N.163 IL MONDO PERFETTO

Trama: Dylan una mattina si sveglia, e non è più lui. Adesso si chiama Rupert, e vive in una strana famiglia con i premurosi genitori, l'amabile sorella Joy, lo zio alcolizzato ed un cavallo di nome Groucho. Possibile che questo sia un mondo perfetto?

Commento: La scrittrice Paola Barbato l'avevamo apprezzata nel recente "Il sonno della ragione"; elementi solitamente estranei alla testata, come il tocco femminile, la narrazione contorta ed intrigante si ripropongono, ma stavolta hanno qualcosa in più. C'è Sclavi.
Dall'unione di queste due particolari sensibilità nasce una storia strana e malinconica, vagamente triste, sottilmente amara, non facile da giudicare. Non tra le migliori del nostro Indagatore, ma sicuramente sopra la media, che ultimamente nella serie regolare si è abbassata.
Per iniziare, si nota un omaggio illustre uscito sicuramente dal cilindro di Sclavi: il nome di Dylan è Rupert come Rupert Everett, ispiratore grafico del personaggio e protagonista di "Dellamorte Dellamore", film di Soavi tratto da un libro - guardate cosa combina il Destino - il cui autore è proprio il papà del Nostro.
Poi c'è una storia allucinata, costruita intorno al tema dell'identità: ma stavolta l'argomento è manipolato in maniera diversa, originale e inaspettata. Mi viene da dire "nuovo gioco col vecchio mazzo": la Barbato (che è la soggettista dell'albo) raccoglie un'idea già condita con varie salse, la rigira e ne fa uscire fuori qualcosa di insolito. Fino al finale non si ha la solita sensazione di deja-vu, riscontrata parecchie volte negli ultimi episodi della collana.
Il buon Tiziano occupa la cabina di regia; è troppo esperto per rendere monotoni i dialoghi o le situazioni, che infatti sono praticamente tutti indovinati. Senza contare che alcuni tocchi di classe, come l'orologio e l'urlo notturno ripetuto, sono sicuramente nati in sede di sceneggiatura.
Fin qui i lati positivi del lavoro di coppia: leggendo la storia, si scopre però che ci sono state delle imprecisioni (malintesi tra gli autori?) che tolgono alcuni punti a tutto il contesto. Né Sclavi né la sua collega si accorgono che le scene con le mani gigantesche (iniziano a pag.45, poi si ripetono) si adattano più a Cocco Bill che a Dylan Dog, come il grossolano tonfo dell'Indagatore nelle pagine 68 e 69. Passando sopra alle bolle di sapone, che possono avere un aspetto simbolico, e rendono quasi con efficacia l'alone malinconico ricercato dagli scrittori, c'è un finale che lascia perplessi: può piacere o non piacere, ma sicuramente non è originale (al contrario del resto della storia), e lascia la sensazione che la matassa poteva essere sbrogliata meglio. Al contrario, non ho più dubbi sul tradizionale colpo di scena all'ultimissima pagina: quando, come in questo caso, è completamente gratuito è anche completamente inutile.
La scelta del disegnatore non poteva essere più azzeccata: Corrado Roi era assente da troppo tempo (la mancanza di uno come lui si fa sentire), e le atmosfere sono le sue. Il clima irreale, tra l'onirico ed il grottesco, de "Il mondo perfetto" capita come un'oliva nel Martini, per un illustratore che puntualmente valorizza le storie di cui si occupa. Per l'occasione, in un paio di situazioni (vedi pag.68) si ispira alla pittura di Magritte.
Stranamente Stano offre una copertina piuttosto anonima, escludendo la protagonista Joy dalla prima pagina dell'albo. Inoltre, la posa concitata in cui è ritratto Dylan non illustra i toni della storia, che al contrario sono piuttosto lenti e riflessivi. Non è la prima volta che mi chiedo: Stano li legge gli albi???

Voto: 6,5

Commenti
Precedente
Successivo