Donne tra realtà e leggenda

La Sibilla

Nella mitologia greca e romana una donna che aveva poteri divinatori era chiamata Sibilla.
I suoi poteri le derivavano da Apollo e durante i vaticini la sibilla era come posseduta e provava sofferenza. Le sibille vivevano in luoghi bui, antri o caverne (da questo forse deriva il nome sibilla, vergine nera).
La sibilla, come sposa di Apollo, non poteva che essere vergine.
L'unica sibilla citata da scrittori greci è quella che predisse la guerra di Troia.
Nella letteratura latina, invece, sono citate diverse sibille, la più famosa delle quali è sicuramente quella Cumana.
Una delle leggende della Sibilla cumana narra che Apollo si offrì di esaudire un qualsiasi suo desiderio in cambio del suo amore. La sibilla gli chiese di poter vivere tanti anni quanti erano i granelli di sabbia che riusciva a tenere in una mano. Apollo glielo concesse e le offrì anche l'eterna giovinezza in cambio della sua verginità. La sibilla rifiutò e così cominciò ad invecchiare fino a ridursi ad un essere quasi impalpabile desideroso di morire.
In un'altra leggenda la sibilla guida Enea nell'Ade alla ricerca del padre Anchise.
In un'altra ancora la sibilla offre a Tarquinio il Superbo, ultimo re di Roma, i nove libri sibillini ad un prezzo molto alto. Tarquinio rifiuta e la sibilla distrugge sei libri e gli offre i rimanenti sei allo stesso prezzo. Tarquinio rifiuta ancora e la sibilla ne distrugge altri tre. Alla fine Tarquinio il Superbo acquista i tre libri rimasti allo stesso prezzo dei novi precedentemente offerti e li espone nel tempio di Giove a Roma e consultati nelle situazioni di emergenza.
I libri sibillini furono in realtà distrutti in un incendio dell'83 A.C.
L'antro della Sibilla di Cuma, descritto anche da Virgilio, in realtà potrebbe essere un monumento funerario oppure una struttura difensiva della sottostante area portuale.