i ritmi dell'agricoltura!) perché sia adatto al tempo fisico. Il corpo umano non si è adattato al ritmo del sole (ma neppure quello degli animali) e continua a rispettare ritmi circa-diani, anche se noi, con il nostro pensiero, continuiamo a scrutare il cielo per studiare l'immensità di Dio, forse con l'innato desiderio di scoprirne le leggi (leggi dello spazio-tempo) e, quindi, poter essere come Lui.

Siamo proprio sicuri che l'averci costretto a seguire, nelle nostre attività, un ritmo diario (solare) non possa essere un motivo, una piccola concausa del disagio che proviamo nella vita quotidiana che , così, artificiosamente, non è più, circadiana?

Vedo l'uomo come la "sfinge" che continua ad osservare il suo cielo e crea le piramidi disponendole come le stelle della cintura di Orione.

Sogniamo di essere come Dio o, scrutando il cielo, vogliamo solo inneggiare a Lui riscostruendo sulla Terra le immagini celesti?

Spero potremo continuare ad essere così, rispettosi di quella natura che risponde inesorabilmente alle leggi che ci sono state assegnate perché facciamo parte di quel creato che dobbiamo amare e non sovvertire con l'allucinato desiderio di sostituirci al Creatore.

Tempo dell'uomo è il nostro tempo, la nostra salute, il nostro destino; non dobbiamo credere di poterlo cambiare come succede per lo spazio-tempo che cambia con il variare del punto di osservazione.

Spero che queste osservazioni possano risultarLe gradite e comincio ad aspettare la nuova prossima occasione settimanale che, in qualche modo, ci induce a pensare, a studiare, ma anche a credere.

Cordialmente

Romeo Lucioni

Tradate, li 10 novembre 2000

2-

sul filo del tempo

IL TEMPO DEL COME

 

Caro Romeo,

io non ho avuto l’opportunità di passare … la serata con il Cardinale Martini, ma mi sono fatta un’idea del tenore della conversazione e del contenuto dell’incontro su "Il tempo e l’uomo" dalla lettura della tua lettera e vorrei entrare nel dialogo. Seppure a distanza e oltre il tempo del suo realizzarsi mi pare di esserne all’interno, il vostro tempo di ieri, posso dire, è il mio di oggi. E così siamo nel vivo della questione e non è un paradosso affermare la coincidenza di un passato e di un presente che unisce assenza e presenza oltre e al di là del tempo fisico. Già, perché la scansione cronologica del tempo ribadisce l’evoluzione bioneurofisiologica dell’uomo che nasce, cresce, invecchia e muore, ma non esaurisce il tempo del suo vivere e non scandisce, tout court, il ritmo della sua evoluzione come persona nella sua totalità. Con questo voglio dire che oltre a distinguere tra tempo fisico e tempo biologico come tu hai articolato mi pare che si possano fare riflessioni sullo stesso tempo fisico e sulla sua successione, sul tempo biologico e sul loro intrecciarsi, in rapporto al tempo dell’uomo. Tre aspetti del tempo, sembrerebbe.

Rapportiamo il tempo alla vita. Quando un bambino o una bambina nascono i genitori amano fantasticare e a poco a poco il presente del neonato sconfina rapido nel futuro, come se il passaggio fosse una spirale che si srotola sempre in progressione, alimentata da mesi e da anni che passano nel loro susseguirsi o inseguirsi. È la prima contraddizione con il tempo fisico: nel breve attimo di un sogno d’amore ad occhi aperti presente e futuro si avvicinano e si toccano sostenuti dal passato, quello della mamma e quello del papà. E siamo quindi al passato-presente-futuro, esperiti nell’immediatezza di un sol tempo soggettivo ed emozionale al di fuori dell’unità fisica di misura. Ed il desiderio che il bambino amato possa realizzare anche quello che i genitori avrebbero voluto essere, segnala che il presente può essere legato a qualche angolo del passato remoto e, non ripescato, finisca diritto nel futuro, ma ancora lontano dal tempo totale. Il tempo dell’uomo è flessibile al contrario di quello fisico; la stringa del tempo in questa proiezione, rievocare non intenzionale e trasferito, può subire trasformazioni nella scansione cronologica, ciò che è prima può emergere per ultimo come può, passato presente e futuro si rincorrono e si scambiano di posto. E ancora il tempo del ricordo non intenzionale evidenzia che la vita è scandita e regolata dal tempo che correla l’inconscio al conscio, passando dal preconscio, organizzatore e selettore di segrete cose.

Tempi lunghi o tempi corti, disarmonici o armonici, segnano il tempo dell'uomo che è tempo del come nel trascorrere regolare e metodico del tempo cronologico. Esempi tragici di quando l’individuo è compromesso da danni neurologici, evidenziano che anche in questi casi il tempo interno che ritma la vita non è in accordo con il tempo fisico e nemmeno con quello biologico. Mi riferisco, ad esempio, a chi è colpito dall’Alzheimer, all’esordio dei disturbi il tempo di vita diventa quello dei ricordi, il presente vive come può nel passato che può concedersi perché l’ Io-Sé sia ritrovato e si garantisca un giorno nel domani e quando la compromissione è più accentuata e il tempo passato si sottrae al presente anche il futuro svanisce. Tempo interno, tempo fisico e quello biologico non sono sovrapponibili. Il tempo che vive chi è colpito dal morbo può mandare fuori fase anche quello di altri, dei familiari per esempio: il loro tempo interno più essere più accelerato dello scandirsi cronometrico del tempo fisico e ritornare a boomerang sul congiunto.

E riprendendo il discorso sul preconscio vediamo come esso scombini il tempo fisico nel sogno, il tempo "della diretta" può essere il passato, anche prossimo, che si sovrappone al presente o che si camuffa nel futuro e, nel riposo, ritorna concentrato il tempo della vita. Il tempo ineludibile dei sogni, tempo del riposo, scombina anche il ritmo circadiano, quando, come detto, i dormienti son desti, e il sonno-REM che tu ricordi è chiamato anche sonno paradosso. Ma quale paradosso? Se considerato dal punto di vista dell’individuo il tempo dei sogni è tempo di vita, svelando che il paradosso consiste proprio nel considerare il tempo fisico come unico tempo della vita. Anche il tempo biologico non è il solo tempo dell’uomo, il tempo interno, del come, è il tempo dell’uomo. Ma la frattura tra la vita da svegli e quella da dormienti è poi tale? Indica forse due vite e due tempi non sincronizzabili o piuttosto che da desti abbiamo anche un tempo del letargo che potremmo recuperare? Ma come? Il tempo cronologico scorre mentre il tempo interno del letargo si arrotola su di sé e non avanza pur non essendo fermo. Ed il recupero implica il ritorno nel passato per ributtare sul futuro, a partire dal presente, la sua vitalità pulsante. Il disordine cronologico può incontrarsi con il riordino del ritmo, che è tempo, interno. Siamo quindi ad altri tempi, da quello della perdita, dialetticamente a quello della discoperta possibile. E così il fronte si apre, infatti perdita e discoperta se da una parte sono riferibili al tempo interno, dall’altra lo sono anche ad un tempo più generale che ancora una volta non è quello fisico, ma è un tempo universale che si realizza e si coglie nell’unità con il tempo interno quando la traccia e la presenza si ritrovano e c’è coincidenza tra universale e individuale.. Siamo al tempo totale. L’eternità dell’attimo che caratterizza il tempo universale è tempo e spazio dell’essere e sfugge il tempo fisico e lo spazio materiale.

L’uomo guarda l’altro e vede sé uguale come uomo ma diverso nella sua individualità ed identità e nel tempo di uno sguardo scorre il tempo universale, dell’universale che può vivere nell’individuale.

Con questo pensiero finale che potrebbe forse farti pensare alla tua sfinge, o ripensare su di essa, ti ringrazio per avermi coinvolta nella riflessione e per gli stimoli che mi hai offerto.

Carla Ossola

11/11/2000.

 

 

3 -

Sua Eminenza Reverendissima,

é stato veramente stimolante ed arricchente ascoltare la relazione del prof. Sini sul tema "Può la filisofia vincere il tempo?" e ancor più incisivo riflettere sulle domande da Lei poste.

La ringrazio per aver citato le mie osservazioni sul tempo biologico in riferimento al "tempo dell'uomo" e mi scuso di tornare sul tema, ma mi sembra necessario commentare quanto detto dal Prof. Sini sulla "parola", definita "soglia antropologica" e vero fondamento per i "figli di Kronos" che prima di essere figli del tempo lo sono della parola che "si disegna nell'immortalità".

Riconoscendo l'importanza di queste puntualizzazioni, credo sia necessario capire anche la dimensione ontologica della parola perché le persone che "non dicono" (autistici o dementi) non sono forse esseri umani?

Questo tema riveste tanta importanza che ha costretto gli psicoanalisti a riconsiderare alcuni fondamenti teorici. Ultimamente ho scritto alcune brevi cose ( che le accludo) che mi portano a considerare che la "parola" proprio perché umana non deve essere intesa solo come espressione linguistica ma, al contrario, come possibilità di attivare e rendere possibile una relazione.

Ricordo che il dialogo con Dio, che è sicuramente la massima espressione di essere uomo, non ha bisogno di parole, quanto invece é sapere di mettersi in una particolare situazione che è relazione e comunicazione.

Comunicare è mettersi in relazione e lo si fa anche con il corpo.

Mi chiedo se il linguaggio non comprenda anche quello corporale, o, meglio, se non sia che tutto il linguaggio possa essere riferito come parte del corpo-essere.

Dio crea l'uomo da un pugno di fango, quindi in questo corpo-fango dobbiamo leggere l'essenza antropologica?

Credo che questa lettura ci porti a trovare la vera essenza unitaria dell'uomo che come corpo racchiude in sé il senso della vita e della morte, la molteplicità delle espressioni (delle parole, per seguire il Prof. Sini), i diversi aspetti del tempo (biologico, spirituale, scientifico e trascendente).

Il corpo non è solo natura fisica (fango), proprio perché la volontà divina l'ha reso scrigno di ogni senso, di ogni significato.

Il corpo è logo che così si trasmette e si perpetua in un divenire che è molteplicità, permanenza e vita eterna.

È il corpo che ci dà senso di essere, di esistere e ci trasmette "coscienza", non quella legata al pensiero, ma una coscienza istintiva, primordiale, …innata.

È corpo il sentirsi vivere, percepire il funzionamento bio-fisico, il senso istintivo di essere "padroni delle sensazioni e dei pensieri".

"Io sono io" è un sentimento innato, automatico, istintivo e non un processo di pensiero, è ,quindi, "corpo".

Questo corpo, poi, non ha tempo, si snoda in un presente, o passato, o futuro, dandoci un senso vago del "passare del tempo", dell'invecchiare; senza una precisa e chiara immagine di quello che siamo o possiamo essere, perché solo il ripensamento, il giudizio (pensiero) di quando ci guardiamo allo specchio, ci riduce nella sua dimensione di "tempo congelato" o di "verità".

La verità è "amore", è riconoscere che l'Altro (così come noi stessi) è valido e … vale la pena.

Quando percepiamo un oggetto, ad esempio una fotografia dell'Egitto, sentiamo che lo possediamo; istintivamente diventa qualcosa che è nostro e che conosciamo e .. non abbiamo neppure la necessità di andare a conoscerlo.

Questo significa che amiamo noi stessi, che possediamo tutto l'essenziale e possiamo buttare via l'oggetto che resta svalorizzato, inutile di fronte al senso onnipotente che ci invade.

Ma questa non è verità e genera dubbi; bisogna tornare a guardare, ripetutamente, ossessivamente la cartolina per rivivere il senso dell'esistenza dell'Egitto.

Solo quando l'Egitto, l'Altro, sarà investito d'amore, quando il desiderio (libido) sarà passato sull'oggetto, allora questo diventerà verità e ci porterà alla tranquillità interiore, alla serenità e.. a possedere una vera coscienza di se stessi.

Il corpo è parola e nella parola ha acquistato immortalità, fa parte di un tutto che è percezione, emozione, affetto e pensiero e che si trova fuori dal tempo e dallo spazio.

Ancora una volta gli autistici con il loro silenzio ci hanno fatto scoprire la parola che ci fa comunicare; nella loro limitatezza ci hanno offerto lo spunto per pensare e per capire; per poter leggere, aprendoci, così, anche il cammino verso la prossima Cattedra che ci parlerà del significato profondo dello scrivere e della scrittura che … uniscono i figli di Kronos?

La ringrazio del "tempo" che ha dedicato ai miei ripensamenti che spero Le siano graditi.

Cordialmente

Romeo Lucioni

Tradate li, 20 novembre 2000



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