EVOLUZIONE DELLA BIOSFERA NEL CORSO DELLE ERE GEOLOGICHE
L'evoluzione a lungo termine della biosfera (ecosistema terrestre) è dovuta a fattori
"allogeni" (esterni alla comunità biologica), come cambiamenti geologici e
climatici, e a processi "autogeni" (interni) generati dall'attività degli organismi
che fanno parte dell'ecosistema; le concentrazioni relative dei vari gas che
costituiscono l'atmosfera, in particolare, soprattutto quelle dell'anidride
carbonica (CO2), dell'ossigeno molecolare (O2) e
dell'ozono troposferico (O3), dipendono principalmente dal
processo autogeno di fotosintesi, attraverso il quale gli organismi fotoautotrofi,
i vegetali, sintetizzano materia organica a spese dell'energia luminosa prodotta dal
sole. Pertanto l'evoluzione degli organismi fotoautotrofi è stata determinante ai fini della
composizione attuale dell'etmosfera terrestre e della sua evoluzione nel corso delle
ere geologiche: l'attività di tali organismi ha modificato in misura decisiva le
caratteristiche dell'intera biosfera e la sua capacità di ospitare le altre forme viventi.
I più antichi fossili conosciuti sono rappresentati da tracce di organismi procarioti
eterotrofi simili agli attuali batteri, vissuti tra 3,3 e 3,5 miliardi di
anni fa; la massima parte degli scienziati è concorde nel ritenere che tali organismi,
già relativamente complessi, si siano evoluti da progenitori comuni più semplici
che utilizzavano, quale fonte di nutrimento, molecole organiche presenti nell'ambiente.
Gli organismi più antichi sarebbero dunque stati degli eterotrofi e non degli autotrofi
come si era pensato in un primo tempo! La teoria di progenitori eterotrofi
sollevò, inizialmente, diverse perplessità in quanto, attualmente, le molecole organiche
che costituiscono gli esseri viventi sono sintetizzate solo per via organica, dagli
stessi organismi. Negli anni '50 si scoprì, al contrario, che una notevole
gmma di composti organici di base (come il glucosio, molti amminoacidi, alcune
basi), possono essere sintetizzati anche per via in organica, riproducendo
sperimentalmente le condizioni che si ritengono essere state quelle che caratterizzavano
l'atmosfera terrestre circa 4-3,8 miliardi di anni fa.
La componente biotica degli ecosistemi primordiali era quindi rappresentata da semplici
organismi eterotrofi che vivevano a spese di composti del carbonio sintetizzati per
via inorganica nel corso dei milioni di anni precedenti, in condizioni di
totale anaereobiosi (assenza di ossigeno).
Si può presumere che da alcune di queste forme più primitive, in seguito ad una
pressione selettiva in parte dovuta all'esaurirsi delle scorte di materiale
organico presente nell'ambiente, possano essersi evoluti procarioti chemioautotrofi
capaci di sintetizzare autonomamente molecole organiche a partire da materiale
inorganico, utilizzando quale fonte di energia chimica l'ossidazione di
alcuni composti, rilasciando nell'ambiente una serie di prodotti "di scarto"
tra i quali dell'ossigeno molecolare.
L'attività dei chemioautorifi, protrattasi per decine di milioni di anni,
produsse una certa quantità di ossigeno che, accumulatosi nell'atmosfera,
probabilmente rese possibile dapprima l'evoluzione di procarioti chemioautotrofi
anaerobi facoltativi e, successivamente, nell'arco di circa un miliardo di anni,
la comparsa dei primi procarioti fotosintetici.
La presenza di O2 atmosferico è una condizione necessaria ma non sufficiente
ai fini della respirazione aerobica degli organismi fotosintetici. Per poter
attuare la fotosintesi, infatti, tali organismi dovevano spostarsi dai fondali
bui della vita chemioautotrofa alla superficie degli ambienti acquatici raggiuta
dalle radiazioni luminose e, in assenza di uno strato d'ozono, dalle letali
radiazioni UV. L'evoluzione di forme di vita fotoautotrofe è stata quindi
legata alla formazione di un primo strato d'ozono che, per quanto sottile e discontinuo,
deve aver filtrato parte di tali radiazioni impedendogli di raggiungere la
superficie terrestre. Anche l'O3 stratosferico, derivato dall'ossigeno
molecolare, è dunque un prodotto dell'attività biotica e un fattore endogeno dell'evoluzione
della biosfera.
La comparsa degli organismi fotosintetici ha un effetto drammatico sulla
concentrazione di ossigeno atmosferico che inizia ad aumentare molto più
rapidamente che in passato fino a quando, circa un miliardo di anni fa, la sua
quantità raggiunge un valore sufficiente a consentire l'evoluzione delle
prime cellule eucariotiche (caratterizzate da nucleo, mitocondri e cloroplasti
delimitati da membrana).
L'evoluzione di organismi eucariotici da progenitori procarioti ancestrali
rimane a tutt'oggi un mistero. Tra le teorie più accreditate c'è la così detta
Ipotesi simbiontica. La simbiosi è una forma molto sofisticata di coevoluzione
tra due organismi appartenenti a specie diverse che, attraverso una serie di
passaggi successivi (parassitismo distruttivo -> parassitismo specializzato -> simbiosi
funzionale -> simbiosi fisiologica), finiscono col diventare strettamente
dipendenti l'uno dall'altro e non possono più vivere separati.
L'ipotesi simbiontica teorizza che mitocondri (organuli respiratori) e cloroplasti (organuli
fotosintetici) delle cellule eucariote siano stati, in origine, organismi
procarioti indipendenti, prima parassiti e poi simbionti di una cellula procariota
più grande. Tale teoria è sostenuta dall'osservazione di una forte analogia
traquesto organelli e alcuni procarioti: essi sono infatti circondati
da una doppia membrana e posseggono, analogamente ai procarioti,
un DNA circolare parzialmente indipendente da quello che si trova nel nucleo della
cellula.
La comparsa delle cellule eucariote, strettamente dipendenti dalla respirazione
aerobica con l'eccezione di pochi gruppi (lieviti e funghi) in grado di
attuare la fermentazione in assenza di ossigeno, pone le basi per l'evoluzione,
circa 800 milioni di anni fa, dei primi gruppi di organismi pluricellulari, delle
piante e degli animali superiori. Da questo momento in poi, i cambiamenti
dell'ecosistema terrestre nel corso dell'evoluzione della biosfera, sono
legati soprattutto alla speciazione di nuovi organismi (e alle conseguenti
variazioni a carico della biodiversità), alla loro coevoluzione (interferenza
evolutiva tra specie diverse, per esempio predatori e prede, ospiti e parassiti,
produttori primari e consumatori), ed alla così deta selezione di gruppo
(o di comunità) che determina il mantenimento delle caratteristiche favorevoli alla
sopravvivenza della popolazione o del gruppo in senso più ampio.

La storia della biosfera si identifica pertanto con quella della terra,
attraverso le successive ere geologiche in cui essa viene convenzionalemnte suddivisa
e delle quali viene data, di seguito, una sintetica descrizione:
- ERA ARCHEOZOICA: divisa in Archeano (la più antica) e
Algonkiano (la più recente), copre un arco di tempo compreso tra la nascita della
Terra (circa 4,6 miliardi di anni fa) e 650 milioni di anni fa.
Durante
l'era archeozoica compaiono i procarioti, si evolvono le cellule eucariote e,
da queste, i più antichi gruppi di organismi pluricellulari, tutti acquatici: le
alghe, alcuni funghi e, tra gli animali, i poriferi, i celenterati (meduse e forse
coralli), i brachiopodi, gli anellidi, i molluschi ed i primi artropodi
marini. Non si esclude che nel tardo archeozoico possano essersi evoluti
anche i primi cordati.
- ERA PALEOZOICA O PRIMARIA: Copre un arco di tempo compreso tra
650 e 225 milioni di anni fa ed è suddivisa in sei periodi: Cambriano
(il più antico), Ordoviciano, Gotlandiano, Devoniano,
Carbonifero e Permiano (il più recente).
Durante il paleozoico si evolvono tutti i principali gruppi di invertebrati e vertebrati
acquatici e terrestri esclusi gli uccelli e i mammiferi. Dal punto di
vista biologico quest'era è caratterizzata da:
- comparsa e scomparsa definitiva di importanti nuovi gruppi di
animali come i trilobiti (protoartropodi), che prosperarono fino
al Devoniano estinguandosi nel Permiano, e i "pesci corazzati" (agnata,
cioè senza articolazione tra osso mascellare e mandibolare) del Siluriano e
del Devoniano (Ostracodermi e Placodermi);
- il notevole sviluppo di alcuni gruppi viventi che conobbero nel Paleozoico il
loro apogeo e si ridussero in seguito a forme relitte che finirono con
l'estinguersi nel corso delle ere successive. Seguirono tale sorte molti
celenterati, molluschi, cefalopodi, gli anfibi stegocefali e i rettili
teromorfi.
Tra i vegetali si estinsero del tutto o quasi completamente molti gruppi
di piante terrestri appartenenti alle Pteridofite (equisetali e licopodiace),
ed ai gruppi ancestrali da cui si sono evolute le piante moderne (Fanerogame);
queste classi oggi estinte costituivano le immense foreste che nel Carbonifero coprirono vaste aree
continentali, contribuendo a costituire i giacimenti petroliferi di cui
oggi ci serviamo come fonte energetica;
- la mancanza di importanti gruppi di organismi moderni: uccelli
e mammiferi tra gli animali; le angiosperme, che attualemnte danno
l'impronta caratteristica alla vegetazione, tra le piante.
- ERA MESOZOICA O SECONDARIA: Copre un arco di tempo
compreso tra 225 e 64 milioni di anni fa ed è divisa in tre periodi:
Triassico, Giurassico e Cretaceo (il più recente).
Dal punto di vista dell'evoluzione biologica, il Mesozoico è caratterizzato
da un sostanziale rinnovamento della fauna marina e di quella terrestre: gli
ecosistemi marini sono dominato dai cefalopodi, in quelli terrestri si
evolvono i rettili che, gradualmente, si differenziano in una enorme
quantità di specie. Nel gruppo molto eterogeneo di rettili di grandi
dimensioni, quello dei così detti "dinosauri" che raggiunse il suo apogeo
nel Giurassico per estinguersi completamente nel corso del Cretaceo, circa
65 milioni di anni fa, si evolvono specie in grado di mantenere costante
la temperatura corporea (omeoterme); da questi gruppi si ritiene abbiano
avuto origine gli uccelli ed i mammiferi le cui prime testimonianze fossili
risalgono alla fine del Triassico. Ma sia gli uccelli che i mammiferi rimarranno
gruppi minoritari per tutta la durata del mesozoico ed è molto probabile
che la loro rapida evoluzione e diffusione nel corso della successiva era
terziaria, sia da attribuirsi principalmente all'estinsione quasi totale dei
rettili giurassici e alla conseguente disponibilità delle nicchie da
questi precedentemente occupate.
- ERA CENOZOICA O TERZIARIA: Copre un arco di tempo
compreso tra 64 e 2,5 milioni di anni fa ed è suddivisa in 5 periodi: Paleocene,
Eocene, Oligocene, Miocene, Pliocene (il più recente).
Dal punto di vista dell'evoluzione faunistica, si evolvono e si differenziano
gli uccelli ed i mammiferi. I pochi rettili e anfibi sopravvissuti nel
Terziario sono sostanzialmente rimasti immutati fino ai nostri giorni.
Dal punto di vista floristico si evolvono e si affermano le Angiosperme
(piante a fiore) e la vegetazione assume caratteristiche simili a quelle
attuali. Nel corso del Miocene e del Pliocene si ha il sollevamento della
catena alpina e appenninica, di quella himalaiana e delle Montagne rocciose.
- ERA CENOZOICA O TERZIARIA: Copre un arco di tempo compreso
tra 2,5 milioni di anni fa e i giorni nostri. E' divisa in due periodi:
il Pleistocene e l'Olocene (l'attuale)
Dal punto di vista climatico il Neozoico è stato caratterizzato dal
succedersi di quattro periodi glaciali seguiti da altrettanti periodi
caldi detti "interglaciali"; contemporanenamente si assiste alla evoluzione
del genere umano (Homo). Il nostro più arcaico rappresentante sembra
essere stato l'Australopitecus arvensis, vissuto nell'Africa meridionale
circa 2 milioni di anni fa. Da questa scimmia australopitechina si presume
che si siano evolute diverse linee tra le quali il più antico rappresentante
del genere Homo, l'H. abilis, dal quale discende la specie
H. erectus.
Dall'H. erectus si sarebbe evoluto l'H. sapiens, la nostra
specie. E' molto difficile ricostruire i vari stadi che hanno portato
all'evoluzione dell'uomo quale noi lo conosciamo attualmente. Secondo
alcuni scienziati l'H. sapiens avrebbe generato almeno due sottospecie:
l'H. sapiens neandertaliensis, la più antica, vissuta in Europa
ed estintasi circa 40.000 anni fa, e l'H. sapiens sapiens, l'uomo
moderno. Secondo altri i neandertaliani ed i sapiens, sebbene molto simili,
sarebbero state due specie distinte.
I più antichi resti di sapiens sapiens sono africani e risalgono ad appena
100-130.000 anni fa. Dal punto di vista temporale è certo che i sapiens
e i neandertaliani si siano sovrapposti e, dato che i più antichi resti
di sapiens europei sono precedenti alla scomparsa dei neandertal, è anche
possibile che i due gruppi si siano incontrati. C'è anche chi non esclude
che questo incontro sia stato in qualche modo responsabile della stessa
estinsione dei neandertaliani.