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last update: 12 Aug 2002
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L'origine del Mito. La
mia vita iniziò circa vent’anni fa in quel del Tabarracci (noto
ospedale della costa versiliese dalle parti di Viareggio), esattamente
un 28 agosto. Le cronache che parlano di quel giorno affermano che si
trattò di "grandissima giornata del cazzo, in cui il tempo
atmosferico variò dal sereno ventoso, alla tempesta con tanto di
pioggia torrenziale e lampi, e nuovamente al sereno con relativa calma
piatta". Dopo un facile parto cesareo, fui deposto in un lettuccio
candido in mezzo a una stanza con altri marmocchi rognosi che russavano
disturbando il mio placido sonno. Il primo commento su di me lo espresse
la mi’ nonna: "Ci ha du’ palle così!" disse a mia zia che
stava sopraggiungendo per la corsia dell’ospedale.
Dopo la mia
nascita passai circa un anno a casa della mi’ nonna (la mamma doveva
farsi asportare la tiroide e non aveva tempo per me) sballandomi e
facendo scherzi. Una volta mia nonna stava cambiandomi, e dopo la
consueta pulizia dei real paesi bassi, mi prese e mi strinse a sé
coccolandomi con foga. Al che io stordito dall’impeto dell’abbraccio
mollai i rubinetti dabbasso mentre lei diceva: "Lo vedi quanto ti
voglio bene? Quando ti coccolo sento come un calore che mi sale su…
proprio come ora!!!" Si accorse solo dopo, quando ripresasi
dall’estasi d’amore, il mi’ nonno le fece notare la chiazza
acquosa che le scendeva dal petto lungo il vestito. Sempre in
quel periodo il mi’ zio usava far visita a casa proprio verso l’ora
di cena. Io, che non ero proprio un asso nell’arte del mangiare, anzi
ero un dio nello smerdarmi, al vedere mio zio andavo fuori di cervello.
Difatti egli usava salutarmi facendo una faccia stupita e mettendosi le
mani in capo dicendo "Oioiòi la testa!". Io al vederlo lo
imitavo schiaffandomi le mani e tutto il loro contenuto sul capoccione.
Una volta stavo mangiando i pomodori (colle mani, ovvio!) quando lo zio
comparve sulla soglia all’improvviso. In un secondo la catastrofe!!
Avevo in mano il piatto, non oso dire altro. Dopo
quell’anno di spasso, approdai sulle sponde dell’Àdese (il fiume
Adige, vale a dire che mi trasferii dalle parti di Verona), in quel di
Povegliano, dove vissi fino ai 5 anni. Di quel periodo non ricordo
nulla, non so perché. So solo che mi ammalavo ogni due minuti, percui
ero fisso dal dottore. Il ritorno
nella terra natia, fu salutato dal successo in salute e dalla totale
condanna alla solitudine sessuale. Dopo un anno
di asilo dalle suore (in cui mi sfavai del tutto), iniziarono le
elementari, poi finirono e iniziarono le medie. Si faceva solo che del
casino, sia dentro che fuori dalla scuola. Poi finirono anche quelle e
iniziarono le superiori. Approdai al Carducci, conobbi gente del calibro
del Pontigia, del Pista, di Fabio il Benedetti e Lorenzo il Bianchi,
dell’Alderano Ganni, del Berti (non finirò mai di dirlo… TUO DA
MORI’!!!!!!), del Proscia, del Fils, del Barsella, della Noemi, del
Topazzini, del Liberati, del Roni e altri elementi che non nominiamo per
mancanza di spazio. Furono i tempi del Braso!®, del Pacco!®, della
Paranoia e della Devastazione: l’apoteosi si raggiunse al quarto anno
durante lo scambio con gli Spagnoli e al quinto anno a Parigi, colla
Grandini scandalizzata per aver assistito ad uno spaccio vero nel metrò
e io e il Tomei incazzati neri perché le prof ci avevano lasciato fuori
dal Louvre. Passai alla
matura col 60 (/100) perché mi impallai con l’esame orale, feci
un’estate del cazzo, che iniziò quando io, il giorno di San Ranieri,
ricevetti l’esito dell’esame. I miei erano incazzati a bomba, ma
siccome la sera andavano a vedè la luminara a Pisa, io presi su dalla
cantina un paio di bottiglie del peggio vino che avevo e mi diedi al
"bevo per dimenticare". Mi ricordo che ballavo su di una
musica pesantissima e inutile un sabba scatenato e altrettanto inutile
dovuto allo stato di ubriachezza indotto dal vino, mentre inveivo con
tutto il fiato che avevo in gola contro la commissione d’esame. Poi non feci
un cazzo in tutta la stagione, se non andare a Pisa a cercare di
iscrivermi (a inizio Agosto!) o trovarmi con Giulio, Luca, Giacomo, il
Ciaba e Francesco detto Franco in giro al cazzeggio. Verso Settembre mi
contatta un tipo che non vedevo da anni, tale Salvatore Buonaguro, per
sapere se volevo andare con lui e il Guarnieri (che conoscevo dalle
elementari) a Roma. Scopo: incontrare delle tipe che erano state loro
compagne in vacanza studio in Scozia. Ci sono andato, rompendomi
altamente il cazzo, solo per il gusto dell’estraniazione. Ora sono
iscritto a Pisa, facoltà di Ingegneria, dipartimento di Ingegneria
informatica. Mi accorgo ogni giorno che passa che avrei dovuto
iscrivermi a Lingue Orientali, tanto per cambiare.
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