Manifesto del M.U.C.C.A.
(Movimento per l'Uso
Creativo del Citofono Audio)
Premessa
Nell'era della comunicazione di massa,
del villaggio globale, quando i media e l'informazione corrono, quasi in tempo reale, da
un capo all'altro della Terra, quando la tecnologia della comunicazione si spinge verso
sempre più mirabili traguardi, più fedeli riproduzioni del vero, dopo Andy Warhol, Tom
Wesselmann, Roy Liechtenstein, che indubbiamente hanno legato le loro opere alla realtà
di scienza applicata che li circondava, dissacrandola è vero, ma pur celebrandola, dopo
"Il pendolo di Foucault", esempio di libro massmediologico, plurilinguistico,
anni dopo Gadda, è vero, ma edito con eccezionale tempismo, dopo l'uscita, in edizione
economica, di "Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta", ecco che
il cittadino medio del villaggio globale si trova in una situazione di angoscioso
paradosso: egli vive in un mondo, l'abbiamo già detto, tecnologico che, però, gli incute
paura: le mamme basiscono se l'ascensore in cui è il frugoletto si blocca per un banale
incidentino risolvibile da chiunque con un po' di calma e le sole conoscenze dell'alfabeto
e della lingua corrente, il telefono che fa le bizze riduce alcuni in stati di profonda
prostrazione, un piccolo insolito rumorino della macchina nuova determina altri a
disfarsene immantinente anche a danno del proprio tornaconto, eppure con un minimo di
razionalità si risolve la maggior parte di queste impasses che possono occorrere a
chiunque faccia uso delle risorse che la moderna tecnica ci fornisce.
Seconda Premessa
A noi tutto questo non sta bene.
Non ci sta bene affatto.
Protasi
Noi vogliamo instillare nell'uomo del secolo vigesimoprimo il benefico tarlo del dubbio.
Vogliamo porlo di fronte alla rottura dei paradigmi fossilizzanti pei quali ogni attività diventa routine.
Vogliamo valorizzare, ad hoc, ogni meravigliosa scoperta che ci rende la vita più comoda e colpire con lo schiaffo e col pugno tutte le bastardaggini tecnologiche, ivi comprese le penne con orologino al quarzo, gli spazzolini da denti con carillon, le macchinette da caffé espresso per autovettura, l'indispensabile infila-aghi e l'originale statuetta che serve il liquore facendo pipì.
E per esperire questa nostra missione,
per aprire gli occhi all'uomo che ignaro si avvia verso un medioevo tecnologico retto da
malfidati elettrotecnici, improbabili meccanici, esoterici idraulici, vogliamo celebrare
il media più bistrattato, quello che più ha subito, negli anni della rivoluzione
informatica, lo scotto della sua ingenua, basilare comodità presto mutatasi in ingrata
necessità: il citofono.
Il Citofono
Maraviglioso stromento di patente semplicità, il Citofono ci ha liberato dalla schiavitù di doverci sporgere nella notte buia per accertarci che'l viatore il quale, solingo, ci chiedesse di ovrir l'uscio sia proprio quel buzzurro del piano di sotto che non si porta mai le chiavi e che ora deve entrare dalla finestra.
Ci ha dato il piacere di riconoscere dal suono della voce l'arrivo della persona cara che semplicemente alla nostra ovvia, ma gioiosamente posta, domanda- che comunque faceva trasparire tutto il nostro gaudio dell'usufruire di tanta magnificenza- "Chi è?" rispondeva un confidenziale, legittimo, fiero "Sono io!".
Ma, ahimè, tale è l'abitudine.
Questa prima, spontanea formula è ora diventata la più sciatta prassi nell'uso del citofono e al sempre interessato quesito "Chi è?" evidente simbolo dell'anelito umano a sempre più conoscere, più profondamente indagare, si contrappone un "Sono io!" stanco e sarcastico, rassegnato nell'impotenza di essere qualcun'altro, prosaica ironia di chi dice "ma chi vuoi che sia a quest'ora?" o affannosa frettolosa affermazione di identità quasi qualcuno potesse diventare noi se subito non ci palesassimo all'interlocutore, primi nel rispondere, quasi all'unisono con la domanda.
Altri, più autoritario, alla canonica richiesta esordisce con uno iussivo "Apri!" quasi gli fosse dovuto, e non si rende conto di travalicare così il principio informatore stesso del citofono che è acciò stato realizzato, affinché si apra solo a persone che si vuol ricevere.
Per non parlare, poi, di chi "Amici!" si qualifica, lasciando alla buona fede del domestico la decisione di aprire: che cos'è questo se non lo spettro del Cavallo di Troia di liceale memoria?
Ci è altresì inviso chi non risponde con proprietà alla domanda canonica, la quale è "Chi è?" e vuole una precisa risposta, univoca.
Vi è infatti chi, riconosciuta la voce di chi chiede, risponde col chiamarlo, e "mamma" si sente rispondere la donna alla cornetta e tutta piena di orgoglio muliebre s'affretta a pigiare il pulsante che abbatterà gli ostacoli fra sé e la sua progenie, ma non s'avvede dell'enorme conflitto filosofico e d'identità venutosi a creare per quell'affrettato pigolìo. "Chi è?" chiede la mamma ed, a rigore, vuole intendere "Chi è che suona?". Non è nei suoi intenti, badate, accertarsi dell'identità di chi bussa proponendogli un quesito che, risolto, le darebbe la sicurezza che si tratti di persona conosciuta: non dice "Chi sono?", dice "Chi è?" e non si adopera nemmeno a contraffare la voce per rendere più difficile il compito del questuante, il quale, non solo non si avvede di questa lampante differenza di intenzioni, ma apparecchia un paradosso schizofrenico che sfocia in un dilemma classico. Questo malaccorto che cosa risponde al "Chi è (che bussa)?"
MAMMA!
Affermando così o l'ubiquità della madre o l'alienazione della stessa, la quale parlerebbe da sola. Non solo, ma l'identificarsi con la madre ha conseguenze sulla psiche del fanciullo che Sigmund Freud ha già abbondantemente trattato e che evitiamo di ribadire poiché non potremmo aggiungere niente di nuovo.
Ah, se nella Vienna di Freud fossero
stati impiantati dei citofoni: quali enormi passi avanti avrebbe potuto compiere la
scienza psicanalitica!
Conclusioni
Alla luce di queste considerazioni di
siffatta evidenza e chiara gravità, proponiamo di rivalutare questo bistrattato quanto
meritorio mezzo di comunicazione con un uso creativo: non più allora frasi convenzionali,
peraltro ormai definitivamente logorate e private, come abbiamo visto, del loro genuino
significato, ma nuove formule, affermazioni della nostra personalità, della nostra
cultura.
Ci permettiamo, quindi, di suggerire alcuni esempi di utilizzo creativo del citofono, lasciando alla vostra sensibilità e al vostro estro il compito di trovarne sempre di nuovi onde godere di quanto disponiamo e non apprezziamo.
Accomiatiamo così il lettore e lo
lasciamo all'apprendimento di alcune, rudimentali formule che, ripetiamo, dovranno servire
prettamente da sprone alla sperimentazione ed alla ricerca.
Chi risponde - Chi citofona
1) Co 'sta pioggia e co 'sto vento, chi è che bussa a 'sto convento?
anche
Sotto pioggia e sotto vento chi è
che bussa a 'sto convento?
Si tratta di una evidente provocazione, di chiaro gusto postmoderno, di chi risponde, il quale sebbene utente di un mezzo tecnologico contemporaneo adopera una tiritera tradizionale e antiquata per interloquire con chi citofona ovvero si aspetta, compiendo un gesto pregno di significazioni tecnologiche quale è quello di chiamare qualcuno a distanza senza usare procedure normali, una risposta adeguata.
Nelle giornate di sole, o in tempi di siccità, è avvalorato l'aspetto sarcastico della domanda.
Se siete agiati agricoltori mai contenti
del clima, l'austerità claustrale suggerita dalla formula non potrà che tornarvi
gradita.
2) Sono io, apri!
Brechtiano Verfremdungseffect, disorienta chi citofona poiché rovescia i ruoli e spersonalizza le parti. E` facile riscontrarvi un riferimento all'Eterno Ritorno nietzsciano o alla nemesi storica poiché ricorda a chi citofona che prima o poi potrebbe dover rispondere.
E` una valida contromossa nel caso, più sopra analizzato, di chi si presenta col nome di chi risponde.
Es.
Chi è?
Mamma!
Sono io, apri!
3) Non c'è nessuno, ma se siete bionde alte e disponibili beh! si può fare!
oppure
Finalmente! ce ne avete messo di
tempo con quelle pizze!
Citazioni di puro gusto ebraico-newyorchese. Necessitano di faccia tosta, voce chiara e particolare perizia per sostenere eventuali ritorni.
Per gli amanti del genere.
4) Chi devo annunciare?
Proferito con voce sussiegosa indurrà
il vostro ospite in una condizione psicologica di soggezione. L'aria molto inglese
dell'esordio abbisogna del necessario fair play per risultare credibile: chi abita in un
lercio seminterrato potrà utilizzarla come strumento di lotta politica che scarnifichi la
figura del borghese di facciata, marcio nell'intimo, ed esalti il proletariato urbano e
suburbano.
5) Questa è una segreteria
citofonica, il signor XXX non è in casa. Se volete lasciare un messaggio avete trenta
secondi dopo il segnale acustico.
6) Fitofono. Prove tecniche. In
questo palazzo è stato impiantato un fitofono che consente il dialogo con le piante. In
questo momento lei sta parlando con i nasturzi della signora KKK se cerca rose o orchidee
farà meglio a rivolgersi altrove. Mi creda, sa, i nasturzi sono molto sinceri.
Allusione provocatoria alla dilagante
mania ecologista. La dissacrazione risulta molto efficace se si pensa che i nasturzi sono
dei contafrottole ineguagliabili.
7) Il numero selezionato non corrisponde all'utente desiderato.
oppure
Il sollecito è stato inoltrato sulla linea dell'utente desiderato
(ripetere più volte con voce monotona)
Esempi di cinica riproduzione di quelle
impasses di cui alla premessa. La loro evocazione vuole colpire e scuotere la coscienza
del tecnofobo e catarticamente calarlo in una situazione fittizia che lo vedrà uscire
rinvigorito nell'animo.
8) Vi leggiamo ora le temperature minime rilevate stanotte dalle stazioni meteorologiche dell'aeronautica:
Bolzano Verona villafranca Trieste Venezia Lido Milano Linate TorinoCaselle Genova Sestri Bologna Borgo Panigale Firenze Peretola Pisa San Giusto Ancona Falconara Roma urbe Roma Fiumicino L'Aquila Napoli Capodichino Campobasso Castelmonforte Bari Palese Santa Maria di Leuca Catania Fontanarossa Palermo Punta Raisi Alghero Fertilia Cagliari Elmas
Vi abbiamo letto le temperature
minime della notte.
Interessante commistione di
comunicazioni. Ricordate di inserire qualche "non pervenuta" che rappresenti il
fallimento dell'informazione di massa completa ed esaustiva.
Per porre l'attenzione su una visione
fatalistica della vita potete anche leggere le estrazioni del lotto ma, per amor di
coerenza e prevî accordi con la SISAL, vi consigliamo di farlo solo di sabato.
9) Ore diciassette e ventidue (
segnale orario)
Aggiunte e note del socio:
mandatele a questo indirizzo
Vabbè, vediamo le
altre Pinzellacchere