Appunti di Psicologia
Effetti degli interventi terapeuticisulla motivazione al cambiamentoin un gruppo di pazientidei SerT della Liguria
Dr. Valter Spiller (Psicologo-Psicoterapeuta)Quali effetti hanno i vari interventi effettuati nei Servizi per le Tossicodipendenze sulla motivazione al cambiamento dei pazienti? Rispondere a questa complessa domanda è arduo anche perché gli interventi non sempre sono (o possono essere) finalizzati all’abbandono della dipendenza o ad un aumento della motivazione al cambiamento. Come semplice contributo all’ampio e articolato dibattito sul tema riportiamo i risultati preliminari di uno studio, ancora in corso, che ha lo scopo di fornire alcune indicazioni sulle relazioni esistenti fra il livello di motivazione al cambiamento ed alcuni trattamenti effettuati. Data l’esiguità del campione, dai dati riportati possono essere tratti alcuni spunti, che solo il completamento della ricerca potrà confermare. Per effettuare l’analisi della relazione fra motivazione e trattamento è stato utilizzato il MAC/E, un questionario recentemente validato dalla nostra equipe (Spiller et al. 1996). Il test è stato somministrato nella fase di accoglienza a 66 soggetti che si sono rivolti ad alcuni SerT liguri e del basso Piemonte. Gli operatori di riferimento hanno concordato con loro un trattamento e dopo circa 2 mesi per 39 di essi è stato possibile procedere ad una seconda somministrazione del test. Questo strumento ha fornito una stima della motivazione al cambiamento dei soggetti secondo tre parametri distinti: la disponibilità al cambiamento (Prochaska e DiClemente 1982), l’autoefficacia (Bandura 1978) e la frattura interiore (Miller e Rollnick 1991), rendendo possibile valutare gli effetti dell’intervento terapeutico sulla motivazione. Nel MAC/E i tre indici sono indicati rispettivamente con R (dall’inglese Readiness to change), S (dall’inglese Self-efficacy) ed F. I risultati ottenuti evidenziano, dopo due mesi di trattamento, un generale aumento dei valori della disponibilità al cambiamento e dell’autoefficacia e una diminuzione della frattura interiore. Questo significa che chi ha portato avanti una relazione continuativa con i Servizi ha la sensazione di fare concretamente qualcosa per il cambiamento e questo porta ad un aumento della fiducia in se stessi e ad una diminuzione della frattura interiore. Questo risultato sembra essere abbastanza indipendente dal tipo di trattamento farmacologico effettuato. Gli incrementi maggiori della disponibilità al cambiamento e dell’autoefficacia si sono comunque verificati nei pazienti che sono stati indirizzati ad un trattamento con metadone; questi soggetti al momento del primo colloquio d’altronde risultavano avere livelli significativamente più bassi di R ed S e livelli di F più alti. Quali sono stati i motivi di queste variazioni? In relazione agli interventi effettuati il campione era l’espressione dell’interazione di due fattori: quello farmacologico (metadone e naltrexone) e quello relazionale (colloqui). L’analisi dei dati mostra che l’aver iniziato una relazione stabile con gli operatori dei Servizi si accompagna ad un significativo incremento di R ed S e da una altrettanto significativa diminuzione di F [N = 15; per M: t = 4.43, p < .001; per S: t = 3.77, p < .005; per F: t = -3.13, p < .01], mentre il semplice trattamento farmacologico sembra avere solamente l’effetto di ridurre la Frattura interiore [per F: t = -2.38, p < .05]. Le figure mostrano questi risultati.
Dai grafici precedenti si nota inoltre che i pazienti che hanno richiesto (o accettato) di iniziare una relazione di aiuto (colloqui) presentavano, al primo colloquio, livelli di R ed S notevolmente inferiori. Evidentemente questi pazienti non si sentivano di poter contare esclusivamente sulle proprie forze per intraprendere un cambiamento ed erano quindi disponibili ad accettare un aiuto esterno più impegnativo e coinvolgente. Questi risultati sono indipendenti dal tipo di trattamento effettuato in quanto sia i soggetti a Metadone sia i soggetti a Naltrexone mostrano le medesime differenze. In conclusione lo studio sembra evidenziare alcune importanti differenze in relazione ai risultati motivazionali dei trattamenti, mostrando chiaramente la significativa efficacia dell’interazione fra gli interventi farmacologici e gli interventi relazionali. Solo ulteriori studi sulla reale efficacia dei trattamenti potrà dire se esiste una relazione fra gli aspetti motivazionali sopracitati e i reali successi terapeutici conseguiti dai trattamenti. Bandura A. (1978). "Reflections on self-efficacy". Advances in Behavioural Research and Therapy, 1, 237-269. Prochaska J.O., DiClemente C.C. (1982). "Transtheoretical therapy: Toward a more integrative model of change". Psychotherapy, theory, research and practice, 19, 276-288. Miller W., Rollnick S.(1991), Motivational Interview. Preparing People to Change Addictive Behavior, The Guilford Press, New York. Trad. italiana, Il colloquio di motivazione (1994), Erikson, Trento. Spiller V., Guelfi G.P. "La valutazione della motivazione: Il questionario MAC/E". Comunicazione al convegno "Dipendenze: i confini e l’orizzonte", Padova 26-28 settembre 1996.
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