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Archivio Attività Giornalino Contatti Festa di Fine anno 2001 a Talente Fine anno a Talente, dal nostro inviato giobly. Il Gruppo Giovanile Unitalsi per salutare il 2001 e
dare il benvenuto al nuovo e promettente 2002 ha organizzato una maximegafesta
a Talente. I preparativi, per quanto mi concerne, sono iniziati
il pomeriggio di domenica 30 dicembre. Quando sono arrivato Marta aveva già
sistemato le camere ed i bagni del piano superiore mentre Claudia stava
armeggiando con la sua consueta destrezza e competenza nella cucina, per non
parlare del Tatta che, con la sua proverbiale lucidità e prontezza impartiva
ordini a destra ed a manca, sobbarcandosi il notevole onere di dirigere, come
al solito, il tutto. Johnny invece, da vero professionista, appariva e
scompariva, all’occorrenza, nei luoghi e nella situazioni dove era richiesta
la sua presenza risolutiva. Le mie capacità intellettive e fisiche sono quindi
state immediatamente impiegate da Marta per spazzare il corridoio del piano
superiore. Siamo poi confluiti tutti nel verandone per un
difficile vertice per dirimere al meglio la sistemazione dei tavoli per
ospitare la folla oceanica che avrebbe affollato la casa per la cena ed il
veglione. Prima però ci siamo come al solito impegnati a fondo
nell’operazione di ripulitura generale. Alla fine, dopo aver smistato i tavoli prima a destra
e poi a sinistra, in una serie di movimenti simili a quelli dei pezzi degli
scacchi durante un’accesa e difficile partita, siamo riusciti a piazzare
qualcosa come 75 posti, senza sacrificare troppo gli spazi. Intanto giungevano inquietanti telefonate di persone
che si aggiungevano a persone e che facevano ogni volta trasalire il
meticoloso Renato che avrebbe tanto voluto sapere con certezza il fatidico
numero finale dei commensali … Una volta finita la disposizione dei tavoli è stata
la volta di una aspirante Architetta, esperta in arredi d’interni e
ristrutturazioni, che ha supervisionato le operazioni di allestimento degli
addobbi Natalizi che hanno contribuito non poco a dare all’ambiente quel
tocco di magia e di squisita area festiva che solo certi particolari, scelti
con gusto, possono contribuire a realizzare. Arrampicandoci come ragnetti per
ogni dove, legando qui, annodando là, tirando su un festone troppo calato e
facendo scendere qualche palla troppo alta siamo riusciti a smistare al meglio
il materiale che la sedicente Architetta aveva acquistato, assistendo al
contempo compiaciuti al modo in
cui, lentamente, quella stanza spoglia e disadorna stesse acquisendo un
aspetto veramente invitante e festoso. Ma è stato con la disposizione delle tovaglie rosse
babbo Natale e dei tovaglioli verde albero di Natale che ci siamo resi conto
dell’incredibile salto di qualità della visione d’insieme. Ma la ciliegina sulla torta, o meglio, le candele,
che abbiamo sistemato per ultime, nel loro apposito piattino placcato vero oro
cartonato, con molla spirale per reggerle su, rigorosamente rosse, ha
rappresentato il momento di più intenso godimento spirituale di quella
giornata cominciata a sgomberare i laniccioli di un corridoio che non vedeva
una scopa forse da troppo tempo per ricordarsi come fosse fatta … Ci saremmo volentieri accontentati di quella visione
e del nostro lavoro, che finalmente aveva preso consistenza e forma, se non
fosse stato per il richiamo al nostro dovere da parte dell’Architetta di cui
sopra, che voleva continuare ad addobbare anche la stanza dove ci sarebbe
stata la messa. Abbiamo tenuto un altro vertice sull’opportunità
di mescolare il Sacro al “profano” ma alla fine, devo ammettere,
l’aspirante Architetta ha saputo dosare così bene gli addobbi in quella
stanza che ho pensato che, in fondo, quei quattro anni all’Università a
qualcosa erano pure serviti. Ma a quel punto più il nostro stomaco che noi, ci ha
richiamato alla realtà, fatta di pizzerie che non hanno tempo di fare 7 pizze
da portare via per il Tatta ed il Dodducci, ed alle pizze buone ma fredde come
ghiaccioli acquistate durante
l’ultima razzia operata da Renato & Claudia nei supermercati di turno. Così, nell’attesa dei nostri eroi, di ritorno
dalla consueta missione impossibile, consistente nel riuscire a portare a casa
le pizze prima che Renato butti la pasta, in continuo collegamento via etere
con il genio comunicativo di un poliedrico Tatta, ci siamo fatti coraggio
decidendo di colmare l’accumulato calo di sali (per non parlare degli
zuccheri e complessi vitaminici e proteici vari) con quel tappetino surgelato
a forma di pizza. Ma infine, come nella migliore tradizione da film dei
cow-boy, il Dodducci e Piero sono giunti al “forte” con non 7 ma 8 pizze.
E cosa dire dello stuporone di Piero alla sconcertante scoperta del fatto che
uno degli ingredienti che copiosamente abbondano sulla superficie tutta della
pizza sia olio, sdrucciolevole unto e bisunto, sfuggevole, insinuoso e
insinuante, impertinente e sconveniente, specialmente quando, senza troppi
scrupoli, se ne scappa via dai cartoni delle pizze, mai troppo ermetici e
contenenti, per andare a fare pandan con pantaloni, golf, camicie, mutante e
quanto altro sia in grado di assorbire e umanamente indossabile. Ma è proprio in quei momenti, in quella cucina
sempre spoglia e consumata dal lavoro dei pasti, da tutte quelle pentole e
pentoloni che stipati nei ripiani ci scrutano dall’alto, da quelle
mattonelle consumate da passi che le hanno percorse in lungo ed in largo, per
migliaia di volte, alla fine di una giornata di intenso impegno, nel cercare
di fare il meglio, di aggiustare, di sistemare, di rattoppare, che si realizza
che non stiamo facendo qualcosa soltanto per noi, ma che ogni cosa, fino a
quel momento, è stata dedicata agli altri, alle persone che all’indomani si
siederanno sulle sedie che noi abbiamo messo, mangeranno sui tavoli che
abbiamo sistemato, potranno apprezzare le candele, i tovaglioli, gli addobbi,
e le pietanze che sono state studiate e programmate ed a tutto il resto. E non
importa se poi domani nessuno, preso dalla fame o dalla frenesia, si renderà
mai conto di tutto l’impegno e la dedizione dedicata alla preparazione. E non importa se poi domani in molti troveranno il
lavoro fatto non fatto bene. In fondo tutto quello di cui uno potrà mai andare
fiero finirà buttato via. Quel minuto, trascorso masticando la pizza e
riflettendo su questo, è stato per me il momento della perfezione, al culmine
della giornata, dopo aver “lavorato” per tutto il pomeriggio. Inesorabilmente poi è giunto per me il 31,
lavorativo, alle prese con le solite chiusure e con l’aggravante del
passaggio all’euro. Mi ero però reso disponibile a portare un
contributo, e la Vice cuciniera aggiunta Claudia ha insistito affinchè
portassi una certa Maria Grazia del mio paese. Sporadicamente ho avuto modo di
incontrarla in Tavarnelle, questa signora di mezza età, e di provare la sua
cucina, e capivo come fosse necessaria una buona raccomandazione perché
venisse ammessa nella zona interdetta (privè o cucina che dir si voglia). Ma quello che occorreva nell’immediato era la gita
per raccimolare i partecipanti alla festa e così sono partito con Johnny alla
volta di Firenze e del Pulmino. Il finale è stato di me, con la sua auto,
all’inseguimento di lui con il pulmino, nel giro di raccolta, poiché il
pulmino da solo non bastava a portare tutte le persone. Mi sono sentito un po’ James Bond ed un po’
Austin Power. Ce l’avete presenti gli inseguimenti da film ? Ce l’avete
presente la mia dimestichezza con la Bravo e la conoscenza delle strade di
Firenze ? Non volevo finire in questo resoconto come colui che si è perso o
che ha costretto Johnny a fare dietro front a cercarmi. E’ stato un
inseguimento nel traffico del 31, fra la frenesia inspiegabile che prende
tutti i conducenti allor quando, probabilmente, si tratta di spostarsi in auto
per raggiungere un qualcosa che sicuramente si vorrebbe superasse le migliori
aspettative di ciascuno. Alle ore 19 eravamo di Nuovo a Talente e erano già
arrivati quasi tutti. Avevo ancora in mente l’immagine del Tatta
imbrattato degli olii essenziali della pizza spaparanzati per ogni dove che me
lo sono visto uscire da una camera in abito da sera con tanto di camicia
bianca e cravatta rosso bordeux e capelli spiattellati a mò di leccatura di
mucca proveniente da pascolo ecologico controllato. Per un momento ho pensato
che si fosse preparato per andare alla festa a Vicchio … Nel guardaroba invece, Palma e
Francesca, nuovo acquisto Ggu, la signora di Tavarnelle, Claudia e
Stefano stavano sistemando i piatti con i crostini. Le già splendide ragazze che, come mi hanno poi
ampiamente spiegato, avevano deciso di sfoggiare la loro migliore mìse poiché
non deve essere che con il fatto che si festeggia “in casa” si debba
privare l’evento di eleganza. Unico rimpianto che di 90 persone nessuno abbia
pensato a portare una macchina fotografica per rendere partecipi anche i
posteri di quello che si persero quella memorabile serata del 2001, ultima
dell’anno. Palma indossava un golf (?) stile pellicciotto, di
una unicità inenarrabile e dei pantaloni che riprendevano il suo colore con
delle fantasie geometriche fini ed eleganti. Francesca era invece tutta in nero, con delle scarpe
con mezzo chilometro di tacco e con una punta da fare invidia all’ape maya.
Dei pantaloni di quelli che bisogna vederli indosso alla persona di cui
all’oggetto per rendersi conto di cosa possa significare avere di fronte,
oppure da tergo una figliola come lei. Devo ammettere che di solito non presto
attenzione a certe cose, anche perchè il nostro Presidente ci insegna, come
da tradizione, a cogliere ben altri aspetti dello stare insieme, ma penso sia
giusto riferire degli apprezzamenti che, da bravo inviato, devo registrare in
questo resoconto. Come se non bastasse a completare il tutto c’era quella
pajette in penne di struzzo che le davano l’aria da ballerina del Moulin
Rouge. Bisogna fargli i complimenti perché la sera del 30,
mentre noi avevamo appena finito di sistemare i tavoli lei stava partendo
dalla Calabria in Pulman per partecipare alla festa con noi ! L’altra Francesca, la vice direttrice editoriale
del giornalino, per intenderci, indossava invece dei pantaloni rossi con delle
scarpe in quella che sembrava pelle di pitone. E se è vero che la vera classe
la si vede dai particolari è a lei che va il primo premio. Probabilmente non
capirete, se non avete visto i suoi occhi e l’opale della sua collana ed i
due fermagli per i capelli. Ma se c’eravate, bhe … avrete capito. Aveva
poi un trucco leggero ma messo così bene che la signora di Tavarnelle quando
l’ha vista ha detto che sembrava tutta Letitia Castà. Ha quindi bruciato la
possibilità del complimento che detto da un professionista avrebbe
probabilmente avuto l’effetto di risolvere la serata a favore di uno dei
segreti spasimanti, solo che avesse avuto il tempismo di proferirlo al momento
opportuno. In tema di Classe occorre menzionare anche Silvia, la
mia compagna di viaggio in Abruzzo, che si esibiva con pantaloni neri e
camicia bianca di squisita fattura. Una cintura in materiale luccicante in
stile anelli di argento con tanto di pendente. Occorre poi, doverosamente segnalare la mise della
nostra Reverenda Responsabile, tutta in nero anch’essa. Stivali di pelle
nera, minigonna e golf nero, calze nere. Nessun particolare che abbia voluto
esibire, fatto eccezione per la sua genuina e straordinaria bellezza, appena
accennata da un leggerissimo e quasi impercettibile trucco. A lei il premio
semplicità ed eleganza. A parte il Tatta, a cui meritatamente va il premio
Classe ed Eleganza, per gli altri componenti maschili della festa il jeans e
maglioni l’han fatta da padroni. La messa, celebrata dal nostro Don Fulvio è iniziata
in perfetto orario. In particolare si è soffermato sul significato della
frase “Dio ti benedica”, spiegando che si tratta di una esortazione
rivolta al signore affinchè “dica bene” di noi. Dopo la cerimonia gli astanti hanno fatto il loro
lento ingresso nella stanza da noi preparata con così tanta cura. Ha aperto le danze la distribuzione del solito
immancabile aperitivo “condito” con patatine. Il primo compito è consistito nel portare tutti i
piattini preparati con i crostini, dal
“guardaroba” al piano inferiore, dove un meticoloso Renato ha curato la
disposizione del Volan al formaggio fuso. Una vera prelibatezza. Le vittime
illustri del crostino, tanto squisito quanto pericoloso sono state il solito
Tatta e Stefano. Del primo so solo che una colata bianca aveva reso
necessario un intervento di fortuna sulla cravatta indossata appena un’ ora
prima. Per quanto riguarda il secondo ho assistito in diretta alla temeraria
impresa di “azzannare” il crostino senza piattino di salvataggio, con
conseguente caduta libera dei cinque formaggi, che fortunosamente sono finiti
solo per terra. Sono così seguite le penne al salmone, i tortellini
al sugo, il cotechino e l’arista con patate arrosto. Gli immancabili
panettoni e pandori hanno concluso l’allegra cena. La sala da pranzo è stata poi sgomberata dai tavoli
centrali per fare spazio al Dj ed alla sua musica. Mancavano solo le zone rialzate per farci salire le
nostre cubiste che comunque si sono più che egregiamente destreggiate e fatte
notare anche rimanendo a piano terreno. Purtroppo prediligono questi balli moderni singoli ed
anche guidate da un allievo della prestigiosa scuola Ypsilon Dance, quasi
ammesso agli interregionali di Pistoia, non si poteva certo andare molto oltre
al passo base. Ho comunque trovato un ottimo allievo in Alessio che ho fatto
esercitare sul movimento del bacino, base di partenza per qualsivoglia ballo
latino-americano. Altra conferma di attitudine al ballo da parte di
Silvia che, nonostante non conosca nessuna delle mie sequenze, riesce
ugualmente a starmi dietro benissimo seguendo ed interpretando anche le mie
improvvisazioni, cosa che neppure la mia ballerina ufficiale sa ancora fare,
dopo quasi un anno ! Anche Marta ha abbondantemente approfittato della
possibilità che le si presentava per abbandonare (anche se non del tutto) le
sue movenze stile step. E allora Mambo, la sua specialità, con a seguire una
salsa leggerina e semplificata ma poi, soprattutto merenghe con calata.
Purtroppo il Dj non era ben fornito di musica adatta allo scopo e abbiamo
dovuto reinventare la base del momento a seconda dell’esigenza. L’ultima cosa che mi aspettavo che accadesse era
proprio l’arrivo della mezzanotte. Fossi stato io a dirigere la baracca
sarei andato a diritto fino all’alba salvo poi realizzare di aver saltato il
doveroso brindisi e auguri di buon anno. Per fortuna il Dj era lì anche per
ricordarci che fra qualche minuto la lira avrebbe cominciato a prepararsi ad
andare in pensione, e che l’Euro sarebbe diventato “the new currency”.
E’ avvenuta una veloce distribuzione delle varie bottiglie di spumante e,
sincronizzati con il meridiano fondamentale del Dj ci siamo sforzati di
sincronicamente stappare, allo scoccare delle 00:00 Central European Time, le
bottiglie di Brut. Brut e solo Brut … Solo a pranzo del giorno dopo sono
misteriosamente ricomparse le bottiglie di Martini Dolce “There is a Party
?”. Forse il nostro sosia di George Clooney, il sexy Francesco, ha pensato
bene di eclissarle per sottrarsi alla ripetizione del mitico spot. Dopo i brindisi, i baci e gli abbracci, finito
l’attimo di incredulità dell’importantissimo evento epocale appena
consumato, corsi con il pensiero ad abbracciare virtualmente tutti coloro che
ci avevano promesso di esserci, quelli che avrebbero voluto esserci e quelli
che erano felicemente impegnati in altro e contenti di essere altrove, siamo
ritornati alle nostre danze. Che fosse Vicchio, Siviglia, Udine, Praga o
qualsivoglia località italiana o europea forse eravamo tutti a chiederci se
in quel momento tutti stavamo brindando a tutti noi. Lentamente però è iniziato il deflusso e mano a
mano che il 2002 prendeva piede la stanza si è andata svuotando. Alla fine
mosso da compassione ho accompagnato la signora di Tavarnelle a casa perché
stava crollando dalla stanchezza e dal sonno.
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Gemellaggio con il gruppo giovani di Genova in Abruzzo Il ponte di maggio 2001 ha permesso ad uno sparuto gruppo di giovani del nostro gruppo di partecipare alla gita in Abruzzo con il fantastico gruppo giovani di Genova. Seguite questo link per gustarvi le foto di questa bella esperienza.
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