L'influenza di Wagner, estesa oltre i confini germanici, pose problemi che in ogni paese vennero risolti in modi diversi: questo non coinvolse peraltro tutte le correnti musicali (come la nazionalista, che proseguì nel XX secolo). Spesso anche l'opera proseguì secondo una linea tradizionale, come ad esempio con Giacomo Puccini e Umberto Giordano in Italia. Poiché in Europa ed in America la musica popolare perdeva interesse a favore della musica "leggera", spinta dalla crescita tecnologica, il pubblico si distaccò in parte dalle ricerche dei compositori del periodo, preferendo la musica colta del passato o l'attuale musica leggera. Questo ha generato visioni della musica contemporanea a volte snobistiche o spregiative, che però non mi sembrano corrette, come il sostenere che questa forma di musica manifesta una profonda rottura col passato: noi abbiamo visto come invece si tratti più probabilmente di una naturale evoluzione della musica, iniziata col classicismo stesso.
In Russia, nel frattempo, i progressi coinvolgevano personalità come Stravinskij ed Aleksander Skrjabin (1872 - 1915), temperamento mistico. Nel suo poema sinfonico Prometeo (1911) egli basa tutta la musica sull'accordo "mistico" do, fa#, sib, mi, la, re, che produce un particolare effetto del quale tutta la composizione è permeata. Skrjabin arrivò a precedere la visione scenografica dei concerti rock, indicando di accompagnare la sua opera con luci colorate poste in modo da intensificare l'effetto della musica.
In Francia ci fu una reazione a questi estremismi: alcuni autori risolsero il problema della dilatazione dell'armonia rimanendo nei canoni della musica francese, senza quindi perdere l'uso dei modi (risalenti alla musica sacra medioevale: vedi anche il glossario musicale), con il che si opponeva un'andamento statico e tranquillo all'inquietudine ed al senso di dinamismo offerto dal cromatismo.
Claude Debussy (1862 - 1918) compose invece musica in cui accordi relativamente semplici venivano accostati in modo insolito, tra l'altro usando spesso le scale a toni interi (senza intervalli di semitono) per ampliare le possibilità della composizione tonale. Queste tecniche vennero utilizzate nei lavori più famosi di Debussy, come il Prélude à l'aprés midi d'une faune del 1894, o La mer (1905), in uno stile da lui stesso definito impressionistico. Definizione simile si adatta bene anche ai lavori di Ravel (1875 - 1937), che incorpora nella sua musica elementi esotici spagnoli, orientali ed anche americani. Questa è una caratteristica della musica contemporanea, oltre all'attenzione estrema verso il timbro dei suoni.
Data allora la disgregazione dei principi sotto i colpi delle innovazioni, si poneva il problema di costruire nuovi modelli che comprendessero queste trasformazioni: una nuova organizzazione venne proposta da Arnold Schönberg, compositore viennese passato dalla musica tonale alla atonalità, in cui vengono consapevolmente esclusi tutti i nessi tonali e le armonie sono spesso dissonanti, sempre insolite. Nel 1923 Schönberg applicò un sistema di composizione in cui le note della scala cromatica hanno tutte lo stesso peso, rimuovendo quindi definitivamente il sistema tonale fin lì usato. La composizione si basa su una serie di dodici note (quelle della scala cromatica), modificata in modi diversi e con andamenti diversi: la musica che ne scaturisce è detta dodecafonica, dato che si basa appunto sulla serie dei dodici suoni. I discepoli più vicini a Schönberg furono altri due austriaci, Alban Berg (1885 - 1935) ed Anton Webern (1883 - 1945). Altri compositori invece si sforzarono di trovare altre soluzioni, accostandosi nuovamente al passato ma con accorgimenti che modificavano le forme classiche con soluzioni armoniche insolite e sonorità particolari. Questo movimento venne detto neo classicismo, ed annovera tra i suoi massimi esponenti Prokoviev (una sua sinfonia, la Classica del 1918, prende notevolmente le mosse da Haydn), e sopratutto Stravinskij, che rivisitò in maniera pesante le forme classiche, dandone un esempio nel suo balletto Pulcinella (1920) basato su temi di G. B. Pergolesi, o con l'Ottetto (1923) e la Sinfonia di salmi (1930): peraltro Stravinskij passò attraverso diverse fasi espressive, e settantenne diede una sua interpretazione della dodecafonia.
Molti furono i compositori che preferirono rimanere estranei al confronto tra neoclassici e dodecafonici, come ad esempio il "Gruppo dei sei", ossia Auric, Durey, Honegger, Milhaud, Poulenc e Tailleferre: questi adottarono deliberatamente uno stile prosaico nelle loro composizioni, rifacendosi ad Eric Satie (che spesso componeva con un forte senso parodistico ed ironico, o solo per il gusto di confondere i suoi ascoltatori): molti altri compositori hanno preferito rimanere legati al passato inserendo qualità originali nella loro musica. Tra questi va sicuramente citato il tedesco Paul Hindemith (1895 - 1963), il russo Prokoviev, ma anche gli inglesi William Walton, Michael Tipett e Benjamin Britten (1913 - 1976) con il suo War requiem del 1961: va notato, per inciso, che Prokoviev ed altri autori russi erano inizialmente neoclassici: il ritorno a metodi tradizionali avvenne su richiesta del governo sovietico.
Vennero notevolmente impiegati gli strumenti a percussione, così come venne introdotto l'uso di rumori e suoni esotici: grazie allo sviluppo tecnologico del periodo iniziò l'uso della strumentazione elettrica per la produzione di suoni originali, come i primi teremin e onde-martenot, strumenti costruiti negli anni venti (prima quindi dell'avvento della microelettronica). Fu lo sviluppo del registratore a nastro (1950 circa) a fornire un potente impulso alla musica elettronica, grazie alle possibilità che questo fornisce sul suono: non potendo effettuare una modifica in tempo reale (come invece è possibile oggi) il registratore si rivelava utilissimo per l'acquisizione e la successiva elaborazione dei suoni.
Sorsero due diverse scuole: in Francia nacque la musica concreta, con l'utilizzo di suoni ambientali e naturali, in Germania si affermò sopratutto la musica elettronica (basata su suoni di sintesi), ma le due scuole si fusero ben presto grazie appunto all'uso di strumenti come il registratore. Tra i pionieri di questo periodo vanno ricordati il tedesco Karlheinz Stockhausen (1928) e il nostro Luciano Berio (1925), che nel suo Omaggio a James Joyce del 1958 sottopone a modifica elettronica anche la voce umana.
anche in questo campo furono diverse le soluzioni tentate: alcuni compositori preferirono spingere la loro ricerca sulle possibilità fornite dagli strumenti tradizionali, opportunamente modificati, come fa John Cage (1912), che negli anni quaranta usava un pianoforte con oggetti inseriti tra le corde per modificarne le vibrazioni: un altro americano che, come Cage, cercò soluzioni particolari fu Harry Partch (1901 - 1974), che si costruiva gli strumenti appositamente per ogni composizione.
Queste sperimentazioni ebbero dei riflessi anche sulla scrittura musicale stessa: le opere di questi autori sono trascritte in forme sostanzialmente diverse da quelle comunemente usate, come si può vedere nelle composizioni di Stockhausen, o in Threni per le vittime di Hiroshima (1961), composizione per 52 archi del polacco Krysztof Penderecki (1933).