La
repubblica cilena dall'indipendenza al 1970
Il Cile prima di Allende
Fin da quando il Cile nel 1817 si era reso
indipendente, la vita del paese era stata guidata da governi formati secondo il pieno
rispetto della Costituzione. Nel 1818, sotto la guida di Bernardo O'Higgins il liberatore
del Cile, veniva stesa la prima carta costituzionale della nazione che prevedeva un forte
governo centrale guidato dal Presidente della Repubblica.
Nel 1833, sotto la presidenza Prieto fu promulgata una nuova
Costituzione, di carattere conservatore, che rimase per oltre un secolo il fondamento
dello Stato cileno, al quale assicurò una continuità politica unica tra i paesi
dell'America Latina. Questa Costituzione prevedeva un Congresso (il Parlamento), eletto
dalla classe dei possidenti, che a sua volta nominava il Presidente della Repubblica, al
quale non erano concessi due mandati consecutivi. Nel 1857, durante la presidenza di
Manuel Montt, venne promulgato il primo codice civile cileno.
Gli ultimi anni del XIX secolo segnarono un periodo, noto con il nome
di "Repubblica liberale", durante il quale gruppi progressisti acquisirono
consensi rispetto alle forze conservatrici appoggiate dalla chiesa. L'immigrazione europea
era accolta con favore, la nazione si arricchiva culturalmente, quotidiani e periodici
prosperavano, ma, economicamente, il paese era diviso in due feudi. La vecchia
aristocrazia manteneva il dominio sulla maggior parte dei terreni produttivi (80%), mentre
le grandi risorse minerarie del Cile erano in mano straniera.
Particolare importanza nell'economia industriale del paese assumeva la
produzione del nitrato, un concime naturale detto "nitro del Cile", di cui verso
la fine dell'800 la nazione sudamericana era diventata il principale produttore.
Le esportazioni di nitrato calarono bruscamente negli anni trenta, dopo
l'introduzione dei concimi sintetici, ma il vuoto fu più che compensato dalle vaste
riserve di rame, metallo per il quale vi era richiesta in tutto il mondo. Anche questa
industria venne tuttavia sviluppata e controllata da interessi stranieri, specialmente da
compagnie minerarie statunitensi, quindi i cileni non traevano alcun profitto dalle
risorse più ricche del loro territorio.
Pur essendo il Cile un paese tradizionalmente agricolo, i contadini
senza terra non erano in grado di guadagnarsi da vivere nei grandi latifondi ed emigravano
nelle città, dove finivano per entrare a far parte di una popolazione urbana cronicamente
disoccupata.
Nel 1964 un uomo di sinistra moderata, il democristiano Frei, fu eletto
presidente con il 56% dei voti, la maggioranza più ampia mai raccolta in Cile.
La presidenza Frei Montalva segnò una svolta nella storia del Cile. Il
suo piano di "rivoluzione nella libertà" si proponeva infatti l'abbandono della
linea conservatrice dei precedenti governi ed il perseguimento di una politica
maggiormente favorevole alle grandi masse. Su questa base Frei riuscì a fare, nel 1966,
tre provvedimenti di fondamentale importanza: la riforma agraria, che prevedeva
l'eliminazione del latifondo; la riforma scolastica, che rese obbligatoria e gratuita
l'istruzione per i primi otto corsi; e la cosiddetta "cilenizzazione" delle
miniere del rame e dell'industria ad esse collegate.
La "cilenizzazione" consisteva nell'acquisto da parte dello
Stato della maggioranza, fino al 51%, delle azioni delle compagnie straniere. Se sul piano
legislativo Frei ottenne ciò che si era prefissato, non altrettanto accadeva nella
realizzazione pratica, poiché le forze della Democrazia Cristiana incontravano sempre
più forti opposizioni da parte della destra conservatrice. La situazione economica del
paese si andava nel frattempo deteriorando a causa di un'inflazione crescente che, nel
1970, determinò un deprezzamento della moneta del 34%.
Fu in questo clima che, nel 1970, arrivarono le elezioni presidenziali.
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