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Il tema del doppio negli X-Men di Chris Claremont
- di Pietro Meroni -
(continua)


Il doppio agli occhi di Claremont simboleggia l'anarchia, il caos, il sovvertimento dell'ordine. Poche trovate narrative riescono ad avere l'inquietudine che creano i "doppi" dello scrittore inglese. Nel corso del tempo, Claremont accumula una serie di personaggi secondari che gli consentono di esplorare tutte le possibilità del caos. I più significativi sono Mystica e Masque.

Per la sua stessa natura Mystica (il nome originale, Mystique, può andare per maschera, travestimento; la traduzione italiana manca il bersaglio in pieno), mutaforma spregiudicata, si presta al gioco del doppio, dell'anarchia. Per ben due volte riduce Xavier all'impotenza (UXM 142 e 178), e potrebbe ucciderlo. I suoi fallimenti non sono mai causa sua, ma solo dell'incompetenza dei suoi alleati. Ed è tanto scaltra da capire quando è meglio cambiare parte (UXM 199).
Personaggio dotato di un'intelligenza profondissima, Mystica incarna in pieno il potere destabilizzante del doppio: con i suoi poteri ha messo nel sacco più o meno tutti, da Iron Man (Annual n° 9 dei Vendicatori) al governo degli USA (nella sua identità di Raven Darkholme). Mystica è un personaggio estremamente sinistro, che nel corso del tempo si arricchisce di una carica umana sempre più profonda.
Mystica è un doppio che perderà tutto in una "terribile simmetria": una nuova generazione di farabutti, i Reavers, che brillano per tutto fuorchè per l'intelligenza, la umilieranno e la feriranno come nessun altro (UXM 255). La Storia, il divenire, inghiotte anche lei.

Masque dei Morlock non è un doppio, ma può crearli negli altri, alterando volti ed identità. Claremont lo tratteggia a tinte fortissime, ne fa un reietto fra i reietti, pieno di rancore inguaribile. La carica di odio di Masque dilaga come una malattia, come una valanga di fango. Il suo manipolare i volti è tanto più sconvolgente in quanto fatto per puro risentimento: è un atto vigliacco, bestiale. Una violenza gratuita che si somma alla violenza del doppio. Masque è un personaggio iperbolico, destinato a continuare sempre in crescendo come vedremo in seguito.

Mystica e Rogue Con Mystica, Claremont si concede anche un piccolo "divertimento" sul tema del doppio, in un raccontino apparso su Marvel Fanfare 40. La mutaforma sfida Tempesta ad una gara di nervi: narrato dai due punti di vista opposti, con i pensieri di entrambe che si rincorrono, la storia ha il suo centro grafico nella vignetta in cui due Tempesta si fronteggiano.

Ulteriori spunti sull'uso del doppio vengono dalla storia speciale "Heroes for Hope". Tipica "round robin story", ovvero una specie di staffetta in cui diversi autori si succedono su un canovaccio pre-ordito, contiene almeno due sequenze interessanti per il nostro obiettivo.
La prima è l'unica sequenza scritta effettivamente da Claremont (e disegnata da Brian Bolland), in cui Tempesta, scontrandosi con il misterioso "nemico", deve attraversare una vera e propria sala degli specchi, misurandosi con tutte le sue possibili varianti, "facce" che le vorticano intorno come schegge impazzite: da casalinga a fatina a "domina" con frusta e calze a rete. E per finire, una torta in faccia. Ma il potere del doppio non la tiene in scacco per molto: la sicurezza nella sua personalità, maturata durante la perdita dei poteri, l'ha resa più forte.
Ma il doppio è solo esteriorità? La seconda sequenza è quella con protagonista Wolverine, opera del trio Harlan Ellison (visionario scrittore di fantascienza) - Miller - Sienckiewicz. In quello che poi diventerà un clichè più che sterile assistiamo allo sdoppiamento di Wolverine: l'uomo e la bestia oscura. Il primo puro, ma debole; la seconda selvaggia e armata dei terribili artigli. Fra tesi e antitesi, il risultato è, come vorrebbe Nietzche, la sintesi: "Wolverine - l'entità - scintilla come un fuoco d'artificio... È provato, ma più uomo di prima."

La serie regolare degli X-Men diventerà sempre più dinamica, con continui cambiamenti di formazione e grande spazio all'azione.
Segnalo solo un bellissimo Annual, il n° 11, che si intitola "Persi nella casa degli specchi" e in cui ogni X-Man è costretto ad affrontare i suoi desideri più intimi, scontrandosi così con un "doppio" che simboleggia ciò che più anelano ad essere. La precisione di Claremont nel delineare le diverse personalità è di nuovo magistrale (è forse il suo punto più alto in questo senso), con dialoghi e monologhi irripetibili. Il doppio diviene di nuovo sfida e, al tempo stesso, seduzione. Una seduzione a cui sfugge Wolverine, che, singolarmente, è l'unico a non trovarsi davanti il doppio di se stesso ma la personificazione della donna dei suoi desideri. Come se Logan fosse l'unico a non avere dubbi sulla propria personalità, sul proprio modo di essere, ma desiderasse invece esistere "in relazione" ad un'altra persona.

Ho già accennato in precedenza al valore di "Inferno". Una saga confusa e a tratti gratuita, in cui il personaggio che sale al massimo grado di drammaticità è ancora Madeleine Pryor. Claremont inizia proprio da lei a porre le basi per una maggiore presenza "mistica" all'interno della serie: la donna coraggiosa che conoscevamo si lascia sedurre dai lati più oscuri, e diviene ancor più seducente a sua volta.

Madelyne vede Scott e Jean nel suo monitor in Australia In UXM 232 Madeleine scruta dai suoi monitor onniscienti (o sono loro a fargliela vedere? Questo è uno spunto che Claremont non ha mai risolto) suo marito e Jean Grey. La scena di gelosia fa scattare il primo di tanti "sogni". Nel numero successivo, UXM 233, c'è una sequenza dal fortissimo valore simbolico: dalle fiamme della Fenice emerge un essere informe, a cui Scott dà forma sottraendo i lineamenti a Madeleine. L'angosciante incubo di Madelyne L'essere diventa Jean Grey, e Madeleine rimane. "Un non-essere. In un non-luogo." Leggere quelle vignette è come guardare un quadro surrealista: sono un canale diretto con l'inconscio, dove i simboli sono di casa.

In Inferno Maddie diviene una presenza cangiante, dannata perchè disperatamente ferita: dagli avvenimenti, dal tradimento di suo marito (che rivede in UXM 240 in un deja-vu del giorno del matrimonio) e soprattutto dalla rivelazione, fattale dal mio malvagio preferito, che anche lei, purtroppo, è un doppio.
S'ym mostra a Madelyne il suo passato, presente e... futuro? Doppio è caos: ne abbiamo già parlato. Per questo in Inferno si scatena una sarabanda di doppi e di specchi distorti: i signori Grey si riducono a folletti, gli X-Men diventano belve oscure assetate di sangue, i Marauder creduti morti ritornano in vita.
E dietro a tutto c'è Sinistro, che ha creato il doppio definitivo: un clone. Il clone è carne della stessa carne, più di un gemello, più di un figlio.
Nella realtà, la tematica della clonazione scuote ancora adesso l'opinione pubblica. Nella narrativa di fantascienza è un clichè ben consolidato, che porta a dei finali prevedibili. Così come prevedibile è il finale di "Inferno": ma Claremont allora pone l'accento su un ritratto spietato, che è quello di Maddie. Se Sinistro è algido, freddo, meccanicistico, Madeleine scatena fiamme. E, contrapposta alla sua controparte, si fa ancora più disperata, ancora più malvagia, ancora più vera. Nella vignetta finale di UXM 242 Madeleine torreggia sopra Jean Grey. Lasciamo che sia il simbolo di uno dei più bei ritratti di Claremont.

 

Continua...
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