Ed infine, una serie di articoli sulla "scienza" del su nominato
LA MIA LETTERA ORIGINALE
Gentile Umberto Eco,
ho letto il suo articolo su "Il sole 24 Ore" del 17/12/2000 e voglio fare un paio di considerazioni.
Lei parla di migrazione, che è un eufemismo per dire invasione. L'ha detto lei stesso che potrebbero esserci esiti sanguinosi. In questo modo credo che lei finisce per dare ragione ai fautori della chiusura. Il crollo dell'Impero Romano non è stata una cosa molto piacevole. Ha rappresentato un regresso della civiltà.
Per il momento il flusso di persone è abbastanza contenuto. È vero c'è una forte pressione demografica nei paesi di origine, ma manca il secondo elemento, il vuoto da riempire. Lei cita l'Impero Romano. Fra le cause del suo crollo c'è stato anche un decremento della popolazione. Prima delle vere e proprie invasioni barbariche alcune tribù avevano ottenuto delle terre all'interno dell'Impero, naturalmente sottoponendosi alla legge romana. In Europa c'è un problema demografico, ma non credo che sia così ampio. E poi l'Europa non è un impero in decadenza che non possa far fronte alla "naturale" migrazione. Per ragioni di spazio la rimando all'articolo &qutoForza dei numeri strettezza delle idee" di Gian Carlo Blangiardo pubblicato su Avvenire del 19/12/2000 (www.avvenire.it), in cui si spiega, statisticamente, come per l'Europa sia più utile un bambino di 11 immigrati per ringiovanire la popolazione. È il metodo più semplice per far fronte alla migrazione.
Un'errore grossolano mi sembra confondere razza con nazione. Non è la razza ha definire una nazione, ma bensì la lingua, cioè cultura, usi e tradizioni. Il problema non è che fra cent'anni gli italiani siano bianchi o neri, ma che continuino a parlare l'idioma di Dante, conoscano l'arte di arrangiarsi e perché no, siano anche cristiani, perché anche la religione fa parte della cultura di un popolo.
Lei fa di nuovo l'esempio dell'Impero Romano e della cittadinanza data ai Galli. Ricordo che Cesare per sottometterli diede la caccia ai Druidi, che erano i custodi della cultura gallica, che era essenzialmente orale. Dopo la loro scomparsa, di gallico era rimasto ben poco, e quindi la cittadinanza fu concessa di fatto a gente che culturalmente era latina. Lei propone questo? Distruggere le tradizioni degli immigrati per farli diventare cittadini dell'Europa?
Il problema non è un'Europa multirazziale, che non vuole dire niente, perché scientificamente le razze umane non esistono, ma il problema è un'Europa multiculturale senza dei valori comuni. Pensate cosa potrebbe esserne del processo di integrazione europea in tali condizioni. La somma di ghetti incomunicabili non fanno una nazione e neanche uno stato.
Vorrei parlare degli USA, ma per ragioni di spazio lo evito e mi limito a citare l'esame per avere la cittadinanza che consiste in un esame di lingua, di educazione civica e storia.
Cordialmente.
Vito Foschi
LA PARTE PUBBLICATA sul Il Sole 24 Ore del 31/12/2000
Gentile Umberto Eco,
ho letto il suo articolo su "Il sole 24 Ore" del 17/12/2000 e voglio fare un paio di considerazioni.
Lei parla di migrazione, che è un eufemismo per dire invasione. L'ha detto lei stesso che potrebbero esserci esiti sanguinosi. In questo modo credo che lei finisce per dare ragione ai fautori della chiusura. Il crollo dell'Impero Romano non è stata una cosa molto piacevole. Ha rappresentato un regresso della civiltà.
Per il momento il flusso di persone è abbastanza contenuto. È vero c'è una forte pressione demografica nei paesi di origine, ma manca il secondo elemento, il vuoto da riempire. Lei cita l'Impero Romano. Fra le cause del suo crollo c'è stato anche un decremento della popolazione. Prima delle vere e proprie invasioni barbariche alcune tribù avevano ottenuto delle terre all'interno dell'Impero, naturalmente sottoponendosi alla legge romana. In Europa c'è un problema demografico, ma non credo che sia così ampio. E poi l'Europa non è un impero in decadenza che non possa far fronte alla "naturale" migrazione.
Un'errore grossolano mi sembra confondere razza con nazione. Non è la razza ha definire una nazione, ma bensì la lingua, cioè cultura, usi e tradizioni. Il problema non è che fra cent'anni gli italiani siano bianchi o neri, ma che continuino a parlare l'idioma di Dante, conoscano l'arte di arrangiarsi e perché no, siano anche cristiani, perché anche la religione fa parte della cultura di un popolo.
Il problema non è un'Europa multirazziale, che non vuole dire niente, perché scientificamente le razze umane non esistono, ma il problema è un'Europa multiculturale senza dei valori comuni. Pensate cosa potrebbe esserne del processo di integrazione europea in tali condizioni. La somma di ghetti incomunicabili non fanno una nazione e neanche uno stato.
Vito Foschi - S. Vito dei Normanni (Brindisi)
LA NON RISPOSTA
Gentile Vito Foschi, il crollo dell'impero romano non ha rappresentato un regresso di civiltà (anche se ci sono voluti sangue e sofferenza) bensì la nascita degli imperi romano germanici da cui è nata l'Europa che noi consideriamo oggi faro di civiltè. Certo per gli ultimi patrizi romani il crollo è stato tragico. Ma la storia non si interessa dei vecchi, bensì dei nuovi. Io ragionavo in termini storici, non di interesse personale. Con molti auguri per il Suo traballante avvenire.
Come si nota, Eco ha glissato completamente l'errore dei druidi, e della nazione, portando su un altro tema e come tipico professore universitario italiano ha preteso di avere sempre ragione. Si è nascosto dietro l'aurea di storico, rifiutando di rispondere.
LA MIA REPLICA
Caro Eco,
Ho letto la sua breve nota. Ammetto che l'espressione regresso di civiltà è stata poco felice, ma la limitatezza dello spazio non mi ha permesso di esprimere compiutamente il mio pensiero. So, che fra voi storici va di moda il Medioevo, una sorta di revisionismo, e che sarei stato oggetto di questa critica, ma lo spazio era quello. Mi riferivo ai seguenti fenomeni: demografici, decrescita della popolazione e abbandono delle città, ambientali, avanzata della foresta, culturale la perdita di opere antiche, economiche, riduzione della produzione e dei commerci, e tecnologiche, perdita di varie tecniche. Tutto qui. So anch'io che i barbari non erano così primitivi, ma questo non inficia i fenomeni sopracitati. Lei ha parlato da storico, ebbene io non ho parlato a titolo personale. Ho solo cercato di mettere in evidenza alcuni punti dubbi del suo articolo, che comunque non ha chiarito. Tutto qui.
La mia lettera è stata tagliata e lei si è focalizzato su un mio presunto errore. È stato poco gentile, da parte sua, specialmente considerando che noi poveri lettori raramente abbiamo diritto di replica e spazio sufficiente. E di fatto non ha risposto.
Gli ricambio gli auguri, anche se non ho capito cosa volesse dire con quel suo "traballante". Si è offeso perché non ho usato il titolo di professore? Sappia che la penso esattamente come Luigi Einaudi:"Tutti siamo professori, perché tutti abbiamo qualcosa da professare". Lo prenda come un complimento. Se lei è poi così suscettibile, è un suo problema.
Arrivederci professore.
Vito Foschi
P.S. Auguri alla redazione. Sarebbe bello che pubblicaste il primo paragrafo sul mio presunto errore. Il resto della lettera ha poca o nulla importanza.