WHEN ANGELS SINGS

WHEN ANGELS SINGS - CAPITOLO 4

 

PRIMA O POI


Era l'alba. Sei ragazzi raggiunsero una vecchia baracca, piuttosto malconcia, che si ergeva su una collina.
<<Voi dovete restare qui>> disse Yuri alle ragazze.
Esse non risposero, ma si fermarono.
Takao, Yuri e Kei si avvicinarono alla porta, bussarono, e una voce meccanica rispose:
<<Nome, prego>>
<<Kei Hiwatari>>
<<Grado, ordine e associazione, prego>>
<<Primo sergente del primo ordine, Red Flags Association>>
<<Nomi accompagnatori, prego>>
<<Takao e Yuri>>
<<Grado, ordine e associazione, prego>>
<<Subordinati primo sergente del primo ordine, Red Flags Association>>
<<Permesso di accesso accordato>>
La porta si spalancò.
Takao fece cenno alle ragazze di avvicinarsi.
Entrarono. C'erano semplicemente tre stanze: un bagno e due camere dove vi erano diverse brande.
Aveva proprio l'aspetto di un rifugio per agenti segreti. Spoglio e senza calore, proprio come la classica spia...
<<Dobbiamo restare all'erta; potrebbero tornare da un momento all'altro>>
<<Sì, non dobbiamo abbassare la guardia>>
Liv si sedette di colpo, come presa da un malore.
<<Santo cielo, stai male?>> Anya si avvicinò all'amica.
<<Probabilmente è solo stanca, non ha dormito per niente>> disse Kei.
<<Non sarebbe il caso di riposare un po'?>> disse Lucia, mentre l'altra scostava i capelli dal volto di Liv dolcemente.
<<No, sto bene>> Liv aveva il respiro affannoso.
Kei sospirò, poi si rivolse alla ragazza:
<<Forza,vieni>>
Non seppe perché, ma Liv si alzò e lo seguì nell'altra stanza.
Il ragazzo si chiuse la porta alle spalle.
<<Se continuerai così, ti prenderanno. Un agente malato non può fare un bel niente>>
<<Sono problemi miei>>
<<Senti, è la prima volta che mi preoccupo per qualcuno, e non voglio pentirmene>>
Liv lo guardò stupita. Si preoccupava per lei, anche se gli aveva detto che non era quella che cercava?
<<Ti stai preoccupando per niente. Sono anni ormai che vado avanti così, e non è mai successo niente>>
Pose la mano sulla bocca. Le aveva detto che non riusciva mai a dormire?
<<Pensavo fosse solo "un periodo"; comunque, c'è sempre una prima volta>>
<<E' inutile. Mai nessuno è riuscito a farmi addormentare...>>
Forse avrebbe detto qualcos'altro, o forse no, se Kei non l'avesse afferrata di forza e l'avesse fatta sdraiare sulla branda sotto una piccola finestrella sbarrata.
La ragazza si sentiva confusa, spaesata. Il suo cuore palpitava. Che cosa aveva intenzione di fare?
<<Ti prego dormi>> sussurrò il ragazzo posando la sua mano sulla bianca fronte della creatura che le stava dinanzi.
In quell'istante l'atmosfera cambiò completamente. Liv non vedeva altro che un'immensa distesa di nuvole, e al centro di tutto ciò loro due. Le sembrava di stare in paradiso.
Le palpebre calarono lentamente sugli smeraldi dell'angelo sotto gli occhi di Kei.
Il ragazzo si alzò, tenendo sempre lo sguardo fisso sulla ragazza.
"Quanto è bella" pensò, ma poi si riprese. Non c'era tempo per queste sciocchezze. Ora avevano altro a cui pensare. Uscì dalla stanza.
<<Allora?>>chiese Lucia.
<<Si è addormentata>> rispose.
<<Bene, ora dobbiamo organizzare i turni di guardia>> disse Takao.
<<Io proporrei di metterci a coppie: io e Anya saremo la prima, così Lucia e Takao potranno riposarsi; a mezzogiorno ci daranno il cambio>>
Anya si ritrovò confusa. A coppie? Yuri aveva scelto lei? In che razza di situazione si erano cacciate?
<<A te va bene, Anya?>>domandò Yuri.
<<Ok>>
<<Anche per noi va bene>> dissero Lucia e Takao.
<<Ok, allora cominciamo>>

Kei era rientrato nella stanza dove Liv dormiva.
Lucia e Takao erano nella stanza accanto.
Lucia giocherellava con un anello d'argento che portava al dito, sbadigliando continuamente.
<<Hai sonno>> disse Takao <<perché non dormi?>>
<<Non posso>> un altro sbadiglio <<devo restare sveglia>>
Erano seduti su una branda. Lucia dava le spalle al ragazzo. Ad un tratto, esso l'attirò a sé, circondandola con le sue braccia.
<<Non ti preoccupare; ci penso io a restare sveglio: tu dormi>>
Lucia sapeva che stava facendo qualcosa di sbagliato, che stava andando contro ogni regola, ma era più forte di lei: aveva finalmente trovato qualcuno di cui fidarsi, escludendo Liv e Anya, e non voleva perderlo. Si abbandonò al sonno. E mai si sentì al sicuro come in quel momento.
Yuri e Anya stavano di fuori.
<<Tu sei di origine russa?>> chiese Yuri dopo molti minuti di silenzio.
<<Sì, perché me lo chiedi?>>
<<Non hai i tratti del viso di una siberiana>>
<<In realtà, mia madre era francese>>
<<Perché dici 'era'?>>
<<Oh, scusa, ormai ci ho fatto l'abitudine...i miei genitori non sono morti, mi hanno cacciato di casa>>
Yuri parve scioccato.
<<Oh, mi dispiace, non volevo farti ricordare cose simili>>
<<No, non ti preoccupare, è successo tanti anni fa', perciò ormai è acqua passata>>

Lucia dopo un mezzoretta si era risvegliata, fresca e riposata come non lo era mai stata prima.
<<Già sei sveglia?>> le chiese Takao.
<<Mi sono riposata abbastanza>>
Prese dallo zaino un block-notes e una matita.
<<Che cos'è?>>
<<Niente, non è niente>> la ragazza, stranamente, arrossì.
Il ragazzo cominciò ad incuriosirsi, ma la sua curiosità fu soddisfatta. Infatti Lucia inciampò, e il block-notes cadé proprio ai suoi piedi.
<<No...>>
Takao raccolse il blocco di fogli.
<<Ma questi sono...>>
<<Disegni di torte e dolci>>
<<Vuoi spiegarmi?>>
<<Adesso non possiamo, poiché siamo minorenni, ma dopo i diciotto anni dovremo svolgere qualche attività come copertura...>>
<<E volete aprire una pasticceria?>>
<<Sì. Il fatto è che mi piacciono un casino i dolci>>
<<Anche a me piacciono i dolci. Ti auguro di cuore di realizzare questa cosa>> Takao restituì il blocco alla legittima proprietaria.
<<Grazie>> Lucia si sedette su una branda e cominciò a disegnare.

Kei aveva lo sguardo fisso su Liv. Perché soffriva così tanto?
Strinse i pugni. Non era colei che cercava. Eppure sembrava proprio lei.
Un pensiero gli attraversò la mente, tanto veloce quanto esso era forte.
Si stava forse innamorando?
Cercava quella ragazza proprio per chiarire cosa provava per lei. Ma trovarla non sarebbe servito a niente, se ora cominciava a provare quel sentimento.
Era confuso. Che doveva fare?
Sospirò, poi:
<<Quanto dura lo sai la notte quando cerchi in quello che sei l'amaro torna un po', prima o poi...chiedi agli anni che hai perché mi batte in petto se non è lei, nemmeno se lo vuoi, prima o poi...dimmi, ti innamori o fingi, chi sei? Tu chi sei?...dimmi, si rimane bimbi un po', o no?...Dopo tanti errori a volte guardi su, si rimane soli prima o poi, e pensi mentre quasi non respiri più, "l'aria tornerà" prima o poi...>>
Yuri guardava Anya che se ne stava qualche metro più in là, disegnando tutto ciò che si ritrovava davanti:
<<...a volte ti ritrovi ad aver perso il conto di ogni secondo andato dall'ultimo giorno in cui tu la guardavi sereno, batteva vita davvero, dicevi "tutto va bene" sincero...>>
Anche Takao guardava la ragazza che era nella sua stessa stanza:
<<...e in poco ti rirovi ad aver perso il senso di stare con qualcuno un po' per passatempo, e non trovare più quella complicità, ogni volta in un vestito che poi non ti sta>>
<<Dimmi, quel sentirsi vinti, cos'è? Sai cos'è? Dimmi, quel sentirsi vivi, dov'è? Dov'è?>>
Le tre voci si unirono:
<<Dopo tanti errori adesso guardo su, si rimane soli prima o poi...e penso mentre un altro sole viene giù: lei con me sarà, prima o poi...>>
<<...prima o poi>>
Kei si diresse verso Liv. Le posò dolcemente la mano sula guancia. Forse doveva smetterla di sognare qualcosa che probabilmente non avrebbe mai potuto avere, quando ne aveva davanti una che valeva almeno il doppio della precedente. Ognuno dei due aveva i suoi problemi, ma proprio per questo avrebbero potuto risolverli insieme.
Improvvisamente un pensiero gli invase la mente. Chissà a quale organizzazione apparteneva quella ragazza? Ma aveva importanza?
Qualcosa vicino al collo della ragazza attirò la sua attenzione. Scorse un oggetto dorato sotto il colletto della camicetta bianca. Dopo un attimo di esitazione, scostò la stoffa e realizzò cosa circondava il collo di lei. Era una catenina dorata, con un ciondolo a forma di ballerina. Kei per un attimo rimase perplesso, ma poi la spiegò come una coincidenza. Il ciondolo che lui aveva regalato alla ragazzina glielo aveva dato sua madre. Non poteva sapere che ella si era fatta fare quel ciondolo di quella forma in occasione della sua nascita.

<<Prego, ragazzi, entrate>>
I due gemelli entrarono in una stanza umida, che sembrava più un buco nella roccia. Le pareti, se così si potevano chiamare, erano coperte da pelli di animali, teste di cervi e daini e panni di una strana stoffa, i cui filamenti sembravano capelli, ma nessuno può dire che non lo fossero veramente. Dal soffitto pendevano corvi e pipistrelli morti. Un camino acceso era l'unica fonte di luce presente in quel luogo. Per terra vi erano vari scatoloni e casse di legno, alcuni coperti, mentre altri rivelavano il loro contenuto, troppo orrido per essere descritto. Al centro della stanza vi era un tavolo da lavoro roso dal tempo. Dietro di esso, seduta su una vecchia sedia, una figura femminile faceva segno ai due di avvicinarsi. Era vestita di nero, e un velo dello stesso colore nascondeva il volto. Di lei si intravedevano sono gli avanbracci e le mani. Non si capiva di che età fosse la donna, poichè il tratto che andava dal gomito al polso risultava alla vista liscio e giovane, mentre le mani erano rugose e disidratate. Qualcuno poteva immaginare una giovane ragazza con la pelle corrosa dagli intrugli che preparava, e probabilmente era vero. La sua voce stridula risuonò nuovamente in quel buco.
<<Che posso fare ancora per voi?>>
<<Siete sempre così disponibile, Madama Clizia?>> disse il primo ragazzo, inchinandosi.
<<Solo con chi ritengo sia necessario, Esteban>>
<<Nostro Padre la rigrazierà di certo, Madama>> il secondo ripeté il gesto del gemello.
<<Non ho bisogno di ringraziamenti. Se faccio qualcosa è perché mi va, Dionigi. Cosa posso fare per voi?>> ripeté.
<<Cara Madama, dobbiamo trovare delle persone, e sappiamo che tu puoi aiutarci, quindi...>>
<<..le chiediamo gentilmente di offrirci i frutti del suo sapere>>terminò Dionigi.
<<Prego>> la strega fece un cenno come per porgere qualcosa loro <<sedetevi>>
I due si voltarono, e videro che dal nulla erano comparsi due sgabelli.
Si sedettero, e Madama, dopo aver prelevato dagli scatoloni ciò che le occorreva, fece la medesima cosa.
Prese una ciotola non molto profonda, ma molto larga, e cominciò il lavoro.
Mise a bollire l'acqua, poi sminuzzò delle erbe di colore scuro, con macchie irregolari rosse. Dopo averle messe da una parte, prese una cosa viscida, molliccia, di colore rosso, e la tagliò a strisce. Dopo averci riflettuto, Dionigi capì che cosa fosse.
"Lingua di capriolo. Questa donna sa quel che fa" pensò.
Afferrò una gabbia che si trovava ai piedi della scrivania, la appoggiò ad essa e ne tirò fuori un piccolo esserino che si muoveva disperatamente. Lei sollevò il coltello e, con un colpo secco, staccò la testa al povero topolino grigio. Scanzò la parte tagliata e serrò le dita intorno al corpo, in modo da far colare il sangue sulle erbe e sui pezzi di carne. Si alzò un attimo, prese uno dei corvi appesi al soffitto, recise una zampa e, raccolto tutto, lo rovesciò nella ciotola. Versò in essa anche l'acqua ormai bollente.
I gemelli videro galleggiare per un momento ciò che la fattucchiera aveva preparato, poi tutto scomparve e il liquido prese un colore rossiccio.
<<Ed ora il tocco finale>> disse lentamente Madama Clizia infilando la mano in un sacco, per poi versare ciò che aveva prelevato da esso nella ciotola.
Una polvere nera oltrepassò lo specchio d'acqua, che assunse un colore argenteo, per poi mostrare un'immagine familiare ai due ragazzi.
<<Conoscete questo luogo?>>
<<Sì, è la Valle degli Incontesi>> disse Esteban.
<<Bene, andiamo avanti>> la strega passò la mano sopra la ciotola, facendo increspare l'acqua, che mostrò un altra immagine.
<<Una baracca sulla collina. Quello deve essere il vecchio magazzino, Esteban>>
<<Sì, ma che c'entra con i ragazzi che cerchiamo?>>
<<Abbiate pazienza, non si da fretta alla Visione>> riferendosi probabilmete allo specchio d'acqua, compì lo stesso gesto di prima.
I ragazzi si sporsero nuovamente, e videro un lento susseguirsi di immagini: due ragazzi di fuori che parlavano; probabilmente facevano la guardia. Poi un ragazzo, e una giovane dai capelli rossi.
Dionigi si sporse di più.
Infine una ragazza che dormiva e un altro che la guardava fisso. Esteban, al ritirarsi di Dionigi, si fece avanti.
Improvvisamente il suono di una piccola esplosione fece allontanare i due. Subito dopo, l'acqua evaporò in una nube rossa e nera.
La fattucchiera rise.
<<Io sò chi voi cercate. Non vi importa degli agenti migliori della RFA o della Lupa, voi volete l'Angelo della Luna e l'Angelo del Sole, ovvero Liv e Lucia>>
<<Non devi impicciarti di questo; ti abbiamo chiesto un favore e ce l'hai fatto. Qui finisce la storia>>
<<Ho capito perché le volete. Lucia sarà facile da abbattere, la sua gioia di vivere e l'arma stessa per metterla con le spalle al muro. Liv, benché instabile, ha un animo più forte e c'è solo un modo per farla piegare>>
<<Dunque?>> chiese Esteban.
<<Solo io conosco quel modo; ma se vorrai saperlo, in cambio dovrai farmi un favore>>
Il ragazzo la osservò, in dubbio. Alla fine tese la mano.
<<Accetto>>
<<Bene>> Madama Clizia strinse la mano a Esteban, che assunse un'espressione diabolica. Ghignando dentro di sé, pensò:
"Finalmente sarai mia, Luna"

 

CAPITOLO 5