LA FONTANA

Matteo stringeva la mano del suo papà e si guardava intorno incuriosito... il grande tempio lo faceva sentire piccolissimo... ascoltava la voce di Stefano che gli raccontava della gente che aveva costruito quel tempio tanti tanti secoli prima.
Quando Stefano lasciò la mano di Matteo per fare una fotografia, lui si avvicinò alla grande fontana al centro del piazzale. Guardò affascinato le figure di pietra che si specchiavano nell’acqua, allungò una mano e toccò il marmo freddo e liscio.
Stefano gli sorrise da lontano e gli urlò di non allontanarsi troppo.
Matteo guardò ancora nell’acqua e gli sembrò di vedere la statua della donna che si muoveva piano. Alzò lo sguardo e si disse che doveva essere un effetto dell’acqua che si muoveva perché la statua era lì immobile. Il viso della statua della donna era bellissimo e a Matteo sembrò che sorridesse.
Stefano lo chiamò e Matteo si avviò verso di lui a malincuore, lanciando un ultimo sguardo alla donna di pietra.
Entrarono insieme nel tempio buio e silenzioso. Tenendosi per mano, guardarono stupiti i vasi dipinti, le collane, i bracciali appoggiati sul muretto che correva lungo le pareti del tempio. Guardarono le statue mutilate dal tempo e dalla polvere.
Quando uscirono nel sole accecante, lo sguardo di Matteo corse alla fontana. Stefano notò il suo sguardo e gli disse: “Cosa ha quella fontana che ti attira tanto?”
“E’ bella.” rispose Matteo.
Si avvicinarono insieme alla fontana e Matteo mise una mano nell’acqua come per toccare il viso della donna di pietra che vi si rifletteva. Sentì il contatto con il viso di lei ed urlò.
Stefano lo guardò stupito e preoccupato e gli chiese: “Che succede? ti ha punto qualche insetto?”
“No... no...” balbettò il bambino con gli occhi sgranati “lei è lì sotto!”
“Lei chi?” chiese Stefano accovacciandosi davanti al figlio.
“La statua!” rispose Matteo.
“La statua è sotto l’acqua? è questo che vuoi dire?”
“Si... l’ho toccata...”
“Matteo.... la statua si riflette nell’acqua... non è sotto l’acqua!”
“Io l’ho toccata!” disse di nuovo Matteo.
“Guarda” disse Stefano mettendo la mano nell’acqua “non c’è niente qui!”
“Io l’ho toccata!” ripeté ostinatamente Matteo.
“Te lo sei solo immaginato!” disse con aria decisa Stefano.
Matteo guardò di nuovo l’acqua ed il viso riflesso della statua, poi alzò gli occhi e guardò la statua. “Quella dentro l’acqua sorride....” disse a voce bassa.
“Cosa?” chiese distrattamente Stefano.
“La donna nell’acqua sorride e la statua invece no...” ripeté Matteo.
“Sei proprio un ragazzino!” esclamò Stefano “a volte me lo dimentico!”
Matteo si sporse oltre il bordo della fontana e lentamente rimise la mano nell’acqua.
Stefano guardò suo figlio sparire nell’acqua della fontana come se qualcuno lo stesse tirando.

Matteo si guardò intorno sbalordito.... la fontana era davanti a lui, ma era diversa. Guardò la donna che gli stava di fronte: era bellissima, pensò Matteo, e gli stava sorridendo. “Sei la statua!” mormorò Matteo.
“Si...” rispose lei con voce dolce “sono la donna che la statua riproduce.”
“Dove siamo? e dove è papà?” chiese il bambino spaventato.
“Siamo nel mio tempo... il tuo papà è nel suo mondo.”
“Voglio tornare da lui!” disse Matteo sempre più spaventato.
“Non vuoi restare un poco qui con me?” chiese lei con voce gentile “solo per un poco, poi potrai tornare dal tuo papà.”
“Perché mi hai portato qui?”
La donna alzò leggermente le spalle: “Non lo so esattamente... forse per come mi hai guardato...”
“Come ti ho guardato?” chiese Matteo stupito.
La donna non rispose e gli indicò la fontana.
"La fontana! è uguale a quella nella quale sono caduto!"
"Si" rispose la donna "è proprio quella. L'ha fatta costruire mio padre ed ha voluto che io posassi per una delle statue."
"Se ci cado dentro... tornerò da papà?" chiese Matteo con voce esitante.
"Solo se io lo voglio" rispose la donna "Proprio non vuoi rimanere un po' qui con me?"
"Non è che non voglia rimanere... ma voglio il mio papà... non potresti far venire anche lui? gli piacerebbe molto il tuo mondo!"
"Forse... ma lui cercherebbe di riportarti indietro..."
"Quanto tempo vuoi che rimanga qui con te?" chiese Matteo con la voce tremante.
"Solo un po'... per farmi compagnia... poi se vorrai, potrai tornare indietro... te lo prometto."
Matteo rimase pensieroso  con lo sguardo fisso sulla fontana, poi disse: “Va bene... resterò per un po’... solo per poco però perché papà sarà preoccupato da morire!"
“Allora siamo d’accordo” disse lei “vedrai che non te ne pentirai.” Prese per mano Matteo e si avviò lentamente lungo la strada: “Vieni con me, ti farò vedere il mio tempo... quello di cui tuo padre ti ha parlato... quello del tempio...”
Matteo la seguì in silenzio chiedendosi quando si sarebbe svegliato da quello strano sogno.
"Dove andiamo?” chiese.
“Al tempio... lo vedrai come è ora, prima di essere rovinato dal tempo....”
“Vuoi dire che siamo nel passato?” chiese incredulo Matteo.
La donna sorrise e disse: “Io sono nel presente.... tu sei nel mio presente...”
Davanti agli occhi di Matteo all’improvviso apparve il tempio; era bellissimo, pensò, molto più bello di quello che aveva visto insieme a suo padre. La facciata era ornata da fregi dorati, le colonne erano lisce e lucide, la scalinata che portava all’entrata era intatta ed il marmo brillava sotto il sole.
Matteo si fermò e la donna si fermò accanto a lui. “Ti piace?” gli chiese.
“E’ bellissimo!” disse il bambino stupito.
“Si, è bellissimo.... fa male pensare che tra molti secoli di questo resterà ben poco!”
Matteo distolse a fatica lo sguardo dal tempio e guardò la donna: “Come ti chiami?” chiese.
“Cilia” rispose la donna prendendo per mano Matteo. Lo guidò in giro per il paese, tra le case basse e gli animali che giravano liberamente per le strade.
Quando il bambino fu stanco tornarono al palazzo.

Nei giorni successivi, Cilia raccontò a Matteo dei paesi vicini, gli narrò antiche leggende, fece costruire per lui giocattoli, lo circondò di mille attenzioni, esaudì ogni suo desiderio....
Matteo sembrava felice, era pieno di curiosità per ogni oggetto, per ogni persona che incontrava, non si stancava mai di fare domande e la sera, stanco morto, si addormentava con la voce di Cilia che gli raccontava favole.
Cilia sentiva crescere dentro di se l’amore per quel bambino pieno di curiosità e di entusiasmo e la speranza che lui decidesse di rimanere con lei. Cilia sapeva che Matteo aveva imparato a volerle bene, lo sentiva dal modo in cui lui la guardava, da come si rifugiava tra le sue braccia ogni volta che era stanco o spaventato o anche felice.
Ma un giorno Matteo la raggiunse nel giardino del palazzo e le disse: “Cilia... ora vorrei tornare da papà... sono stato con te tanti giorni.... “
“Non sei stato felice qui con me?” chiese lei con voce triste.
“Si... si sono stato felice, ma mi manca tanto papà!” rispose Matteo con le lacrime agli occhi.
Cilia rimase in silenzio per un po’, poi disse: “Quando ero piccola, a mio padre fu fatta una profezia... io non avrei avuto figli ed il mio regno sarebbe scomparso con me.... a meno che io non avessi amato con tutto il cuore un bambino venuto da molto lontano... un bambino che avrebbe regnato dopo di me...” Cilia si interruppe e guardò negli occhi il piccolo Matteo, poi riprese: “Io ti amo con tutto il cuore.... tu sei il bambino di cui parla la profezia.... se tu tornerai nel tuo mondo, il mio regno morirà con me...”
Matteo si avvicinò a Cilia e le prese una mano: “Anche io ti voglio bene.” disse con voce incrinata dal pianto “Ma non posso restare con te, devo tornare dal mio papà.... non voglio che lui soffra...”
“Lo so...” rispose Cilia chinandosi e prendendo Matteo tra le braccia “so che devi andare via... io non voglio che tu sia infelice...”
Matteo e Cilia rimasero abbracciati per un po’, poi all’improvviso Matteo urlò: “Ho trovato! Cilia ho trovato la soluzione”
“Qual è?!” chiese Cilia sciogliendosi dall’abbraccio “dimmi qual è!”
“Fai venire qui il mio papà!”
La felicità che per un attimo aveva illuminato il viso di Cilia si dissolse: “Lui non vorrà restare...” disse.
“Forse si... possiamo provare.. non credi?” rispose Matteo.

Stefano aprì gli occhi di scatto e si mise seduto nel letto. Il dolore lo avvolse di nuovo pensando a Matteo. Si chiese cosa fosse la strana sensazione che l’aveva assalito all’improvviso. Si alzò e si vestì in fretta senza rendersi conto di ciò che faceva. Si ritrovò in auto che guidava a velocità elevata verso la valle con il tempio e la fontana.
Cilia e Matteo si sporsero oltre il bordo della fontana. “Non è ancora arrivato.” disse Cilia sorridendo a Matteo.
“Ma verrà vero?!” chiese lui impaziente.
“Si verrà, non temere. Ed io lo porterò qui.... ma lui non vorrà restare... ne sono sicura, piccolo Matteo!”
“Io gli dirò che ti voglio bene e che non voglio lasciarti... forse ti vorrà bene anche lui...”
Cilia sorrise e disse: “Matteo... lui ha la sua vita ... non vorrà perderla solo per far felice me!”
Matteo mise la mano nell’acqua della fontana e pensò che tra poco avrebbe abbracciato di nuovo suo padre.
Cilia guardò l’espressione di felicità di lui e si sentì perduta: “Lo perderò” pensò “suo padre lo riporterà nel suo mondo ed io non lo vedrò mai più... e non avrò una seconda possibilità...”
“Eccolo!” strillò Matteo all’improvviso “è arrivato! Cilia portalo qui!”
Cilia mise la mano nella fontana.
Stefano guardò l’acqua trasparente della fontana. Vi immerse la mano e si sentì afferrare. Chiuse gli occhi e si lasciò trascinare senza opporre resistenza.
Matteo volò nelle braccia di Stefano e Cilia rimase a guardarli in silenzio.
“Che cavolo sta succedendo?!” chiese dopo un po’ Stefano guardando Cilia.
“Benvenuto nel mio mondo, Stefano” disse la donna sorridendo.
“Che significa questa storia? perché siamo qui? e dove siamo esattamente?” chiese ancora Stefano con voce concitata.
“Ti spiegherò tutto con calma, Stefano... o meglio te lo spiegherà Matteo più tardi. Ora seguitemi al mio palazzo... sarete miei ospiti.”
“Noi non ti seguiremo da nessuna parte!” esclamò furibondo Stefano “Non so come tu abbia fatto a trascinarci qui, ma ora ci farai tornare dove eravamo!” continuò lui con aria minacciosa.
“Papà...” intervenne Matteo “ti prego! ti spiegherò tutto, ma ora facciamo quello che dice Cilia... “
Stefano guardò suo figlio in silenzio.
“Ti prego papà!” disse ancora Matteo prendendo la mano di Cilia.
La donna ed il bambino si avviarono verso il palazzo e Stefano, dopo aver esitato un attimo, li seguì.
La sera, Stefano si stese accanto a suo figlio e lo prese tra le braccia come quando lui era piccolissimo, lo strinse contro di se felice di averlo ritrovato.
Matteo si accoccolò tra le braccia di Stefano e si addormentò.

Cilia guardò fuori dalla finestra il paese addormentato e si chiese come sarebbe stata la sua vita senza Matteo. Ripensò alle sue risate e alle sue corse per i corridoi del palazzo, ripensò alle sue parole ed ai suoi silenzi. Pensò all’amore che Matteo provava per suo padre e desiderò con tutta se stessa di essere amata così.
Stefano si svegliò sentendo bussare alla porta, allontanò delicatamente Matteo che ancora dormiva ed andò ad aprire la porta.
“Ciao” disse Cilia “spero che tu abbia dormito bene...”
“Si...” rispose Stefano “mi sembra di essere in un sogno...”
Cilia sorrise lanciando uno sguardo oltre le spalle di Stefano verso il letto dove Matteo dormiva: “E’ un bambino molto speciale.” disse con voce dolce.
“Si” rispose Stefano “lo è davvero.”
Cilia si avvicinò al letto e fece una carezza a Matteo.
Lui aprì gli occhi e le sorrise. “Buongiorno Cilia” disse allungando le braccia verso di lei.
Cilia lo abbracciò e Stefano rimase a guardarli un po’ stupito.
“Papà vuoi che ti portiamo a vedere il mercato?” disse Matteo “è bellissimo! c’è un sacco di gente... e Cilia dice che si possono fare ottimi affari!”
Stefano rise dell’entusiasmo di Matteo e rispose: “Va bene... portami a vedere il mercato...”
Cilia si sciolse dall’abbraccio di Matteo e gli disse: “Vuoi che ti aiuti a vestirti?”
Stefano aprì la bocca per rispondere che Matteo era abbastanza grande per farlo da solo, ma il bambino disse: “Si... aiutami, Cilia.”
Stefano guardò Matteo che si lasciava lavare e vestire da Cilia e si chiese cosa ci fosse di diverso in suo figlio. Era come se lui e Cilia si conoscessero da sempre, come se Matteo avesse trovato finalmente qualcosa che cercava da tempo e lo sguardo di suo figlio era felice come mai l’aveva visto.
Stefano provò la sensazione di essere un intruso, che lì non ci fosse posto anche per lui.
Cilia e Matteo si girarono contemporaneamente verso di lui e gli sorrisero.
La paura di Stefano si dissolse ed anche lui sorrise.

Girarono per il mercato per ore, curiosando tra i banchi pieni di mercanzia e quando Matteo disse che era stanco, Cilia lo prese in braccio e disse a Stefano: “Possiamo tornare al palazzo, se vuoi, oppure andare a riposarci nella grande casa di Samar...”
“Cos’è la casa di Samar?” chiese Matteo prima che Stefano potesse rispondere.
“E’ una grande casa dove vengono accolti i pellegrini, dove ci si può lavare, si può mangiare e dormire, dove ci si può rilassare sentendo musica o ascoltando il narratore.”
“Chi è il narratore?” chiese Stefano avvicinandosi a Cilia e prendendo la mano di suo figlio.
“E’ colui che conosce ogni cosa che succede, colui che conosce le antiche leggende e le favole che vengono tramandate di padre in figlio. Vi piacerà ascoltarlo... è anche un uomo molto saggio. I pellegrini gli chiedono consigli e notizie dei loro cari lontani. Ci sono tre narratori nel mio regno, girano per le tre case dei pellegrini portando conoscenza e sapienza.”
“Si, si andiamo lì!” esclamò Matteo.
“Andiamo lì” disse Stefano sorridendo.
Cilia sorrise a Stefano e gli chiese: “Ci riesci qualche volta a dirgli di no?”
“Raramente!” rispose lui ridendo.
Si avviarono insieme verso la casa di Samar.
Furono accolti da tre donne con il volto velato che li accompagnarono in una enorme sala con delle vasche.
“Ora ci aiuteranno a fare il bagno.” disse Cilia “Ci massaggeranno con unguenti e poi ci accompagneranno in un’altra sala per offrirci da mangiare e da bere.”
“Dobbiamo per forza farlo il bagno?” chiese Matteo cercando di sfuggire ad una delle donne che lo stava spogliando.
“Ti piacerà, vedrai, l’acqua è calda e profumata.” gli rispose Cilia sorridendo mentre si lasciava svestire da una delle altre donne.
Stefano e Matteo furono fatti entrare insieme in una delle vasche e Cilia entrò in quella vicina.
“Papà” sussurrò Matteo “quando sarò grande sposerò una donna come Cilia. E’ bella vero?”
“Si... è bella” rispose Stefano guardando il corpo di Cilia lucido per gli oli profumati.
Dopo che ebbero mangiato e bevuto, Cilia, Stefano e Matteo furono accompagnati in una grande sala piena di cuscini. Un uomo alzò gli occhi verso di loro e fece un cenno a Cilia.
Lei prese la mano di Matteo e disse a Stefano: “Lui è il narratore. Vuoi ascoltare le sue storie?”
“Si.” rispose Stefano.
Si avvicinarono all’uomo e si sedettero vicino a lui.
L’uomo cominciò a parlare.
Dopo qualche ora, Matteo appoggiò la testa sulle gambe di Cilia dicendo: “Sono stanco, posso dormire un po’?”
Cilia batté le mani e nella sala entrò una donna che lei non conosceva. “Non ti conosco,” le disse “sei appena arrivata in paese?”
“Si mia signora, sono venuta insieme al narratore dalla casa di Midak.”
“Vorremmo riposare un po’ ora.” continuò Cilia.
“Siete una famiglia?” chiese la donna.
Matteo sollevò la testa dalle gambe di Cilia e rispose deciso: “Si, siamo una famiglia.”
Stefano e Cilia si guardarono stupiti, ma nessuno dei due replicò.
La donna fece loro segno di seguirla e li accompagnò in una stanza più piccola dove bruciava un incenso profumato. “Ecco, potete riposarvi qui.” disse indicando un grande letto. Poi si ritirò silenziosamente.
“Hai imparato a dire le bugie?” chiese Stefano a Matteo.
Il bambino alzò leggermente le spalle e ribatté: “Non è una bugia.... è uno scherzo!”
Stefano scosse la testa e Cilia scoppiò a ridere. “Beh, ormai è fatta. Le famiglie dormono insieme e così dovremo dormire tutti e tre qui.” disse lei stendendosi sul letto.
Matteo si buttò su di lei e le stampò un bacio su una guancia.
In quel momento entrò nella stanza una delle donne che li avevano accolti appena arrivati: “Mi dispiace, mia signora, la ragazza non vi ha riconosciuto... se volete seguirmi vi accompagnerò in un’altra stanza.”
Cilia guardò Matteo sorridendo: “Vado di là?” gli chiese.
“No!” rispose lui stringendole più forte le braccia intorno al collo.
“Non fa niente,” disse Cilia rivolta alla donna “resterò a riposare qui.”
La donna si allontanò in silenzio.
“Papà, non vieni vicino a noi?” chiese Matteo a Stefano allungando una mano verso di lui.
Stefano la prese e si lasciò tirare verso il letto.
Matteo si sistemò comodamente tra Cilia e Stefano.
Stefano rimase sveglio a lungo a guardare suo figlio e quella donna che era entrata nella loro vita come una tempesta. Guardò i suoi lineamenti delicati e il sorriso che le sfiorava le labbra. Guardò Matteo, con lo stesso sorriso sul volto, stretto contro di lei.
“Non posso far finta di non vedere quello che Matteo prova per lei,” si disse Stefano, ma non posso farci niente... la dimenticherà... quando saremo tornati nella nostra solita vita, Matteo la dimenticherà!” continuò a ripetersi.
Nel sonno, Matteo prese la mano di Stefano e se la mise sul petto, vicino a quella di Cilia.
Stefano provò una scossa al contatto con la mano di lei, e per un attimo si chiese se lui sarebbe stato capace di fare a meno di lei.

Stefano prese per mano Matteo e guardò Cilia.
Lei era in piedi vicino alla fontana e guardava Matteo.
“Dobbiamo andare” disse Stefano.
“Si” rispose lei alzando lo sguardo verso di lui “Matteo deve tornare a scuola e tu alla tua vita... lo so.”
“Mi dispiace... devo decidere quello che è meglio per lui”
“Voglio restare!” esclamò Matteo lasciando la mano di Stefano e rifugiandosi tra le braccia di Cilia.
Cilia strinse Matteo contro di se e gli disse: “Non puoi rimanere Matteo... devi ubbidire a tuo padre.”
“Ma io non voglio lasciarti!”
“Neanche io vorrei... ma... non dimenticarmi Matteo, lascia un angolino del tuo cuore in questo posto, in questo tempo...”
Stefano si avvicinò e prese in braccio Matteo.
Cilia allungò la mano e prese quella di Stefano: “Ti basterà lasciare la mia mano e tornerai per sempre nel tuo mondo” disse Cilia con le lacrime che le scorrevano sulle guance.
Stefano sentì l’acqua che lo avvolgeva, mentre ancora stringeva la mano di Cilia.
“Non lasciarla, papà!” gli sussurrò Matteo in un orecchio “non lasciarla!”
Stefano strinse più forte la mano di Cilia e cominciò a tirarla. Piano piano sentì l’acqua che si allontanava dal suo corpo ed incontrò gli occhi di lei.
“Non potrai più andar via!” gli sussurrò lei.
Stefano sorrise e strinse più forte la sua mano.