Grandi&Associati
Note alla valutazione
dell'agenzia letteraria:
1. "L'amore delle
donne" è oggi "Non chiedermi perché"...
non chiedetemi perché ho cambiato titolo. Non è
comunque una scelta definitiva
2. Alcuni passaggi ai
quali il testo si riferisce - proprio seguendone i suggerimenti
- sono stati cambiati.
3. Edoardo è diventato
Ermanno.
4. Leggere questa valutazione
vi svelerà cosa accade nei capitoli non ancora pubblicati
in rete. Non temete, ho introdotto cose nuove.
5. Anche nella conclusione
ho introdotto una nuova dinamica, sebbene la vicenda di Arrigo
rimanga immutata. Quindi se proseguite lo fate a vostro rischio
e pericolo. La valutazione della Grandi&Associati è
proprio come quell'amico che ti racconta la fine del film che
volevi andare a vedere. ;-) |
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L'amore delle donne
Gabriella Maria Mazzon
Il lavoro in esame è
in breve romanzo in prima persona: trentadue capitoli, centocinquantaquattro
pagine, tre personaggi principali Angela, la voce narrante, violinista
padovana trasferitasi a Napoli dopo una delusione d'amore; Arrigo,
proprietario dell'appartamento dove Angela vivrà alcuni
mesi di intensa ricerca musicale ed interiore; e il fratello
di Arrigo, Edoardo che della ragazza diventerà l'amate.
Il titolo è accattivante,
l'incipit coinvolgente. Ci troviamo proiettati nelle vicende
e nell'animo di Angela con vivida immediatezza, e un'economia
di parole che ricorda Simenon: a pagina 11, già sappiamo
tutto quel che è dato sapere della protagonista, senza
che l'autrice abbia fatto ricorso a lungaggini descrittive e
toni didascalici. La sua stessa descrizione fisica è interna
al dialogo, interna alla dinamica della narrazione, non statica
e accessoria bensì perfettamente integrata nel flusso
narrativo. Sappiamo che Angela è una "bella signora"
dalle parole di Michele, proprietario della pizzeria sotto casa
(dove si svolge uno degli episodi più divertenti del romanzo),
da quel "qualcosa di incomprensibile" che urlano al
suo passaggio i ragazzini per strada; sappiamo che ha gli occhi
scuri, che però cambiano colore con il mutare dello sguardo,
perché così la vede Arrigo, etc.
Altrettanto dinamico e rispondente
alla logica interna ai personaggi, è il dialogo. Questo
è in gran parte costituito dalle conversazioni tra Angela
e Arrigo; solo al secondo posto, troviamo il dialogo tra la protagonista
e Edoardo: è in realtà Arrigo, il fratello omosessuale,
che maggiormente l'ossessiona e l'attrae. Solo insieme - come
Angela stessa si renderà conto - i due uomini rispondono
ai suoi bisogni spirituali e fisici, costituendo quell'unità
virile, quell'alterità ch'ella è andata cercando
invano, attraverso una serie di delusioni e di fallimenti sentimentali.
Insieme, Angela, Edoardo e Arrigo formano un triangolo più
dialettico che amoroso - tesi, antitesi e sintesi di un'unica
aspirazione all'assoluto e all'arte.
Esistono poi dialoghi e personaggi
minori, comunque ben tratteggiati: fanno parte della trama secondaria
del romanzo - le alterne vicende e gli equilibri precari del
gruppo musicale costituito dalla protagonista con l'invidiosa
cantante, Agnese, da Francesco al contrabbasso, e i chitarristi
Luca e Marco.
La scansione strutturale del
racconto è molto ben congegnata, e ci induce a credere
che l'autrice sia effettivamente una musicista, dotata di quel
senso del tempo connaturato a chi è avvezzo a partiture
e metronomi
Come d'altronde ce ne persuade la sua autenticità
di accenti nel descrivere l'attività della protagonista
e il logorante assolutismo della musica, "mostro dormiente"
dal terribile risveglio, vortice che risucchia ogni angolo dell'anima:
"mi sembrava che proprio quando le sensazioni avevano colmato
la misura si ripresentasse quel moto repulsivo al solo accostarmi
al violino. Eppure sapevo, che appena la musica avesse ripreso
a fluire non sarei più riuscita a smettere [
] Sentirmi
ospite in un città che non era la mia speravo mi aiutasse
[
] Me ne ero andata anche per questo" (pagina 20;
"Riposi il violino, sfinita. Ecco cos'era che me ne teneva
lontana, l'attività da solista mi aveva nuovamente prosciugata.
Perdendomi nella musica mi ero espansa e contratta [
] Vivevo
con una lucidità impressionante ogni ora e minuto e così
- caricandomi d'una molteplicità di sensazioni, avvertenze,
ricordi [
] mi sentivo appesantita da infiniti dettagli
senza senso che s'andavano ad ammucchiare come si ammucchiano
i detriti nei letti dei canali per poi farli straripare"
(pag. 25). Chiunque abbia approfondito lo studio della musica
(tra cui, per un caso fortuito, proprio chi redige queste note)
riconoscerà questo amore/odio caratteristico per la tirannia
del proprio strumento,per quella forma di totalitario possesso
ch'esso esercita su di noi.
Troviamo la medesima autenticità
d'accenti in tutto il racconto di Angela, anche dove l'autrice
pare un po' troppo 'sopra le righe' - dove le metafore diventano
sovrabbondanti e barocche (cfr. a pagina 117, quello "sciroppo"
che "calma gli sbocchi di sangue di un tisico", o a
pagina 134, quel "non la pose tra parentesi"; o ancora,
il primo paragrafo a pagina 142; e tutta la pagina 121; etc.
etc
); e la prosa - generalmente abbastanza corretta e lineare
- si appesantisce. Nonostante tali cedimenti stilistici, è
pur sempre la viva voce di Angela a percorrere le pagine, a renderle
organiche e convincenti con la sua spiccata personalità;
anche se a volte si avventura, appunto in virtuosismi 'sopra
le righe' del pentagramma! In questo non è molto dissimile
da Arrigo, dal suo particolare miscuglio di sincerità
dolorosa e teatralità, di leggerezza di tocco e, al contrario,
d'un che di eccessivo e di volgare.
Arrigo, al pari di Angela e
in misura assai maggiore del fratello poeta, Edoardo (pur prostituendosi
per necessità; o forse per fatalità, o per fatica
di vivere) è alla ricerca dell'assoluto e dell'arte: "voi
mi capite, voi siete un'artista", confessa al loro primo
incontro. Arrigo è conscio dei suoi limiti; sa di aspirare
al sublime senza che gli sia concesso esprimerlo: è questo
il dolore più grande, più della sua diversità.
Eppure questa figura forte, sfuggente, di quel tragico antico
che sa di fato amaro, raggiungerà l'arte e l'assoluto
attraverso la musica di Angela e la poesia di Edoardo.
Venuto meno il suo malfermo
sodalizio con il gruppo, conclusosi un periodo di frenetica collaborazione
creativa con Edoardo, la protagonista comporrà e inciderà
un CD, che per una sorta di arcana osmosi psichica con Arrigo,
porterà impresse le ombre, le malinconie, gl'impeti improvvisi
di gioia che gli erano propri. Edoardo, a sua volta, dopo l'episodio
chiave costituito dal ventiseiesimo capitolo (il terribile ed
inspiegato litigio tra Arrigo e il suo amante - scopriremo solo
alla fine che questi l'ha tradito, trasmettendogli l'AIDS), raccoglierà
i più segreti slanci e pensieri del fratello, traducendoli
in poesia e pubblicandoli in quello che Angela non esita a definire
"il libro [
] di Edoardo e Arrigo".
Le pagine del Cap. XXVI fungono
da spartiacque, nell'economia del romanzo; dopo la pagina 127,
nulla è più come prima: il rapporto tra Angela
e Edoardo gradualmente si esaurisce; Angela soffre per il silenzio
di Arrigo e Edoardo gradualmente si esaurisce; Angela soffre
per il silenzio di Arrigo su quella ira tremenda nella notte,
quel "demone" che ha gettato un'ombra improvvisa sulla
sua inesauribile vitalità, spezzando il filo ininterrotto
di attenzioni ch'egli ha sempre avuto per il benessere della
giovane coppia, concretizzandole nei loro pranzi comuni. Il filo
si riallaccerà; ma nel frattempo, gli equilibri sono mutati,
l'ombra di morte ha lasciato un brivido presago dietro di sé.
Edoardo se ne andrà e pubblicherà le sue poesie,
Angela inciderà il disco, lascerà Napoli e partirà
in tournée per l'Europa. "Per molti mesi", non
saprà "più nulla di Arrigo, né di Edoardo,
né dei ragazzi del quintetto".Al numero di Napoli
non risponde più nessuno; eppure, scomparsi dalla sua
vita, i fratelli di Napoli sembrano essere sempre con lei, "nella
[sua] musica": "In un pizzicato mi pareva di risentire
la risata di Arrigo, in un passaggio la mia gelosia o la scrittura
a dirotto di Edoardo" (pag. 149).
Tornata infine in Italia, durante
un concerto a Milano rivede Edoardo tra il pubblico. "Lo
vidi e sentii un balzo in petto. L'avevo amato, dunque [
]".
Edoardo le rivela che "pochi mesi dopo la [loro partenza],
Arrigo era morto", travolto da una macchina, un mattino
molto presto. Quella di Arrigo è una morte un poco misteriosa,
come lo è stata la sua vita - che cosa faceva per strada,
a un'ora così insolita per lui? - e come la sua vita,
sembra rispondere, con dolorosa rassegnazione, a un richiamo
del fato, a un'oscura pulsione di autoannientamento: si è
forse trattato di un suicidio mascherato?
Angela si chiede, alla fine
del romanzo, "Quanto c'era di Arrigo in quella musica?".
A rispondere è il lettore, con l'emozione e il vivo ricordo
che l'autrice riesce a imprimergli, di una figura vera, a tutto
tondo, che sembra volerci trasmettere il suo amore per la vita
e per l'arte. |