L’aspetto della promozione culturale è più che mai importante visto il peso crescente delle conoscenze in una società definita “del sapere”. Oggi più che mai la realizzazione di norme costituzionali come il rimuovere gli ostacoli […] che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese (ex art.3, 2° comma, Cost.) si lega all’acquisizione di conoscenze, informazioni, competenze ed abilità.
Nello stesso testo dello Statuto della Regione Toscana compaiono per primi, come finalità dell’Ente, il diritto al lavoro con le sue specificazioni con quello all’istruzione, alla formazione permanente, alla conoscenza.
Lo stesso concetto di “capitale” ha materialmente subito una mutazione nel corso degli anni ed a questo riguardo è particolarmente esplicito quanto contenuto nell’enciclica di Papa Giovanni Paolo II Centesimus annus, del 1991:
“Ma un‘altra forma di proprietà esiste, in particolare, nel nostro tempo e riveste un‘importanza non inferiore a quella della terra: è la proprietà della conoscenza, della tecnica e del sapere. Su questo tipo di proprietà si fonda la ricchezza delle nazioni industrializzate molto più che su quella delle risorse naturali. […] Se un tempo il fattore decisivo della produzione era la terra e più tardi il capitale, inteso come massa di macchinari e di beni strumentali, oggi il fattore decisivo è sempre più l’uomo stesso, e cioè la sua capacità di conoscenza che viene in luce mediante il sapere scientifico, la sua capacità di organizzazione solidale, la sua capacità di intuire e soddisfare il bisogno dell’altro.”
Ciò è riportato in un certo senso nel termine “capitale umano” che viene particolarmente enfatizzato per prossimo periodo di programmazione 2007-2013 del FSE.
Diritti inerenti l’educazione in età adulta si possono trovare ad es. in una Circolare Ministeriale del 1997, ivi definita come inserita nello scenario generale dell'istruzione e della formazione durante tutta la vita, in una prospettiva nella quale ogni persona, a qualunque età, sia posta in grado di sviluppare le proprie capacità, di governare il proprio apprendimento, di partecipare a processi di riconversione e di usufruire di offerte di istruzione che consentano di migliorare la qualità della vita.
Pure lavori Parlamentari si sono distinti nel riconoscere un peso alla cultura: ad es., nel 2000 si ebbe la p.d.l. (n.4483) di “Istituzione della retribuzione sociale per i disoccupati di lunga durata” d’iniziativa dei Senatori Russo Spena, Cò e Crippa, in cui si voleva fornire a determinati soggetti disoccupati sia un reddito erogato direttamente dallo Stato che un “pacchetto” di servizi gratuiti offerti dagli Enti locali - tra questi ultimi, nella Relazione di accompagnamento alla proposta di legge sulla retribuzione sociale, erano citati (insieme con ad altri servizi) la formazione, l’ istruzione e l’ accesso a manifestazioni culturali [organizzate da Enti pubblici] -.
Anche nella società civile vi è una conoscenza diffusa di diritti culturali e di loro specificazioni, come nello scritto “Un Manifesto per la Cultura - per una Cultura presidio del Territorio e della coesione sociale” dell’associazione ARCI, dove nella premessa di tale documento si riportano: diritto all'informazione, diritto al sapere e alla conoscenza, diritto alla formazione lungo tutto l'arco della vita, diritto all'educazione e a una scuola pubblica di qualità, diritto alla identità e alla diversità culturale, diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, diritto a godere delle arti e dei beni culturali, diritto all'espressione culturale, diritto a partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici, ecc. E l’art.6 di tale scritto dice: Crediamo necessario promuovere il diritto all’informazione e alla comunicazione, che deve essere garantito e salvaguardato. Un'informazione corretta, obiettiva, diffusa, multiforme (ufficiale e alternativa) permette ai cittadini non solo di ricevere ma anche di essere nella condizione di proporre. Così come la possibilità di comunicare consegna ad ognuno il diritto a rappresentarsi e partecipare attivamente alla definizione dell'immaginario collettivo.
È necessario costruire una rete di informazione su temi inerenti le politiche culturali e
sociali urbane in Europa.
Il confronto arricchisce le proposte, ma soprattutto mette le basi dell'Europa dei cittadini
che vogliamo costruire e gli strumenti sono l'informazione e la comunicazione.
Spiace quella realtà:
Si è giunti al punto della socialità. A tale proposito si parla di “coesione sociale”, come anche di “inclusione sociale”. Anche qui la cultura torna in considerazione: la formazione non formale è un possibile fattore di incontro tra le persone di un certo territorio. Alla coesione sociale si oppongono i fenomeni di marginalizzazione, dati anche dal disagio di non trovarsi integrati in un sistema di relazioni sociali e nel mercato del lavoro. Occorre riscoprire la propria realtà territoriale e l’essere parte di una comunità, entità che sussiste tra il gruppo e la società più in generale - come la società italiana -.
Viene pure in esame il concetto di “capitale sociale”, con cui si possono intendere relazioni, interazioni, reticoli che si formano nella comunicazione e nello scambio tra soggetti di un’area, gruppo o comunità.
Spiace quella realtà:
Scarsa informazione e partecipazione alla vita sociale non sviluppano le potenzialità di attività prive di lucro che possono promuovere la società e gli individui, e richiamano quell’economia di reciprocità ed il mutuo-aiuto più tipico in certe aree rurali. Per attività senza lucro diretto si intendono quelle in base alle quali un lucro potrà forse esserci in futuro, come ad esempio nel conseguire Crediti Formativi Universitari (CFU) partecipando ad iniziative in cui non si ha un profitto immediato -ne potrebbe essere l’esempio tipico il progetto “Tutorship”, conosciuto nell’area provinciale lucchese-.
Spiace quella realtà:
La persona maggiormente formata e ben preparata nel proprio territorio può avere più occasioni di mettere in atto le proprie conoscenze e creatività per la ricerca di un’occupazione, possibilmente secondo la propria scelta e usando opportunamente i canali pubblici a servizio dei cittadini a questo riguardo.
Spiace quella realtà:
Nel tema del lavoro viene in esame la nascita di lavoro autonomo ed imprenditoriale di vario tipo. Si pensa inoltre alle attuali attività di promozione per le imprese già esistenti (ad es. la formazione di associazioni del commercio naturale) e quelle sviluppabili con le più recenti disposizioni legislative (come nuovi sussidi a microimprese che offrano opportunità di stage professionalizzanti). Il raccordarsi alla comunità di un’impresa può voler dire ricevere da piccoli agricoltori/artigiani privati o da giovani del posto aiuti singolari (acquistare prodotti per la vendita, promuovere attività di raccolta di castagne, frutti di bosco, funghi,..; acquisire manufatti artigianali così come elaborati ormai alla portata di privati -di natura informatica o audio-visiva-). Lo sviluppo di determinate attività può essere innovativo e di servizio al territorio - pertanto non esclusivamente legato al turismo esterno - : come, ad es., lo sviluppo di agricoltura sociale o altri sviluppi legati a nuove tecnologie.
Spiace quella realtà:
Nella garanzia di una vita sostenibile nel territorio in esame non può passare in secondo piano la promozione della salute tramite attività che promuovano una “percezione del rischio”. La percezione del rischio è strettamente legata alla comunicazione del rischio. Questa differisce largamente secondo le categorie di persone. Pertanto è importante che questa comunicazione avvenga in modo assai capillare nella comunità, e pure che si tenga conto dei vari rischi per la salute degli abitanti del territorio in esame.
Spiace quella realtà: