Ciò nonostante, 5 punti di distanza a 10 giornate dalla fine di solito rappresentavano un margine sicuro in serie A per la salvezza . . . ma purtroppo da quel momento cominciammo ad incappare in un periodo nero che ci aprì le porte al dramma: 0-0 in casa con la Fiorentina, 0-2 a Udine, 0-1 in casa col Napoli (ahia!), 0-2 a Milano col Milan, 1-1 in casa con l’Atalanta, 0-2 a Torino col Toro, cioè 2 punti in 6 partite e situazione completamente riaperta. Prima dello svolgimento della 27° giornata (quartultima) la classifica di serie A era la seguente:

Verona 37; Sampdoria e Torino 34; Juventus 33;

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Udinese 22; Como 21; Ascoli e Avellino 20; Lazio 14; Cremonese 13.

Cioè, eravamo stati raggiunti dall’Ascoli (che era entrato in palla alla grandissima)! E la ventisettesima giornata prevedeva: Avellino-Sampdoria e Ascoli-Udinese.

La situazione si era messa dunque molto male.

Quando i lupi e la Samp scesero in campo quel 28 aprile 1985, la tensione sul Partenio si tagliava a fette. Il terrore (meglio dire l’orrore) dei tifosi irpini di perdere la A dopo sette anni di gloriosa permanenza sembrava una possibilità concreta, forse la più concreta di sempre. Almeno, era questa la sensazione dei più. La nostra squadra nelle ultime partite era sembrata troppo in difficoltà per autorizzare un serio ottimismo, mentre dall’altra parte l’Ascoli con una serie di colpi a ripetizione sembrava squadra di altro livello, ormai . . . Inoltre, dovevamo giocare contro la Sampdoria, una squadra fortissima composta da un mix di talenti strepitosi quali Vialli, Mancini e Toniño Cerezo e gente esperta di grande impatto quali l’inglese Trevor Francis, lo scozzese Graeme Souness e l’italianissimo (e pelatissimo) Scanziani. Una squadra allenata dal sergente di ferro Eugenio Borsellini che a 4 giornate dalla fine era ancora in grado di contendere lo scudetto al Verona dei miracoli di Osvaldo Bagnoli. La cosa tremenda era sapere che avremmo dovuto cercare la vittoria a tutti i costi, una vittoria che non ci avrebbe salvati, ma probabilmente soltanto portati a tre giornate dalla fine ad una situazione di parità con Ascoli e Udinese (veniva ritenuta probabile la vittoria dei marchigiani sui friulani)

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