Il mignolo affusolato rilascia il tasto della Pausa, il nastro si mette in moto con un leggero fruscio. Le dita pronte sui tasti, nel silenzio l'attesa.
"Cara Claudia
"
Le dita si rilassano sulla tastiera, la voce calma dell'uomo corre dal registratore alle cuffie e si diffonde nei timpani.
"Questa volta non sono stato molto bravo. Qui troverà solo una serie di appunti disordinati e senza alcuna connessione. So che lei saprà fare, come sempre, un buon lavoro".
Il nastro fruscia, le dita si tendono, pronte alla scrittura, sul volto della donna un leggero sorriso.
"Sogni, perdizioni, vestito rosso su sfondo nero, eppure sembrava un'altra cosa, vacuità, un vagare senza traccia, si', ma non senza sentiero."
La voce dell'uomo fluisce, pacata, tradendo appena il velo di sofferenza in quel dire che pare senza logica. Il ticchettio dei tasti si spande solitario nella stanza, le parole si connettono ad altre parole e compaiono sul monitor l'una di seguito le altre come soffioni che si disperdono nel vento e dove il seme non si stacca e la parola manca, tre puntini a indicare un pensiero sospeso che non si traduce, che sfugge, ora, ma non mancherà di concedersi poi.
"Ah! Claudia" e le dita sospendono il loro andare "forse era meglio non lavorare stasera, finiremo mai questa nostra impresa che così immane mi appare solo perché..."
Il mignolo preme la Pausa. Un rombo cupo e lontano si distende nell'aria. Un brontolio sommesso che rotola su sé stesso uguale a massi che franano verso valle e il frastuono giunge fin sulla soglia della stanza. La donna si volta come avesse avvertito una presenza alle spalle, fissa immobile la porta dietro di sé. Rimane nel silenzio con un'apprensione a serrarle la gola. Gli occhi si assottigliano nel fissare la maniglia, ma poi il rombo si allontana e la donna ritorna al suo lavoro. Rilegge le ultime righe sul monitor e prima di rilasciare il tasto di Pausa parla all'uomo nel registratore.
"Non ho mai sentito tanti uccelli cantare tutti insieme nella notte. E se gli animali si agitano o rimangono in silenzio è perché avvertono il pericolo."
Sta per abbassare il tasto. Fuori qualcosa rumoreggia.
"Davvero, così tanti, tutti insieme non li ho mai sentiti".
Il nastro riparte.
"
solo perché tanta è la stanchezza che mi coglie e troppo il silenzio che mi circonda. Ma bando alle ciance e proseguiamo. Salotti dispersi in fiumi di luci e champagne, la vita sembrava non aver avuto inizio e soprattutto non avere mai fine, altri tempi, altre storie, altra gente, altro di tutto e il resto poco niente. Sono forse troppo malinconico?"
La donna arresta il registratore e scoppia in una risata che si spande e si dilata sostenuta dal tuono che rolla su di lei. Allunga una mano alla sua destra, scorre l'indice sulla fila di libri che delimitano la scrivania, ne estrae uno "Confessioni di un poco di buono" di Diomede De Archis. Ride ancora mentre ne sfoglia le pagine. Con la sicurezza di conosce bene il luogo dove si trova arresta il leggero frusciare e legge ad alta voce e per sé "Salotti dispersi in fiumi di luci e champagne, la vita sembrava non aver avuto inizio e soprattutto non avere mai fine, altri tempi, altre storie, altra gente, altro di tutto e il resto poco niente. Sono forse troppo malinconico?"
Ripone il libro sulla scrivania con un'allegria affettuosa, fa ripartire il nastro mentre con il tasto di ritorno cancella una ad una le parole appena scritte.
"Sta già cancellando? - dice le voce nel registratore - vede che avevo ragione ad affidarmi a lei per la mia biografia? Non tema, d'ora in poi si lavora e basta."
Il lampo entra improvviso e freddo fissando in un biancore esangue la stanza appena illuminata dalla calda luce della lampada da tavolo. Ha un sussulto la donna, tende l'orecchio per udire il tuono e conta a bassa voce 1, 2, 3,
. 18, 19, 20 e arriva il rombo crescendo dalla lontananza.
"Si sta avvicinado" dice, con lo sguardo fisso alla finestra e appena parla si accorge di aver lasciato andare il nastro, si affretta a bloccarlo, riavvolge la cassetta, il nastro stride correndo veloce all'indietro. Con gesto nervoso la donna lo fa ripartire.
"
in poi si lavora e basta. Cominciamo dunque. Non era una vita dissoluta, si era semplicemente giovani e ancor più importante si era ricchi. Estati, spiagge, cani che corrono saltando le pance dei mariti sepolti sotto la sabbia. Ricordo solo i cani di quelle estati e il puzzo di sudore dell'uomo che passava con la cassa delle bibite gelate appesa al collo. Meglio per lui sarebbe stato se l'avessi appeso ad un albero. Ci pensai seriamente. Scorribande in automobile, non ricordo i volti, qualche nome, ma ricordo i luoghi. Le strade, i bar, i ristoranti e lei che si masturba sotto i ciliegi. Anna, l'unica donna che io abbia amato. Ma non si dice forse così di tutte?"
Il nastro s'arresta di nuovo. Dalla finestra giungono leggeri ticchettii, irregolari e mutevoli, poche gocce gettate dal vento sul vetro. Il nastro in tensione, immobile, sembra mordere il freno, pronto a scattare, a sputare parole, a ruggire nel silenzio della notte rotto dai tuoni che ora sembrano aggredire le mura stesse della casa.
"Ormai e' qui" dice Claudia , lo sguardo alla finestra punteggiata dalla pioggia. Poi il nastro riparte.
"Non di tutte, di alcune. Di Anna. Ancora sudore, il suo corpo lucido nella notte imperlato da goccioline minute e mi scivolano le mani sui suoi fianchi. Ha mai sentito, Claudia, le mani di un uomo scivolarle sui fianchi sudati?"
"Vecchio porco andiamo avanti" dice ancora mentre scrive e sul monitor si rincorrono le parole '
e mi scivolano le mani sui suoi fianchi.'
"Sia benevola con me, e non mi giudichi" risponde la voce nel registratore.
Ancora il mignolo arresta il nastro, ancora Claudia si guarda intorno, aguzza la vista negli angoli più bui della stanza. "Ma dove diavolo sei?" grida intorno a sé. Apre uno ad uno i cassetti della scrivania mentre ripete "Vecchio porco, salta fuori, dove sei?", alza i mucchi di riviste sul tavolo, scosta i fogli ammassati a fianco del monitor e ride, d'un riso isterico nella speranza che il frastuono possa coprire il silenzio dell'angoscia. Alla fine di quella inutile ricerca le braccia si accasciano sulla scrivania, le sue dita determinate ancora al loro posto sulla tastiera "Andiamo avanti, sì" dice e riavvia il registratore.
"Sudore, le mie mani che mancano la presa, Anna che scivola, ed io non riesco e affondo le unghie nella sua carne, Anna che geme. Gemito di dolore o di piacere? Non me ne curo proseguo. Allora avevamo vent'anni poco più e fuori rumoreggiava un'idea di guerra. Dio, cosa c'entra questo con le mie unghie che affondano nella sua carne? Scriva Claudia, scriva
"
E lei scrive con le dita che s'abbattono sui tasti la cui unica colpa è di comporre parole, rendendo concreto il suono della voce.
"Un appiglio, in fondo cercavo solo un appiglio, una presa per poter entrare in lei, e lei gemeva o rantolava, non me ne ricordo piu'. Scriva Claudia, scriva..."
Il nastro salta, la luce trema, lo sguardo scatta veloce sul monitor. No, il computer non si è spento, la mano cerca il mouse, salva il documento, lascia il mouse torna alla tastiera. Claudia non ha fermato il nastro, ha tutto in mente, si rincorrono veloci le dita sui tasti, devono riprendere la voce dell'uomo scappata in avanti.
"Ma io, io non potevo cedere al dolore, al puzzo, alla fatica, all'odore del sangue, dovevo entrare in lei, dovevo liberarmi dall'impeto che mi serrava l'anima perché se non l'avessi fatto sarei stato io a rimanerne vittima. Sia benevola Claudia e non mi giudichi, in quella notte di tuoni e corpi Anna voleva qualcosa ed era disposta a tutto pur di ottenerlo."
Nel colpo secco del tuono, improvviso il buio si abbatte nella stanza, muore il monitor, tace il registratore e l'esterno diventa interno, tuona e piove tra le pareti fulminate dal bagliore dei lampi; frazioni di luce che conducono Claudia alla credenza mentre il ticchettio alla finestra si è fatto un picchiare insistente e lei tasta nei cassetti, estrae delle cose poi delle altre, accende infine una candela, poi una seconda, una terza raggiunge il tavolo, una quarta accanto alla tastiera e contempla la stanza: "Sembra una tomba" lo sussurra appena e ne rimane impaurita allora lo grida "Sembra una tomba!" come a farsi compagnia.
"Mi resta poco tempo, Claudia dobbiamo proseguire, sia benevola con me".
Claudia guarda atterrita il registratore che spande la voce nella stanza. Lancia uno sguardo alla lampada spenta sulla scrivania, il suo viso s'illumina d'improvviso della luce del monitor che riprende vita ed è pronto ad accogliere altre parole là dove poco prima le aveva lasciate.
Un attimo di esitazione, il fuggevole attimo in cui la ragione tenta di prendere il sopravvento prima che l'irrazionale imperversi. 'Fuggi' le suggerisce la sua voce, il respiro non più di un ansimo. Ma l'istante è passato, ora non c'è più tempo, la voce nel registratore spento riprende e le dita di Claudia tornano sulla tastiera e mentre le guarda muoversi di un movimento proprio, sul monitor si compongono parole che lei stessa non vuole scrivere.
"Ma io non ero disposto a morire, la vita ancora aveva un'attrazione per me, e quando sentii le dita far presa sulla carne, abbrancarsi alle ossa, spinsi, spinsi, spinsi. Lo sente Claudia, lo scricchiolio delle ossa sotto di me? Le sente spaccarsi mentre Anna rilascia l'ultimo gemito di piacere?"
"Nooo!" Balza indietro come se una tensione di milioni di volt avesse trapassato la tastiera e l'avesse scaraventata a terra. "Lo sente Claudia? - prosegue inarrestabile la voce - lo sente dentro sé?" Claudia striscia all'indietro sul pavimento, serra le ginocchia al petto "Vattene! Vattene!" urla alla voce nel registratore, ma questa sembra non voler cedere "Non resista Claudia, non si sottragga, così come lo sente ora, non sarà mai più."
Allora lei si rialza aggrappandosi alla sedia ma ricade e ancora, carponi, raggiunge il registratore che stride e con l'ultima forza che le rimane lo scaraventa a terra staccando il filo dalla presa e poi si accascia ansimando su sé stessa.
Ma ancora la voce le parla "Claudia sia benevola con me, in fondo quale misero pedaggio è la morte per un tale piacere, non pare anche a lei?"
"Noooo!" urla ancora rannicchiata a terra e alzando il volto vede la finestra dalla quale la luce entra solo per schiaffeggiarla e sente i colpi della pioggia, c'e' ancora un fuori oltre questa stanza e vi si precipita ma appena afferra la maniglia della finestra migliaia gli uccelli si abbattono sul vetro respingendola, ricacciandola fra le fiamme delle candele che tremano come sospinte dal soffio di una presenza, nell'abbraccio della voce che chiede benevolenza, che la spezzerà nel suo abbraccio mortale.
Il cinguettio giunge lontano, accompagnato dalla luce di un sole chiaro e discreto che di sghimbescio si appoggia sul volto di Claudia. Apre gli occhi, arrossati, stanchi e se ne sta un po' così, rannicchiata nell'angolo, le membra rattrappite. Ascolta le voci del mattino che le giungono lievi. Le candele, piccoli mucchietti di cera, libri sparsi ovunque nella stanza che Claudia raccoglie qua e la' nel passare. Sul tavolo da lavoro il monitor, lo schermo nero, spento. La lampada invece è ancora accesa, Claudia si allunga per spegnerla e vede così, oltre la scrivania, il registratore a terra. Lo guarda incerta, poi lo raccoglie, il tasto di Play e quello della Pausa entrambi abbassati. Riattacca la spina, rilascia il tasto della Pausa, il nastro gracchia e stride poi giunge la voce: "Mi resta poco tempo, Claudia, dobbiamo proseguire sia benevola con me".