|
|
VELVET
GOLDMINE

|
Regia e sceneggiatura: |
Todd Haynes |
|
Fotografia: |
Maryse Alberti |
|
Costumi: |
Sandy Powell |
|
Supervisore alla musica: |
Randall Poster |
|
Colonna sonora:
|
Carter Burwell |
|
Interpreti: |
Jonathan Rhys Meyers,
Ewan McGregor, Christian Bale, Toni Collette, Eddie Izzard |
|
Produzione: |
Christine Vachon per
Zenith Productions; Inghilterra 1998 |
Tempo di glam . Anche Truman
Burbank si innamora ballando al ritmo di una versione rock and roll di
20th Century Boy dei T Rex, qui eseguita dai Placebo. Velvet Goldmine è
una miniera di bellezze. E’ Nashville che incontra Scarpette rosse, o
forse Scorsese che va a braccetto con Jarman. Fa per il glam quello che
il capolavoro
di Powell & Pressburger fece per il balletto.
Lo
inebria del più amabile estetismo britannico (cuore di leone ebbro,
dio salvi il mascara e le paillettes). Sfrontatamente wildiano ("Keats
and Yeats are on your side/But you lose/Because Wilde is on mine", The
Smiths) e letterario, convinto nell’intimo che tutto all’Arte va
sacrificato, per prima la coerenza bastarda del Verosimile,
dello Spiegabile. Perciò Velvet è quasi programmaticamente fumoso e
slabbrato e consacrato alla dismisura dionisiaca. E’ d’altronde uno di
quei film sopraffatti dall’estasi del proprio delirio, come Cotton Club o
Strange Days, che richiedono solamente l’ abbandono totale, regalando in
cambio tutta l’estenuata bellezza di una ballata tragica. Si snoda come
una luttuosa evocazione squarciata da staffilate di humour nerissimo, un
De Profundis messo in scena con opulenza tiepoliana.
E’ sì una parafrasi
dei rapporti pigmalionico-amorosi di David Bowie e Iggy Pop, ma
soprattutto una parabola sulle metamorfosi ("Ch-ch-changes/Who look out
you Rock ‘n’ Rollers") che il rock deve geneticamente affrontare per
riaffermarsi e perpetuarsi ciclicamente. Dall’utopia hippy
all’intransigenza dell’apparire, dall’istituzionalizzazione da stadio all’autoriflessione
del revival (e quindi Marilyn Manson e i nostalgici occhi bistrati di
Michael Stipe, nel caso produttore esecutivo). Il trionfo onirizzante del
giovane glam prende corpo sull’asse Manchester-Londra-New York, iscritto
nel guscio gr igio-militare
di un presente (1984!, anche canzone di Bowie) sognato retrospettivamente
come l’implosione della rivoluzione fashion del 1972, con la sua
anima pre-punk in tempi di hard e progressive. Nella palla di neve del
ricordo volteggiano piume bianche e lustrini colorati. Tutto inizia quando
tutto finisce: Brian Slade-Maxwell Demon, il guru, viene ucciso, i
guerrieri del glitter si disperdono. Ma nessun divo rock muore veramente.
Secondo Elio stanno tutti a Roma "a fa’ la bella vita"; secondo Haynes
rinascono dalle ceneri per reimporre, sotto altre vesti e identità, il
proprio subdolo, feticistico dominio. L’inchiesta wellesiana non scioglie
le ambiguità, paga del proprio labirintico girovagare, e trova il suo "Rosebud"
in una radiolina che continua imperterrita a spargere quel sound che
arriva dalle stelle e affonda nelle tenebre. Se amate Tommy e Phantom of
the Paradise, lo spirito eroico di Ziggy Stardust, il sapore anacronistico
di vinile e pellicola, questo è il vostro film. Play it loud.
(Alessandro Borri)
Questo bellissimo film
(prodotto e realizzato in Gran Bretagna nel 1998 con la regia di Todd
Haynes) ripercorre quel periodo musicale degli anni '70 che viene
comunemente chiamato Glam-Rock o Glitter-Rock prorpio perchè i suoi
maggiori esponenti amavano vestirsi e truccarsi in modo stravagante e
sfavillante. Nel cast troviamo EWAN McGREGOR (nei panni di Curt Wild,
figura molto ispirata ad Iggy Pop e nell'aspetto forse troppo simile a
Kurt Kobain...), il meraviglioso JONATHAN RHYS MEYERS (nei panni di un
Brian Slade-David Bowie ai tempi di Ziggy Sturdust) e TONI COLLETTE (nei
panni della moglie della rock star Brain Slade che ci ricorda Angela Bowie...).
Se quel periodo musicale vi affascina non perdetevi questo film!!!
Il film è un miscuglio
delle vite dei cantanti e di un po' di fantasia che confonde forse un
tantino lo spettatore. Comunque ritengo che sia una sorta di documentario
di un era molto ben riuscito conquel pizzico di ambiguità ed erotismo che
lo rende indimenticabile!!!
 |



|