DIARIO
Valcanale - Rif. Alpe Corte - Rif. Laghi Gemelli
VALCANALE : 987 m
RIF. ALPE CORTE: 1410 m
PASSO GEMELLI: 2139 m
RIF. LAGHI GEMELLI: 1961 m
Partenza... Come tutte le partenze che si rispettino è stata alla "Fantozzi": dovevamo partire alle 6.00 ma ora che "ci siamo tirati insieme" sono arrivate le 6.30...
poco male se non fosse stato per la notte insonne...l'emozione gioca dei brutti scherzi!
Morale: arrivo a Valcanale alle 7.30 e dopo una lauta colazione ci siamo messi in marcia verso il primo rifugio.
Questo primo percorso non include nessun tipo di difficoltà: il sentiero si snoda tra pini e la strada è carrozzabile.
Mezz'ora più tardi siamo al Rif. Alpe Corte e ci apprestiamo a fare una piccola sosta tecnica per carpire
il timbrino al rifugista...E poi di nuovo verso il Passo Gemelli!
La giornata non è particolarmente soleggiata ma è ventilata e questo è particolarmente positivo
in quanto limita la sete.
Segni particolari lungo questo tratto di sentiero: rododendri fioriti ovunque! Finalmente arriviamo: sono le 10.50...perfettamente allineati alla tabella di marcia!
Dopo una rapida consultazione decidiamo di fare una prima sosta: è un attimo liberarsi degli zaini togliere i salviettoni e stravaccarci sulle rocce tiepide! I nostri stomaci iniziano a brontolare...il sacchetto delle provviste viene preso di mira e saccheggiato.
Sono le 14.00 quando decidiamo di scendere dal passo ed avviarci al rifugio: decidiamo di costeggiare il lago lungo la sponda destra è più lunga ma c'è meno gente! La nostra scelta si è rivelata azzeccata...ci siamo trovati immersi in un mare di rododendri, ranuncoli, margheritone gialle e ciuffetti di cotone.
Come non raccontare il nostro incontro con una marmottona gigante? e del tentativo naturalmente fallito di fotografarla???
Ore 15.30 finalmente siamo al rifugio: rubiamo il solito timbrino e poi... ci trasciniamo verso le nostre cuccette: neppure il tempo di cambiarci e siamo già nel mondo dei sogni per un meritato riposino!
Rif. Laghi Gemelli - Passo d'Aviasco - Valle dei Frati - Rif. Fratelli Calvi
Doveva essere la tratta più comoda e rilassante ma, come in tutte le cose che devono andar lisce automaticamente la bizzarria dell'imprevisto e della mente umana lascia il segno.
Iniziamo con una variante al sentiero ufficiale che alla fine ci porta nei pressi del lago Colombo: dopo un rapido consulto alla cartina, un check alle nostre gambe ed uno sguardo al tempo si decide di scoprire perchè la Valle dei Frati ha questo nome.
Costeggiato in semi-piano il lago ed ammirate le bellezze che ci offre: pace, silenzio e colori che fanno esultare il cuore, iniziamo una lenta ma costante salita al Passo d'Aviasco. Veniamo raggiunti da una coppia di simpatici milanesi che abbiamo conosciuto la sera al rifugio Gemelli. Da questo momento fino in poi faremo la strada in loro compagnia.
Accompagnati da fioriture di rododendro, genziana ed acqua spumeggiante guadagnamo il passo...le foto di rito ed uno sguardo all'anfiteatro glaciale per scoprire il sentiero lungo la Valle dei Frati fino alla diga del lago di Sardignana.
Iniziamo la discesa per la Valle e subito iniziamo ad intuire il perchè del nome...Il primo pezzo è tutta una pietraia e le dita dei piedi si esaltano ogni volta che gli scarponi sfiorano leggiadri le pietre...Al di là di un sasso il grido di una marmotta ci fa trasalire e mette in guardia tutta la valle della presenza di 4 "animali" strani...
Il sentiero diventa pendente e sfaciato: ogni passo è fatica. Bisogna stare attenti a non scivolare, ma non c'è niente su cui poter far presa...Lo zaino inizia a pesare...i muscoli delle gambe dolgono...non bisogna perdere lucidità, la scivolata è sempre in ugguato...
Finalmente riusciamo ad "uscire" dalla zona critica ed a tirare un sospiro di sollievo!
E' mezzogiorno passato: decidiamo che forse è meglio rifocillarci prima d'iniziare l'ultima discasa che ci riporta al sentiero originario delle Orobie. Il tempo si sannuvola e questo ci preoccupa...siamo ancora discretamente lontani dalla meta e non ci garba molto l'idea di una doccia...poco male, riaffardelliamo i nostri zaini e riprendiamo intrepidi l'avventura.
Finalmente il sentiero si spiana ed il mio zaino viene prelevato dal mio "Alpaca" preferito...non riusciamo ancora a rilassarci...il Calvi dista ancora 30 minuti! Passo dopo passo, salita dopo salita vediamo la diga...l'ultimo pezzo è sofferenza, poi eccoci arrivati al lago di Fregabolgia...ormai non manca molto! Il mio zaino torna sulle spalle per l'ultimo tratto...la bandiera del rifugio sventola: siamo arrivati!
L'ingresso al rifugio ci regala una gradita sorpresa: rivediamo infatti 5 tedeschi incontrati al Rif. dei laghi Gemelli che brindano a suon di caraffone di birra ed una famiglia di Torino incrociata anche questa il giorno prima...
Non abbiamo fatto in tempo a posare gli zaini in camera che inizia una violenta grandinata...la serata è caratterizzata dall'arrivo di un oratorio: 30 ragazzini urlanti...e da una cena abbondante coronata da un'ottima grappa al mirtillo!
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Rif. Fratelli Calvi - Rif. Brunone
Ci svegliamo alle 6.30 ed un'occhiata al tempo ci fa arricciare il nasetto: le nuvole scorrono veloci, come si puo' arrischiare una previsione? Insonnoliti ci consultiamo e decidiammo che tutto sommato possiamo scendere a far colazione, poi si vedrà! Nell'uscire sono tentata di bussare alla camera accanto alla nostra dove riposano (il sonno del gueriero) almeno 6 dei ragazzini arrivati ieri, che ci hanno tenuti svegli fino all'1.30...Vengo fermata all'ultimo istante e mentre brontolante scendo le scale lancio un'ultima occhiata assassina verso la porta...
Dopo esserci rifocillati una ricognizione all'esterno è d'obbligo oltre naturalmente ad una occhiata agli strumenti ed alle previsioni del tempo riportateci dal rifugista...Veniamo raggiunti anche dagli altri gruppi: siamo tutti concordi, si parte per la tappa successiva!
Caricati gli zaini sulle spalle ci mettiamo in marcia ed è subito fatica: il sentiero inizia quasi subito a salire e non dà tregua...Un occhio rimane puntato al cielo la nebbia scende a ventate, per poi risalire...
Il passo di Valsecca ci attende...man mano passano i minuti sembra avvicinarsi, ma non ci vuolt molto per rendersi conto che la strada è ancora lunga! Finalmente arriviamo nella valletta sotto il passo e possiamo ammirare in tutto il loro splendore il Diavolo ed il Diavolino. I 2 ragazzi e la famiglia di Torino ci hanno superati, dietrodi noi i tedeschi "zampettano" non molto velocemente ma con costanza. Intrapprendiamo l'ultimo muro, quello che ci portera' al passo: il terreno e' friabile e la pendenza elevata. Siamo circa a 3/4 quando facciamo i primi avvistamenti: 2 branchi di stambecchi sono equamente ripartiti sui due versanti delle montagne...
Finalmente siamo in cima! Ci accampiamo qualche minuto in un angolo riparato, il tempo di cambiarci e di bere una tazza di te' caldo. La Valle della Morte ci aspetta! Le condizioni meteorologiche sono decisamente peggiorate, la visibilita' e' scesa sotto i 3 metri ed il vento che soffia e' gelato! La tensione inizia a salire...trovare i segnavia diventa impegnativo inoltre ci attende un pezzo "discretamente" impegnativo quello sulla cresta che porta al bivacco Frattini.
I minuti trascorrono lenti, finalmente lo avvistiamo...giusto il tempo di una foto e poi di nuovo in cammino: una discesa ripida e bagnaticcia. Il sentiero ci porta ad attraversare un canalone dove una lingua di neve ostruisce parzialmente il passaggio e nello stesso tempo non sembra così resistente da poter sopportare il peso di una persona...alcuni minuti di studio ed il mio compagno trova un passaggio e con cautela passa dall'altra parte. E' il mio turno: sono decisamente titubante...il salto è troppo lungo per me e c'e' il rischio di finire a mollo...Una racchetta viene allungata a meta' strada, devo solo afferrarla...vengo letteralmente tirata dall'altra parte.
Nonostante sia qualche ora che camminiamo non siamo a buon punto: davanti a noi un'altra salita poi un sentiero a mezza costa...passa ancora del tempo e finalmente avvistiamo l'agognata meta....Il resto del sentiero si confonde nei miei ricordi ad eccezione delle due pietraie che indicano la vicinanza del rifugio! Il tempo diventa sempre piu' minaccioso...riusciamo ad arrivare sotto l'ultimo muro poi inizia a piovere: inizialmente sono goccioline poi diventano goccioloni ed infine inizia a grandinare...gli ultimi metri sono un incubo anche se non ho piu' lo zaino sulle spalle...Entriamo ed una ventata calda ci assale: le formalità sono poche...la tessera Cai...stancamente mi trascino verso la camerata...sento che il mio compagno chiede un te per lui e del brodo per me...La stanchezza accumulata e' veramente tanta: il tempo di ristorarci e poi mi addormento sotto una montagna di coperte mentre fuori infuria la tempesta...
La cena è decisamente abbondante e l'atmosfera che si respira e' giocosa: tutti i gruppi partiti la mattina dal Rif. Calvi sono arrivati sani e salvi....
Rif. Brunone - Rif. Coca
La nottata è passata abbastanza tranquillamente: il meritato riposo è stato interrotto verso mezzanotte quando si è scatenato un altro temporale fortissimo ed il cielo era costantemente illuminato da lampi mentre i tuoni scuotevano il rifugio.
Alle 6.30 di nuovo in piedi: la colazione ci aspettava fumante...il tempo di divorare il tutto e di riaffardellare gli zaini...7.30 eccoci pronti sul sentiero. Subito dobbiamo fare una scelta: quale scegliere? Ci sono due possibilità: quello "Alto" chepassa per il Simal (2600 m) o quello "Basso" che procede a mezza costa. Io sono "provata" dal giorno precedente e voto per la seconda opzione...anche il mio compagno approva: è inutile "cercar guai". Davanti a noi ci sono i 2 ragazzi mentre appena dietro scorgiamo il gruppo dei tedeschi: solo la famiglia di Torino ha scelto la vetta.
Il sentiero si presenta subito "difficile": è solcato da rivoli d'acqua, il terreno è fangoso mentre l'erba e le rocce sono decisamente scivolose. Iniziamo subito a scendere, dobbiamo raggiungere la quota adatta per la traversata...Il paesaggio è incantevole e in lontananaza scorgiamo alcune marmotte che giocano a nascondino...
Ad un certo punto il sentiero finisce...ovvero si incunea in una parete scavata nella roccia: sei obbligato a scendere...inizia la parete attrezzata: lo spazio è troppo stretto e devi camminare con passo laterale stando attenta a non scivolare c'è acqua ovunque...
E' la prima volta che affronto una situazione di questo tipo, mi sento decisamente impacciata...inoltre ho la sensazione che lo zaino mi sbilanci all'indietro...Questo passaggio è solo uno dei molteplici che incontreremo durante tutto il percorso, ma quando lo abbiamo superato ancora non lo sapevamo!
La giornata scorre lenta e le 4.30 previste dal CAI si allungano a dismisura...la stanchezza inizia a prendere il sopravvento, ma non ci si puo' fermare...Non ci aspettavamo una tappa cosi' lunga e io non ero mentalmente pronta ad affrontarla...Verso le 17.00 ci troviamo di fronte ad un nuovo muro, ed il rifugio non si vede neancora...ormai la mia volontà è vinta...non ce la faccio più, sto' pensando di abbandonare lo zaino anche perche' ogni passo e' dolore...sento i piedi umidi ed appiciccaticci: non ho il coraggio di aprire gli scarponi, ma so che si sono aperte delle piaghe....
Alziamo lo sguardo e vediamo un tedesco, che ci ha superato, ed e' già in cima sbracciarsi e gridare: non ci vuole molto a capire che il tanto agognato rifugio è appena li dietro...rinfrancata e facendomi "tirare" riprendo la marcia...
Alla vista della bandiera italiana ho quasi pianto...all'ingresso troviamo i capofamiglia torinese...anche lui ha un'espressione distrutta: hanno avuto qualche problema sulla vetta e sono arrivati pure loro da poco...
Il resto della serata è un po' confuso...la stanchezza e' totale: non riesco neppure a trascinarmi in giro...i rifugisti sono preoccupati che mi senta male (probabilmente la mia faccia è stravolta)...un buon brodo ed un pisolino prima di cena mi permettono di recuperare un po'...
Il giorno dopo non riesco ad infilare gli scarponi...ho i piedi devastati...decidiamo di non proseguire e di riposarci un poco....Tuttavia una passeggiata al lago del Coca non ce la toglie nessuno...ne vale decisamente la pena: ha un colore particolarissimo, non avevo mai visto un blu cosi' intenso...
Rif. Coca - Rif. Curo'
E' venerdi' mattina, ormai il giro e' quasi terminato...ci mancano due piccoli sforzi...dobbiamo raggiungere il Rif. Curo' e poi il Rif. Albani...Anche questa volta partiamo in compagnia: la sera precedente abbiamo conosciuto due infermiere milanesi ed abbiamo "fatto gruppo".
La giornata è decisamente bella e mentre scarpiniamo riusciamo a godereci il paesaggio...la difficoltà del sentiero è minima...tranne qualche pezzo in cui risulta esposto...e un canalino attrezzato dove è necessario arrampicarsi per poterlo superare. Passato questo si arriva in cima e si vede il rifugio dall'altra parte della valle...E' il pezzo piu' noioso in quanto bisogna perdere quota per attraversare tale valletta e poi è necessario risalire...Un po' di refrigerio lo si trova nel torrente che scorre allegro e gelato.
Sono le 14.00 quando finalmente arriviamo...ad attenderci l'amico rifugista che riapre la cucina e ci serve un ottimo ed abbondate pasto...il pomeriggio lo trascorriamo in camera: il tempo si e' di nuovo rannuvolato e piove a tratti...
Rif. Curo' - Rif. Albani
Sabato mattina il tempo e' ancora decisamente instabile e le nuvole nere minacciano un'altra volta temporale...siamo un po' stanchi di tutta questa umidita'...mettiamo ai voti se proseguire il giro ed arrivare al Rif. Albani o se fare un salto al lago del Barbellino superiore e poi scendere a Valbondione dove ci passera' a ritirare mio fratello...
La decisione e' presto presa...preferiamo rientrare con un giorno d'anticipo! e risparmarci un'altra lavata!
Rileggendo il racconto di quei giorni un pò di rimpianto è rimasto per quel tratto incompiuto..
Chiassà se in futuro potremo completare la notra avventura...