[primitiva]
[medioevo e rinascimento]
[classicismo]
[barocco]
[romanticismo]
[nazionalismo]
[XX secolo]
Musica ebrea e romana.
Intorno al 2000 a.C. il popolo Ebreo iniziò a distinguersi dagli altri popoli semiti nomadi del Medio Oriente: strumenti tipici di quel periodo erano il tabret o tof (timpano), il 'ugab (flauto), ed il kinnor (una lira di piccole dimensioni). Strumenti riservati per il culto erano lo shofar, un corno d'ariete, la hazozra, una tromba, ed il pa'amon, un sonaglio usato solo dai sacerdoti.
Nel 1050 a.C. gli Ebrei avevano occupato la Palestina: la loro cultura era stata influenzata da Egitto, Mesopotamia, Fenicia e da quella di altri popoli. Dopo la diaspora (200 d.C.) il tempio perse il suo significato di centro del culto, a favore della sinagoga: i rabbini scoraggiarono la musica profana e modificarono la struttura di quella sacra, precedentemente accompagnata da più strumenti (il kinnor, un'arpa a dieci corde detta nevel e talvolta le hazozra) ed ora solo dallo shofar, basandosi sul canto solistico.
La musica degli antichi romani fu influenzata dal popolo etrusco, da quello greco e dai popoli medioorientali. La tuba era una tromba etrusca dritta, in bronzo o legno ricoperto di cuoio: altri strumenti erano il cornu (un corno semicircolare) e la buccina, un corno animale. Nell'esercito la tuba era usata per l'attacco e la ritirata, la buccina per i turni di veglia.
Altri strumenti "importati" erano l'aulos greco, ribattezzato tibia, la zampogna, proveniente dal Medio Oriente, e successivamente l'organo ad acqua (hydraulis).
Gli strumenti a corda comprendevano una kithara ingrandita, vari tipi di arpe a più corde, mentre le percussioni comprendevano lo scabellum, una tavoletta battente con dei cardini, il sistrum, cimbali, tamburelli e campane.
La musica non aveva la connotazione religiosa notata in altri popoli, essendo trattata come parte della vita sociale, o delle occasioni pubbliche come i festeggiamenti: i musici professionisti godevano di buona reputazione.