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ZIGGY STARDUST E' MORTO, IL
GLAM E' VIVO
LA MODA E I TRAVESTIMENTI CHE FURONO CARI A BOLAN
E BOWIE TORNANO DALLA
SVEZIA ATTRAVERSO THE ARK. CON UNA DIFFERENZA: PER LORO NON E' FINZIONE
Giro di boa per l'arca svedese di Ola Salo e compagni, tornata per
prendere a bordo tutti i fanciulli che loscorso anno non si erano accorti
che c'è una piccola, grande rivoluzione in corso, iniziata annunciando che
"per rimanere sani bisogna essere pazzi" (It takes a fool to remain
sane) e sottolineando l'importanza del corpo (Let your body decide).
A meno di un anno dall'album d'esordio We are the ark che li ha
imposti in patria e in Italia, gli Ark alzano il tiro con In lust we
trust, "crediamo nella lussuria", vero manifesto programmatico del
neo-glam.
Il cantante Ola Salo indossa sulla pelle la rivoluzione di cui è
portavoce: pantaloncini da tennista sulle gambe nude, stivali da cowboy,
canotta in rete strappata, cresta con punte rosse. Una popstar. Vecchio
stile. Di quelle che sognano le luci della ribalta. Eppure..."E' stato un
anno fantastico. Il successo in Italia è stato una piacevole sorpresa. La
celebrità. L'ho desiderata per tutta la vita, ma è difficile da gestire.
Si diventa paranoici. L'identità diventa pubblica. Se sei sincero nella
composizione è inevitabile scrivere anche di come la fama ti possa
cambiare. Di questo parla l'album. Della solitudine, dell'alienazione,
dell'isolamento".
Non solo. Accanto a brani frizzanti come il singolo Calleth you, Cometh
I e a canzoni malinconiche come Tell me
this night is over che confermano le doti della band, abili a
riconoscere una buona melodia e a trasformarla in un
piccolo musical, spicca Father of a son, sui diritti all'adozione
dei gay. "Abbiamo già toccato l'argomento, ma questa
volta è ancora più esplicita la lotta per la tolleranza, per i pari
diritti. Essendo bisessuale non faccio fatica a parlarne. Ma non è una
canzone sul mio futuro, ne sui diritti dei gay, non solo: è una canzone
politica moderna che parla d'amore e dei valori della famiglia. Chi si
schiera contro i gay non accetta il loro
modo
di amare, e chi combatte contro l'amore perde e non può che avere una vita
di merda. Il primo album invitava a lottare per essere accettati dalla
società. Questa volta è più dura, perché si tratta di accettare se stessi,
la propria tristezza e i propri sentimenti. I due lavori formano un'opera
completa. Ma non ci sarà una terza parte. Sono troppo stanco ora, mi sento
svuotato, ma non è una brutta sensazione".
Cresciuto nella piccola cittadina di Rottne, Ola Salo ha iniziato a
lottare molto presto. "Sono figlio di un predicatore,
il marchio del diverso ce l'avevo fin da piccolo. Non mi sono avvicinato
al rock come reazione agli insegnamenti di mio padre. Esattamente il
contrario. Seguo le sue orme. Anch'io a mio modo sono un predicatore. La
mia religione? Gli Ark. Il messaggio è la nostra musica. Farò storcere il
naso a qual che cristiano, ma ritengo che la mia missione sia molto legata
al messaggio del Vangelo. È stato una delle prime fonti di ispirazione. E
i gospel, la musica religiosa. Certo, Jesus Christ Superstar". A quando un
vero musical? "Mi interessa realizzare album organici, quasi concepì. Ma
alla maniera di The rise and fall of Ziggy Stardust. C'è un tema,
ma non una storia precisa, non una cronologia. Le
canzoni si muovono in cerchio. E più affascinante, perché bisogna usare
l'immaginazione per riempire gli spazi vuoti".
In nome dell'arte Ziggy però si suicidò… "Bowie studiava un personaggio
cresciuto nella celebrità e lo uccise per
questo. Nel nuovo album abbiamo sezionato la nostra vita da "famosi" e
abbiamo ucciso quell'immagine. Ma c'è
una grande differenza: Bowie non era Ziggy, mentre io sono esattamente
quello che canto e mostro al pubblico, l'esuberanza e l'introspezione.
Uccidere la mia immagine significherebbe uccidere me stesso".
GIANNI SANTORO
(Tratto da "La
Repubblica" inserto musica del 05 Settembre
2002)
(Presa dal Fans Club Ufficiale dei The Ark )
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