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In economia, scrisse Giuliano Amato negli anni della presidenza Antitrust, le dottrine diventano importanti quando incrociano i fatti e quando i fatti usano le dottrine 1. Il che descrive efficacemente non soltanto un metodo di lavoro scientifico, alieno da dogmatismi e ideologismi, ma anche un'impostazione da spendere lucidamente sul terreno della politica. E questo, ben inteso, in contrapposizione a calcoli e rigidità che impoveriscono, più che interpretare, la realtà che si vorrebbe governare e possibilmente trasformare. Ma, attenzione, se le dottrine devono incrociare i fatti, questi ultimi, usando le dottrine -- anche quelle più estremistiche e disinvolte -- rischiano seriamente di diventarne succubi, con conseguenze che possono essere pesanti. A questo punto anche gli autori delle dottrine hanno delle responsabilità ( ). E quindi la domanda che già in più d'un'occasione ho rivolto agli economisti è se debba il mondo adattarsi agli economisti o se debbano gli economisti adattarsi al mondo". 2 E' di ragionamenti come questo che il metodo-Amato si sostanzia. Retorica e demagogia sono lussi non consentiti. Eppure è su questi aridi territori che il Dottor Sottile riesce a far sbocciare il fiore del rinato orgoglio della politica, con il coraggio di dire che la politica non è solo il vai e vieni di capitali arraffati dai soliti noti, le Opa e le contro Opa, i mercati inventati, la speculazione finanziaria, che la politica deve occuparsi anche d'altro, di dare e far rispettare le regole. 3 In questa rivendicazione del ruolo della politica c'è anche l'orgoglio dei meriti storici della cultura laica libertà congiunta a responsabilità 4 -- e della sinistra -- farsi carico delle ragioni degli esclusi. La sinistra ha inventato i propri partiti per dare i diritti di cittadinanza a chi non li aveva. 5 E qui il riconoscimento si estende anche alla cultura cattolica, sempre profondamente rispettata, ammirata e portata ad esempio da Amato: accomunata alla sinistra nell'essersi fatta carico degli esclusi e nella convinzione più profonda che noi non esistiamo se non in relazione agli altri, e che le nostre responsabilità non sono solo verso noi stessi. 6
E' un dialogo incessante, fecondo, libero da schematismi e semplificazioni di comodo, quello che Amato intrattiene da anni con la cultura cattolica. Anche perché la politica almeno da noi, in Europa, è incapace di speranza, 7 mentre i due milioni di giovani di Tor Vergata sono lì a testimoniare ancora una volta la capacità della Chiesa di non mancare a questo appuntamento. 8E' soprattutto ai giovani che occorre dare la percezione che ciò che si fa riflette quei sentimenti essenziali che li portano a interessarsi agli altri: libertà, giustizia, uguaglianza, resistenza alla prevaricazione, solidarietà. Di tutto questo c'è un gran bisogno in politica. E in questo la politica, con molta umiltà, ha qualcosa da imparare dal Giubileo dei giovani. 9 E invece i laici hanno creduto che lo sciogliersi dai giuramenti dogmatici e ideologici sbagliati dovesse trasformare la politica in una semplice risposta a domande specifiche, con «pacchetti di azioni pubbliche». Così la politica ha cessato di produrre programmi che riflettono valori e i giovani non li si raggiunge promettendo loro di costruire strade. 10 E' finito, insomma, il tempo di Popper, nel senso che, oggi come oggi, una «società aperta» non basta: Dobbiamo rispondere ad una domanda in più: perché Il tempo di Popper è venuto dopo la notte delle ideologie, dopo il nazismo, il comunismo ... per il solo fatto di essere aperta, la società esprimeva, dunque, un valore fortissimo. 11 Senza un ordine morale non può esserci vero progresso, né una società è governabile. Lo sapeva già Adam Smith, lo spiegò Max Weber, che colse il nesso profondo tra capitalismo e riforma luterana, e ce lo ricorda perfino l' Economist -- sottolinea Amato con una punta di ironia. 12 Occorre, allora, trovare la forza -- il coraggio -- di cercare e di proporre alla società una sorta di religione civile, il cui fondamento Amato lo identifica nell'imperativo kantiano, che poi rappresenta un punto di contatto con il messaggio cristiano: riconoscere l'io negli altri. 13 Di qui, tra l'altro, le contestate aperture del professore sul tema dell'aborto, che però hanno fatto di Amato l'interlocutore laico maggiormente apprezzato dalla Chiesa, sfociate nella proposta di una Carta dei Diritti del Concepito. 14 Ma un altro punto di contatto con il messaggio cristiano, suggestivo come pochi sotto il profilo politico, è quello intravisto nella concezione, radicata nella storia del cristianesimo, della vita come pellegrinaggio. Una concezione che ha il suo corrispettivo laico nell'eterno mito di Ulisse. La vita è un cammino, e questo cammino ha una meta. Tradotto in termini politici questo significa, molto semplicemente, che non puoi startene lì da solo a goderti il contingente, che vivere così non è consentito. (...) Noi siamo esseri umani in quanto altri lo sono, poiché gli altri sono specchio di noi stessi, e dunque il nostro cammino è comune, non solitario. 15 Ed è per l'appunto questa -- per tornare ai compiti della politica -- la sostanziale differenza tra conservatori e riformisti : mentre i primi hanno ritenuto "che solo dell'individuo ci si dovesse occupare, non della società, non degli strappi che sull'insieme si possono produrre", i secondi sono coloro ai quali le democrazie europee devono il loro consolidamento e la loro coesione: 16 "Noi abbiamo creato le premesse di tale coesione con la nostra attenzione agli esclusi, con l'allargamento dei diritti, con l’educazione diffusa, con la prioritaria attenzione ai limiti delle diseguaglianze tollerabili, ben sapendo che varcare quei limiti significa aprire la strada forse alla violenza, forse al ribellismo, di sicuro all'alienazione dalle responsabilità e dai doveri civili e sociali. Ogni tanto qualcuno definisce Giuliano Amato "un tecnocrate". Ma questa è una definizione che, politicamente e anche umanamente, gli va stretta e gli fa torto. Amato è semplicemente un socialista riformista del nostro tempo che, per sua e nostra fortuna, "padroneggia le complessità legali ed economiche" 18 con una maestria pari a quella con cui riesce ad essere "un profondo conoscitore della natura in trasformazione del potere globale". 19 Il che, dato il contesto, non può che generare un certo -- comprensibile -- imbarazzo. Nei suoi avversari, ça va sans dire... "Non sono un tecnocrate e mi offendo se qualcuno mi considera tale. Ritengo che essere padroni di alcuni strumenti tecnici serva a «campare» e a «far campare» gli altri, ma capisco quale significato spregiativo ci sia nel «crate».Oltre che di essere un tecnocrate, ad Amato viene talvolta imputato di essere stato "troppo vicino" a Craxi. Questa, oltre che sotto il profilo umano e personale, è una questione tuttaltro che secondaria anche da un punto di vista politico, poiché investe scelte di fondo che hanno strettamente a che fare con la storia della sinistra italiana. In questo senso, però, l'accusa rischia oggi di essere un complimento (ben guadagnato) per lui. Per la semplice ragione che -- addebiti giudiziari a parte, che come si sa non hanno mai neppure sfiorato Giuliano Amato -- sui "meriti storici" del Craxi rinnovatore della sinistra e della politica italiana si sta oramai delineando un consenso che è molto più ampio di quanto solo tre o quattro anni fa fosse consentito a chiunque di immaginare. E infatti Amato non solo non abiura, ma rivendica orgogliosamente le sue scelte passate. Mentre perfino il suo predecessore a Palazzo Chigi, smessi i panni dell'avversario irriducibile di quella politica, ne riconosce oggi la rispettabilità, la lungimiranza e la sostanziale giustezza -- non senza momenti di sincera, sofferta autocritica -- rendendo l'onore delle armi ai nemici di ieri. Il che, tuttavia, non impedisce ad Amato di riconoscere che vi furono anche errori politici, di alcuni dei quali egli stesso si sente in dovere di assumersi una parte di responsabilità. 21 "Lo scopo di Craxi -- ha sintetizzato recentemente l' Economist con una asciuttezza tutta britannica -- era di purgare i socialisti del loro marxismo. Amato, blairiano prima di Tony Blair, concordò." 22 Questa è forse una schematizzazione eccessiva, ma traccia i confini entro i quali si è dipanato, con assoluta coerenza, un grande progetto, che nella sostanza coincide con quella "Terza via" che, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e in Germania, si sta imponendo come "il" progetto di una sinistra moderna e in grado di raccogliere le sfide poste dalla globalizzazione dei mercati e delle economie. Una sinistra che sappia dire sì all'economia di mercato, ma non alla "società di mercato", ovvero, come dicono in America, che soddisfi a tre requisiti: opportunity, responsibility and community (opportunità, responsabilità e comunità), e che sostituisca ad un modo "diviso" di guardare alla politica una visione unificante. Come Tony Blair, Amato pensa che tra le politiche della nuova destra -- laissez faire, lasciar tutto al mercato, indifferenza sociale -- e le politiche della vecchia sinistra -- controllo statale su tutto o quasi, centralismo decisionale, ecc. --, ed anche tra una sinistra che se ne sta ferma sui suoi tradizionali principi e la sinistra pragmatica che cerca il cambiamento graduale, c'è una nuova strada. Essa, in economia, non consiste nel resistere ai cambiamenti, ma nell'abbracciare la globalizzazione come inevitabile, e nello stesso tempo anche come desiderabile, in termini di maggiori opportunità, e nel mettere la gente e il sistema produttivo in grado di sopravvivere e di essere competitivi in questo nuovo mercato globale.
Da Tony Blair a Gerhard Schroeder a Bill Clinton, sinistra significa oggi che "non possiamo garantire ai cittadini alcun benessere innalzando intorno a loro un muro che li protegga dalla durezza della nuova concorrenza. Ciò che possiamo fare è creare i presupposti per consentire loro di affrontare questa sfida." 23 Ecco perché, nell'era della new economy più che mai, sinistra significa porre al centro il tema dell'istruzione:
"C'è un problema di alfabetizzazione alle tecnologie per tutti -- spiega Amato -- e non si tratta solo di esigenze di tipo produttivistico. È qualcosa di più. È la mia stessa idea di riformismo : è la learning society. Che offre a tutti, e questo è il punto chiave, una possibilità di ascesa." 24
Giuliano Amato, i ruoli prestigiosi che gli sono stati assegnati nel corso degli anni, li deve principalmente al rigore delle sue analisi e all' ampiezza della sua visione. Ma la sinistra italiana ha bisogno anche della sua capacità di evocare speranze e di progettare intorno a queste degli scenari lucidamente "possibili". Gli Italiani, se credono, possono confidare nella tenacia con la quale egli persegue gli obiettivi che si prefigge, che sin qui hanno coinciso con gli interessi del Paese. Oltretutto non sono molti, se ci guardiamo intorno, coloro ai quali si può attribuire -- senza temere di cadere nella retorica -- la fede che da sempre alberga nell'anima dei grandi riformisti. Diceva Robert Kennedy: "Idealismo, nobili aspirazioni e profonde convinzioni non sono inconciliabili con i programmi più concreti ed efficaci. Non sussiste nessuna incompatibilità di fondo fra ideali e realistiche possibilità. Nessuna barriera fra i più profondi desideri del cuore e dell'anima e l'applicazione razionale dell'impegno umano per risolvere i problemi umani". 25 (rp) 1) Giuliano Amato, "Non basta regolare il mercato bisogna "aprirlo" a chiunque" Telèma, Inverno 97/98 2) Ibid. 3) Giorgio Bocca, "Il coraggio del professore nel tempo della volgarità e del cinismo" L'Espresso (17.08.2000) 4) "L'idea della libertà che la cultura laica rivendica come dotazione e risorsa principale degli esseri umani è che essa è tale in quanto è responsabilità verso gli altri" (Giuliano Amato, "Leggendo la bolla papale", Aspenia --rivista del Aspen Institute Italia -- N.10, Dicembre 1999. Si tratta di un commento alla Bolla pontificia che istituisce l’Anno Santo. Amato legge nelle parole di Karol Wojtyla le tracce di un grande programma riformista per il prossimo millennio). 5) Ibid. 6) Ibid. 7) "Giovanni Paolo superstar. perche' la cultura laica e' in crisi secondo Giuliano Amato : Senza etica vince lui", di Antonio Satta, Il Mondo, 6 settembre 1997. 8) "Mancano i valori prendiamo esempio dal Papa", intervista a la Repubblica, 22 agosto 2000. Dopo il Giubileo dei giovani, il premier riflette sull'incapacità della politica di parlare ai ragazzi. 9) Ibid. 10) Ibid. 11) "Giovanni Paolo superstar. perche' la cultura laica e' in crisi ...", cit. 12) Ibid. 13) "Mancano i valori prendiamo esempio dal Papa", cit. 14) Sulla questione si può consultare un articolo apparso su Liberal nel marzo 1997: Giuliano Amato, "I diritti dell'embrione". In sede di pura analisi giuridica, l'autore prende le parti di una proposta di iniziativa popolare che chiede al Parlamento di cambiare l'art. 1 del codice civile (che regola l'acquisto della capacità giuridica, vale a dire dell'idoneità a essere titolari di diritti e di obblighi, e stabilisce che ciò accade al momento della nascita). 15) Giuliano Amato, "Leggendo la bolla papale", cit. 16) Cfr. Intervento di Giuliano Amato agli Stati Generali della Sinistra, tenuti a Firenze dal 12 al 14 febbraio 1998. 17) Ibid.. Cfr. anche "Combattere l’esclusione sociale" (InfoQuaderni, a cura del Gruppo Parlamentare dei Democratici di Sinistra, Camera dei Deputati), una riflessione svolta da Amato sul tema del welfare quando era Ministro del Tesoro, Bilancio e Programmazione economica nel governo D'Alema. 18) E' la definizione dell' Economist, già citata nella Biografia ("Giuliano Amato, Italy's agile stopgap" ). 19)Questa. invece, è l'opinione di Jim Hoagland, del Washington Post, anch'essa già citata nella Biografia (Comfortable Diversity ). 20) Giuliano Amato, "Intervento al Senato", del 28 luglio 1999, pronunciato dall'allora Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica, nel corso della discussione sul Dpef, il documento per la programmazione economica e finanziaria. Del "riformismo" di Amato ha dato una bella definizione l'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga: «Amato è un uomo delle riforme e, in una definizione sola, uno splendido laburista. Né un duro pragmatico tedesco alla Schroeder, nè un socialista legato ai fronti popolari o al populismo come certi socialisti francesi di stampo ugonotto, né un socialista di fronte come alcuni spagnoli. Ecco direi un laburista britannico che negli Stati Uniti sarebbe un bel democratico di sinistra.»21) Di tutto questo Giuliano Amato ha parlato, con la lucidità di sempre ma anche con intensa partecipazione emotiva, in due interviste, la prima al Corriere della Sera del 30 agosto 2000, "Dio, le donne, il tennis e la mia fedeltà a Craxi", l'altra pochi giorni dopo a Reset, di cui la Repubblica ha pubblicato ampi stralci: "Io, la sinistra e i meriti di Craxi" la Repubblica, 8 Settembre 2000. L'ntervista a "Reset", tra l'altro, ricostruisce con un certa precisione la storia e il contesto politico dei rapporti tra Amato e Craxi, consentendo di scorgere da un' angolazione privilegiata le ragioni forti del lungo predominio di quest'ultimo nel Partito socialista, che poi coincidevano in larga parte con le ragioni del "riformismo" e con la necessità di adeguare la sinistra alle profonde trasformazioni in atto nella società e nell'economia. Per quanto riguarda, infine, l'archiviazione dell'anticraxismo, è interessante il giudizio dell'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga: «Non c'è più nessuno che si permetta di rinfacciare a Giuliano il suo passato di craxiano, craxista e socialista. Ne va di un equilibrio indispensabile per la sopravvivenza del governo, ma più ancora del centro-sinistra...»22) "Giuliano Amato, Italy's agile stopgap" , The Economist del del 24 aprile 2000. 23) Tony Blair, "La Terza Via può vincere" la Repubblica, 19 novembre 1999. Si veda anche: Bill Clinton, "La Terza via è il futuro del mondo", la Repubblica, 18 novembre 1999. 24) " Competitivita', non è solo un fatto di costi", Intervista a Giuliano Amato di Fabrizio Forquet e Alberto Orioli, Il Sole 24 Ore, 14 luglio 2000. 25) La frase è riportata da Bill Clinton in: "La Terza via è il futuro del mondo", cit. top |
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