LASTRA A SIGNA

Il nome originario è quello di Lastra a Gangalandi, alterazione fonetica popolare formatosi nel corso dei secoli dal nome di Gian Gualandi che nel secolo XII ebbe un castello e fu signore di queste terre. Il nome di Lastra presumibilmente deriva dalle lastre di pietra arenaria che fin dai tempi remoti venivano lavorate nelle numerose cave dei poggi vicini. Tale ipotesi è avvalorata dallo stemma che reca due squadre, il tipico strumento dell'arte degli scalpellini e cavatori. Lastra a Signa è oggi un grosso Comune del Valdarno medio sulla sinistra dell'Arno a valle di Firenze (km. 12). Ha una superficie di Kmq. 43,06 e conta oltre 16.000 abitanti. Confina con i Comuni di Scandicci, Montespertoli, Montelupo, e, di là d'Arno. con Carmignano e Signa. Il comune comprende il capoluogo, che ha incorporato Ponte a Signa e Porto di Mezzo e le frazioni di Brucianesi, Malmantile e Ginestra Fiorentina. Lastra a Signa è stata fino al 1923 sede di Mandamento. Questa zona già centro agricolo artigianale e industriale nell'anteguerra soprattutto per la lavorazione della paglia (Cappelli di paglia di Firenze), nel dopoguerra ha avuto un notevolissimo sviluppo industriale affermatosi rapidamente in Italia e all'Estero con apprezzata produzione di maglieria, pelletteria, calzature, cappelli e borse (con largo impiego in questi ultimi della tradizionale paglia). Ha avuto pure un forte incremento la non meno tradizionale arte della ceramica. Altro sviluppo si è avuto nel campo edilizio, che ha cambiato notevolmente il volto del capoluogo. Qui, a monte della statale67 è sorto un nuovo popoloso quartiere al centro, del quale è stata costruita la moderna e vasta Chiesa Parrocchiale della "Natività". Assai ben conservato è rimasto il paesaggio dalle bellissime colline tutelate dal vincolo paesaggistico.

Le Mura della Lastra: Nel 1365 dopo il saccheggio operato dai Pisani, la repubblica Fiorentina munì il borgo di Lastra a Signa, con una cinta di solide mura e di poderose torri. "Queste opere di difesa che nella loro massa severa non mancano di una certa eleganza caratteristica di forme - scrive il Carocci - vennero erette nel 1380 e più tardi completamente riordinate sotto la direzione di Filippo di Brunellesco... Il castello della Lastra potè cosi resistere a più di un attacco e nel 1529 sostenne un gagliardo assedio contro l'esercito imperiale che si disponeva ad assediare Firenze". Le mura allo stato attuale sono in parte coperte da costruzioni anche recenti, ed hanno perso completamente la merlatura, però buona parte sono ancora scoperte e serbano lunghi tratti del ballatoio sostenuto da robuste ed eleganti mensole. Delle tre porte turrite restano la Porta Pisana, e il portone detto di Baccio, seppure gravemente mutilato, mentre la Porta Fiorentina o di Levante, che era la più bella, fu distrutta nell'ultima guerra. L'interno del castello, il vecchio centro della Lastra, conserva ancora l'aspetto caratteristico di ambiente medioevale, anche se delle costruzioni dell'epoca rimane soltanto il Palazzo Pretorio, il Tabernacolo del Podestà, la Chiesa della Misericordia e l'Ospedale di S. Antonio.

Tabernacolo del Podestà: Ha la forma di maestà o Cappella ed è posta in via Dante Alighieri al bivio con Via dell'Arione. Contiene alcuni affreschi attribuiti a Fra' Bartolomeo; al centro Madonna in trono col Bambino e Santi Giovanni Battista e Francesco, in alto l'Eterno Padre e all'esterno l'Annunciazione.

S. Maria alla Lastra o Misericordia: Dalla Porta Pisana a quella Fiorentina corre, rettilineo, il Corso Manzoni, ove fino dai primi anni del secolo si svolgeva la corsa dei cavalli in occasione delle feste di Ferragosto. Sul corso si trova la Chiesa di S. Maria alla Lastra o della Misericordia, costruita nel 1404, come ricorda una lapide murata sull'esterno della Chiesa: "Nardo di Ghino de Seganti, nel 1342 fece costruire la Chiesa di S. Maria nel luogo dove è la Porta Fiorentina e fu distrutta quando si cominciò a fabbricare il castello medesimo. Dipoi nell'anno 1404 fu rifabbricata ad onore della vergine, la cui festa si celebra il 15 agosto". La Chiesa rimase danneggiata dall'alluvione del 1966 che la sommerse insieme col vecchio castello sotto oltre quattro metri d'acqua. Nel 1970 è stata restaurata. Conserva una tavola del XIII secolo che raffigura la Madonna col Bambino, particolarmente venerata dal popolo col titolo di Madre di Misericordia. La Chiesa è annessa alla sede della benemerita Arciconfraternita della Misericordia, la cui data di fondazione certa e il 1595 mentre alcuni storici la fanno risalire alla seconda metà del 1300.

Ospedale di S. Antonio: Posto in via Dante Alighieri, fu fondato nel 1411 dai Consoli dell'Arte della Seta di Firenze, in esecuzione del testamento di Francesco di Leccio da S. Miniato. È fra i più antichi e notevoli edifici della zona. È un monumento nazionale. In esso eccelle l'artistica loggia di S. Antonio posta a terreno e adorna di caratteristici pilastri ottagonali con capitelli a foglie di loto, e di belle decorazioni policrome. Sulla porta dell'Oratorio, nella lunetta e contenuto un affresco del secolo XV in cattivo stato di conservazione, che riproduce la Madonna col Bambino, opera attribuita a Bicci di Lorenzo. L'architettura del loggiato è attribuita, come le mura del Castello di Lastra, al Brunelleschi.

Palazzo Pretorio: Fu residenza dei Podestà della Lastra; conserva al pianterreno una elegante finestra fatta costruire nel 1565 al tempo del Podestà Marsilio Ficino, discendente ed omonimo del grande filosofo: nell'interno sono visibili alcuni affreschi molto deturpati. Alla facciata sono murati gli stemmi di pietra e di terracotta dipinta ed invetriata che portano i nomi di molti Podestà della Lastra e vanno dal XVI al XVIII secolo. Questi costituiscono una notevole testimonianza storica, artistica e documentaria. A pochi passi e l'antica Trattoria Sanesi, già locanda, (ricostruita dopo la distruzione bellica) ove trascorse gli ultimi tempestosi anni della sua vita libera, insidiata dalla follia, il poeta Dino Campana. Una lapide sulla facciata Io ricorda.

Palazzo Comunale: Edificio moderno, contiene nella sala del consiglio un'antica tavola che raffigura la Vergine col Bambino, circondata dai Santi Protettori dei primi quattro popoli che formarono Lega, che fu poi Comune di Gangalandi: S. Martino (Gangalandi), S. Michele (Lastra e Monte Orlando), S. Stefano (Calcinaia) e S. Pietro (Selva o Malmantile). Oltre a questa tavola, troviamo un quadro, dipinto giovanile dal lastrigiano Egisto Ferroni, insieme ad altri di artisti contemporanei vincitori dei premi di pittura indetti dalla ProLastra e due "lenzuoli" del concittadino Antonio Manzi.

Palazzo Rossini: Costruito nel 1906 dai soci della Filarmonica "G. Rossini" su bel progetto dell'architetto Bonelli, fu sede della Filarmonica fino agli anni quaranta. Successivamente conobbe varie vicissitudini fino al 1979 quando è divenuto sede dell'associazione "Pro Lastra-Enrico Caruso" che l'ha completamente restaurato e qui tiene la propria varia e multiforme attività, con prevalenza di mostre, concerti, conferenze.

Calcinaia: Sorge sulle prime colline di Lastra l'antica Chiesa di S. Stefano, la cui origine si vorrebbe riportare antecedente al 774, epoca di un diploma emesso da Carlo Magno all'Abate di Nonantola per una donazione. in cui viene nominata "Calcinaria". La data di nascita certa di questa chiesa, che con le sue adiacenze fa pensare a un antico convento, risale al 1200. Si conserva un notevole crocifisso del Quattrocento e, nel corridoio accanto alla chiesa, è affrescato un pregevole lavoro del Buffalmacco che raffigura la Madonna col Bambino e S. Giovanni Battista. Nelle adiacenze, è il centro del vecchio Borgo di Calcinaia assai caratteristico intorno alla sua piazzetta, ove si affaccia la Palazzina che fu residenza di Angiolo de Gubernatis, insigne letterato, glottologo ed orientalista. Poco distante è anche la Villa Altoviti, nel cui interno si può ammirare un bellissimo soffitto affrescato da Luca Giordano.

S. Maria a Castagnolo: La Chiesa di S. Maria e rammentata in alcuni rogiti del 1037 e le sue strutture attuali risalgono al '400. Contiene una splendida tavola trecentesca rappresentante l'Assunta fra i Santi Andrea e Zanobi. Adiacente è la bella e solida Villa di Castagnolo, del 1400, dimora degli Albizi e attualmente dei Lotteringhi della Stufa che l'hanno ridotta ad appartamenti. Nel suo interno si può ancora vedere una bella terracotta robbiana e un pregevole sarcofago etrusco. Poco distante e la Villa Cappiardi circondata da lecci secolari.

S. Ilario a Settimo: A circa 2 Km. dal capoluogo, nella omonima frazione, fra un quieto paesaggio agreste, è la vetusta chiesa di S. 1lario a Settimo, di cui è ricordo già in un documento del X secolo. La sua struttura attuale rustica e semplice è del 1400. Poco oltre l'ingresso, due sottili colonnette di puro ordine jonico sostengono lungo la parete di fondo una cantoria dotata di un vecchio organo. Sulla parete di destra è affrescato il martirio di S. Pietro da Verona e, nonostante sia molto deturpato, lascia intravedere la mano del Gozzoli che dimorò nella vicina S. Colombano. Una grande tela raffigurante i SS. Ilario e Francesco in adorazione, databile nel tardo '600, campeggia dietro l’altare maggiore. Attigua alla Chiesa è "La Compagnia", Cappella di sobria e armonica architettura settecentesca. Una Madonna su tavola del secolo XV si conserva dietro l’altare maggiore, mentre lungo le pareti, fra i medaglioni a stucco, sono affrescate scene dei Vangeli. Un altro affresco è visibile all'esterno, risale al '400 e raffigura S. Ilario Vescovo e Santi. Nelle adiacenze della chiesa possiamo vedere l'antica villa degli Albizi detta "La Tassinara"; la grande "Fattoria di S. Ilario o Villa Favi" e la "Torre", caratteristica massiccia costruzione trecentesca.

Chiesa di S. Lucia a Monte Orlando: "Eminente sopra un vago colle in bonissimo paese et aria perfettissima" al tempo della dominazione Carolingia era la rocca fortissima del Serraglio di Monte Orlando. Fu rasa al suolo nel 1107 quando i Fiorentini: "trovandosi molto accresciuti di popolo e di potere deliberarono di recare a loro signoria qualunque castello fosse nel contado". Anche l'oratorio dedicato a S. Michele Arcangelo andò distrutto ma venne riedificato sulle rovine del castello, e dal XV secolo prese il nome di S. Lucia. Fino al XV secolo la chiesa restò semi abbandonata e annessa a quella di S. Martino. L'anno della rinascita di S. Lucia si può considerare il 1578, quando Giò Maria Cecchi, notaio e letterato che abitava nella villa che si trova ancora oggi sul poggio di Sassoforte, fece fare grandi lavori di restauro alla chiesa e costruì il primo nucleo dell'attuale convento, interessandosi poi per la venuta dei PP. Agostiniani che vi entrarono nel 1579 e vi rimasero fino al 15 aprile 1584. Un mese dopo subentrarono i PP. Minimi di S. Francesco di Paola e infine nel 1638 la soluzione definitiva con la venuta dei PP. Francescani che, seppure ridotti di numero, ci sono tuttora. Negli anni immediatamente successivi alla venuta dei Francescani, si registra intorno al convento un gran fervore di opere, sì che tutto il complesso crebbe fino alle dimensioni attuali. Terminato nel 1747 oggi si mostra dalle linee architettoniche semplici e severe della sua facciata, ai caratteristici scorci del chiostro, delle logge a nord e a mezzogiorno, al grande refettorio con una interessante tela del '600. Fino all'ultima guerra è stato sede di un Seminario di Studi per l'Ordine Francescano, e vi hanno risieduto religiosi illustri fra i quali ci piace ricordare il P. Giacinto Fabbri, valente organista e autore di apprezzate composizioni musicali.

S. Martino a Gangalandi: Si riferisce dagli storici che la chiesa di S. Martino, oggi Monumento Nazionale, abbia avuto origine all'epoca del dominio Carolingio, cioè tra i secoli VIII e IX. In documenti degli anni 1108 e 1111 essa risultava in pieno sviluppo e vantava, oltre a vari possedimenti, anche un capitolo di Canonici. La Chiesa, Propositura e Pievania, sorge maestosa e solenne sul colle di Gangalandi, che ha preso questo nome dal castello che nel secolo XII fece costruire Gian Gualandi (distrutto poi da Castruccio Castracane nel 1326). La severa facciata è adorna di un portico medioevale che accresce l’austerità dell'aspetto architettonico, sul lato sinistro si apre un'elegante loggia e si alza la quadrata torre merlata del campanile. L'interno di questa che gli storici dissero "grandiosa chiesa" ci mostra un "Tempio vastissimo" a una sola navata e soffitto a cavalletti. Lungo le pareti sono distribuiti i sei altari minori, la cantoria con organo e il pulpito, tutti in pietra. Nel corso dei secoli sono state apportate modifiche e restauri notevoli fino agli ultimi del 1970. Il genio architettonico di Leon Battista Alberti, che fu rettore di questa Chiesa dal 1432 al 1472, ricostruì e riordinò dalle fondamenta l'Abside o Tribuna dell’altare maggiore, che il Carocci definì "un ricordo insigne e imperituro di sì grande uomo". Sotto la Tribuna è l’altare maggiore costruito in pietra. E' un raro monumento d'arte e di fede. Reca scritto a caratteri gotici questo ricordo: "L'anno del Signore 1367 questo altare fece fare Simone di Ghino per rimedio dell'anima sua e dei suoi morti". I sei altari minori sono tutti egualmente in pietra e arieggiano lo stile barocco, ad eccezione del primo, a destra di chi entra, in stile dorico. E' il più antico e fu eretto nel 1583 dagli uomini della vicina frazione di Porto di Mezzo. Il Battistero ha forma di Cappella con loggetta che racchiude il Fonte Battesimale, l'acquasantiera e il prospetto marmoreo che incornicia la custodia degli Olii Santi. La loggetta opera del secolo XV di Bicci di Lorenzo presenta una doppia arcata anteriore con notevoli pitture istoriate a fresco "gruppo grandioso - scrive il Carocci - dipinto con gusto di colori e soavità di sentimento"; principale figura è l'Eterno Padre trionfante in gloria fra gli Angeli musicanti e, nella facciata minore, S. Martino che dona metà del suo mantello. Negli angoli e nelle volte adorne di fregi sacri e decorativi sono affrescati vari Santi, un'Annunciazione, Dottori ed Evangelisti. Il Fonte Battesimale del secolo XV, è di forma ottagonale di marmo bianco di Carrara e su ciascuna faccia presenta bassorilievi racchiusi in formelle quadrilobate che rappresentano: un Agnus Dei, Gesù Pellegrino, la Vergine col Bambino, S. Martino, il Battesimo di Gesù, S. Michele Arcangelo, una Croce lavorata a fogliame, una testa di Cherubino. Le gira intorno nella cornice la scritta: "Questa fonte o fodina hanno fatto fare gli operai della Compagnia della Vergine Maria. Anno MCCCCXXII". E' un pregevole lavoro di scuola fiorentina, vicina a Lorenzo Ghiberti. Oltre a quelle citate, molte sono le opere d'arte racchiuse in questa Chiesa; ci limitiamo a ricordarne solo le maggiori: due piccole tavole centinate ad arco acuto, con l'Annunciazione, di notevole qualità, di scuola fiorentina del secolo XIV, che ricorda la maniera di Agnolo Gaddi; una bellissima tavola cuspidata della Vergine, opera di Lorenzo Monaco (proveniente dalla Chiesa di S. Romolo), una Madonna col Bambino e lunetta con l'Eterno Padre, pregevole dipinto su tavola a forma di tabernacolo di Jacopo del Sellaio; trittico con Madonna e Santi, una grande tavola con S. Caterina e Sante, del secolo XVI, accostabile alla bottega dell'Allori; un altro trittico con al centro la decollazione del Battista, pure di scuola fiorentina del primo '600; una "Morte di S. Giuseppe", di qualità apprezzabile; un "S. Giovanni Battista" su tavola che porta la data 1347 ed è opera notevole. Infine un grande affresco staccato del secolo XIII con S. Cristoforo, e un altro frammentario con episodi della vita di S. Martino con tracce di sinopie, opera di qualità discreta attribuita ad ambiente pisano del secolo XIV. Altre opere, dell'Empoli, del Rosselli, del Confortini ed altri minori: e infine crocifissi, reliquari, arredi e parati, tutti di pregevole qualità sono conservati nell'attiguo Museo Vicariale aperto nel 1986 da Don Sergio Pacciani, titolare dell'Ufficio diocesano Arte Sacra. Poco sotto il piazzale della Chiesa è la "Compagnia" priva di soffitto, per un incendio del 1947 e sempre nelle adiacenze, è la cappellina della Madonna dei Dini, con dipinto del secolo XV, molto ritoccato.

PONTE A SIGNA

Villa Pandolfini e la Torre: A Ponte a Signa, lungo la Via Livornese e adiacente alla nuova chiesa di S. Anna, si erge possente la costruzione trecentesca detta "La Torre". Ha perso quasi completamente la merlatura ed è assai rimaneggiata, però conserva ancora il suo aspetto di severo fortilizio. Sul vicino colle di Fontepatri o Colle Bertini, è la bellissima villa quattrocentesca che fu dei Pandolfini. Vi si giunge da un lungo viale di cipressi che al termine si allarga e la incornicia mettendo in risalto l'austera bellezza della sua facciata che si erge su un possente bastione di pietra. Sul retro, antistante il giardino, è un bellissimo porticato attribuito a Benedetto da Rovezzano. In questa villa si ritirò Agnolo Pandolfini famoso uomo politico fiorentino, che, secondo quanto ci racconta il suo biografo, ospitò tanti uomini illustri del tempo, fra i quali Leon Battista Alberti, Papa Eugenio IV il Re Ranieri, il Duca Francesco de' Medici e Benedetto da Rovezzano. Agnolo morì in questa villa nel 1446 e volle sepoltura nella vicina chiesa di S. Martino ove 26 anni prima della morte fece erigere una tomba marmorea visibile ancora oggi. In questa villa soggiornò nel 1494 anche l'imperatore Carlo VIII, che qui riceveva gli Ambasciatori della Repubblica Fiorentina fra i quali Pier Capponi, che, secondo quanto racconta il Guicciardini, venivano per trattare l'entrata dell'imperatore in Firenze. Alcuni storici ritengono che proprio qui o nella torre si svolgesse Io storico "scontro" fra Pier Capponi e Carlo VIII, quando cioè Pier Capponi, indignato per le dure condizioni che gli venivano proposte, rispose all'imperatore con la celebre frase: "Poiché si domandano cose si disoneste, voi sonerete le vostre trombe e noi soneremo le nostre campane".

S. MARIA ALLE SELVE

" ...Cortile, Oratorio cucina e bosco fu concesso il 22 marzo 1343 da Giovanni e Francesco del fù Dardo di Pace ai Carmelitani di Firenze perché ne facessero un convento" si legge in una cronaca dell'epoca. I Carmelitani salirono alle Selve e sul vecchio Oratorio costruirono il complesso che si vede ancora oggi in mezzo al verde dei cipressi e degli olivi su una amena collina ricca di scorci caratteristici e di belle ville. La Chiesa fu consacrata il 18 aprile 1344. Nel corso dei secoli molte furono le donazioni fatte a questa chiesa, che servirono ad arricchirla di opere d'arte. I frati lasciarono il convento nel 1808 al tempo della soppressione napoleonica e molte di quelle opere d'arte furono asportate. Si ha notizia che Agnolo Gaddi lavorò a questa chiesa per conto di Tommasa Soderini, e qualche affresco, forse suo, potrebbe addirittura celarsi sotto gli intonaci, come risulta da un documento in cui fra l'altro si dice che "l'affresco non si levò anzi si fece una mantellina dietro la croce perché una volta o l'altra che guastassero sapessero esserci dietro l'immagine di un Santo". Una pregevole tela del Ghirlandaio è conservata nella sagrestia.

Le strutture attuali della chiesa sono settecentesche, e sotto l’altare maggiore si conserva una suggestiva cripta (forse l'antico oratorio) ove celebrò la sua prima messa S. Andrea Corsini. Adiacente al Convento, in mezzo a un bel parco e in posizione panoramica, è la Villa Salviati o delle Selve. E' una bella e robusta costruzione il cui progetto è attribuito al Buontalenti. Vi soggiornarono ospiti illustri, fra i quali Galileo Galilei dal 1610 al 1614, e poi, quando la villa passò ai Principi Borghese, la bella sorella di Napoleone, Paolina Bonaparte.

Villa Bellosguardo: Sulla magnifica collina a monte delle Selve, fra i vigneti e gli oliveti tipici del paesaggio toscano, sorge in posizione panoramica, la seicentesca Villa Bellosguardo, che agli inizi del secolo fu acquistata dal grande tenore Enrico Caruso e ne divenne la sua unica residenza italiana. In questa Villa, Caruso "aggiunse all'armonia del canto magnificenza di opere" come ricorda un'epigrafe. Infatti intorno al 1913, quando l'industria locale della paglia andò in crisi, le autorità comunali salirono a Bellosguardo a chiedere lavoro per gli operai rimasti disoccupati, e Caruso rispose generosamente ampliando, e costruendo il grande loggiato che unisce i due corpi della Villa, circondando completamente e recingendo il vasto e magnifico parco, ricco di statue e di bellissime piante. Durante i quattordici anni del suo soggiorno, intervallato naturalmente dai trionfi nei maggiori teatri del mondo, Caruso convitava celebrità trascorreva in serenità i periodi di riposo con la sua famiglia, si interessava volentieri alla vita semplice dei suoi contadini e della gente del luogo, e soprattutto cantava, facendo giungere la sua magnifica voce nella campagna circostante, lasciando in tutti un ricordo incancellabile. In onore del grande ospite e dell'artista sommo, la locale associazione Amici della Musica organizza ogni anno i Corsi di perfezionamento per cantanti lirici e la consegna del "Premio Caruso" a cantanti di fama mondiale. Questa cerimonia si tiene ogni anno (normalmente la terza domenica di Luglio) nel giardino della villa. La villa è stata recentemente acquistata dal comune ed aperta al pubblico.

PORTO DI MEZZO

Si stende lungo la Via Livornese ai piedi della collina delle Selve. Nel centro è la chiesa dedicata a S. Pietro, che fu edificata dai popolani a guisa di cappella nel 1560 e ampliata nel 1680 con l'aggiunta di una bella abside che ricalca quella di S. Martino. Si conserva il corpo di S. Giustino. Dietro la chiesa vediamo i resti di un antico palazzo che nel tempo ha subito trasformazioni. Vicino è la casa natale di Egisto Ferroni, insigne pittore, i cui quadri si possono ammirare nelle più importanti Gallerie. Si hanno pure, di lui, alcuni lavori di scultura dell’età giovanile.

BRUCIANESI

Oltrepassato Porto di Mezzo, sempre seguendo la Via Livornese, arriviamo alla LISCA, cosi chiamata per una antichissima costola di capidoglio o fisetére appesa sotto la tettoia di una casa. Poco oltre il Masso della Gonfolina o Golfolina, chiamato anche "Masso delle Fate" dalla fantasia popolare. E' un grosso macigno che si protende sulla strada, e sotto, fino a pochi anni fa, vi era aperta una grotta. In tempi remoti, come racconta Leonardo da Vinci, questo macigno chiudeva il vecchio lago. Proseguendo ancora per la Via Livornese arriviamo a Brucianesi. Nella parte più alta, un pò appartata, e l'antica chiesa di S. Maria in Lamole che risale al 1000, interamente affrescata da un ignoto artista del secolo XIV mentre in mezzo al paese e la nuova chiesa di recente costruzione ove sono state trasportate le opere d'arte che si trovavano nell'antica, quali una Madonna detta "delle Grazie" attribuita a Filippo Lippi, e una deposizione del secolo XV di Jacopo del Sellaio. All’altare maggiore, un paliotto raffigurante la Cena di Emmaus: pregevole opera dell'insigne scultore Mario Moschi, altro egregio artista della Lastra.

MALMANTILE

Nel corso dei secoli Malmantile ha sempre avuto una buona notorietà ed è citato in opere celebri fra le quali ricordiamo "Il Malmantile riacquistato", poema satirico di Lorenzo Lippi (Perlone Zipoli); "il Mercato di Malmantile" opera lirica di Domenico Cimarosa, e la "Leggenda aurea" di Jacopo da Varagine, dalla quale secondo la tradizione deriva il nome del luogo. Nella parte più alta di questa grossa e laboriosa frazione dedita soprattutto all'industria calzaturiera, si vedono le vestigia notevoli del suo antico Castello, mentre a S. Salvatore alcune arcate ricordano l'ospedale omonimo che dipendeva dalla Rettoria della Chiesa di S. Pietro in Selva che troviamo nella parte a valle della frazione. Questa antica Chiesa, che la tradizione vuole già esistente ai tempi di S. Ambrogio, testimonia la sua antichità oltre che con documenti, con le residue zone di filaretto visibili sotto il porticato romanico. Pure visibili sono le tracce dei restauri che ha subito nel corso dei secoli. Sotto il porticato esterno vi sono notevoli resti di affreschi, fra i quali, le stimmate di S. Francesco e due Santi che ricordano la maniera del Gaddi, un S. Cristoforo attribuito all'Orcagna, mentre una sinopia è sopra la porta centrale. Nell'interno a navata unica possiamo ammirare un Crocifisso giottesco e una Madonna col Bambino attribuita a Cosimo Rosselli. Nelle adiacenze, un tabernacolo che ricorda l'incontro di S. Ambrogio con il Vescovo di Firenze S. Zanobi; la Villa Capponi e, in aperta campagna, quella di Piandaccoli che ospitò il noto scrittore toscano Renato Fucini.

Lecceto: Poco distante da Malmantile, in mezzo a ricchi vigneti che appartengono alla zona del Chianti, sorge alle soglie del bosco la massiccia mole del convento di Lecceto. Fu fondato da Filippo Strozzi nel 1478su un romitorio preesistente, e fu Convento dei Domenicani di S. Marco fino al tempo della soppressione, quando fu ridotto a villa. Una lapide del 1564 ricorda che fu restaurato da Cosimo I de' Medici. Nella sua chiesetta dedicata ai Santi Jacopo e Filippo, si conserva un pregevole trittico di scuola giottesca. Dal 1888 agli anni cinquanta è stato sede estiva del Seminario Arcivescovile di Firenze. Attualmente è adibito a "Casa di Spiritualità" per soggiorni, riunioni e convegni.

GINESTRA FIORENTINA

Popolosa frazione situata fra le colline e il fiume Pesa. Fra le moderne costruzioni si nota, nella Via Chiantigiana l'antico edificio, menzionato in un documento del 1570, che fu Ospedale della Concezione di proprietà del Bigallo di Firenze. Annesso è l'Oratorio che fu ampliato ed è servito al culto fino al 4 maggio 1958, data di consacrazione della nuova chiesa. Risalendo verso le colline troviamo Carcheri, e, più appartata, la Chiesa di S. Martino che risale all'XI secolo. Nel suo interno vediamo un pregevole trittico con S. Martino e Santi di scuola giottesca, un crocifisso di scuola veneziana del '700, e una bella Annunciazione di autore ignoto del XV secolo. Percorrendo le stradine interne di queste amene colline, troviamo Marliano con la sua chiesetta millenaria che custodisce il corpo del Martire Crescenzio, e la bella villa cinquecentesca che fu dei Pandolfini. Poco oltre è la villetta nella quale visse molti anni il notissimo cantante Carlo Buti, che gli americani definirono "il piccolo Caruso". Proseguendo in aperta campagna arriviamo a "La Luna" ove un rustico tempietto ricorda un prodigio compiuto dalla beata Giovanna che era di queste terre e la cui storia è affrescata nella Pieve di Signa che ne custodisce il corpo.

S. ROMOLO

Chiesetta risalente al 1200 con affreschi del maestro signese Giuseppe Santelli. Da questa collina, la più alta del Comune con i suoi 286 metri, la cui sommità, per alcuni recenti reperti, è ritenuta un insediamento etrusco, lo sguardo spazia lontano abbracciando Firenze e tutta la pianura fino a Pistoia e, sotto di se, può inquadrare il paesaggio della Lastra variato dall'agglomerato industre ricco di fabbriche, dall’amenità agreste delle sue colline feconde di vigneti e oliveti, ombrate di boschi, cosparse d ville, punteggiato dai sacri segnacoli delle sue venerate chiese che da secoli ne scandiscono le generazioni.

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