Esercizio di perfezione
e di cristiane virtù


composto dal padre
ALFONSO RODRIGUEZ

TRATTATO PRIMO
Della stima, e desiderio, e affezione, che dobbiamo avere a quel, che concerne
il nostro profitto spirituale, e d'alcune cose, che a quest’effetto ci aiuteranno.

Che l’avere gran desiderio del nostro profitto è un mezzo molto principale,
ed una molto grande disposizione per ricever grazie dal Signor.
CAPO III
















Grandemente ancora c’importa l’aver questo desiderio, e questa fame, e sete del nostro profitto, perché questa è una delle migliori disposizioni, ed uno de’ principali mezzi, che possiamo mettere dal canto nostro per ricevere dal Signore la virtù, e perfezione, che desideriamo. Così lo dice Sant’Ambrogio
(Serm. 3. sup. Psalm. 118.): quando uno ha gran desiderio del suo profitto, e di crescere nelle virtù, e nelle perfezione, dice, che Dio gusta tanto di questo, che lo arricchisce, e lo riempie di beni, e di grazie; ed apporta a questo proposito quel, che disse la Sacratissima Vergine nel suo Cantico: Esurientes implevit bonis (Luc. 1. 53): Dio empié di beni gli affamati: e il medesimo aveva detto prima il Profeta: Quia fatiavit aninam inanem (idest sitibundam) & animam esurientem faciavit bonis (Psal. 106. 9.).
Quegli, che hanno tanto desiderio della virtù, e della perfezione, che di essa hanno fame, e sete, sono arricchiti, e riempiuti dal Signore di doni spirituali, perché si compiaceegli grandemente del buon desiderio del nostro cuore. Apparve a Daniello l'Angelo Gabriele, e gli disse, che le sue orazioni erano state esaudite sin dal principio, perché era uomo di desideri;
quia vir desideriorum es (Dan. 9. 23): e al Re David (2. Reg. 7. 12. 13. & 16.). Iddio confermò il regno per li suoi discendenti in grazia della volontà, e il desiderio ch'ebbe di fabbricar Casa, e Tempio al Signor: e sebbene non volle che glielo fabbricase egli stesso, ma Salomone suo figliuolo; gli piacque nondimeno grandemente quel desiderio, e gliene diede il premio, come se lo avesse posto in esecuzione: e di Zaccheo dice il Sacrio Evangelio (Luc. 19. 5.), che desiderò vedere Gesù; e dal medesimo Gesù fu veduto egli il primo, invitatosi da se il Signore, e spontaneamente entratogli in casa.
Nel capo sesto della Sapienza ci fa anche più chiaramente intendere Salomone questa verità; poiché parlando ivi della Sapienza, ch’è l’istesso Dio: Facile videtur, dice egli, ab his, qui deligunt eam, & invenitur ab his, qui quærunt illam (sap. 6. 13.): Facilmente si lascia vedere da quegli, che l’amano, e trovare da quegli, che lo cercano. Sapete quanto facilmente?
Præoccupat, qui se concupiscunt, ut illis se prior ostendat (ibid. 14.): Ella medesima spontaneamente si fa incontro, e previene, quegli, che da vero lo desiderano, per mostrarsi loro la prima: non avete incominciato voi a desiderarla, che già si trova con voi: Qui de luce vigilaverit ad illam, non laborabit: assidentem enim illam foribus suis inveniet (ibid 15.): Quegli, che si leverà la mattina a buon’ ora per cercarla, non durerà molto fatica a trovarla, non avendo per questo a camminare qua e là; ma in aprir la porta di casa sua, la troverà ivi ferma all’istessa porta, aspettando che le sia aperta. La prima cosa, nella quale s’incontrerà nell’aprire, sarà questa Sapienza divina, che è l’istesso Dio. O bontà, e misericordia infinita di Dio! Non si contenta solamente d’andar egli cercando noi altri, e di dar una, e più bussate alla nostra porta, acciocché gli apriamo: Ecce sto ad ostium, & pulso (Apoc. 3. 20): Eccomi, che son io quegli, che sto battendo alla porta, dice nell’Aocalisse: e ne’ Cantici (5. 51.): Aperi mihi Soro mea: Aprimi sorella mia. No, non si contenta, dico, solamente di questo: ma come stracco di battere, si mette a sedere alla nostra porta, dandoci a conoscere che già sarebbe entrato, se non avesse trovata la porta chiusa; e che con tutto ciò non se ne va via, ma si mette ivi a sedere, acciocché aprendo tu subito t’incontri seco: Assidentem enim illam foribus suis invenit. Sebbene hai tardato ad aprir in tuo cuore a Dio, e a rispondere alla sua buona inspirazione; egli con tutto ciò non s’è partito ancora, avendo più voglia d’entrare di quel che ti pensi: sta a sedere alla porta aspettando che gli apra: Expectat Dominus, ut misereatur vestri (Isai. 30. 18): Sta aspettando il Signore per usare misericordia con teco. Perciocchè non v’è amico, che tanto desideri entrare in casa d’un altro amico, quanto desidera Dio entrare nel tuo cuore; maggior voglia ha egli di comunicarsi a noi, e di farci delle grazie di quella, che noi possiamo avere di riceverle: ma sta aspettando, che lo desideriamo, e che ne abbiamo questa fame, e questa sete: Ego sitienti dabo de fonte aquæ vitæ gratis (Apoc. 31. 6.): Si quis sitit, veniat ad me, & bibat (Jo. 7. 37.): Chi ha sete, venga a me, e beva: ed a quello, che averà sete, io darò del fonte dell’acqua della vita per mia mera liberalità, senza che nulla abbia da pagare. Vuole il Signore che abbiamo gran desiderio della virtù, e della perfezione, acciocché quando egli ce ne darà qualche parte, la sappiamo stimar, e conservare, come cosa molta preziosa: perché quello, che poco desidera, poco si suole stimare dopo che si è ottenuto. E così una delle principali cagioni, per le quali ci avanziamo poco nella virtù, e restiamo tanto indietro nella perfezione, è perché non abbiamo fame, e sete di essa: la desideriamo con tanta tiepidità, e languidezza, che i nostri desideri paiono più tosto morti, che vivi.
Dice San Bonaventura
(proces. 4. rel. c. 3.), che vi sono alcuni, che non hanno buoni proponimenti, e desideri; ma non finiscono mai di vincersi, né di fare sforzo per metterli in esecuzione, secondo quel detto dell’Apostolo (ad Rom. 7. 18.): Velle adjacet mihi; persicere autem bonum non invenio. Questi molte volte non sono veri proponimenti, né veri desideri, ma certe velleità di persone, che vorrebbono, ma non vogliano. Vult, & non vult piger, dice il Savio; ed altrove: Desideria occidunt pigrum, noluerunt enim quidquam manus ejus operari: tota die concupiscit, & desiderat (Prov. 13. 4. & 21. 25. 26). L’uomo pigro vuole, e non vuole, perché non vuol metter mano alla fatica: ogni cosa se ne va in desideri:  In desideriis est omnis otiosus (S. Hier. Epist. 4. ad Rusticum mon.). Il Padre Maestro Avila (c. 6. de Audi filia), paragona molto bene questi tali a coloro, a i quali in sogno pare di fare cose grande; ma quando poi sono desti, e si ricordano di ciò, che hanno sognato, fanno tutto il contrario, secondo quello, che dice Isaia: Sicut somniat esuriens, & comedit; cum autem fuerit expergefactus, vacua est anima ejus (Isa. 29. 8.). Avviene che quegli, che ha fame, o sete, si sta sogniando di mangiare, o di bere; ma quanto si sveglia, si trova così affamato, ed assetato, come prima: il medesimo accade a costoro, che nell’orazione par loro di desiderare di patire, e di essere sprezzati, e poco stimati; ma usciti dall’orazione, presentandosi loro l’occasione, fanno ogni cosa al rovescio: questo avviene perché se lo sognavano, e non erano i loro veri desideri. Altri sono, che paragono costoro a i soldati dipinti, i quali stanno sempre colla spada addosso al nemico, né mai finiscono di scaricare il colpo, conforme a quello, che disse il Profeta: Verumtamen in imagine pertransit homo (Psal. 38. 7.). In questa maniera alcuni non fanno altro in tutta la vita loro, che minacciare, e mettersi in positura di menare le mani, senza mai percuotere. Il Profeta Isaia li va paragonando alla donna, che sta co’ dolori di parto, né mai finisce di dare la creatura alla luce; Venerunt filii usque ad partum; & virtus non est pariendi (Isai. 37. 3. & 4. Reg. 19. 3.) così fanno costoro, sempre stanno sul punto di partorire, né mai partoriscono.S. Girolamo sopra quelle parole di San Matteo; Væ autem prægnantibus, & nutrientibus in illis diebus, dice: Væ illis animabus, quæ non perduxerunt sua genimina in virum perfectum (S. Hieron. in c. Matth. 14. 19.)! Guai a coloro, che non diedero alla luce i buoni desideri, che concepirono nel loro cuore, ma là dentro affogarono i figliuoli che vi avevano conceputi! poiché il non mandarli alla luce dell’esecuzione è affogarli, ed ucciderli dentro nel ventre: guai a costoro, la vita de’ quali se ne va tutta in desideri, e poi la morte gli trova senza operazioni! perché allora non solo non gioveranno loro i desideri, ch’ebbero; ma anzi saranno castigati, perché non posero in esecuzione le buone ispirazioni date loro dal Signore: così si rivolteranno contra di essi i loro propri figliuoli, come sarebbono stati in loro aiuto, se gli avessero dati alla luce.
Affalonne restò appiccato pe’ suoi belli, e indorati capelli
(2. Reg. 18. 9.): così verrà la morte a molti, e resteranno appiccati pe’ loro buoni, e indorati proponimenti. L’Appostolo, ed Evangelista San Giovanni nella sua Apocalisse (12. 2. 3. & c.) dice che vide una donna, la quale stava per partorire, e vicino ad essa vi era un drago molto grande per divorare la creatura subito uscita. Quest'è quello, che procura il Demonio a tutto il suo potere, quando l’anima concepisce qualche buon proponimento: e così è necessario, che noi altri per lo contrario procuriamo con tutte le nostre forze, che veniamo a metterli in esecuzione. E questo dice San Bernardo (serm. 2. de altit. & baffit. cord.), che volle dire il Profeta Isaia (21. 12.) in quelle parole non meno sentenziose, che brevi; Si quæritis, quærite: Se lo cercate, cercatelo: vuol dire: non vi straccate; perché i desideri, e proponimenti veri hanno da essere efficaci, e perseveranti, e tali, che ci facciano molto solleciti, e bramasi di piacere sempre più a Dio, conforme al detto del Profeta Michea: Indicabo tibi, o homo, quid sit bonum, & quid Dominus requirat a te, utique facere iudicium, & diligere misericordiam, & solicitum ambulare cum Deo tuo (Mich. 9. 8.).
Questi ferventi desideri sono quegli, che ricerca  da noi il Signore, per farci delle grazie, e riempirci di beni. Beati quelli, che hanno questa fame, e sete della virtù, e della perfezione! perché questi saranno renduti sazi, e Dio adempirà i loro desideri
(Matth. 5. 6.). Di Santa Gertrude (In Vita), si legge, che il Signore le disse; Io ho dato a ciascun fedele un cannellino d’oro, col quale possa succiare, e cavare dal mio deificato cuore quanto saprà desiderare; e un tal cannellino le dichiarò essere la buona volontà, e il buon desiderio.



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