Augusto Pinochet Ugarte
Valparaiso 1915
Militare di carriera, divenne
generale di divisione nell'ottobre del 1972 e nell'agosto del 1973 entrò a far parte del
secondo governo Allende dopo l'apertura ai militari, sostituendo il generale Prats al
ministero della difesa.
Tradendo la fiducia in lui riposta, l'undici
settembre dello stesso anno, si pose alla testa della giunta militare che rovesciò il
governo di Unidad Popular di Salvador Allende, instaurando in Cile una rigida
dittatura.
Pinochet tentò di promuovere con l'aiuto di
capitali stranieri la ripresa economica del paese, che rimase tuttavia in una situazione
di perdurante crisi. Nel dicembre 1974 la giunta gli conferì il titolo di Presidente
della Repubblica.
Negli anni successivi riuscì a consolidare
le proprie posizioni all'interno delle forze armate attraverso l'uso spregiudicato dei
servizi segreti dell'esercito (la DINA), le concessioni ai militari a lui fedeli e tramite
l'eliminazione, politica e fisica, dei suoi oppositori. A livello sociale si consolidò
attraverso l'uso diffuso della repressione e della propaganda. Nel settembre 1980 fece
votare un referendum farsa che lo consacrò presidente della Repubblica fino al 1990.
Promulgata la costituzione, che concedeva l'amnistia per gli atroci crimini commessi,
continuò inesorabile la repressione.
A causa di forti pressioni, interne (scampò
miracolosamente ad un attentato il 7 settembre 1986) ed esterne (gli stati membri dell'ONU
lo avevano politicamente isolato), nel 1988 il dittatore indisse un referendum di appoggio
alla linea di governo. Ai suoi occhi la vittoria pareva scontata. La maggior parte degli
oppositori era stata eliminata, i rimanenti dovevano votare a favore per paura delle
conseguenze e la destra non poteva non appoggiare il dittatore che con lui si era
arricchita. Il referendum, che doveva consegnare la presidenza al generale per altri otto
anni, ebbe luogo il 5 ottobre, ma a sorpresa vinse il "fronte dei no".
Dopo un goffo tentativo di annullare l'esito
del referendum, Pinochet lasciò la presidenza rimanendo però a capo delle forze armate
conservando di fatto il potere. Nel 1990 gli successe Patricio Aylwin, vincitore delle
elezioni presidenziali avvenute nel dicembre del 1989 secondo gli accordi stipulati tra il
dittatore e le forze di opposizione. Il 16 marzo del 1990 lasciò il comando delle forze
armate e nel 1998, con molto scalpore, ma come previsto dalla costituzione da lui
promulgata, venne nominato senatore a vita.