Matteo si guardò intorno sbalordito....
la fontana era davanti a lui, ma era diversa. Guardò la donna che
gli stava di fronte: era bellissima, pensò Matteo, e gli stava sorridendo.
“Sei la statua!” mormorò Matteo.
“Si...” rispose lei con voce dolce “sono
la donna che la statua riproduce.”
“Dove siamo? e dove è papà?”
chiese il bambino spaventato.
“Siamo nel mio tempo... il tuo papà
è nel suo mondo.”
“Voglio tornare da lui!” disse Matteo sempre
più spaventato.
“Non vuoi restare un poco qui con me?” chiese
lei con voce gentile “solo per un poco, poi potrai tornare dal tuo papà.”
“Perché mi hai portato qui?”
La donna alzò leggermente le spalle:
“Non lo so esattamente... forse per come mi hai guardato...”
“Come ti ho guardato?” chiese Matteo stupito.
La donna non rispose e gli indicò
la fontana.
"La fontana! è uguale a quella nella
quale sono caduto!"
"Si" rispose la donna "è proprio
quella. L'ha fatta costruire mio padre ed ha voluto che io posassi per
una delle statue."
"Se ci cado dentro... tornerò da
papà?" chiese Matteo con voce esitante.
"Solo se io lo voglio" rispose la donna
"Proprio non vuoi rimanere un po' qui con me?"
"Non è che non voglia rimanere...
ma voglio il mio papà... non potresti far venire anche lui? gli
piacerebbe molto il tuo mondo!"
"Forse... ma lui cercherebbe di riportarti
indietro..."
"Quanto tempo vuoi che rimanga qui con te?"
chiese Matteo con la voce tremante.
"Solo un po'... per farmi compagnia... poi
se vorrai, potrai tornare indietro... te lo prometto."
Matteo rimase pensieroso con lo sguardo
fisso sulla fontana, poi disse: “Va bene... resterò per un po’...
solo per poco però perché papà sarà preoccupato
da morire!"
“Allora siamo d’accordo” disse lei “vedrai
che non te ne pentirai.” Prese per mano Matteo e si avviò lentamente
lungo la strada: “Vieni con me, ti farò vedere il mio tempo... quello
di cui tuo padre ti ha parlato... quello del tempio...”
Matteo la seguì in silenzio chiedendosi
quando si sarebbe svegliato da quello strano sogno.
"Dove andiamo?” chiese.
“Al tempio... lo vedrai come è ora,
prima di essere rovinato dal tempo....”
“Vuoi dire che siamo nel passato?” chiese
incredulo Matteo.
La donna sorrise e disse: “Io sono nel presente....
tu sei nel mio presente...”
Davanti agli occhi di Matteo all’improvviso
apparve il tempio; era bellissimo, pensò, molto più bello
di quello che aveva visto insieme a suo padre. La facciata era ornata da
fregi dorati, le colonne erano lisce e lucide, la scalinata che portava
all’entrata era intatta ed il marmo brillava sotto il sole.
Matteo si fermò e la donna si fermò
accanto a lui. “Ti piace?” gli chiese.
“E’ bellissimo!” disse il bambino stupito.
“Si, è bellissimo.... fa male pensare
che tra molti secoli di questo resterà ben poco!”
Matteo distolse a fatica lo sguardo dal
tempio e guardò la donna: “Come ti chiami?” chiese.
“Cilia” rispose la donna prendendo per mano
Matteo. Lo guidò in giro per il paese, tra le case basse e gli animali
che giravano liberamente per le strade.
Quando il bambino fu stanco tornarono al
palazzo.
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Nei giorni successivi, Cilia raccontò
a Matteo dei paesi vicini, gli narrò antiche leggende, fece costruire
per lui giocattoli, lo circondò di mille attenzioni, esaudì
ogni suo desiderio....
Matteo sembrava felice, era pieno di curiosità
per ogni oggetto, per ogni persona che incontrava, non si stancava mai
di fare domande e la sera, stanco morto, si addormentava con la voce di
Cilia che gli raccontava favole.
Cilia sentiva crescere dentro di se l’amore
per quel bambino pieno di curiosità e di entusiasmo e la speranza
che lui decidesse di rimanere con lei. Cilia sapeva che Matteo aveva imparato
a volerle bene, lo sentiva dal modo in cui lui la guardava, da come si
rifugiava tra le sue braccia ogni volta che era stanco o spaventato o anche
felice.
Ma un giorno Matteo la raggiunse nel giardino
del palazzo e le disse: “Cilia... ora vorrei tornare da papà...
sono stato con te tanti giorni.... “
“Non sei stato felice qui con me?” chiese
lei con voce triste.
“Si... si sono stato felice, ma mi manca
tanto papà!” rispose Matteo con le lacrime agli occhi.
Cilia rimase in silenzio per un po’, poi
disse: “Quando ero piccola, a mio padre fu fatta una profezia... io non
avrei avuto figli ed il mio regno sarebbe scomparso con me.... a meno che
io non avessi amato con tutto il cuore un bambino venuto da molto lontano...
un bambino che avrebbe regnato dopo di me...” Cilia si interruppe e guardò
negli occhi il piccolo Matteo, poi riprese: “Io ti amo con tutto il cuore....
tu sei il bambino di cui parla la profezia.... se tu tornerai nel tuo mondo,
il mio regno morirà con me...”
Matteo si avvicinò a Cilia e le prese
una mano: “Anche io ti voglio bene.” disse con voce incrinata dal pianto
“Ma non posso restare con te, devo tornare dal mio papà.... non
voglio che lui soffra...”
“Lo so...” rispose Cilia chinandosi e prendendo
Matteo tra le braccia “so che devi andare via... io non voglio che tu sia
infelice...”
Matteo e Cilia rimasero abbracciati per
un po’, poi all’improvviso Matteo urlò: “Ho trovato! Cilia ho trovato
la soluzione”
“Qual è?!” chiese Cilia sciogliendosi
dall’abbraccio “dimmi qual è!”
“Fai venire qui il mio papà!”
La felicità che per un attimo aveva
illuminato il viso di Cilia si dissolse: “Lui non vorrà restare...”
disse.
“Forse si... possiamo provare.. non credi?”
rispose Matteo.
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Stefano aprì gli occhi di scatto e
si mise seduto nel letto. Il dolore lo avvolse di nuovo pensando a Matteo.
Si chiese cosa fosse la strana sensazione che l’aveva assalito all’improvviso.
Si alzò e si vestì in fretta senza rendersi conto di ciò
che faceva. Si ritrovò in auto che guidava a velocità elevata
verso la valle con il tempio e la fontana.
Cilia e Matteo si sporsero oltre il bordo
della fontana. “Non è ancora arrivato.” disse Cilia sorridendo a
Matteo.
“Ma verrà vero?!” chiese lui impaziente.
“Si verrà, non temere. Ed io lo porterò
qui.... ma lui non vorrà restare... ne sono sicura, piccolo Matteo!”
“Io gli dirò che ti voglio bene e
che non voglio lasciarti... forse ti vorrà bene anche lui...”
Cilia sorrise e disse: “Matteo... lui ha
la sua vita ... non vorrà perderla solo per far felice me!”
Matteo mise la mano nell’acqua della fontana
e pensò che tra poco avrebbe abbracciato di nuovo suo padre.
Cilia guardò l’espressione di felicità
di lui e si sentì perduta: “Lo perderò” pensò “suo
padre lo riporterà nel suo mondo ed io non lo vedrò mai più...
e non avrò una seconda possibilità...”
“Eccolo!” strillò Matteo all’improvviso
“è arrivato! Cilia portalo qui!”
Cilia mise la mano nella fontana.
Stefano guardò l’acqua trasparente
della fontana. Vi immerse la mano e si sentì afferrare. Chiuse gli
occhi e si lasciò trascinare senza opporre resistenza.
Matteo volò nelle braccia di Stefano
e Cilia rimase a guardarli in silenzio.
“Che cavolo sta succedendo?!” chiese dopo
un po’ Stefano guardando Cilia.
“Benvenuto nel mio mondo, Stefano” disse
la donna sorridendo.
“Che significa questa storia? perché
siamo qui? e dove siamo esattamente?” chiese ancora Stefano con voce concitata.
“Ti spiegherò tutto con calma, Stefano...
o meglio te lo spiegherà Matteo più tardi. Ora seguitemi
al mio palazzo... sarete miei ospiti.”
“Noi non ti seguiremo da nessuna parte!”
esclamò furibondo Stefano “Non so come tu abbia fatto a trascinarci
qui, ma ora ci farai tornare dove eravamo!” continuò lui con aria
minacciosa.
“Papà...” intervenne Matteo “ti prego!
ti spiegherò tutto, ma ora facciamo quello che dice Cilia... “
Stefano guardò suo figlio in silenzio.
“Ti prego papà!” disse ancora Matteo
prendendo la mano di Cilia.
La donna ed il bambino si avviarono verso
il palazzo e Stefano, dopo aver esitato un attimo, li seguì.
La sera, Stefano si stese accanto a suo
figlio e lo prese tra le braccia come quando lui era piccolissimo, lo strinse
contro di se felice di averlo ritrovato.
Matteo si accoccolò tra le braccia
di Stefano e si addormentò.
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Cilia guardò fuori dalla finestra
il paese addormentato e si chiese come sarebbe stata la sua vita senza
Matteo. Ripensò alle sue risate e alle sue corse per i corridoi
del palazzo, ripensò alle sue parole ed ai suoi silenzi. Pensò
all’amore che Matteo provava per suo padre e desiderò con tutta
se stessa di essere amata così.
Stefano si svegliò sentendo bussare
alla porta, allontanò delicatamente Matteo che ancora dormiva ed
andò ad aprire la porta.
“Ciao” disse Cilia “spero che tu abbia dormito
bene...”
“Si...” rispose Stefano “mi sembra di essere
in un sogno...”
Cilia sorrise lanciando uno sguardo oltre
le spalle di Stefano verso il letto dove Matteo dormiva: “E’ un bambino
molto speciale.” disse con voce dolce.
“Si” rispose Stefano “lo è davvero.”
Cilia si avvicinò al letto e fece
una carezza a Matteo.
Lui aprì gli occhi e le sorrise.
“Buongiorno Cilia” disse allungando le braccia verso di lei.
Cilia lo abbracciò e Stefano rimase
a guardarli un po’ stupito.
“Papà vuoi che ti portiamo a vedere
il mercato?” disse Matteo “è bellissimo! c’è un sacco di
gente... e Cilia dice che si possono fare ottimi affari!”
Stefano rise dell’entusiasmo di Matteo e
rispose: “Va bene... portami a vedere il mercato...”
Cilia si sciolse dall’abbraccio di Matteo
e gli disse: “Vuoi che ti aiuti a vestirti?”
Stefano aprì la bocca per rispondere
che Matteo era abbastanza grande per farlo da solo, ma il bambino disse:
“Si... aiutami, Cilia.”
Stefano guardò Matteo che si lasciava
lavare e vestire da Cilia e si chiese cosa ci fosse di diverso in suo figlio.
Era come se lui e Cilia si conoscessero da sempre, come se Matteo avesse
trovato finalmente qualcosa che cercava da tempo e lo sguardo di suo figlio
era felice come mai l’aveva visto.
Stefano provò la sensazione di essere
un intruso, che lì non ci fosse posto anche per lui.
Cilia e Matteo si girarono contemporaneamente
verso di lui e gli sorrisero.
La paura di Stefano si dissolse ed anche
lui sorrise.
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Girarono per il mercato per ore, curiosando
tra i banchi pieni di mercanzia e quando Matteo disse che era stanco, Cilia
lo prese in braccio e disse a Stefano: “Possiamo tornare al palazzo, se
vuoi, oppure andare a riposarci nella grande casa di Samar...”
“Cos’è la casa di Samar?” chiese
Matteo prima che Stefano potesse rispondere.
“E’ una grande casa dove vengono accolti
i pellegrini, dove ci si può lavare, si può mangiare e dormire,
dove ci si può rilassare sentendo musica o ascoltando il narratore.”
“Chi è il narratore?” chiese Stefano
avvicinandosi a Cilia e prendendo la mano di suo figlio.
“E’ colui che conosce ogni cosa che succede,
colui che conosce le antiche leggende e le favole che vengono tramandate
di padre in figlio. Vi piacerà ascoltarlo... è anche un uomo
molto saggio. I pellegrini gli chiedono consigli e notizie dei loro cari
lontani. Ci sono tre narratori nel mio regno, girano per le tre case dei
pellegrini portando conoscenza e sapienza.”
“Si, si andiamo lì!” esclamò
Matteo.
“Andiamo lì” disse Stefano sorridendo.
Cilia sorrise a Stefano e gli chiese: “Ci
riesci qualche volta a dirgli di no?”
“Raramente!” rispose lui ridendo.
Si avviarono insieme verso la casa di Samar.
Furono accolti da tre donne con il volto
velato che li accompagnarono in una enorme sala con delle vasche.
“Ora ci aiuteranno a fare il bagno.” disse
Cilia “Ci massaggeranno con unguenti e poi ci accompagneranno in un’altra
sala per offrirci da mangiare e da bere.”
“Dobbiamo per forza farlo il bagno?” chiese
Matteo cercando di sfuggire ad una delle donne che lo stava spogliando.
“Ti piacerà, vedrai, l’acqua è
calda e profumata.” gli rispose Cilia sorridendo mentre si lasciava svestire
da una delle altre donne.
Stefano e Matteo furono fatti entrare insieme
in una delle vasche e Cilia entrò in quella vicina.
“Papà” sussurrò Matteo “quando
sarò grande sposerò una donna come Cilia. E’ bella vero?”
“Si... è bella” rispose Stefano guardando
il corpo di Cilia lucido per gli oli profumati.
Dopo che ebbero mangiato e bevuto, Cilia,
Stefano e Matteo furono accompagnati in una grande sala piena di cuscini.
Un uomo alzò gli occhi verso di loro e fece un cenno a Cilia.
Lei prese la mano di Matteo e disse a Stefano:
“Lui è il narratore. Vuoi ascoltare le sue storie?”
“Si.” rispose Stefano.
Si avvicinarono all’uomo e si sedettero
vicino a lui.
L’uomo cominciò a parlare.
Dopo qualche ora, Matteo appoggiò
la testa sulle gambe di Cilia dicendo: “Sono stanco, posso dormire un po’?”
Cilia batté le mani e nella sala
entrò una donna che lei non conosceva. “Non ti conosco,” le disse
“sei appena arrivata in paese?”
“Si mia signora, sono venuta insieme al
narratore dalla casa di Midak.”
“Vorremmo riposare un po’ ora.” continuò
Cilia.
“Siete una famiglia?” chiese la donna.
Matteo sollevò la testa dalle gambe
di Cilia e rispose deciso: “Si, siamo una famiglia.”
Stefano e Cilia si guardarono stupiti, ma
nessuno dei due replicò.
La donna fece loro segno di seguirla e li
accompagnò in una stanza più piccola dove bruciava un incenso
profumato. “Ecco, potete riposarvi qui.” disse indicando un grande letto.
Poi si ritirò silenziosamente.
“Hai imparato a dire le bugie?” chiese Stefano
a Matteo.
Il bambino alzò leggermente le spalle
e ribatté: “Non è una bugia.... è uno scherzo!”
Stefano scosse la testa e Cilia scoppiò
a ridere. “Beh, ormai è fatta. Le famiglie dormono insieme e così
dovremo dormire tutti e tre qui.” disse lei stendendosi sul letto.
Matteo si buttò su di lei e le stampò
un bacio su una guancia.
In quel momento entrò nella stanza
una delle donne che li avevano accolti appena arrivati: “Mi dispiace, mia
signora, la ragazza non vi ha riconosciuto... se volete seguirmi vi accompagnerò
in un’altra stanza.”
Cilia guardò Matteo sorridendo: “Vado
di là?” gli chiese.
“No!” rispose lui stringendole più
forte le braccia intorno al collo.
“Non fa niente,” disse Cilia rivolta alla
donna “resterò a riposare qui.”
La donna si allontanò in silenzio.
“Papà, non vieni vicino a noi?” chiese
Matteo a Stefano allungando una mano verso di lui.
Stefano la prese e si lasciò tirare
verso il letto.
Matteo si sistemò comodamente tra
Cilia e Stefano.
Stefano rimase sveglio a lungo a guardare
suo figlio e quella donna che era entrata nella loro vita come una tempesta.
Guardò i suoi lineamenti delicati e il sorriso che le sfiorava le
labbra. Guardò Matteo, con lo stesso sorriso sul volto, stretto
contro di lei.
“Non posso far finta di non vedere quello
che Matteo prova per lei,” si disse Stefano, ma non posso farci niente...
la dimenticherà... quando saremo tornati nella nostra solita vita,
Matteo la dimenticherà!” continuò a ripetersi.
Nel sonno, Matteo prese la mano di Stefano
e se la mise sul petto, vicino a quella di Cilia.
Stefano provò una scossa al contatto
con la mano di lei, e per un attimo si chiese se lui sarebbe stato capace
di fare a meno di lei.
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Stefano prese per mano Matteo e guardò
Cilia.
Lei era in piedi vicino alla fontana e guardava
Matteo.
“Dobbiamo andare” disse Stefano.
“Si” rispose lei alzando lo sguardo verso
di lui “Matteo deve tornare a scuola e tu alla tua vita... lo so.”
“Mi dispiace... devo decidere quello che
è meglio per lui”
“Voglio restare!” esclamò Matteo
lasciando la mano di Stefano e rifugiandosi tra le braccia di Cilia.
Cilia strinse Matteo contro di se e gli
disse: “Non puoi rimanere Matteo... devi ubbidire a tuo padre.”
“Ma io non voglio lasciarti!”
“Neanche io vorrei... ma... non dimenticarmi
Matteo, lascia un angolino del tuo cuore in questo posto, in questo tempo...”
Stefano si avvicinò e prese in braccio
Matteo.
Cilia allungò la mano e prese quella
di Stefano: “Ti basterà lasciare la mia mano e tornerai per sempre
nel tuo mondo” disse Cilia con le lacrime che le scorrevano sulle guance.
Stefano sentì l’acqua che lo avvolgeva,
mentre ancora stringeva la mano di Cilia.
“Non lasciarla, papà!” gli sussurrò
Matteo in un orecchio “non lasciarla!”
Stefano strinse più forte la mano
di Cilia e cominciò a tirarla. Piano piano sentì l’acqua
che si allontanava dal suo corpo ed incontrò gli occhi di lei.
“Non potrai più andar via!” gli sussurrò
lei.
Stefano sorrise e strinse più forte
la sua mano.