LA
REALIZZAZIONE DI
"THE RED SHOES"
Quanto segue è stato tradotto
dalla fanzine ufficiale pubblicata dal "Kate Bush Club" dopo l'uscita di "The Red Shoes". Da alcuni anni le rare pubblicazioni
del Club sono le uniche pagine sulle quali è possibile leggere qualcosa scritto da Kate
di suo pugno e, cosa ancora più straordinaria, che riguardi i singoli brani che
compongono l'album (più foto inedite ed altre chicche esclusive).
"Vi ringrazio moltissimo per il vostro responso positivo all'album, significa
molto sapere che lo avete apprezzato.
Ci sono state diverse volte in cui ho creduto che non l'avrei mai finito, perciò Grazie
anche per le vostre note d'incoraggiamento durante la preparazione del disco, sembrano
sempre arrivarmi proprio il giorno giusto.
Nonostante l'album precedente risalga a quattro anni fa, non tutto questo tempo è occorso
per "The Red Shoes".
Tutti i brani, a parte "Eat The Music",
sono stati scritti all'inizio, e molto velocemente, ma poi parecchio tempo è stato speso
sugli arrangiamenti e la struttura di due o tre brani in principio particolarmente
elusivi.
La mia intenzione originale era di realizzare un album di 'canzoni'. Privo di approcci
tematici, cercare di essere più diretta nei testi e con la produzione, cercare di essere
più semplice.
Credo ci siano diversi stili nell'album, il che ha reso la scaletta dei brani ancor più
difficile.
Sento che è un album personale, ma credo che racchiuda anche un umorismo ed una giocosa
attitudine frammisti ad alcuni brani tristi il cui messaggio è il divertimento e la gioia
della vita, cercare di trarre il massimo da essa, e ciò lo si avverte di più quando ci
viene ricordato dalle tragedie della vita.
"Rubberband Girl" è stata molto divertente da realizzare. L'ho scritta velocemente
basandomi su un solo accordo come una liberazione da un senso di completa inadeguatezza.
In studio di registrazione sono arrivata ad un punto in cui ho sentito che dovevo
'tendermi', perciò per provare a sentirmi meglio sono diventata una ragazza elastico ( a
volte la frustrazione creativa è utile). Questo è uno dei brani il cui feeling sento
molto legato alla band e sono stata molto contenta della sezione ritmica. Con Stuart alla
batteria, John al basso e Danny alla chitarra ho sentito che aveva il giusto bilanciamento
tra l'essere molto potente e leggera. E' stato interessante anche lavorare con un gruppo
di suonatori d'ottoni, è sempre piacevole quando si lavora con dei bravi musicisti -
particolarmente se anche loro si divertono suonando.
Io imparo sempre molto dagli altri e penso che in generale ci sia un maggior impatto umano
su questo album.
Dall'inizio della scrittura sapevo di volere l'influenza della band più marcato, ma ho
sentito ancor più la mancanza di Alan Murphy. Sono cresciuta pensando a lui come al
'nostro' chitarrista, così come molti di noi. Credo di aver voluto per così dire evitare
di rimpiazzarlo, ed ho cominciato a pensare a dei possibili chitarristi per determinati
brani, cercando di trovare il Robert de Niro o il Laurence Olivier della situazione - per
interpretare il ruolo maschile principale. Questa è stata la parte più facile, il
difficile è stato trovare il coraggio di chiedere a ognuno di loro di lavorare assieme.
"And So Is Love" anch'essa è stata
scritta velocemente. Con una "drum sequence" di Del, ho scritto questo pezzo
direttamente sul nastro, compresi gli accordi principali e tutto il resto. La parte alla
tastiera era stata pre-registrata, mentre la batteria e il basso sono state aggiunte
insieme al momento della registrazione finale, rimpiazzando la sequenza ritmica
elettronica.
E' stato veramente interessante lavorare con Eric Clapton, amo il suo modo di suonare e
spero che torneremo a lavorare insieme. Credo che la sua performance sia toccante e mi
sono resa conto che durante la realizzazione del pezzo era molto coinvolto da esso.
Il tema conduttore del brano è una frase domanda/risposta, come una conversazione tra una
voce e una chitarra, e conserverò sempre il ricordo di vedere Eric Clapton che suona nel
nostro studio di registrazione come uno dei più cari. Originariamente la canzone era più
lunga di circa un minuto perché volevo che il brano crescesse in intensità gradualmente
fino alla caduta finale, così durante il missaggio continuavo ad allungarlo, fino al
giorno in cui mi sono accorta che durava più di sei minuti mentre io ero convinta che ne
durasse tre e mezzo!
"La vita è triste e così è l'amore" è una frase che ho udito pronunciare a
Joseph Campbell, aveva studiato molto sulla mitologia e sulle religioni, ed era
estremamente lucido. E' stata la frase che aveva usato come conclusione, ma non mi era
sembrata negativa, solo realistica e assolutamente categorica.
"Eat The Music" è stata ispirata da
una musica del Madagascar che ho avuto la fortuna di sentire grazie a Paddy, mi aveva dato
delle cassette che ero solita ascoltare con piacere. La musica è così gioiosa e solare,
mi metteva di buon umore quando guidavo. Paddy sentì parlare di Justine Vali, e poco più
tardi tutte e due stavamo suonando la Valiha in un pezzo di musica del Madagascar composta
appositamente. Volevo che risultasse piena di sole e di gioia, qualità che si ritrovano
in Justin come persona - così non ho fatto altro che aggiungere i frutti.
Spero che il risultato sia un brano ricco di colori. Come sempre, è stata una gioia
lavorare alla canzone. Le prime strofe sono cantate in inglese da Justin (lui le trovava
esilaranti), Paddy e io abbiamo trovato il suo canto e la sua reazione ad esso
assolutamente deliziosi.
"Moments Of Pleasure" è la canzone
dell'album che è stata scritta tra le prime, abbiamo finito di registrarla con
l'orchestra circa due anni prima che il resto dei brani fosse completato.
E' stata composta nel modo tradizionale, al pianoforte a casa ed ha continuato a girarmi
nella testa piuttosto che sui nastri. E' stato un tentativo di tornare alle mie radici,
per vedere se avrei potuto ancora sedere al piano e scrivere una canzone senza avere
l'influenza esterna della tecnologia. E' stato interessante per me.
Sento che i miei più cari ricordi siano stati condivisi con le persone che amo, quelle
cose che fanno ancora ridere, le persone che mi hanno colpito. Il brano vuole ringraziare
quegli amici con cui stavo così bene insieme, alcuni dei quali non sono più in vita -
perlomeno lo sono nella mia memoria.
C'è stato un momento meraviglioso quando la stavo scrivendo. Ero a casa e stavo lavorando
a mettere in musica il ricordo del mio incontro con Michael Powell a New York, quando
aveva cominciato a nevicare: ho guardato su mentre suonavo e davvero stava cominciando a
nevicare...
"The Song Of Solomon" ha avuto una
storia inusuale. Nella sua forma originale la canzone era basata su una versione musicale
in versi del "Cantico di Salomone" della Bibbia. Volevo che questo pezzo avesse
un senso di profondi e ricchi colori. Ho lasciato il brano per un po' e quando sono
tornata a lavorarci ho scritto dei ritornelli completamente diversi e una parte finale, ma
si trattava di mettere insieme tre sezioni completamente differenti che venivano da tre
canzoni diverse, e il problema era fonderle in una sola. E' stato interessante farlo, Del
fece alcuni arrangiamenti eleganti ed è stato piacevole sentire che le varie parti si
imbastivano, specialmente la parte finale con le meravigliose voci del Trio Bulgarka che
venivano da una canzone completamente differente che non era stata usata in precedenza -
è stato un po' come comporre un puzzle.
Dal punto di vista della trama, questa canzone era molto variegata e sembrava che tanto
più era lasciata stare, tanto meglio diventava, lasciando posto per le atmosfere create
dalle chitarre, dagli archi e dalle voci.
Ci sono state varie fasi durante la creazione del brano, musicisti periodicamente
coinvolti: raramente per un pezzo abbiamo rifatto due o tre volte la parte del basso e
della batteria mentre questo evolveva. Sembrava che gli stessi artisti evolvessero...
abbiamo dedicato molto tempo a mettere ordine in queste cose, collegando e unificando le
loro performance, sperimentando nuove idee con differenti effetti di suono. Molte di
queste cose sono divertenti, alcune però molto noiose. Del è stato coinvolto durante
tutto questo progetto, il che ha fatto sì che il feeling della canzone fosse molto vicino
e personale per me: sto molto bene con lui, e questo incoraggia 'la produzione', sono
molto contenta dei suoni di tutti gli strumenti. Mi sono resa conto di ciò ad un certo
momento della creazione, quando c'erano molte parti vocali da realizzare, voci primarie e
backing vocals. C'erano molte idee che volevo sperimentare e sembrava sadico far sedere
qualcuno in una stanza per fare queste prove, così abbiamo sistemato un microfono
telecomandato nello studio così da poter registrare la mia stessa voce. Potevo fermarmi e
pensarci su per una mezz'oretta, poi continuare oppure passare ad una canzone diversa.
"Lily" è un brano su una mia amica, ci sono
molti amici 'presenti' in questo album, ed è per questo che è un album personale. L'ho
incontrata anni fa, ed è una delle persone più piacevoli che io abbia mai conosciuto. E'
molto generosa e adoro passare il tempo con lei. Lei crede nel potere degli angeli e mi ha
insegnato a vederli sotto un differente punto di vista ossia, che esistono per aiutare gli
esseri umani, e sono delle forze tanto potenti e altrettanto benevole. Mi ha insegnato
alcune preghiere che ho trovato molto utili (particolarmente nel mio tipo di lavoro), mi
ha aiutato molto e credo di aver voluto diffondere il suo messaggio sugli Angeli - tutti
li abbiamo, dobbiamo solo chiedere che ci aiutino.
"The Red Shoes" non è stata una canzone
veloce da comporre, volevo che suonasse come un ritmo del Madagascar, ma non così solare
e colorata, piuttosto come ipnotica. Con Stuart alle percussioni e Paddy alla mandola
abbiamo messo giù un ritornello circolare con forti influenze ritmiche esotiche. Le idee
per la melodia che avevo avuto non ero proprio esaltanti, così ho lasciato stare la
canzone per un po' per poi riprenderla e comporre il tema delle 'Scarpette Rosse' (che
iniziò come qualcosa che desse l'impressione di scorrere via da sola).
Sono una grande fan di Michael Powell che diresse il film con questo titolo, e sono sicura
di non avere avuto l'idea della canzone finché non lo incontrai. Volevo che il brano
fosse ipnotico, ma anche che continuasse a crescere. Stuart tornò e inventò l'ossatura
del pezzo. Composi una serie di backing vocals che poi Paddy e Colin Lloyd Tucker
cantarono (una combinazione che usammo ancora in "Costellation
of the Heart").
Sono rimasta molto soddisfatta del 'crescendo' delle loro voci e della qualità del suono.
"Top Of The City" fu scritta molto tempo
addietro e velocemente. Come "Moments of Pleasure", l'ho scritta al pianoforte.
Volevo che i versi suonassero molto pesanti e 'concitati' come una città e, al contrario,
creare il massimo spazio possibile nei ritornelli per dare l'idea di vertigine - più si
lasciano riposare e meglio è.
Di nuovo la band ha avuto un ruolo importante nel brano e siamo stati particolarmente
contenti di come è riuscito.
"Costellation Of The Heart" è
nata come l'idea di un viaggio nello spazio che tutti abbiamo dentro, nelle emozioni...
per avere le sensazioni di un navigatore. E' stato divertente, dargli un ritmo funk e
sperimentando l'idea delle backing vocals che conversano alla fine del pezzo. C'è stata
l'idea di ripetere il verso "il solo essere vivi può davvero far male"... ma
per reiterare l'importanza ci abbiamo messo "Wonderful, beautiful..."
["Meraviglioso, bello..."].
"Big Stripey Lie" è un caso a parte e
per poco non e' rimasta fuori dall'album. E' stata originariamente una delle prime canzoni
che ho scritto su una base di percussioni di Del, e improvvisamente decisi che avrei
suonato la chitarra in tutto il brano - avevo preso solo una lezione e non sarei riuscita
a fare gli accordi che mi avevano insegnato, così ho messo giù l'idea del brano e poi ho
strimpellato. Mi sono divertita molto, forse un po' vergognata, ma ho apprezzato ogni
momento. Suonare la chitarra era così 'selvaggio', la canzone ha presa l'idea di un
viaggio in un mondo emotivo che ricordasse appunto una giungla.
E' stata molto sperimentale, ma sembra che alla gente sia piaciuta. E' stato bellissimo
lavorare di nuovo con Nigel Kennedy - interessante che non abbia sentito il bisogno di
chiedere di cosa trattasse il brano. Ognuno è fatto a modo suo...
"Why Should I Love You" è nata da una
tipica canzone R & B. Ho pensato che sarebbe stato meraviglioso avere Prince che
suonasse la chitarra, senza troppa convinzione però. E' stato incredibilmente
sorprendente che lui fosse interessato a lavorare al pezzo [!*], gli
spedimmo i nastri e lui ce li ritornò. Ho dovuto fare ricorso a tutto il mio sense of
humour quando mettemmo su i nastri e c'erano basso, tastiere, chitarra e backing vocals,
tutto in chiave Funk! Alcuni caratteri della canzone sono stati lasciati così com'erano,
ma dedicammo molto lavoro a recuperare la struttura originale e a lavorare con la
performance di Prince, cercando di ricondurla alla concezione originale. E' stato
estremamente interessante per me e penso che il risultato sia abbastanza inusuale.
Prince è un talento straordinario... e un tantino troppo bravo. Nel periodo di tempo che
ci ho messo a fare il mio album, lui ne ha fatti uscire tre, ha fatto due tour mondiali,
uno special TV, vari video e oltre a ciò è un chitarrista migliore di me...
"You're The One" è stata scritta
molto in fretta ma la musica di supporto era molto sfuggente. Volevamo un'orchestrazione
con un feeling 'lento' e abbiamo trovato molto difficile bilanciare questo affinché non
prendesse il sopravvento, senza lasciare sviluppare il pezzo. Dopo aver cambiato le
percussioni tre o quattro volte l'equilibrio fu trovato. Sono stata molto soddisfatta dei
ricami vocali del Trio Bulgarka i cui accordi fanno brillare il pezzo sullo sfondo del
fantastico Hammond suonato da Gary Brooker. C'è un verso nella canzone "doing
cartwheels 'cross the floor" ("Facendo capriole sul pavimento"), un tributo
al coinvolgimento di Gary all'album 'A Whiter Shade of Pale' [dei Procol Harum, '67].
Mi piace molto la chitarra di Jeff Beck in questo pezzo - lui è un grande fan del
Trio ed è stato molto attento e sensibile a lavorare con le loro melodie nel brano. La
sua idea era di entrare gradualmente nel pezzo e rendere manifesta la sua presenza, per
finire con un assolo che si impone.
Sono stata onorata di lavorare con tutte le persone coinvolte in questo album e sono fiera
delle loro performance, spero di averle fatto sentire a loro agio.
Bene, ora vi lascio e mi dedico a "The Red Shoes II"... dopotutto per i Meatloaf
** ha funzionato!!!
Con molto affetto, Kate xxx
P.S.: Grazie a tutti coloro che sono venuti alla prima al London Film Festival - la
vostra reazione è stata travolgente. E' stato un evento veramente speciale per me, e
tutti voi l'avete reso indimenticabile.
Lo conserverò nelle mie memorie per sempre."
* Prince l'ha ringraziata pubblicamente sulla copertina dell'album
"Diamonds And Pearls" ('91); l'ha invitata più volte ai suoi concerti; invitato
al programma "The NPG Radio Show" nell'89 ha suonato una sua personale versione
di "Love & Anger"; insomma sono anni che si conosce la passione che Prince
ha per l'arte di Kate e lei si dice sorpresa della disponibilità di quest'ultimo!
L'umiltà che è solo dei Grandi...
** Si riferisce al grandissimo successo ottenuto dal gruppo
americano con "Bat Out of Hell II", seguito del primo album del '77.
Vai alla Prima
pagina di "Approfondimenti"