INTERVISTE RADIOFONICHE



Le interviste accanto ai cui titoli compare un asterisco sono incomplete. Le traduzioni complete saranno in linea prossimamente.

"KID JENSEN SHOW" (BBC Radio 1, del 13/9/'82) *


D- 'The Dreaming' è un singolo eccellente e meritava molto più della quarantottesima posizione in classifica. Cosa prova Kate al riguardo?
R- "Beh, ovviamente ne sono un po' delusa, ma solo per il modo in cui sono andate le cose. Credo che mi dispiaccia più il fatto di aver preparato un video per esso e di non essere stata capace di farlo programmare. E sai, noi abbiamo lavorato molto per realizzarlo. Ma davvero, quello che mi interessa è l'album, molto più dei singoli, per cui non è un problema."
D- Un'altra cosa che non è stata d' aiuto, a parte la vera e propria mancanza di programmazione, è stata la mancanza di una campagna pubblicitaria appropriata.
Kate voleva aver successo con la forza della sola canzone piuttosto che con un' immensa campagna promozionale?
R- "Credo che il problema sia che spesso non ci sono campagne pubblicitarie per i singoli, perché al momento sembrano non servire a molto. Il problema di un singolo spesso è che è tenuto a freno dal suo stesso peso. Se è buona, la programmazione è la miglior cosa per i singoli, ma non c'è davvero molto di più che uno possa fare."
D- Rimpiangi di aver fatto uscire l' album o il singolo?
R- "No, niente affatto. Intendo dire che se dovessi rifarlo, sceglierei ancora lo stesso brano. Se dovessi fare uscire di nuovo un primo singolo, opterei ancora per "The Dreaming". Ne sono molto soddisfatta."
D- Kate, non ricordo chi mi ha menzionato il fatto che la canzone all' inizio aveva un altro titolo, e poi è cambiato in "The Dreaming". E' vero?
R- "No, non lo è. E' sempre stato "The Dreaming".
D- Il nuovo album ha necessitato di un anno di registrazione. Ciò ha avuto a che fare con il fatto che sei stata coinvolta nella produzione al 100% ?
R- "Sì credo che ciò certamente abbia contribuito. Ma ci sono molte altre cose. Le canzoni stesse richiedevano molti suoni speciali, nuove esecuzioni e cose del genere. Perciò è stato difficile trovare i suoni giusti e ci è voluto molto tempo prima che le idee si manifestassero. E poi, dover lavorare in tre, quattro studi, essere capaci di prendersi il tempo per essere certi che gli impulsi fossero trasmessi e che l' album fosse completo. Non ero l' unica che stava registrando un album, e ovviamente tutti voleva usare gli studi migliori di Londra. Mi son dovuta spostare molto, il che è stato molto duro."
D- Mi vien da pensare che se registrare un album prende così tanto tempo, deve essere difficile mantenere l' interesse verso alcuni pezzi. Perché quando tu registri una canzone o scrivi un brano, pensi che sia meravigliosa ma poi l' intera cosa se portata all' ebollizione, dopo qualche settimana ti fa pensare che forse non era poi chissà quale grande canzone.
R- "Questo è stato davvero il mio più grande problema. C' erano tanti tipi di problemi, come la mancanza di confidenza, la preoccupazione per ogni cosa, ma quello vero era che cominciavo a perdere interesse nelle canzoni. Iniziavo a preoccuparmi per i pezzi chiedendomi, come hai appena detto tu, se erano proprio buone come pensavo che fossero quando le avevo scritte. Devi lavorare con ottime persone che sappiano dirti "Questo pezzo è grande, non preoccuparti, suona magnifica", anche se dentro di te sai che ti stai preoccupando ugualmente. Qualche giorno dopo forse pensi "Sì, questa non è male .... però non so se è buona quest' ultima!"[risata]
D- Quando parlo con te e quando ti ascolto nelle altre interviste, tu sei una persona positiva, addirittura un paio di anni fa eri un po' presa in giro perché usavi spesso parole come 'fantastico' parecchie volte [mugolio di fastidio da parte di Kate, ndt]. Ultimamente non ti ho sentito usare quei termini nelle interviste, ma continui ad essere una persona molto positiva oppure non lo sei più? Quale conseguenza hanno i pensieri negativi in studio? Le cose non stanno andando molto bene, come reagisci a queste situazioni?
R- "Credo che sempre si faccia ritorno alle persone con cui stai lavorando perché se nel gruppo c'è un vibe positivo, e se questo poi cambia in negativo, tu puoi sbarazzartene. Puoi dire agli altri 'dai, dimentica', ed io sono davvero fortunata perché tutte le persone con cui lavoro sono in gamba, proprio fantastiche."
D- E' difficile lavorare sentendosi sempre arzilli, o tu sei una persona ottimista per natura, che guarda al mondo con un feeling positivo?
R- "No, non credo di essere molto positiva, a volte. Certe volte sono molto negativa, ma credo che ci sia sempre qualcosa in me che mi fa sentire che non c' è motivo di essere troppo pessimista perché tutto puo' essere bello, perciò perché esserlo? Dopo mi sento di nuovo bene."
D- I testi dell' album hanno un tema drammatico comune, o i brani sono diversi sia per il tema che per l' esecuzione?
R- "Sì credo che siano molto individuali. Ognuno ha un soggetto diverso, perciò non c' è un vero e proprio tema."
D- "Suspended In Gaffa" di cosa parla?
R- "Parla di qualcuno che ha visto qualcosa che desidera intensamente, e sa che per averla deve lavorare duro. Molta gente non vuole fare il proprio lavoro ma allo stesso tempo alla fine desiderano avere la cosa. Ricordo che quando ero a scuola mi dicevano che il purgatorio è un posto dove si arriva e si ha un' apparizione di Dio, poi Lui scompare e tu non lo rivedrai mai più, e per questo motivo soffrirai tremendamente per l' eternità. Era un'immagine davvero forte, specialmente per una bambina. Credo che per certi versi sia molto simile alla possi-bilità di poter rivedere qualcosa che desideri davvero."
D- Hai fatto qualche speciale esercizio vocale per questo album? Perché tu fai molte acrobazie con la tua voce su questo LP, più di quanto io ricordi nei precedenti.
R- "Sì credo che ci sia molta sperimentazione su questo album. Non ho fatto esercizi particolari, ma ci sono molte idee diverse. Quando scrivo le canzoni, le registro sul demo, e la maggior parte delle idee sono proprio là."
D- Sulla front cover tu hai una chiave d' oro in bocca, sulla lingua. Cosa rappresenta?
R- "Una delle cose meravigliose su 'Houdini', è che sua moglie a volte lo aiutava ad uscire con i suoi stessi trucchi. E uno di questi era che lei quando gli dava il bacio d' addio, prima dell' inizio del suo act, gli passava una chiave che lui usava per aprire il lucchetto delle catene."
D- E' proprio vero?
R- "Sì. E bello, vero?"
D- Com'è stato lavorare con la folk band irlandese 'Planxty'?
R- "Sono una loro fan. A dire il vero è stato mio fratello Jay a farmi ascoltare alcuni loro album e da allora sono stata presa al laccio. Ho scritto la canzone e sembrava perfetta per loro, così ho telefonato a Bill Wheland che suona le keyboard nella band e lui ha mostrato molto interesse, e ha detto che avrebbe riunito i ragazzi ma in Irlanda. Così sono andata là per un giorno e abbiamo registrato il tutto su nastro. Dopo di ciò, Bill ha scritto questo fantastico arrangiamento che in principio mi aveva suonato per telefono. Lui era con il suonatore di cornamusa, e mi disse di attendere un minuto, poi li ho sentiti suonare l' arrangiamento dalla cornetta del telefono. E' stato molto bello."
D- Posso immaginarlo. Lasciati fare una domanda completamente lontana dai 'Planxty' e dall'Irlanda. Un giornale riportava che Kate Bush ha registrato un disco in compagnia di Zaine Griff dal titolo "Flower", ma tutt'ora la tua stessa Compagnia nega di esserne a conoscenza.
[Da questo momento una risata segue l'altra per via delle numerose voci che giravano e di cui Kate era all'oscuro, N.d.T]
R- "Non ho registrato un disco con lui, ho solo partecipato alle backing vocal in un brano scritto da Zaine dal titolo 'Flowers' ". E' una canzone deliziosa."
D- E' vero che stai preparando uno special TV per settembre, e che il tuo ospite d'onore sarà Roy Harper?
R- "No, non ne so niente."
D- Ma da dove è saltata fuori questa notizia?
R- "Io non lo so proprio."
D- Completamente inventate?
R- "Roy è bravissimo. Ciao Roy, se sei in ascolto."
D- Parlando delle persone che tu ammiri e con cui hai lavorato, c'è la possibilità di lavorare ancora con Peter Gabriel in un prossimo futuro?
R- "Amerei lavorare ancora con Peter, è fantastico. Ma non so, è una cosa che si vedrà."
D- C'è qualche verità nelle voci che dicono ‘Kate canterà in un disco di Midge Ure che sta producendo Trevor Horn’?
R- "Oggi anche altri mi hanno rivolto questa domanda, ma io non so niente al riguardo. se la mia manager potesse venire e mettermi al corrente... No, non so nulla neanche di questo."
[tornano seri, ndt]
D- Quale particolare area del tuo lavoro ti rende più felice, o a quale di esse preferiresti dedicarti di più se potessi scegliere: scrivere canzoni, registrare, andare in tournèe, lavorare con altre persone o su altri album, la produzione, o danzare. Stai per dirmi che ti piacciono tutte, ognuna per ragioni diverse?
R- "Sì. Mi piacciono moltissimo tutte, ma credo che definitivamente la priorità la do alla scrittura delle canzoni. E' la più grande sfida, frustrazione, soddisfazione che ci sia."
D- Alla fine del brano 'The Dreaming' c'è una voce che dice qualcosa. E' in lingua aborigena? E se lo è, ne conosci il significato?
R- "Sì, è in lingua aborigena ed è tratta da una canzone chiamata 'Aeroplano, Aeroplano'. E' molto strana, ed è una delle prime canzoni aborigene sugli aeroplani che arrivarono con gli australiani civilizzati."
D- E' un'interrogativo che si pongono molte persone, ed anche se tu ne hai già parlato per telefono qualche settimana fa, non sarebbe male ricapitolare brevemente il concetto che e' alla base del titolo del singolo e dell'album.
R- " 'The Dreaming', conosciuto anche come 'Dreamtime', per gli aborigeni rappresenta il principio della creazione di quando gli animali e gli uomini prendevano la stessa forma. Per gli aborigeni ha un enorme significato religioso, pieno di magia."
D- Hai mai preso lezioni di canto in vita tua?
R- "Sì, una volta. Con un adorabile signore chiamato Farral. Ero solita andare da lui per un'ora e mezza alla settimana, mi sedevo e gli suonavo la mia ultima canzone, poi facevamo qualche esercizio di respirazione ed un paio di standar, ed andavo via. E' stato molto importante per me. Lui mi ha dato una grande confidenza nella mia voce che prima mi mancava."
D- Quando hai deciso di diventare vegetariana?
R- "Avevo 16 anni. Ho sempre amato gli animali e non mi è mai piaciuta l'idea di mangiare qualcosa che era stato ucciso per sfamare me. Un giorno è successo che stavo mangiando della carne che mi ha proprio resa consapevole della cosa: era un animale ucciso, cucinato e messo nel mio piatto."
D- Perciò hai continuato e non sei più stata tentata di tornare sui tuoi passi?
R- "No."
D- Ora mangi solo vegetali, uova, pesce.
R- "Sì, ma non pesce."
D- E' una dieta pesante!
R- "Sì, molto rigida."
D- Quali gruppi o artisti ti piacciono al momento?
R- "Uhm, è una domanda difficile. Mi piacciono i The Beat, David Bowie, i Roxy Music, mi piace il materiale degli ABC, molto carino, i Madness sono in gamba."





"DHON DUNN SHOW" (BBC Radio 2, del 20/12/83) *


D- Kate, che hai fatto negli ultimi dodici mesi e più?
R- "C'è voluto molto tempo per registrare l'ultimo album uscito l'anno scorso, è stato un periodo molto intenso. Appena è uscito ho dovuto promuoverlo in Inghilterra e nel resto dell'Europa, preparare i video per i singoli. Poi mi sono fermata. Ero stanchissima e credo che sia stata la prima volta che ho avuto una pausa da quando ho cominciato. Le cose non si sono mai fermate per davvero prima, sono sempre stata concentrata a lavorare in qualche area, ci sono così tante aree su cui dover pensare.
Quando mi sono fermata all'improvviso ho realizzato quanto fossi stanca fisicamente, e mi sono riposata.
Quest'anno ho ricominciato a studiare danza, ho trovato un nuovo maestro di danza ed ho cercato di ricostruire me stessa per entrare in un nuovo stato creativo.
Quest'anno l'ho passato scrivendo canzoni e ricaricandomi con la danza.

D- Quindi c'è un altro album in arrivo?
R- "Oh sì certo, ma voglio aspettare di avere tutte le canzoni. Ne ho scritte molte ma non sono ancora tutte abbastanza buone, quando lo saranno le registrerò."
D- L'ultimo, 'The Dreaming', è stato criticamente un successo ma non molto commercialmente, vero?
R- "Beh, credo che sia una cosa interessante in quanto l'album è arrivato direttamente al terzo posto in classifica in questo Paese, e per quanto mi riguarda direi che è stato un album commercialmente di successo, ma sembrava che non esistesse, come se avesse l'aureola di essere un album difficile.
Di fatto però, quando parlo con gente che ha avuto il tempo di ascoltarlo bene mi dicono che lo amano, pensano che sia un grande album. Suppongo che il fatto che due singoli dell'album non siano stati di successo forse lo hanno reso ancor piu' un lavoro sotterraneo."

D- Ma non sei preoccupata di aver lasciato un pubblico alle tue spalle?
R- "Penso che si sia sempre preoccupati quando s'impiega molto tempo per fare le cose, ma io l'ho sempre fatto. Intendo dire che, ad esempio, anche per il mio primo tour la gente si chiedeva quando sarebbe iniziato ed io rispondevo: "Un momento: non posso cominciare se non è ancora tutto pronto!". E' una mia caratteristica prendere tempo per fare le cose perche' non voglio farle uscire finché il lavoro non è ben fatto. Perciò molta gente deve portar pazienza."





"SATURDAY LIVE" (BBC, 25/2/'84)


D- Al tempo di 'Wuthering Heights' eri soddisfatta del modo in cui la E.M.I. ti aveva lanciata? Perché l'immagine che loro avevano creato, quella del primo poster promozionale, era quella di 'una nuova arrivata molto sexy'. In seguito tutto è girato intorno a quel primo impatto.
R- "La pubblicità non è proprio sempre quella della Casa Discografica, ma bensì quella dei giornali e dei Media in generale."
D- Facevano pubblicità solo come volevano loro...
R- "Sì, erano loro che ricevevano dalla Compagnia ciò che stava producendo. E' difficile da dire, io non credo che a quel tempo fossi veramente cosciente della cosa. Quando ci sei dentro è molto difficile essere obbiettivi."
D- Eri tu a decidere di te stessa?
R- "Sì. Voglio dire che quella foto [quella del primo poster, ndt] era un qualcosa fra me e il fotografo soltanto, per cercare di trovare lo stato d'animo che volevamo catturare con l'obiettivo. L'idea era di riuscire a ritrarre qualcuno che non sembrasse attraente ma che avesse connessione con la danza e la musica. Suppongo però che fossi poco consapevole di quanto l'immagine risultasse sessuale."
D- Non è incredibile quanto alcune persone siano diventate ossessionate da ciò? Recentemente hanno anche scritto dei libri!
R- "Sì, con interviste... [lo dice in tono ironico, ndt]. Ai giornalisti parlo della mia musica ma poi leggo cose su parti del mio corpo. E' straordinario quanto lavorino le loro menti. [risata, ndt]"
D- Sei ancora soddisfatta di 'The Dreaming'?
R- "Sì, ancor più di allora."
D- Un album controverso, come l'hanno definito i giornali.
R- "Sì, loro lo hanno definito in molti modi... [scoppio di risate, ndt]"
D- Credi che non abbiano capito quello che stavi cercando di ottenere, o cosa?
R- "Beh, è molto strano, perché l'unica parola che sentivo allora era 'non commerciale', è stato questo il marchio che i giornali e la Casa Discografica hanno messo sull'album. Ma per un album non commerciale arrivare direttamente al terzo posto mi sembra una cosa molto ironica..."
D- Ti senti a questo stadio? Ora hai molto lavoro da fare, forse per rimetterti in pari poiche' sei stata via per così lungo tempo che forse la gente ti ha dimenticata.
R- "Sì."
D- Tu vuoi lo stesso il successo commerciale? E' contro questo che stai andando a combattere.
R- "Sì. Per me è importante essere soddisfatta dell'album e poterlo considerare artisticamente buono. Dopo, avere singoli di successo e sentire che è solo una punta... Ho molto lavoro da fare in questo senso.
Dipende se alla gente piace o meno e se la Compagnia fa la giusta promozione. Le due cose insieme..."

D- Kate, io spero che l'album numero cinque [che poi sara' 'Hounds of Love', ndt] sia un successo, ma alle tue condizioni!
R- "Ti ringrazio."




L'intervista che segue e' stata condotta dal DJ Roger Scott, ora scomparso, che ha avuto modo di intervistare Kate piu' volte diventandone amico. Parte di essa ando' in onda su Radio 1 ed e' quella che leggerete di seguito, ma l'intervista completa venne pubblicata dal "Kate Bush Club", la Fanzine ufficiale, nel numero uscito nell'89. Prossimamente la versione attualmente in rete sara' sostituita da quest'ultima.

"ROGER SCOTT's INTERVIEW", (BBC RADIO 1, 14/10/'89) *

D- Tu ovviamente conosci la differenza tra la sensualita’ e la sessualita'. La maggior parte di noi confonde queste due parole, percio' qual e’ la differenza cosi' come tu la vedi?
R- Il brano ‘The Sensual World" parla espressamente di questo. Parla di qualcuno che esce dal bianco e nero del mondo bidimensionale del libro ed entra in quello tridimensionale del mondo reale. L'impressione immediata che ne riceve e' la sensualita' di questo mondo, il fatto che puoi toccare le cose, cio' e' molto sensuale, sai...i colori degli alberi, la sensazione dell'erba sotto i piedi, il tocco di qualcosa nella mano, il fatto che e' un mondo sensuale.
Per me e' una parte incredibilmente importante di questo pianeta, noi siamo circondati da una tale sensualita' eppure tendiamo a non vederlo sotto questa ottica. Ma sono certa che per qualcuno che non l'ha mai sperimentata prima sarebbe una cosa devastante.
D- Quelle campane all’inizio... e' un suono sensuale per me.
R- Amo il suono delle campane. Sono straordinarie, un suono di celebrazione. Le campane sono state messe in quel punto perche' originariamente il testo era tratto dall' 'Ulisse' di James Joyce, dal monologo finale di Molly Bloom, ma non siamo riusciti ad avere il permesso di usare quelle parole. Ho tentato a lungo, per circa un anno, ma me lo hanno rifiutato, percio' ho dovuto creare qualcosa che suonasse come le parole originali, con lo stesso ritmo, lo stesso modo di sentire. II tutto e' diventato un pasticcio ed e' per questo che il personaggio del libro, Molly Bloom, esce dal libro ed entra nel mondo reale diventando uno di noi.
D- Quando incominci un progetto cosi' ed hai tutti questi pezzi e tutte queste idee, sai gia’ cosa ne uscira' fuori alla fine? Hai gia' qualcosa in mente?
R- No, non credo. Il pensiero dell'album finito a volte sembra cosi' lontano che non so come suonera'. Ne ho un'idea nella mia mente, ma non e' un qualcosa che posso sentire dal principio. E' un lungo viaggio.
D- Non c'e' l'idea di un grande pensiero che vorresti far comprendere o di un sentimento che vorresti trasmettere alla gente quando lo ascolta?
R- Se fossi cosi' sicura di questo all'inizio di un album non credo che ci impiegherei tanto a finirlo, lei dice haa haa!! [sta simulando una risatina autoironica, N.d.R.].
Se c'e' una qualche tematica su questo album (perche' non e' affatto concettuale, sono canzoni molto distinte tra loro) e' forse quella di dire a chi ascolta 'Se ti trovi in una situazione molto difficile, se ti senti proprio giu' di corda, se le cose sono terribili, va bene lo stesso. Cerca di non sentirti troppo infelice, forse provando a parlare con qualcuno... Cerca di uscirne, perche' tornerai ad sentirti felice'. Forse cerco di essere confortante. Non riesco a pensare a niente che mi commuoverebbe di piu' che pensare a qualcuno che ascoltando l'album ne traesse conforto. Sarebbe fantastico per me. Percio’, hey... spero che ci sia qualcuno la' fuori!
Penso che per me adesso sia come una forma di autoterapia, piu' lavoro su un album e piu' diventa un metodo per cercare e per guarire me stessa, dare uno sguardo dentro di me. Capisci cosa intendo? Addirittura una cosa molto egoistica per certi versi, e credo che l'arte lo sia. Credo che cio' che gli artisti cerchino di fare e' di risolvere i loro problemi attraverso la loro arte, guardare a se stessi, affrontare tutte quelle cose. Suona OK per te?
D- Oh si', suona molto ragionevole. Percio' ci sono tutti i tuoi problemi in questo disco, da cui tu ora ti sei liberata ma che hai gravato su di noi?
R- Credo che sia cosi' con ogni album, si', e forse, poiche' questo e' il piu’... personale per me finora, probabilmente e' il piu' chiaro. Forse non ho nascosto molto nella scrittura di questo album, puo' darsi che io sia stata un po' piu' brava per cui probabilmente da cio' dipende la mia grande difficolta' nel scriverlo.
D- In passato c'e' sempre stata una grande differenza tra la vera Kate che e' seduta qui e la Kate che appariva nei dischi e nei video. C'era davvero molto poco in comune tra le due. Era un'altra che creava quei dischi, che scriveva quelle canzoni e che appariva in quei video...
R- Non so... certamente e' stato cosi' nei video, si', ma penso che sia stata una parte di me a scrivere quelle canzoni solo che era nascosta.
D- Devo dedurne che si tratta di un'altra parte di te di cui non ci si accorge realmente ogni giorno?
R- Penso che tu abbia ragione, assolutamente. Ma non credi che sia lo stesso per la maggior parte delle persone che si occupano di arte? Per quanto mi riguarda e' questo che mi affascina nell'incontrare persone il cui lavoro mi piace. Mi piace davvero quando loro sono molto diverse da come il loro lavoro lascia supporre. Come quando incontri i comici: non m'importa affatto se non sono divertenti, anzi li trovo assolutamente affascinante se sono molto seri.
D- Allora non esiste vera arte che sia reale?
R- Si', penso che ci sia l'arte vera ma credo che l'arte abbia a che fare con l'illusione, e per me va bene che delle cose che sono unite pezzo per pezzo possano essere arte reale anche se lo e' solo per l'occhio dello spettatore o dell’ascoltatore. Questa e' la grandezza dell' arte: e' valida soltanto quando a chi l'apprezza piace. E' un qualcosa di molto personale e a mio parere l'arte e' proprio questo: un rapporto molto personale.
D- Parlami un po' della tua arte su questo nuovo album, 'The Sensual World'. Affascina particolarmente l'unione del suono irlandese con quello bulgaro, che in teoria sembra la cosa piu' inverosimile ma che all'ascolto e' straordinaria. In alcuni brani ci sono musicisti irlandesi e cantanti bulgare che in un modo o nell'altro riescono a funzionare.
E' difficile comprendere dove fosse la tua mente quando hai deciso di seguire questa strada.
R- Capisco. E' preoccupante vero? Beh, l'intero processo di realizzazione di questo album e' stato proprio assurdo. E' straordinario persino quando ci penso io stessa per non parlare di quando cerco di spiegare ad altre persone la bizzarra catena d'associazione d'idee e di circostanze verificatesi che hanno permesso la creazione di questo album.
D- Chi e' questo Trio Bulgarka? Non sembrano un gruppo di novelline...
R- No, non lo sono. Sono tre delle piu' grandi interpreti della Bulgaria e cantano insieme da 20-30 anni. Provengono da diverse parti dello stato, da piccoli villaggi e sono persone molto semplici. Hanno vissuto una vita molto piena, lavorano con grande impegno. Non avevo mai lavorato prima con persone cosi' dedite alla loro professione ne' tanto meno avevo mai lavorato con delle donne a questi livelli, la qual cosa e' stata favolosa. Era stimolante per me lavorare creativamente con delle donne. L'intero processo e' stato incredibile, ero molto spaventata perche' non sapevo se avrebbe funzionato. Siamo andati in Bulgaria, e loro non conoscevano una parola d'inglese cosi' come noi non conoscevamo la lingua bulgara. La comunicazione da avviare era estremamente stentata, ma nel giro di dieci minuti ci hanno accolto cordialmente nella loro casa, in modo molto affettuoso, poi si sono sedute e ci hanno cantato una delle loro canzoni. Quella bella canzone con tre di loro sedute dall'altro lato del tavolo mentre la piu' anziana, Eva, ha alzato la cornetta del telefono e ascoltato il tono ‘hmmm’ insieme hanno intonato le loro note dal segnale acustico. Dopo di che sono esplose nella canzone ed e' stato cosi' bello... mi succede raramente di sentirmi commossa dalla musica al punto di voler piangere, ma in pochi minuti mi sono ritrovata la' seduta con le lacrime che rotolavano giu' dalle mie guance. Credo che sia stato cosi' che abbiamo comunicato fra noi.
Non che sia stato sempre cosi' estremo, ma c'e stata una grande comunicazione a livello emotivo, nessuna parola avrebbe potuto essere usata comunque. Loro hanno amato il fatto che noi eravamo cosi' commossi, e il lavoro in studio era fatto piu’ di teneri abbracci che non di lunghe conversazioni. E' stato meraviglioso, un’esperienza davvero speciale. Non vorrei averla persa per niente al mondo, mi ha colpito enormemente.
Sono cosi’ onorata di aver lavorato con loro, per le persone e per le musiciste che sono, perche' la musica parla da se’ ma e’ davvero incredibile trovarsi con persone cosi’.
D- Quale canzone sceglieresti per rappresentare al meglio le loro voci?
R- Assolutamente "Rocket’s Tail" mostra il trio al suo meglio. A volte quando stanno cantando, se ti trovi nella stessa stanza puoi sentire l’aria spezzarsi. E' come se ci fosse troppa conoscenza armonica nelle toro voci.
D- Parlami di questa canzone.
R- Di Rocket’s Tail? Oh Dio, non avresti dovuto chiedermelo! Beh, l’ho scritta espressamente per il Trio. Musicalmente volevo una canzone che potesse evidenziare le loro capacita' vocali, le altre due dove appaiono erano gia' strutturate. In un certo senso, erano cosi' in armonia con la struttura della canzone da diventarne parte di essa, l’intero brano e' stato basato su di loro. L’ ho scritto su un sintetizzatore con il suono di un coro, cantando con esso; poi abbiamo aggiunto la batteria ma io non avevo assolutamente idea se le loro voci avrebbero funzionato nell’insieme. Il buon fine dell’intero progetto dipendeva dalla nostra andata in Bulgaria. L'arrangiatore con il quale abbiamo lavorato e' un uomo fantastico, e credo che il non saper parlare la stessa lingua abbia facilitato la nostra comunicazione in quanto lui sembrava sapere esattamente cosa volevo. Infatti, dopo appena poche ore se n'e' uscito con i toni piu' incredibili, tanto che non ho dovuto fare altro che dire ‘si', mi piace’; ‘no, non troppo acuto su questo’, ‘oh, questo e' meravigtioso’, e lui usciva e lo scriveva. Non avevo mai lavorato cosi' prima, intendo cosi' velocemente, con qualcuno che non avevo mai incontrato prima. E' stato emozionante trovare questa specie di effetto chimico.
D- Ma ‘Rocket’ e' uno dei tuoi gatti?
R- ‘Rocket’ e' uno dei miei gatti e lui e' stato l’ispirazione del soggetto nella canzone, perche' e' molto astuto. E' un racconto molto strano perche’ la canzone non parla del gatto. La storia cerca di dire che non c'e' niente di sbagliato nell’essere qui in questo momento godendo di questo attimo nella sua piena totalita’, e se e' cosi' allora e' OK.
Ho usato l’immagine di un missile che per tre secondi e' completamente eccitato ma che poi svanisce, eppure cosa importa se e' scomparso nel nulla? Ha provato tre secondi di assoluta estasi!
D- Sei cosciente del tempo che passa? Perche’ gli intervalli tra un album e l’altro sembrano allungarsi di un anno di volta in volta. Ne sei consapevole, oppure semplicemente lo escludi dai tuoi pensieri?
R- Si', ne sono molto consapevole. Credo che mi sarebbe impossibile non accorgermene, perche’ piu' il tempo passa e peggio diventa, e mi ritrovo a pensare: ‘mio Dio, non riusciro' mai a finirlo!’.
I miei nastri non saprebbero cosa fare se non avessero il tempo di restare fermi per un anno a fermentare. Ora e' diventato come per il vino, lascio i nastri e vado via a fare qualcos’altro, mentre la musica fermenta da sola. Vorrei tanto essere capace di scrivere un album in otto settimane, in un certo senso invidio chi riesce a farlo cosi’ velocemente, ma so che io non posso farlo. Se lo facessi non credo che sarei felice del risultato, a meno che io non cambi drasticamente e mi senta in grado di farlo. Ma io sono cosi', mi provoca una tremenda agonia. Intendo dire, che l’agonia che io provo e' patetica: e' solo un disco, sono solo dieci canzoni su un disco!
D- Ma l’arte e' anche questo, sono certo che nessuno ha assillato Michelangelo mentre dipingeva la Cappella Sistina dicendogli: ‘sbrigati Mike, sei oltre il tempo stabilito!’. L'arte permette agli artisti di fare progressi nelle cose.
Tu hai un tuo tempo, un tuo calendario personale, hai un tuo orologio e sicuramente non operi nel mondo normale.
R- Be’, anche perche’ proprio non ci riesco.
D- Diventa una cosa ossessiva? Mentre stai facendo questo o quello riesci ad allontanati dalla cosa e a concentrarti su altro?
R- No, non riesco, sono completamente ossessiva. Quando comincio un album esiste solo quello, io non esisto, non sono piu’ su questo pianeta finche’ non e' completato. E' per questo motivo che e' un tale sollievo per me quando la cosa e’ andata, il perche’ dell’angoscia che mi provoca rendermi conto che ogni volta mi occorrono tanti anni.
D- Ti senti insicura quando il lavoro e' finito? Ti ritrovi a pensare: ‘e' un buon album?’.
R- Mi sento terribilmente sollevata. Sono cosi' grata e sollevata che l’album sia completato... arrivo ad un punto in cui sento che oramai va bene, che sia o meno cio' che volevo dire (anche se non sono sicura di cosa fosse), io l’ho detto e potrei continuare a tentare ma e' gia' in una forma che e' completa e buona abbastanza. Da quel punto in poi sarei solo inutilmente puntigliosa. E' arrivato il momento di fermarmi. C'e' un punto in cui cio’ accade e bisogna essere terribilmente cauti nel non andare troppo oltre, nel non allontanarsi da esso. Lascio perdere perche' diventerei troppo ossessiva e non lo finirei mai, resterei la' per sempre.
D- Parlami di ‘The Fog’ che presenta tuo padre nella parte di se stesso. Questo album e' proprio un lavoro in famiglia... . Parlami di questa canzone. Io non ho compreso molto il significato, ma credo sia qualcosa che abbia a che vedere con i ricordi d’infanzia, con la crescita e con il sapersi reggere sulle proprie gambe. Ad ogni modo io penso questo, ma mi dici a cosa pensavi tu quando l’hai scritta?
R- Si', be’, la tua idea e' proprio buona....
D- Totalmente sbagliata, ma ...
R- No, no, non lo e’. E’ un’altra canzone complessa, molto offuscata. L’idea e’ quella di una grande distesa d’acqua, di vivere un rapporto nell’oggi e tornare indietro con la mente a quando eri bambino, di stare a insegnare a nuotare e servirsi di queste due situazioni per dare l’idea di imparare a lasciare andare.
Quando ero bambina mio padre mi portava nell’acqua, mi stringeva le mani e poi mi lasciava e diceva "OK, adesso nuota fino a me". Appena diceva queste parole camminava all’indietro cosi' che la distanza fra me e lui diventava sempre piu’ grande e la mia partenza era una specie di ‘ubb-blubb, glubb...’.
Ho pensato che fosse una situazione interessante, un momento in cui ti senti spaventato perche' pensi che stai per affogare, ma sai anche che non avverra’ perche’ hai fiducia in tuo padre e lui non ti lascerà affogare, si spera. Lo stesso vale per lui: e' un modo di lasciarlo andare, sta lasciando il suo bambino da solo in una situazione che lui conosce.
Ognuno di noi impara e spera di crescere, e la connessione con la relazione a due e' trovarsi di nuovo a quel punto, ritrovarsi a imparare a nuotare ma non da tuo padre bensi’ da tuo partner. L'idea e' che e' OK, perche' sei cresciuto ora e quindi non devi sentirti spaventato in quanto tutto cio' che devi fare e' mettere giu’ i piedi e ti accorgerai che il fondo e' la', che l’acqua non e' tanto profonda da farti annegare. Posa giu' i piedi, puoi restare in piedi perche' ti arriva solo fino alla vita, vedi che non c'e' problema?, di cosa ti preoccupi?
Penso che questa sia una condizione tipica dell’essere innamorato. Molte volte siamo spaventati dalle cose quando in realta' non c'e' alcun motivo di esserlo perche' tutto avviene solo nella nostra mente. E' colpa di questa specie di grande trappola, ma non e' sempre orribile come crediamo noi. Anche questo testo vuole dire ‘OK, e' difficile da superare ma ci deve essere un modo per uscirne fuori, percio' va bene lo stesso'.
D- Io devo infilare da qualche parte questa domanda perche' tutti si stanno chiedendo 'quando glielo chiedera?'. Te l’ho chiesto in ogni intervista.
La domanda e': andrai in tournée questa volta? Porterai questo album su un palco?
R- Ottima domanda [risatina nervosa, N.d.T.]. Ho provato molta gioia quando sono andata in tour anni fa [nel '79], ed e' ironico perche' tutti pensano che io odi farne e che e' per questo motivo che non ci sono piu' andata da allora.
In questi anni ho voluto trascorrere il mio tempo ad essere un’autrice e a scrivere canzoni, non ricreare le stesse che avevo gia' scritto e presentato di fronte ad un’audience. Sono due esperienze molto differenti.
Una tournée significa contatto, un contatto vero con la gente, divertirsi, ma significa anche esaurirsi. Parlo per me, mi svuota, e' un impegno enorme.
La musica e' completamente diversa, e' microscopica. Il fatto di prendere tanti piccoli pezzi di tempo e metterli insieme, non e' proprio correre nel tempo reale.
Il processo creativo e' molto introverso, e lo e' sin dalla linea di partenza.
Negli ultimi anni questo per me ha significato molto piu' del contatto con gli altri. Credo di aver imparato moltissimo stando in uno studio per periodi cosi’ lunghi e intensi; non ho imparato tanto solo sul processo di scrittura e di lavoro con la musica, ma ho capito molto anche su me stessa. Pero' ho perso il contatto umano dei concerti, e questo mi spaventa molto perche' non mi esibisco dal vivo da cosi’ tanto che le poche volte che l’ho fatto negli ultimi anni mi sono sentita molto a disagio. Mi piacerebbe davvero andare in tour di nuovo ma sono terrificata al pensiero di impegnarmi fino a questo punto.
Comunque e' la prima volta, dopo lungo tempo, che comincio a pensare che, beh, potrebbe essere divertente. Quindi la risposta e'... non so!
[scoppia a ridere, N.d.T]


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