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Il Delfino
I sentieri del sogno portano alla verità
di Sergio Bambarén
Sperling & Kupfer
1997
Pagine:
96Costo:
10.50 Euro
Certo non posso dire una cosa del genere senza giustificarla, quindi vediamo perché sostengo questa "folle" tesi.
Nella prima parte del libro di Bambaren si parla di un delfino, Daniel Alexander Dolphin, che, solo tra quelli del suo branco, si spinge oltre le convenzioni. Non passa le sue giornate a rincorrere il pesce e non si limita a nuotare per nutrirsi. Egli nuota per il piacere di farlo, mangia quando ha fame e ciò che vuole è riuscire a nuotare sempre meglio fino ad essere pronto per poter cavalcare l'onda perfetta. Per far questo si spinge oltre i limiti della laguna che i saggi, gli anziani, hanno stabilito come invalicabili per la sicurezza dei delfini del branco. Lì, da solo, fuori dalla massa, può migliorare la sua tecnica per cavalcare le fantastiche onde che si frangono sulla barriera corallina
Bene signori queste è la trasposizione in soggetto di delfino della storia in soggetto di gabbiano de "Il gabbiano Jonathan Livingston" di Richard Bach. Pari pari.
Nella seconda parte Daniel Alexander Dolphin, che ha ormai imparato che la vita non è tutta nel branco e non si svolge tutta nella laguna della isola dove fino ad allora era vissuto, si spinge verso il mare aperto e comincia a nuotare nell'oceano sconfinato. In questa sua avventura, guidato dalla voce possente del mare, egli incontra dei personaggi che gli danno insegnamenti sulla vita. Qui signori, il libro di Bambarén ricalca, senza però arrivare alla stessa carica emotiva, "Il piccolo principe" di Antoine Marie Roger de Saint-Exupéry. Stesse intenzioni, ma niente a che fare con la splendida pienezza emotiva che troviamo nel libro di de Saint-Exupéry.
Nella terza e ultima parte, Bambarén si lancia finalmente nella rivelazione dei principi fondamentali del suo pensiero:
"Se le nostre azioni fossero sempre ispirate al meglio la nostra vita acquisterebbe più significato, [...]"
"[...] Daniel Alexander Dolphin era riuscito a trovare l'onda perfetta e incontrandola aveva scoperto il vero scopo della vita: dare un senso a ogni suo istante, seguire i sogni, perché così sarebbe stato felice."
"Il segreto di un'esistenza piena e felice sta nell'imparare a distinguere tra i tesori veri e quelli falsi. [...] Invece abbiamo costruito un mondo di falsi tesori, abbiamo accettato senza batter ciglio di vivere per pescare, senza sosta, e così facendo abbiamo rinunciato ai nostri sogni."
A
questo punto che
dire? Niente di nuovo sul fronte occidentale, mi pare!
Bambarén
in questo libro ci dice delle cose molto semplici, cose che un padre, il quale magari abbia
letto i due libri citati all'inizio, abbia una anche minima esperienza di vita e sia
particolarmente ispirato da un bel tramonto, riuscirebbe a dire a sua figlia con
maggior profondità. Quelli elencati poco sopra sono concetti che abbiamo
sentito tante volte che potremmo dire, usando una brutta espressione, sono
"emozionalmente inflazionati". Bambarén
però ce li ripropone mescolandoli con le avventure di Daniel Alexander Dolphin, il
quale, da delfino, queste cose le ha appena scoperte.
Così, facendo affidamento
sull'identificazione del lettore con un'anima candida, tabula rasa
su cui vengono incisi questi principi fondamentali, Bambarén
stimola i nostri sentimenti in modo
da usare essi stessi per riempire queste "verità fondamentali" di profondità e
carica emotiva. In altre parole, Bambarén
basa l'efficacia delle sue parole
non sul loro significato intrinseco che ai più è già noto (Carpe
diem non ce l'ha insegnato lui per primo), ma sullo stato d'animo di chi
legge per dare così origine ad una sorta di autogerminazione emozionale.
In questo modo, se il lettore è disposto a prestarsi al gioco di Bambarén,
cioè a dimenticare ciò che già sa e
farsi trasportare dall'onda perfetta, egli può trovare ne "il Delfino" un libro pieno di
grandi verità, un libro che dice qualcosa di nuovo, un libro capace di dare
degli insegnamenti di vita. Ma se il lettore non è un adolescente e se si
sofferma anche solo un momento a pensare con spirito critico a ciò che ha letto,
egli, con le dovute e sempre presenti eccezioni, arriverà a concludere che
questo libro, oltre che essere fisicamente sottile, è carente di spessore
anche dal punto di vista dei contenuti.
L'impressione che ho avuto leggendo il libro di Bambarén è stata quella di trovarmi davanti ad un'opera costruita a tavolino. Non che altri romanzi non siano tali. Ogni storia narrata è frutto di uno studio quasi scientifico, di un'organizzazione profonda e di una strutturazione meticolosa. La differenza è che, se per altri casi questo accade per strutturare la narrazione attorno a ciò che l'autore ci vuol dire, in questo libro credo che si sia partiti dall'obiettivo finale e da questo poi si sia risaliti a ritroso per edificare la struttura adatta per raggiungerlo. Dicendolo diversamente: alla fine della lettura de "Il Delfino" ho pensato che l'autore sia partito dalla stesura di una lista di frasi di una certa efficacia emotiva (quelle sul significato della vita, su cosa è giusto e cosa non lo è, su quali sono le lezioni da imparare vivendo) e in seguito vi abbia imbastito attorno una storia per la quale, tra l'altro, ha tratto ispirazione (e forse qualcosa di più) da altri libri.
Concludo dicendo che questo libro è da leggere se lo si riceve in regalo. Io l'ho acquistato e questa è stata una di quelle volte in cui credo che avrei fatto meglio ad investire i miei soldi in una buona bottiglia di vino (vero spirito per lo spirito!). Quindi, se voi siete veramente decisi a leggerlo allora vi consiglio di chiederlo in regalo (in tal caso esso acquisterebbe di certo un significato emotivo) oppure, se nessuno ve lo vuole regalare, di farvelo imprestare (detto tra noi, se non fosse illegale, credo che anche una buona fotocopia andrebbe bene). Ultima, e ritengo più intelligente, alternativa è, se non l'avete ancora fatto, quella di leggere i due libri che ho citato all'inizio.
L'incipit:
"I primi raggi del sole mattutino filtravano dolcemente attraverso la
ragnatela di nuvole che diradandosi lasciavano intravedere un atollo remoto di
incontaminata bellezza, un vero gioiello incastonato nel manto azzurro del mare."
Una citazione dal testo:
"Tutti abbiamo i nostri sogni, pensò. L'unica differenza è che alcuni lottano, e non rinunciano a realizzare il proprio destino, a costo di affrontare qualunque rischio, mentre altri si limitano a ignorarli, timorosi di perdere quel poco che hanno. E così non potranno mai riconoscere il vero scopo della vita. "
Nota tecnica:
Un mio ultimo commento: la traduzione di questa edizione non ha aiutato l'autore.
Claudio Palmieri, Gennaio 2003
Dello stesso autore ho recensito "Il guardiano del faro"
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Pagina aggiornata il 25 Giugno 2003