Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna nel 1922 e trascorre l'infanzia tra Veneto ed Emilia. Pubblica la sua prima raccolta di poesie, in dialetto friulano, a 20 anni.
Viene cacciato dal partito comunista e dall'insegnamento per omosessualità e si trasferisce a Roma, con la madre, dove viene in contatto con il sottoproletariato romano che racconterà nei suoi romanzi Ragazzi di vita del 1955 e Una vita violenta del 1959.
A Roma conosce e frequenta Alberto Moravia ed Elsa Morante e fonda la rivista bolognese Officina insieme a Francesco Leonetti e Roberto Roversi. 
Inizia a scrivere per il cinema verso la fine degli anni '50, prima come sceneggiatore e poi come regista con:

Accattone del 1961, 
Mamma Roma del 1962, 
Il vangelo secondo Matteo del 1964, 
Uccellacci uccellini del 1965, 
Edipo re del 1967, 
Teorema del 1968, 
Porcile del 1969, 
Medea del 1970, 
Decameron del 1971, 
I racconti di Canterbury del '72, 
Il fiore delle mille e una notte del '74, 
Salò e le 120 giornate di Sodoma, suo ultimo film.

Pier Paolo Pasolini muore assassinato nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 sul litorale di Roma.

Supplica a mia madre
di Pier Paolo Pasolini

E' difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame
d'amore, dell'amore di corpi senz'anima.
Perchè l'anima è in te. Sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l'infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l'unico modo per sentire la vita,
L'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile...

Bibliografia

Poesie a Casarsa (1942)
La meglio gioventù (1954)
Ragazzi di vita (1955)
Le ceneri di Gramsci (1957)
L'usignolo della chiesa cattolica (1958)
Una vita violenta (1959)
Passione e ideologia (1960)
La poesia popolare italiana (1960)
La religione del mio tempo (1961)
Il sogno di una cosa (1962)
Poesie in forma di rosa (1964)
Alì dagli occhi azzurri (1965)
Teorema (1968)
Trasumanar e organizzar (1971)
Empirismo eretico (1972)
Calderon (1973)
Divina mimesis (1975)
Scritti corsari (1975)
La nuova gioventù (1975)
Lettere luterane (postumo 1976)
Petrolio (postumo 1992)

 Il Poeta

Pier Paolo Pasolini può essere considerato il primo vero poeta della sinistra italiana; quella sinistra che lo cacciò dal partito per omossessualità e con la quale si confrontò con spirito critico durante tutta la sua vita. Quella sinistra che finì, dopo la sua morte, per accettare il suo modo di essere e di porsi e che lo eresse a simbolo imperituro. Pasolini disse che la media borghesia lo disgustava, che lui si sentiva molto più vicino al sottoproletariato urbano e contadino e alla classe degli "intellettuali", con la quale ebbe comunque un rapporto di amore-odio. E proprio la vita di ragazzi di strada ispirò i suoi romanzi, molte sue poesie e buona parte della sua produzione cinematografica.

Se hai qualcosa da dire su questo grande poeta, scrivi.

...Vado sotto terra per un sentiero senza viole...

La morte addosso. La morte negli angoli del cuore. Così ha vissuto Pier Paolo Pasolini, con il suo volto da cardo spigoloso, la voce da bambino nevrotico, il corpo minuto e scattante. Ha vissuto non una stagione all’inferno, quella stagione di cui scriveva un grande poeta francese da lui amatissimo, Arthur Rimbaud. Ha vissuto una vita intera all’inferno. Eppure quest’uomo, questo omosessuale dichiarato, questo gran “ciarlatano”, questo scrittore corsaro che tutto sapeva di sè, è stato sempre vittima, complice ma soprattutto protagonista di un mito che, qualsiasi cosa si possa obiettare, rimane esistenzialmente valido: vita e arte vissute come una cosa sola. Una identificazione che crea fratture, rompe, fa star male chi la vive e chi gli sta attorno.
Vittima è anche chi lo ha ucciso, in quell’alba che cresceva nel livore di un giorno dedicato al crisantemo. Perché?
Ne abbiamo tutti letto abbastanza per avere ormai un’idea, malvagiamente umana, di questo morire sognato, saputo, vissuto, scontato.
Di Pasolini rimarranno alcuni films in bianco e nero, altri nella meravigliata, visionaria, passionale vitalità del colore. Ma di lui, uomo da gioco di massacro, resterà nella memoria di chi leggerà i suoi versi, questo disperato amore di vita, la sua violenza e la sua dolcezza. Perché ha sempre, con cuore chiaro, detto e scritto verità non dicibili in un paese di bigotti, di frustrati, di “peccatori” rimasti al confessionale della chiesa o del partito. Conformisti, poco capaci di intendere, pronti all’insulto e allo sputo. Una vita con il sogno di una morte così, un cadavere offerto alla sincerità della poesia e del sesso. Una lezione di chiarezza, di amore, di non ambiguità. Ricerchiamola assieme, nei suoi versi:
“Paese, vado sotto terra - per un sentiero senza viole - e lascio ai cuori dei ragazzi - le primavere nuove."
“Io tempo ormai ne ho poco: per colpa della morte - che viene avanti al tramonto della gioventù. - Ma per colpa anche di questo nostro mondo umano - che ai poveri toglie il pane, ai poeti la pace."
Pochi hanno sofferto la madre come Pasolini. Pochi l’anno amata così. Forse solo un’omosessuale e un poeta poteva voler così bene ad una donna. Cosa rimane da dire adesso se non constatare che Dio è morto sul serio, che è permesso davvero tutto. Compreso non avere più pietà. Di niente e di nessuno. Troppo desolato, vero? Bisogna rispondere infatti, che non è vero. Bisogna dire che fino a che vive un poeta, anche uno solo, la pietà non muore. Speranza, insomma, nel “sogno di una cosa".

Questo è un articolo che lessi e conservai dopo la morte di Pasolini. Non ricordo chi ne fosse l'autore, nè su quale giornale venne pubblicato. Se ci sono dei diritti d'autore da rispettare, vi prego di avvertirmi. Grazie.