Campionato di calcio di serie A 1984-85

AVELLINO – SAMPDORIA

 

Campionato strano quello dell’84-85 per i Lupi. Nel girone di andata il raggiungimento della salvezza era sembrata una sorte di passeggiata. All’ultima giornata, ci fu la gloriosa e già raccontata partita Avellino-Verona 2-1, disputatasi dopo una nottata e una mattinata a spalare neve da parte degli sportivi avellinesi, unica sconfitta esterna del grande Verona che avrebbe vinto lo scudetto (ne perse un’altra in casa  col Torino, ma a scudetto acquisito). Con quella grande vittoria, l’Avellino chiuse il girone di andata a 14 punti al 10° posto (un punto avanti al Napoli di Maradona!), in media salvezza più che soddisfacente (ci si salvava attorno ai 25 punti, lo dico per i più piccoli).

Nulla faceva pensare ad un campionato di sofferenze, insomma. Era lecito aspettarsi una stagione più tranquilla del solito con annesso lancio di giovani promesse (Angelo Colombo, Nando De Napoli, ecc.). Tanto più che alla ventesima giornata, l’Avellino andò a giocare ad Ascoli la partita che avrebbe potuto sancire con grandissimo anticipo il raggiungimento della salvezza. La classifica era molto chiara: Cremonese e molto probabilmente Lazio erano spacciate, l’Ascoli era messo molto male. Terzultimo con 12 punti (in 19 giornate, davvero pochi), a cinque punti dai Lupi (17 punti, perfetta media-salvezza), l’Ascoli si giocava una delle ultime chance di salvezza nel drammatico scontro del “Del Duca”. Una vittoria della squadra di casa avrebbe potuto riaprire il discorso, ma quando dopo mezz’ora Nando de Napoli portò a due il conto delle reti dei lupi (il primo gol era stato segnato da Geronimo Barbadillo) sembrò che l’obiettivo dell’Avellino fosse stato raggiunto per una volta con addirittura 10 giornate di anticipo . . . poi purtroppo, un atteggiamento un po’ abulico e le diaboliche punizioni di quel campione indimenticabile che era Josè Guimares Dirceu (che sarebbe venuto da noi due anni dopo) consentirono all’Ascoli di raggiungere un insperato pareggio e di lasciare accesa una debole, tenue fiammella di speranza. 

pag.2