Appunti di Psicologia
Copyright 1995-1996-1997 by Dr. Salvatore Manai
LA VALUTAZIONE DELLA MOTIVAZIONE
NELLE DIPENDENZE DA SOSTANZE
Il questionario MAC/E
Dr. Valter Spiller (Psicologo-Psicoterapeuta)
Dr. Maurizio Scaglia (Psicologo-Psicoterapeuta)
INTRODUZIONE
Quando si affrontano le problematiche relative al trattamento
delle dipendenze da sostanze molto spesso è fondamentale
esaminare i fattori relativi alla motivazione al cambiamento.
Questo aspetto assume una importanza critica quando
lattuazione di interventi giudicati opportuni viene
ostacolata dallatteggiamento dei pazienti, che appaiono
poco motivati, hanno ricadute immediate o troppo frequenti. Il
buon esito del trattamento viene spesso ostacolato da una
persistente ambivalenza, con una concomitanza di spinte in
direzioni opposte che provoca continue oscillazioni fra diverse
posizioni in contrasto fra loro. Questa posizione non è comunque
esclusiva dei trattamenti delle dipendenze da sostanze in quanto
i processi decisionali avvengono in genere proprio soppesando i pro
e i contro di ciascuna possibilità, in un processo
che può lasciare "indecisi" anche per lungo tempo
(Janis e Mann 1977).
Lanalisi dei fattori motivazionali che spingono al
cambiamento si può effettuare valutando tre aspetti distinti:
quanto il paziente si sente pronto a cambiare,
mediante la collocazione nel modello degli stadi del cambiamento
(Prochaska e DiClemente 1986); quanto ritiene di essere in
grado di cambiare, mediante una valutazione della fiducia
nelle proprie possibilità (autoefficacia, Bandura 1977);
quanto forte sente la spinta al cambiamento,
mediante una valutazione delle sue contraddizioni interne (frattura
interiore, Miller e Rollnick, 1991).
Lo studio, la valutazione e gli interventi sulla motivazione sono
la base su cui si fonda l'approccio motivazionale (Miller,
1983, Rollnick 1994), un modello di counselling e terapia che,
con atteggiamenti e tecniche definite, permette di intervenire
attivamente sulla motivazione del paziente, stimolandone, se
necessario, un accrescimento ed aumentando la sua disponibilità
ad accettare i trattamenti più opportuni. Recenti studi hanno
dimostrato una maggiore efficacia dellapproccio
motivazionale nel trattamento delle dipendenze rispetto ad altri
approcci più tradizionali (Saunders ed al., 1995) ma sono
necessario comunque ulteriori studi per confermare questi primi
risultati.
Parallelamente alle attività cliniche che hanno portato ad una
prima sistematica applicazione dei principi dell'approccio
motivazionale nel trattamento dei pazienti tossicodipendenti il
nostro gruppo di lavoro ha ritenuto utile sviluppare uno
strumento psicometrico originale in grado di fornire una
valutazione della motivazione al cambiamento. Esso è stato
pensato come un aiuto nella scelta del trattamento più adeguato
alle caratteristiche motivazionali del paziente (Miller 1987;
Guelfi 1994) e come strumento di ricerca per analizzare le
relazioni fra la motivazione ed altre variabili significative.
In questo lavoro presentiamo i risultati della validazione di un
questionario per la valutazione della motivazione al cambiamento
e alcune riflessioni sui risultati ottenuti dalle sue prime
applicazioni. Lo strumento è stato pensato per la dipendenza da
eroina ed è denominato MAC/E (Motivazione Al
Cambiamento/Eroina); rappresenta la naturale evoluzione della
versione italiana del Readiness To Change Questionaire (Rollnick
ed al. 1992) al cui sviluppo la nostra équipe ha recentemente
lavorato (Spiller ed al. 1994, Scaglia ed al. 1995, Deodato ed
al. 1995). Il MAC/E fornisce una valutazione che permette sia la
collocazione della persona nel "continuum" degli stadi
del cambiamento, sia una analisi delle capacità dinamiche dei
soggetti, ossia la possibilità di muoversi da uno stadio
all'altro, con una stima della autoefficacia e della frattura
interiore.
Lapplicazione del MAC/E potrà permettere di valutare il
peso di tali fattori sia nella scelta dei trattamenti sia nei
loro risultati. Alcune indicazioni sulle relazioni fra questi
aspetti sono già state evidenziate in alcuni nostri studi
(Spiller e Scaglia 1996, Spiller ed al. 1996). Sono in fase di
attuazione i protocolli per la validazione e lutilizzo di
versioni parallele per lalcol, il fumo di sigarette e
luso di hashish.
ALCUNI RIFERIMENTI TEORICI
Gli stadi del cambiamento
Una interessante prospettiva per comprendere i processi del
cambiamento ci viene offerta dal modello
transteorico di Prochaska e DiClemente che indica
come sia necessario adeguare il tipo di intervento alla
motivazione del paziente e al suo grado di disponibilità al
cambiamento (DiClemente 1994). Quest'ultimo aspetto viene
sintetizzato dalla possibilità di collocare il paziente in sei
diverse posizioni: al primo stadio, di Precontemplazione, caratterizzato
dalla assenza di un riconoscimento della dipendenza come un
problema, segue lo stadio di Contemplazione, caratterizzato
dall'emergere di dubbi e contraddizioni che portano ad una sempre
più marcata ambivalenza sull'uso della sostanza. Dopo questo
stadio, se si accentua la spinta al cambiamento, si raggiunge lo
stadio della Determinazione, a volte chiamato anche Preparazione,
in cui viene ricercata attivamente una soluzione, che, una volta
messa concretamente in atto porta in paziente nello stadio della Azione,
in cui i cambiamenti vengono concretamente sperimentati. Se hanno
successo, dopo qualche tempo (circa sei mesi) il paziente entra
nella fase di Mantenimento, in cui le nuove abitudini
hanno il tempo di consolidarsi fino ad un eventuale definitivo
abbandono del problema. Questo percorso, assai spesso, non è
lineare, bensì "ciclico" in quanto in qualsiasi
momento del processo può verificarsi una Ricaduta che
riporta il paziente agli stadi precedenti.
Il modello transteorico suggerisce che i vari interventi possono
favorire o meno un avanzamento nel processo di cambiamento a
seconda dello stadio in cui il paziente si trova: non esistono
quindi interventi giusti o sbagliati di per se, ma solo
trattamenti opportuni o meno, momento per momento.
Autoefficacia e frattura interiore
Per autoefficacia, si intende la fiducia di un
individuo nella propria capacità di attuare un comportamento
prestabilito. Si tratta di un insieme di valutazioni del soggetto
rispetto alla propria possibilità di raggiungere un obiettivo
specifico in un tempo determinato (Bandura 1982). Nel campo delle
dipendenze il concetto di autoefficacia ha avuto notevole
sviluppo e presuppone che anche i comportamenti di dipendenza
possono essere tenuti sotto controllo dallindividuo e che
le persone, poste nelle condizioni adeguate, siano in grado di
decidere di smettere, modificare o limitare il consumo della
sostanza da cui dipendono (DiClemente 1986).
Esistono significative relazioni fra il livello di autoefficacia
e la disponibilità ad effettuare un trattamento terapeutico. Un
livello di autoefficacia molto alto può ostacolare
lentrata in terapia, poiché lindividuo è convinto
di vincere la dipendenza con uno sforzo minimo. Nelle fasi
iniziali del cambiamento sembrerebbero preferibili livelli medi
di efficacia, poiché gli individui sono maggiormente disponibili
alla persuasione e ai nuovi modelli di comportamento proposti
dalloperatore (Bandura, 1984). Numerosi studi sono concordi
nel sostenere che, nel corso del trattamento, a partire dallo
stadio di contemplazione, il livello dellefficacia sia
destinato a salire costantemente fino allo stadio di Mantenimento
(DiClemente ed al, 1993).
Per frattura interiore si intende la percezione
delle contraddizioni esistenti tra la propria attuale condizione,
ed importanti aspirazioni, valori e mete ideali; essa trae le sue
origini dalla teoria della dissonanza cognitiva (Festinger, 1957)
e può essere intesa come la consapevolezza del conflitto che si
pone quando la situazione presente (comportamenti, atteggiamenti,
ecc.) restituisce una "definizione" incompatibile con
la propria immagine di Sé (Steele e Liu 1983).
La percezione di una contraddizione tra ciò che si pensa di
essere e ciò che si vorrebbe essere è, solo in certe
condizioni, un pungolo che spinge a rivedere e modificare il
comportamento: la percezione di una frattura interiore è
dolorosa e la sua ampiezza deve essere "ridotta", entro
breve tempo, con qualsiasi mezzo, anche in maniera patologica,
come nei casi in cui, invece di modificare comportamenti o
atteggiamenti problematici, si utilizzano in misura amplificata i
meccanismi psicologici di difesa come negazione, proiezione e
razionalizzazione, o il rafforzamento di una identità negativa
(Steele e Liu 1981, Steele 1988, Scaglia ed al. 1996).
IL MAC/E
Il MAC/E è composto da 24 frasi a cui bisogna rispondere
secondo una scala a 5 livelli che indica il grado di accordo o
disaccordo con il suo contenuto . Alle 5 possibili risposte viene
attribuito un punteggio da 0 a 4 e questi punteggi,
opportunamente raggruppati, vengono sommati per ottenere i valori
degli aspetti che si intende valutare.
Il test utilizza 12 item per i primi quattro stadi del
cambiamento, 6 per l'autoefficacia e 6 per la frattura interiore.
In questi due ultimi casi i sei item sono stati divisi in due
gruppi di tre item ciascuno, che indicano rispettivamente la
presenza e l'assenza dell'aspetto considerato. Questo artificio
è stato introdotto per evitare che dodici affermazioni in una
unica direzione potessero risultare suggestive per il paziente.
Nella fase di validazione era stata aggiunta una ulteriore scala
con lo scopo di fornire una valutazione sull'affidabilità del
test (AF). Questa scala è stata inserita per testare se esista
una tendenza del paziente a sopravalutare volontariamente la
propria motivazione al cambiamento allo scopo di fornire
all'operatore una migliore immagine di se. Gli item di questa
scala sono stati ideati prendendo spunto dei risultati di alcune
ricerche sullattendibilità delle autovalutazioni
(Hartshorne ed al. 1930, Hathaway e McKinley 1943). Alla luce dei
risultati ottenuti questa scala non è stata immessa nella
versione definitiva del test.
METODOLOGIA DELLA RICERCA
Il MAC/E è stato somministrato ad un campione di 185
pazienti, di cui 125 provenienti da otto Sert liguri e del basso
Piemonte, 24 provenienti da tre comunità residenziali e 36 da
due progetti di reinserimento sociale. Per ottenere un campione
adeguato alle necessità del disegno sperimentale sono stati
inclusi nel campione un certo numero di pazienti in trattamento
con metadone a mantenimento "a bassa soglia".
Il primo obiettivo della validazione consiste nell'analisi
dellaffidabilità
dellautosomministrazione, mediante il confronto dei
punteggi della scala AF fra il gruppo sperimentale ed il gruppo
di controllo. Il secondo obiettivo consiste nellanalisi
della consistenza interna del test, per valutare se
esso sia coerente con i presupposti che hanno portato alla sua
realizzazione. Il terzo obiettivo consiste nell'analisi della validità
concorrente. Per ottenere tale valutazione è stato
utilizzato un campione costituito dal sottogruppo di 126 soggetti
contattati dalle varie strutture per un primo colloquio e quindi
non conosciuti dagli operatori. Per questo scopo è stata
utilizzata una valutazione parallela ottenuta con un semplice
test denominato i Ritratti , ideato e validato in
precedenza dalla nostra équipe per fornire una valutazione
numerica della disponibilità al cambiamento attendibile e
comparabile con quella derivata dall'esperienza clinica dei
colloqui con il paziente (Spiller ed al. 1996).
Somministrando ai soggetti i Ritratti insieme al MAC/E è stato
possibile ottenere una autovalutazione di controllo della
motivazione al cambiamento. comparabile con quella ottenuta dal
MAC/E. Gli operatori che aveva effettuato i colloqui dovevano
valutare la motivazione del paziente compilando una analoga
scheda dei Ritratti prima di conoscerne i risultati.
La rilevazione di informazioni riguardo ad alcuni dati
socio-anagrafici, all'uso di sostanze e ai trattamenti concordati
ha reso possibile uno studio preliminare delle relazioni fra
questi fattori e la motivazione al cambiamento.
RISULTATI
La scala di affidabilità
La scala AF ha riportato valori medi assolutamente comparabili
con quelli di un gruppo di controllo costituito da 90 persone non
tossicodipendenti [gruppo sperimentale: AFmedia
=10,98; gruppo di controllo AFmedia=10,69]. Non è stata
rilevata inoltre alcuna relazione significativa fra il punteggio
di AF e le differenze nella valutazione, fra paziente e
operatore, delle sei scale del MAC/E. Non sembra dunque esistere
una intenzionale compiacenza nei confronti delle aspettative
delloperatore nella compilazione del MAC/E e i pazienti del
campione non sembrano "mentire" più di quanto abbiano
fatto le persone del gruppo di controllo (costituito sia da
colleghi dei SerT sia da persone al di fuori dellambiente
sanitario).
Consistenza interna
Gli item sono stati sottoposti ad una analisi fattoriale per
valutare se si raggruppano secondo le ipotesi. Le quattro scale
relativa agli stadi del cambiamento costituiscono fattori
separati ed evidenziabili, con una ottima definizione fattoriale
per ognuna di esse. Questi fattori spiegano il 68,7% della
varianza totale dei singoli item. Risultato analogo si ottiene
dall'analisi fattoriale dei 12 item relativi ad Autoefficacia e
Frattura interiore, che mostra come anche questi due fattori
siano chiaramente identificabili. Essi spiegano il 64,3% della
varianza totale degli item. L'analisi dell'indice alfa di
Cronbach conferma che i sei gruppi di item possiedono le
ipotizzate proprietà di scala
Validità concorrente
Per quanto riguarda lautovalutazione, le correlazioni
fra i punteggi del MAC/E e dei Ritratti sono altamente
significative per tutte le variabili (p<.001 o superiori). Il questionario quindi, pur utilizzando una metodica induttiva più complessa, dimostra di avere un ottimo parallelismo con i Ritratti. Risultati simili (anzi migliori) si sono ottenuti correlando le valutazioni del MAC/E con quella ottenute dalla compilazione dei Ritratti da parte dell’operatore; in questo caso risulta evidente come il MAC/E fornisca una valutazione della motivazione evidentemente comparabile con quella derivata dell'esperienza clinica con il paziente.
Questi risultati, nel loro complesso, ci portano ad affermare che
il MAC/E può essere considerato uno strumento valido per la
valutazione della disponibilità al cambiamento.
COME UTILIZZARE IL MAC/E
Come si è visto il MAC/E è in grado di fornire direttamente
alcuni indici utili per una immediata valutazione della
motivazione al cambiamento. Nellesposizione delle
metodologia di valutazione dei risultati abbiamo ritenuto più
semplice procedere ad una analisi separata per gli stadi del
cambiamento, lautoefficacia e la frattura
interiore, anche se è dallintegrazione di questi tre
aspetti che può essere ricavato un quadro di insieme delle
caratteristiche motivazionali del paziente.
Gli stadi del cambiamento
Per quanto riguarda gli stadi del cambiamento, un primo
semplice metodo per valutare la motivazione consiste
nell'assegnare il soggetto allo stadio in cui ha ottenuto il
punteggio più alto. Questo metodo fornisce una prima indicazione
di massima sullo stadio prevalente rispetto agli
altri. Nel caso in cui si rilevi un identico punteggio in due
stadi contigui il soggetto viene assegnato per convenzione nello
stadio più avanzato. Può comunque essere utile mantenere per
completezza questa informazione annotando anche lo stadio di
transizione. In tal modo, oltre ai quattro stadi
Precontemplazione (P), Contemplazione (C),
Determinazione (D), e Azione (A), si possono
ottenere tre valutazioni intermedie, P/C, C/D, D/A, per i
soggetti che hanno ottenuto nei rispettivi stadi prevalenti lo
stesso punteggio.
Il criterio di assegnazione allo stadio prevalente appare
comunque piuttosto riduttivo, in quanto non rende ragione della
complessità della valutazione ottenibile con il MAC/E. Un
modello interpretativo più appropriato, per quanto riguarda gli
stadi del cambiamento, risulta essere la costruzione di un profilo
di motivazione. Questo profilo si ottiene riportando i
punteggi dei quattro stadi P, C, D, A su un semplice grafico
ottenendo una valutazione del livello di disponibilità al
cambiamento del soggetto che renda ragione "a colpo
d'occhio" della globalità dei punteggi ottenuti nei quattro
stadi.
Le informazioni sui punteggi degli stadi del cambiamento sono di
grande importanza in quanto forniscono utili indicazioni sugli
obiettivi che è possibile perseguire con successo negli
interventi con i pazienti. A seconda dello stadio in cui un
paziente si trova esistono infatti obiettivi differenti che
possono essere raggiunti e, di conseguenza, interventi più o
meno opportuni, in accordo con le indicazioni del modello
transteorico (Prochaska e DiClemente, 1982).
Nonostante la chiarezza valutativa dei profili, per poter
disporre di un unico indice numerico che ne riassuma l'andamento
è stato ideato lindice di disponibilità al
cambiamento (R, dallinglese "Readiness to
change": essere pronti a cambiare), che si ottiene in
modo relativamente semplice dai punteggi dei quattro stadi del
cambiamento.L'indice R, che si distribuisce con discrete
sovrapposizioni fra gli stadi prevalenti per rendere ragione
dell'andamento dei profili, è utile per fornire una valutazione
numerica di sintesi della disponibilità al cambiamento,
utilizzabile per successive stime ed analisi.
Lautoefficacia e la frattura interiore
Lautoefficacia e la frattura interiore
possono essere immaginate come le "energie" che animano
il soggetto verso la ricerca di soluzioni diverse dalla
dipendenza. Il senso di autoefficacia può essere immaginato come
lattivatore delle energie disponibili per il cambiamento
(Bandura 1976), mentre la frattura interiore come la guida che
definisce gli obiettivi da raggiungere. Il MAC/E fornisce per
questi due aspetti, due indici direttamente utilizzabili per un
completamento della valutazione della disponibilità al
cambiamento.
Lautoefficacia (nel MAC/E è indicata con S,
dallinglese self-efficacy) nel campo dell'uso di
sostanze è stato identificato come uno dei fattori prognostici
più significativi in relazione all'esito dei trattamenti e nella
prevenzione della ricaduta (DiClemente ed. al. 1995, Ceva ed al.
1996). I soggetti che nel MAC/E presentano bassi punteggi di
autoefficacia hanno scarsa fiducia nelle proprie possibilità o
hanno ancora una forte tentazione alluso di sostanze; sono
in questo caso indicati interventi tendenti ad innalzare il
livello di autoefficacia. Un livello molto elevato di
autoefficacia potrebbe essere di ostacolo nellaccettare un
aiuto (dai Servizi, da gruppi di auto-aiuto, ecc.), in quanto la
persona, a volte in modo non ragionevole, è fortemente convinta
di essere in grado di far fronte alla situazione con i propri
mezzi e non sente la necessità di aiuti esterni (DiClemente ed.
al. 1985).
Il campione utilizzato per la validazione ha rivelato una
relazione molto significativa fra il livello di autoefficacia e
alla disponibilità al cambiamento [N = 185, r =
.52, p <.0001]. In accordo con quanto già rilevato in precedenti studi
(DiClemente 1986), al crescere di R è risultata crescere
proporzionalmente anche S, passando da un minimo in
corrispondenza dello stadio di precontemplazione ad un massimo
nella stadio di azione, come mostrato in figura.
La frattura interiore (F), ossia la
discrepanza fra la situazione attuale del soggetto e la
condizione che egli vorrebbe ottenere, in base ai propri valori
ed alle aspettative di se, è un concetto assai ampio che
abbraccia condizioni emotive ed esperienziali molto complesse. La
percezione di una frattura interiore è basilare per motivare la
scelta di un cambiamento. Chi presenta al MAC/E bassi livelli di
frattura interiore potrebbe non sentire chiaramente la necessità
di un cambiamento (Precontemplazione e Contemplazione precoce).
Un basso livello di frattura interiore è presente anche in chi
ha effettuato e consolidato con successo un cambiamento
(Mantenimento). I risultati dellapplicazione del MAC/E
hanno rivelato inoltre che la frattura interiore si presenta
nella sua massima intensità nel momento in cui viene presa la
decisione di cambiare (Determinazione).
La situazione ideale per intraprendere un cambiamento dovrebbe
quindi identificarsi con la condizione in cui ad un alto livello
di frattura interiore si affianca un altrettanto alto livello di
autoefficacia. Il campione utilizzato per la validazione del
MAC/E mostra come al crescere della frattura interiore vi sia una
diminuzione costante e significativa del livello di autoefficacia
(N = 185, r = -.34, p <.0001). Questo risultato ci illumina sulla difficoltà, ma anche sulla necessità terapeutica di perseguire sia un aumento dell’autoefficacia, sia un incremento della frattura interiore, perché solo dal contemporaneo accrescimento di questi due aspetti può derivare una adeguata spinta al cambiamento.
ANALISI DI ALCUNI DATI DEL CAMPIONE
Il disegno sperimentale che ha portato alla
validazione del MAC/E non ha avuto lo scopo specifico di
analizzare le relazioni fra motivazione ed altre variabili
significative; il protocollo ha comunque previsto la rilevazione
di alcune notizie su dati socio-anagrafici, trattamenti
precedenti ed interventi successivi ai colloqui di accoglienza,
che hanno permesso di effettuare una semplice analisi delle
relazioni fra le caratteristiche dei pazienti, le scelte
terapeutiche degli operatori e la valutazione del livello di
motivazione ottenuto con il MAC/E.
I dati riportati, per ragioni di omogeneità, si riferiscono
solamente ai 125 soggetti del sotto-gruppo di pazienti contattati
presso gli otto SerT. Di questi pazienti 66 sono stati visti per
una prima visita e 59 sono pazienti conosciuti dai Servizi, in
trattamento metadonico a mantenimento "a bassa soglia".
I soggetti del campione si collocano prevalentemente in stadi
avanzati di motivazione e gli aspetti motivazionali risultano
indipendenti dal sesso, dalla durata della dipendenza e dall'età
dei soggetti. Risulta invece significativa la relazione con la
lunghezza del periodo di astinenza: i soggetti che hanno avuto
successo nel rimanere astinenti più a lungo presentano livelli
più alti di R [N=125, r = .35 p <.0001] e di S
[N=125, r = .30 p <.001] e più bassi di F [N=125, r
= -.21 p <.05].
Per quanto riguarda gli interventi concordati con i 66 pazienti
afferiti al SerT per una prima visita, si nota una corrispondenza
abbastanza evidente fra il tipo di trattamento ed il livello
motivazionale del paziente. Gli operatori hanno indicato
trattamenti con antagonisti (o nessun trattamento farmacologico)
a soggetti con livelli motivazionali significativamente
più elevati, mentre il metadone, o le disintossicazioni
farmacologiche, senza ulteriori interventi, sono state prescritte
ai soggetti meno motivati. In particolare le differenze fra i
gruppi a Naltrexone e a Metadone sono significative [N = 34, per R:
t = 4.1 p <0.001; per S: t = 3.9 p <0.001; per F: t = -3.2 p <0.005].
E interessante notare che le disintossicazioni
farmacologiche sembrano sorprendentemente associarsi con livelli
motivazionali non particolarmente elevati. Questo risultato
potrebbe derivare dalla indisponibilità, in alcuni dei Servizi
coinvolti nella ricerca, di trattamenti con sostitutivi che ha
indotto a "dirottare" verso interventi di
disintossicazione anche pazienti poco motivati.
Un discorso a parte meritano i pazienti del gruppo a metadone a
mantenimento. Essi hanno i valori degli indicatori motivazionali più
bassi rispetto ai pazienti assegnati ai trattamenti
metadonici dopo una prima visita. Le differenze sono
significative per R [N = 84; t = 3.4; p <0.001] ed F
[N = 84; t = 3.2; p <0.005]. Dai dati a nostra disposizione non
è possibile chiarire se i pazienti a metadone protratto
rappresentino il sottogruppo effettivamente meno motivato
dei pazienti che si rivolgono ai SerT (un sottogruppo di
"pazienti difficili" che comunque non potrebbe accedere
a nessun altro trattamento), oppure se sia stato il trattamento
stesso, con i suoi effetti "stabilizzanti", a diminuire
la spinta al cambiamento, favorendo in qualche modo il perdurare
della condizione di dipendenza.
I risultati ottenuti sul campione utilizzato per la validazione
indicano complessivamente una buona significatività clinica del
MAC/E, che si è dimostrato in grado di discriminare il gruppo
dei pazienti in relazione a numerose importanti variabili
significative.
IL MAC/E NELLA RELAZIONE CON IL PAZIENTE
La struttura del MAC/E permette di utilizzare
il test non solo per ottenere una valutazione dei livelli di
disponibilità al cambiamento, autoefficacia e frattura
interiore, ma anche come elemento attivo allinterno del
colloquio per favorire la disponibilità al cambiamento. Questo
si ottiene, secondo le indicazioni dellapproccio
motivazionale, mettendo in evidenza e stimolando le affermazioni
automotivanti, ossia le affermazioni del paziente
riguardanti il riconoscimento del problema, le preoccupazioni
ad esso legate, l'intenzione di cambiare e la fiducia
nelle proprie possibilità di cambiamento.
Per questo scopo il MAC/E può essere di grande utilità in
quanto è costituito da una serie di affermazioni su questi
quattro aspetti nodali, con cui il paziente deve confrontarsi.
Invitando il paziente a specificare ed ampliare le risposte date
a particolari item del MAC/E, viene posta lattenzione sugli
argomenti che sono maggiormente utili per un aumento della
motivazione al cambiamento. Abbiamo notato che questa modalità
di intervento, che parte direttamente dalle valutazioni fatte del
paziente stesso, supera più facilmente eventuali difese e
reticenze, e permette di approfondire importanti aspetti legati
alla motivazione al cambiamento. Il paziente, se ha compilato il
MAC/E con convinzione, si riconosce nelle risposte fornite ed è
disposto a commentarle (a volte lo richiede egli stesso
esplicitamente).
A questo scopo gli item di contemplazione sono
estremamente utili per affrontare uno dei temi chiave nei
interventi sulluso di sostanze: lambivalenza. Essi
permettono di entrare nellarea dei "pro" e dei
"contro" delluso e della sua interruzione.
Possono essere utilizzati direttamente per affrontare ed
analizzare le spinte nelle due direzioni opposte, oppure
diventare il mezzo per introdurre uno strumento come la bilancia decisionale (Velicer ed al. 1985, Ceva ed al. 1996). Utilizzando le
risposte del test a volte è più facile aprire il tema delle
inevitabili contraddizioni fra comportamenti ed intenzioni; nella
fase iniziale del trattamento (ma non solo) si può correre il
rischio di sottovalutare i conflitti causati
dallambivalenza, che, se espressa in modo implicito o poco
chiaro, può far immaginare una alta motivazione al cambiamento,
mentre in realtà essa non è ancora pienamente sviluppata. Il
commento agli item del MAC/E può favorire una chiarificazione in
merito.
Gli item di determinazione sono particolarmente utili per
approfondire quali sono stati i motivi che hanno spinto a
prendere la decisione di richiedere un intervento. Prendendo
spunto dalle risposte del test possono essere indotte alcune
riflessioni sui motivi che hanno portato alla decisione di
cambiare, se vi sono state altre volte in cui si è sentito
determinato, su quale cambiamento si aspetta, su cosa succederà
se il cambiamento avrà successo.
Altrettanto utili sono gli approfondimenti legati agli item
relativi alla autoefficacia per amplificare e sostenere
questo aspetto, legandolo alle concrete esperienze del paziente.
Essi sono utili per approfondire le sensazioni di adeguatezza e
di ottimismo del paziente. Possono essere favorite elaborazioni
circa i motivi che fanno ipotizzare un successo nella decisione,
altri periodi in cui le cose andavano bene, gli elementi concreti
che rendono probabile il successo, situazioni difficili del
passato affrontate efficacemente.
Anche gli item relativi alla frattura interiore, sono
particolarmente utili per esplorare più a fondo le
preoccupazioni ed i valori del paziente. Il commento a queste
risposte può aprire la strada per affrontare alcune questioni
nodali circa il cambiamento, ed in particolare linfluenza
che il comportamento ha avuto nellostacolare importanti
obiettivi personali del paziente. Questo gruppo di item permette
di esaminare argomenti come gli importanti valori personali che
il comportamento dipendenza ha ostacolato, le preoccupazioni più
importanti circa luso di sostanze, le conseguenze estreme
del comportamento di dipendenza, quali mete potrebbero essere
realizzate dopo un eventuale cambiamento.
Utilizzato in questo modo il MAC/E si avvicina ad essere una
specie di traccia, per un colloquio "guidato" sugli
aspetti motivazionali che maggiormente facilitano il cambiamento.
Il fatto che questa guida sia fornita dal paziente stesso,
attraverso le frasi del MAC/E che egli usa per spiegarsi,
permette un ingresso non intrusivo nelle sue tematiche interiori
e comunica una maggiore sensibilità in quanto accoglie come
punto di partenza ciò che il paziente vuole far sapere di sé.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Da quanto emerso dalla ricerca il MAC/E ha
dimostrato di essere uno strumento valido per la valutazione
della motivazione. Esso è in grado di fornire un profilo
motivazionale del paziente, una valutazione delle capacità
(autoefficacia) e della spinta (frattura interiore) verso il
cambiamento. Il MAC/E ha dimostrato di essere in grado di
discriminare il campione utilizzato per la validazione in merito
ad alcune importanti caratteristiche. La sua struttura ne
consente inoltre lutilizzo allinterno della relazione
con il paziente come strumento per favorire un aumento della
motivazione al cambiamento.
Riteniamo necessario a questo punto attivare progetti che ne
sperimentino un concreto utilizzo clinico e consentano di
valutarne la validità predittiva.
Il MAC/E ed il relativo protocollo di utilizzo sono
disponibili contattando il Dott.
Valter Spiller presso il SerT
U.S.L. N° 3 Genovese, Sal. S. Francesco da Paola 9A, Tel.
010/255272 - 265184, Fax 2463404, Email wspiller@tn.village.it.
Sono stati avviati inoltre i protocolli per la validazione e
lutilizzo di versioni parallele per lalcol, il fumo
di sigarette e luso di hashish.
Bibliografia
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