Saggio sulla palla di riso

 

Si può ragionevolmente ritenere che più o meno tutti siano a conoscenza dell'esistenza della palla di riso; é meno scontato, invece, pensare che ognuno conosca ciò che c'è dietro la realizzazione di quella che, a tutti gli effetti, si può considerare una vera e propria opera d'arte. La trattazione sulla palla di riso può essere condotta in vari modi; ad esempio partendo dalla enumerazione degli ingredienti, o studiandone le implicazioni psicologiche, o magari l'etimologia e così via.

É abbastanza evidente che per confezionare una palla di riso, serva principalmente del riso; il riso, abbondante e saporito, può essere condito o meno, a seconda di quale scuola di pensiero si voglia seguire: vi sono i sugocratici, che vedono il pomodoro sopra ogni cosa, i quali non osano nemmeno pensare a una palla di riso senza sugo; dall'altra parte della barricata ci sono i biancofili puristi, secondo i quali il riso va visto come elemento puro e perfetto in sé, e che dunque non ha bisogno di aggiunte e condimenti vari. Altro ingrediente precipuo é la mozzarella; una palla di riso senza mozzarella, non può essere definita tecnicamente tale, anzi perde il diritto ad essere considerata opera d'arte; ciò non é un sofisma senza significato, ma ha il suo bravo perché: la mozzarella infatti fornisce quelle particolari proprietà di coesione che rendono possibile la modellazione dell'impasto a guisa di palla. D'altro canto non si può non considerare l'aspetto ludico della palla di riso con mozzarella; infatti i bambini che abbiano il desiderio di cibarsi mediante palla di riso, uniscono l'utile al dilettevole: oltre a nutrirsi con un cibo gustoso e sano, possono divertirsi con i fili della mozzarella; é notorio infatti che la mozzarella, ad alte temperature, subisce un cambiamento di stato diventando, come suol dirsi, "sfilacciosa", e dunque i piccoli possono ricrearsi arrotolando i suddetti fili attorno a coltelli, forchette, grissini, dita della mano, e diti dei piedi (é questa una tipica usanza birmana; infatti in Birmania la palla di riso é il piatto nazionale).

Né é possibile tralasciare l’uovo; la palla di riso, infatti, trova la sua dimensione essenzialmente nell’uovo; va detto, però, che non é pensabile di adoperare l’uovo allo stato brado, senza cioè usare dovuti accorgimenti: va da sé che l’uovo va aperto. Non per questo colui il quale volesse preparare una palla di riso con un uovo intero, non potrebbe farlo: abbiamo notizie anzi che in alcune zone dell'entroterra lucano si segua per l'appunto questo modus operandi, ma ci permettiamo di dubitare, oltre che della digeribilità del prodotto, anche e soprattutto dell'appartenenza di esso alla categoria delle palle di riso; infatti un siffatto oggetto sarebbe un ovoide di riso.

L'uovo va dunque aperto; e da esso bisogna meticolosamente estrarre tuorlo e albume. Potrebbe capitarvi altresì di estrarne un pulcino, e in tal caso sorgerebbero alcuni problemi; oltre ad essere diventati degli involontari ostetrici, purtroppo non rientrereste nella casistica abituale: é notorio che é meglio un uovo oggi che una gallina domani, ma la saggezza popolare non suggerisce istruzioni circa il comportamento da adottare in presenza di pulcini. Infatti non avreste né un uovo oggi né una gallina domani, ma un pulcino ora, dunque un potenziale arrosto a lunga scadenza, contro le vostre ottimistiche previsioni di una o più palle di riso seduta stante. Questo é comunque un caso limite, che accade molto raramente, e a cui si può ovviare consultando il famoso tomo "Detti e contraddetti", edito da Laquarta.

Passiamo ora agli ingredienti complementari; se i salumi, e particolarmente i prosciutti, godono delle simpatie generali, non si può asserire lo stesso di un ortaggio che può essere senz'altro definito elemento di discordia, e cioè il pisello, o meglio una pluralità di piselli. I piselli sono alla base di una vera e propria scissione tra gli amatori delle palle di riso; ci sono i pisellisti che non osano neppure pensare alla propria palla di riso mancante dei suddetti e gli antipisellisti i quali non vedono come il pisello possa inserirsi nel delicato equilibrio di una palla di riso, senza comprometterne l'esistenza.

In realtà le motivazioni del rifiuto dei piselli sono ben più freudiane; gli studiosi sono generalmente d'accordo nell'asserire che l'accostamento di palle e piselli possa far nascere nella sfera emotiva degli antipisellisti, delle vere e proprie psicosi legate a concetti forse moralistici, ma senz'altro determinate da traumi infantili nel campo amoroso - sessuale.

Dovendo assumere una posizione, noi ci schiereremmo dalla parte degli antipisellisti, anche se non ci sovviene quale avvenimento del passato abbia potuto influenzarci a tal punto.

Raccolti tutti gli ingredienti comincia la fase più delicata in cui la realizzazione della palla di riso assume tutti i crismi di opera d'arte; qui infatti bisogna dar prova della propria perizia scultorea, modellando l'impasto da noi faticosamente messo insieme a mo’ di palla, e, volendo essere perfezionisti, magari schiacciandola un po’ ai poli. Qui purtroppo crollano le illusioni di molti presunti "pallisti" i quali, pur producendo una pietanza a tutti gli effetti commestibile e magari anche gradevole, non riescono a sfruttare le loro latenti potenzialità artistiche, dando luogo a delle generiche "crocchette di riso", sulla differenza delle quali dalle palle di riso ci occuperemo più avanti. Realizzata la palla, essa va impanata; qui ci sono due tecniche da seguire: una più pratica, una più anticonformista. La prima, che é poi la via classica, consiste nel tuffare la palla in uno strato spesso anzichenò di pane grattugiato, e rotolarla ben bene fino ad impanatura raggiunta; la seconda invece, consiste nel creare una sorta di pioggia di pane grattugiato sulle palle da noi create, cercando di mantenere le stesse nel vuoto (accorgimento che può essere realizzato con del cotone sospeso ad un soffitto) e, tramite un ventilatore, indirizzare la suddetta pioggia sulle palle a 360 gradi; purtroppo non é garantito il successo in questo modo ma, se tutto dovesse andare per il meglio, avreste delle palle realmente artistiche o, abbreviando, avreste davvero le palle. Passiamo ora alla nomenclatura; la palla di riso é da molti confusa con il supplì o la crocchetta ( o crocché che dir si voglia) o l'arancino. In realtà l'accostamento non é blasfemo solo nei riguardi dell'arancino di riso, che é semplicemente un'altra denominazione della nostra palla, anche se nel pensiero dei più ingenui questo nome potrebbe trarre in inganno, inducendo a immaginare incroci tra frutta e riso dagli effetti quantomeno imprevedibili. Altro discorso va fatto per la crocchetta di riso la quale, come abbiamo spiegato prima, altro non é che una deformazione fisica della palla di riso, in sostanza una palla di riso minorata, sfortunata, alla quale va guardato con pietà e gran senso di commiserazione; alcuni enti locali addirittura offrono unicamente crocchette di riso per lottare contro l'emarginazione di esse da parte dei bistrò. Abbiamo notizia dell'istituzione di vere e proprie associazioni di crocchette di riso che lottano per l'abbattimento delle barriere gastronomiche, ed esse hanno tutto il nostro plauso.

Concludendo la palla di riso é da considerarsi alimento sano, naturale, salutare, e offre anche appigli psicologici in casi di depressione acuta, o ansia patologica; le sono riconosciute anche più che apprezzabili proprietà traumatologiche, ed é particolarmente indicata per mal di testa e nevralgie.


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