Storia di Lastra a Signa e dintorni
Gli etruschi
I primi insediamenti nella zona di Lastra a Signa sono di origine etrusca, soprattutto nella zona di Artimino e Comeana, che sfruttarono l'Arno quale via d'acqua al tirreno. Già Lami ipotizzò una Firenze nata come porto della etrusca Fiesole, per cui è ipotizzabile che Porto di Mezzo fosse già porto fluviale di Artimino, dove finiva la strada proveniente da Arezzo. Sulla via che conduceva a Pisa, comunque, sono riconoscibili due paesi i cui nomi sono di origine etrusca: Carcheri, sul versante della Pesa, e Falterona, villa lungo il torrente Rimaggio.
I romani
In epoca romana, Pisae e Florentia Tuscorum assumono grande importanza e così i collegamenti tra queste due città, che portarono alla costruzione in pianta stabile di una via lungo l'Arno ed una nelle colline. L'Arno continuò ad essere usato come via d'acqua, con la costruzione di un altro porto fluviale, posto tra la Golfolina e Montelupo.
Con lo smembramento dell'Impero Romano, anche i collegamenti tra le città decaddero, dato che nessuno più effettuava i lavori di mantenimento, per cui il ruolo dell'Arno quale mezzo di comunicazione si rafforzò. L'unica via tra Firenze e Pisa che rimase in uso fù quella collinare, mentre quella lungo il fiume cadde in disuso fino a tutto il Settecento. Tale via collinare, passava per i paesi di nascita romana di Malmantile, Bracciatica, Marliano, Gello, che punteggiavano le colline sulla riva sinistra dell'Arno. Più vicina al fiume, fu fondata Lamole (oggi Brucianesi), in quanto vicina alle cave di pietra.
Il Medioevo
Parallela alla via collinare, unica strada usata in questi secoli per i collegamenti tra Firenze e Pisa, seguiva l'antico tracciato etrusco, passante anche per Falterona, che, poi, si riuniva alla via romanica. Data la distanza da Firenze e la buona posizione (lungo la strada ma anche al riparo dalle inondazioni dell'Arno), nacque il primo nucleo di Lastra, basato su una stazione di "posta" e sul "mercatale" nato (almeno nel 964) sull'incrocio delle due vie (l'etrusca e la romana).
Anche sulla collina si ingrandì il paese di Malmantile, grazie alla stazione di posta, data dalla posizione all'incrocio tra due vie: l'una che procedeva verso la Pesa per inoltrarsi nel Chianti, l'altra che scendeva verso l'Arno dove ora sorge Montelupo, nodo di congiunzione tra la via d'acqua e la via collinare.
Mentre la piana lungo l'Arno risulta essere di difficile colonizzazione a causa delle alluvioni del fiume, nonostante la fertilità del terreno, sulle zone collinari antistanti il fiume nascono varie chiese e paesi: San Martino alla Palma, Sant'Ilario a Settimo, Sant'Andrea e Santa Maria a Castagnolo, San Romolo, Santo Stefano a Calcinaia, San Martino a Gangalandi, Santa Maria a Lamole. Più vicina a Firenze, sorse San Giuliano a Settimo (già pieve nel 724) seguita, nel 900, dalla Badia di Settimo, ove Benedettini e Cistercensi iniziarono la bonifica della piana dell'Arno. Altra chiesa antica, risalente al VIII secolo, è Santo Stefano di Calcinaia, cui si riferisce un diploma di Carlo Magno.
In questo periodo, il territorio è diviso tra le varie pievi: nella parte verso l'Arno, il territorio è diviso tra San Giuliano a Settimo e S. Giovanni a Signa, mentre sul versante della Pesa l'unica pieve è quella (oggi in abbandono) di Sant'Ippolito, cui fanno capo le chiese di S. Martino a Carcheri e S. Maria a Marliano. Tra i nuovi insediamenti della zona, ci sono Ginestra, posta sul guado della Pesa, e, in collina, Carcheri.
Attorno al Mille, la zona attorno alla Pesa tende ad urbanizzarsi, ma l'area lastrigiana, a causa della poca accessibilità e praticabilità dei luoghi, rimane sempre poco popolosa e non si hanno nuclei significativi, anzi, alcuni paesi scompaiono del tutto (Castratole) oppure si riducono enormemente (Bracciatica). In tale visione, nel 1789 la pieve di Sant'Ippolito viene cancellata a favore della chiesa di S.Giovanni a Montelupo.
La chiesa più importante della zona lastrigiana, comunque, diventa San Martino a Gangalandi (con annesso castello, poi distrutto), posta in posizione strategica con visione di un tratto di Arno e della via pisana.
Fino a tutto il secolo XIV, la riva destra dell'Arno ha il sopravvento, con l'abitato di Signa, legato a Pistoia, e la creazione di un ponte all'altezza di Ponte a Signa. In tal modo, Signa controllava la via che collegava il ponte ed i collegamenti verso Pistoia, Prato e Lucca, oltre a tutta la valle del Bisenzio. I fiorentini ne presero possesso nel 1124, che ne incrementarono le difese. Nel 1107, intanto, i fiorentini avevano già conquistato i castelli di Prato e Gangalandi, radendoli al suolo.
A questo punto, sul lato destro dell'Arno, Firenze ha il controllo di ben quattro città fortificate (Signa, Artimino, Carmignano e Capraia), mentre sul lato sinistro, una volta distrutto anche Gangalandi, non esiste fortificazione fino ad Empoli.Questo anche perchè la riva destra, con i collegamenti verso Pistoia e Prato, ha una grande importanza per i commerci, anche grazie alla costruzione di un ponte stabile sull'Arno, mentre il lato sinistro dell'Arno, con il bacino della Pesa, ha perso notevolmente di importanza nel tempo. Unico punto importante rimane Montelupo che sarà, per questo, fortificata nel 1203.
Lungo l'Arno, quindi, si hanno tre scali fluviali, ognuno destinato ad uso diverso: il Porto di Sotto, alla Lisca, dove si imbarcavano le pietre della Golfolina; Porto di Mezzo, scalo usato per le merci destinate a Firenze e fornito di dogana; il porto di Ponte a Signa, che diventa quello principale anche grazie alla presenza del ponte.
Nel corso del Duecento, l'area lastrigiana è sconvolta dalle lotte tra Firenze e gli imperiali (1212, Enrico VII) e tra quelle tra Guelfi e Ghibellini. Nel 1260 esiste già il Comune di Gangalandi (poi Lega di Gangalandi), anche se sotto la "giurisdizione" della pieve di Signa. Già durante la prima metà del Duecento, tra San Martino e la chiesa di Signa c'erano stati conflitti, dato che Gangalandi pretendeva l'indipendenza. La divisione del comune di Gangalandi tra i vari pivieri (Signa, Sant'Ippolito, Settimo e Artimino) è praticamente unica nella storia fiorentina, dato che solitamente comune e territorio piovano erano coincidenti.Tale situazione conflittuale sarà risolta solo nel 1415 con lo Statuto di Firenze, che pongono il territorio della Lega di Gangalandi sotto il controllo delle pievi di Gangalandi (per il versante dell'Arno) e Sant'Ippolito (per il versante della Pesa).
Il Trecento ed il Quattrocento
Durante il Trecento, la via terrestre lungo l'Arno, abbandonata dal periodo romano, viene riattivata, ma non viene praticamente utilizzata fino al Settecento. Durante questo secolo, le truppe lucchesi di Castruccio Castracani devastano ripetutamente la zona, per cui Firenze predispone la fortificazione di altre aree ed il rafforzamento di Signa, soprattutto per la sicurezza del ponte sull'Arno e dell'agricoltura, che soddisfava il bisogno alimentare di Firenze. A metà del Trecento, Firenze riconquista anche le rocche di Artimino e Carmignano.
Durante la Repubblica fiorentina, all'inizio del Quattrocento, vengono costruite le mura (cui prese parte, nella fase finale, anche Brunelleschi) anche a Lastra ed a Malmantile, andando a proteggere anche la via Pisana. A Lastra, la cinta muraria contiene anche l'importante mercato, oltre al borgo già esistente, tra cui l'Ospitale di Sant'Antonio. Nel Quattrocento, fu costruito anche il tabernacolo del Podestà ed a tale periodo risalgono anche i dipinti dell'Ospitale.
La nascita delle mura, comunque, non comporta uno sviluppo di Lastra, che rimane sempre piccola, soprattutto a causa delle pestilenzie che decimano le popolazioni durante il Trecento ed il Quattrocento. Alla bellezza dei paesaggi fa riscontro un piccolo centro urbano, per la maggior parte già esistenti prima della costruzione delle mura: successivi ad esse, infatti, sono solo la chiesa di Santa Maria e la casa del podestà, oltre alla ristrutturazione dell'Ospitale.
Nel Cinquecento, all'assedio della Repubblica Fiorentina da parte degli Imperiali, il castello di Lastra fu preso (1529) dagli spagnoli e dai lanzichenecchi, mentre Signa e Malmantile non furono toccate.
Durante il periodo mediceo, il contado fiorentino non ha più l'importanza che aveva sotto la Repubblica, per cui diventa terra di signori nobili e ricchi, che se la spartiscono. In compenso, i traffici riprendono (soprattutto con la nascita del porto di Livorno) sia per via fluviale che per via terra. Quindi, fioriscono le ville di campagna dei nobili, come ad esempio Villa Pandolfini (derivata da una torre a protezione del ponte sull'Arno), inoltre le torri delle mura di Lastra vengono vendute a privati (poi ricomprate dal comune nel 1742) e nel 1595 viene costituita la "Confraternita della Misericordia" (terza in Toscana).
Il Seicento ed il Settecento
Durante il Granducato Leopoldiano, la città di Lastra entra in decadimento, con le mura sempre più instabili. L'Arno è sempre la preoccupazione principale per Lastra, per cui si tenta di costruire argini sempre più resistenti contro le inondazioni.
Nel Settecento, la via stradale soppianta quella fluviale nei trasporti, soprattutto con la riapertura definitiva della via lungo l'Arno tra Lastra e Montelupo. La nuova via, comunque, non passa attraverso la vecchia città di Lastra, ma davanti alla porta della "Posta", esternamente alla cinta muraria, e collegandosi alla vecchia via Pisana ed alla via per Gangalandi in un incrocio noto come le "Due Madonne", per i tabernacoli che vi furono posti.Una volta tagliato fuori dal traffico della via Pisana, il centro di Lastra entra ancora più in crisi ed evidenzia problemi urbanistici tuttora presenti; il borgo, infatti, si sviluppa ora lungo la nuova strada, nella direzione di Malmantile, mentre la piazza del mercato e la sede del comune rimangono all'interno delle mura. Nel 1781 fu costituita la "fiera di Mezzagosto", destinata alla compravendita di animali, e tuttora presente.
L'Ottocento ed il Novecento
Nell'Ottocento, la città di Lastra tenta di recuperare le parti della città che erano state "privatizzate", per cui viene riacquistata l'antica piazza del mercato e, successivamente, anche il Portone di Baccio viene ricomprato da privati ed usato come carcere locale. Contemporaneamente, le mura cittadine vengono inglobate nella costruzione di abitazioni private.
Nel Novecento, nonostante la crisi della lavorazione della pietra, si ha uno sviluppo economico, grazie all'industria del cotto, della paglia e delle calzature, mentre le colline continuano ad essere centri agricoli. A fronte di tale sviluppo economico, si registra la nascita di due associazioni: la Società filarmonica G. Rossini ed il Circolo Ricreativo Giosuè Carducci.
Come unici sviluppi urbanistici del Novecento, accantonata l'idea di costruire una nuova porta nelle mura lastrigiane che portasse nuova linfa alla città vecchia e migliorasse i collegamenti con il resto della città, si hanno la costruzione nel dopoguerra dell'area detta "Corea" (così chiamata a causa della difficoltà di connessione con la città vecchia) e la ristrutturazione di parte di Ponte a Signa.
Con il passaggio, nel 1944, del fronte della seconda guerra mondiale, si apre un altro capitolo buio per Lastra ed il suo contado: a Malmantile i tedeschi fanno saltare l'antico edificio della posta, mentre Ponte a Signa è praticamente raso al suolo; il ponte sull'Arno è invece fatto saltare dai tedeschi in ritirata.
Mitologia, letteratura e società
Ercole alla Golfolina: la leggenda narra che Ercole, incantato dalla bellezza dei luoghi, si fosse qui stabilito con il figlio Etrusco: diventato re dei popoli che vivevano nella zona (poi detti Etruschi), iniziò la bonifica della regione aprendo la diga naturale della Golfolina e facendo defluire le acque del lago fiorentino. Allo stesso modo si dice sia nata Barcellona.......
Sant'Ambrogio e Malmantile: si narra che Sant'Ambrogio, sulla via per Pisa, si fosse fermato (nel IV secolo) presso una villa e, scandalizzato dai modi del proprietario, si allontanò lanciando una maledizione (Mala mantilia!) che subito sprofondò nel terreno.....
Il Malmantile riacquistato: Malmantile entrò nella letteratura del Seicento, attraverso le parole di Lorenzo Lippi (che usò il nome di Perlone Zipoli), che pose il castello al centro di un'epopea rusticana (Il Malmantile riacquistato). Tale opera divenne un "best-seller", tanto da essere tradotto e edito anche a Parigi e Londra, oltrechè essere incluso negli esempi di lingua da parte dell'Accademia della Crusca
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