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Il passo successivo consiste nella scelta delle stazioni di rilevamento, ciascuna delle quali deve essere composta da un massimo di 4 a un minimo di 2 alberi della stessa specie e ravvicinati tra loro, scelti tra quelli che presentano la maggiore copertura lichenica.
Non tutti gli alberi, però, possono essere utilizzati
per il biomonitoraggio lichenico. In particolare non devono mai essere
prese in considerazione le seguenti essenze:
Platano (Platanus spp.), Betulla (Betula spp.), Ippocastano
(Aesculus Hyppocastanus), in quanto, con la crescita, perdono gli strati
superficiali della scorza;
Tutte le specie di conifere, poiché hanno una
scorza molto acida, inadatta alla rescita della maggior
parte delle specie licheniche di pianura.
Le caratteristiche devono essere le seguenti:
Bisognerebbe inoltre escludere gli esemplari la cui posizione,
presumibilmente, non corrisponda ad una situazione di inquinamento medio
di quella zona, come ad esempio una pianta posta sul ciglio di una strada
di discreta percorrenza, in una zona di aperta campagna. Per ottenere un
risultato più preciso e attendibile, è necessario ridurre
al minimo la variabilità dei risultati dovuta alle diverse caratteristiche
del substrato di crescita dei licheni.
Il numero e la distribuzione delle stazioni di rilevamento
possono variare in funzione di diversi parametri, quali, ad esempio, la
superficie, l’orografia, la densità abitativa, la distribuzione
dei siti industriali nell’area presa in esame.
Sarebbe comunque opportuno, per indagini in aree relativamente ristrette (minore di 15-20 Kmq) non scendere sotto una densità media di una stazione per Kmq (possibilmente maggiore nel centro cittadino ed eventualmente minore verso le aree di campagna) rispettando una distanza minima tra le stazioni di circa 200 m.
Per il calcolo dello I.A.P. viene utilizzato un reticolo di 30X50 cm suddiviso in dieci maglie di 15X10 cm. Il reticolo può essere costruito con vari materiali (canne, asticelle in legno o plexiglass, fili di lana, spago o altro), l’importante è che sia abbastanza plastico da potersi adattare facilmente alla forma del tronco.
Il reticolo deve essere posizionato su ogni albero della stazione a un’altezza di circa 100-120 cm dal suolo, sulla parte del tronco che presenta la massima copertura di licheni; per ciascuna specie lichenica, occorre rilevare la frequenza (in quanti rettangoli del reticolo compare la specie) riportando il valore sull’apposita scheda riportata alla fine del paragrafo. La frequenza di ogni specie potrà quindi variare da 1 a 10 (se una specie lichenica è presente con più individui all’interno di uno stesso rettangolo, la si conta comunque una volta soltanto).
Se non si è riusciti a determinare una specie lichenica presente nel reticolo, le si può dare un nome fittizio, inserendola comunque nella scheda con la relativa frequenza e cercando di riportarla con lo stesso nome anche nelle schede degli altri alberi sui quali viene eventualmente ritrovata.
Per riconoscere esattamente tali licheni si può ricorrere all’aiuto di esperti della S.L.I.: Società Lichenologica Italiana .
Abbiamo individuato una stazione composta da un certo numero di alberi di Tilia sp. e abbiamo selezionato i quattro esemplari che, a vista, presentano la maggiore copertura lichenica. Il primo albero della stazione presenta cinque specie diverse di licheni rappresentate con i seguenti simboli:
| unl
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ul
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ml
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u |
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ul
|
om |
| ln
|
m |
| ml
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un |
La specie 1 è presente in 5 rettangoli, la sua
frequenza è quindi 5.
La specie 2 è presente in 1 rettangolo, la sua
frequenza è quindi 1.
La specie 3 è presente in 6 rettangoli, la sua
frequenza è quindi 6.
La specie 4 è presente in 3 rettangoli, la sua
frequenza e quindi 3.
La specie 5 è presente in 4 rettangoli, la sua
frequenza è quindi 4.
Sommando le frequenze di tutte
le specie licheniche individuate si ottiene la frequenza totale dell’albero
considerato (valore di I.A.P dell’albero), che in questo caso è
20.
L’indice di purezza atmosferica della stazione è
dato dalla media aritmetica delle frequenze totali degli alberi della stazione
stessa.
Esempio: Albero 1 Frequenza = 20
Albero 2 Frequenza = 26
Albero 3 Frequenza = 25
Albero 4 Frequenza = 9
______________________
Totale= 80
Valore di I.A.P. della stazione 80:4= 20
Per facilitare la lettura e l’interpretazione dei risultati ottenuti,i valori di I.A.P. delle singole stazioni possono essere fatte rientrare in classi di qualità ciascuna delle quali corrispondente ad un intervallo di valori dell’indice e contraddistinta da un determinato colore.Va precisato a quel proposito che non esistono classi di qualità standard valide per tutto il territorio nazionale,ma esse vengono scelte dall’operatore in base alle caratteristiche dell’area di studio e pertanto hanno un valore relativo.In effetti,come già sottolineato,i valori di I.A.P.non dipendono soltanto dal livello di inquinamento atmosferico ma anche dalla specie arborea presa in esame e dalle caratteristiche climatiche del territorio considerato. In altre parole, uno stesso valore di I.A.P. calcolato per stazioni differenti dal punto di vista del substrato arboreo e /o del clima, può corrispondere a un livello di inquinamento relativamente diverso. Tuttavia, considerata la sostanziale uniformità climatica delle zone più antropizzate del territorio piemontese (in particolare quelle pianeggianti e collinari) e la buona diffusione di alberi con caratteristiche simili a livello corticale (ad esempio tiglio,pioppo,quercia)si è cercato,anche sulla base delle indagini svolte per il presente lavoro,di mettere a punto una tabella di riferimento unitaria che potesse fungere da modello per successivi lavori di questo tipo almeno nella nostra Regione.Ciò anche al fine di facilitare un confronto tra le mappe della qualità dell’aria realizzate nelle diverse località e nell’ottica di un loro possibile inglobamento in una più ampia carta regionale.A tale proposito,la ripartizione in classi sotto riportata si è rivelata particolarmente efficace.
| INDICE DI PUREZZA ATMOSFERICA | COLORE | INQUINAMENTO DELL’ARIA | QUALITA’ DELL’ARIA |
| I.A.P.<0.4 | grigio | molto elevato | pessima |
| 0.5<I.A.P.<1.6 | marrone | elevato | scadente |
| 1.7<I.A.P.<3.7 | rosso | medio alto | bassa |
| 3.8<I.A.P.<6.5 | arancione | medio | mediocre |
| 6.6<I.A.P.<10 | giallo | moderato | discreta |
| 10.1<I.A.P.<14.5 | verde | basso | buona |
| 14.5<I.A.P. | blu | molto basso | molto buona |
L’area presa in considerazione per il biomonitoraggio lichenico ha un’estensione di circa 25 Kmq. Lka carta della qualità dell’aria è stata ottenuta sulla base di 26 stazioni di rilevamento.
Il territorio di Alba è caratterizzato dal tipico regime pluviometrico della pianura Padana, con precipitazioni frequenti e/o abbondanti nelle stagioni primaverile e autunnale, ma piuttosto ridotte in estate e nel periodo invernale. La precipitazione media annua (1960-1980) è stata di 828 mm. In particolare il clima diviene piuttosto secco nei mesi di Luglio e Agosto, senza per altro causare veri e propri periodi di deficit idrico, limitanti per lo sviluppo della vegetazione. Il mese più piovoso è Aprile, con precipitazioni medie intorno ai 130 mm, mentre il meno piovoso risulta Gennaio con 20 mm. Per quanto riguarda le temperature, il mese più caldo è Luglio (+24,8 °C), il più freddo Gennaio (+1,8 C°).
Comparazione delle precipitazioni medie annue (1960-1980)
in alcune località del bacino del Tanaro.
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