"CARPE DIEM" (1° parte)




PROLOGO

In tanti anni di contatti con estimatori delle creazioni di  Kate, ho potuto constatare come molti reagiscano con sentimenti estremi nei  riguardi di questo lavoro. Un album che trasmette un senso di calore e di gelo, d'inquietudine e di pace, e tutta una serie di sensazioni contrastanti.
"The Dreaming" racchiude diversi brani che potremmo definire "emotivamente abrasivi", brani che parlano a quella parte di noi che per la maggior parte del tempo celiamo anche a noi stessi. Allo  stesso modo in cui ci mostra il vero volto della sua giovane autrice con una  sincerita' disarmante.
La melodia che dolcemente accarezzava in  "Never  For Ever" si e' volatilizzata, ed ha lascianto il posto a  dei  suoni irruenti, taglienti, che solo in alcuni brevi episodi trovano tregua.
La musica sembra precludere l' ascolto ai non avvezzi alle sonorita' inusuali, ricca com'e' di tessiture originali e innovative, eppure cio' che forse colpisce di piu' e' la quasi totale oscurita' dei pensieri dell'autrice: "E' un album che parla della  parte  piu'  persa dell' essere umano", ha detto in proposito, ed emblematiche sono le  parole di "Suspended in Gaffa": "All' improvviso i miei piedi sono di fango, e tutto si muove lentamente, non so perche' sto piangendo, sono forse sospesa nel nulla?".
Per certi versi, Kate, in "The Dreaming" ha raccontato cosa ha vissuto dall' 80 all' 82, e prendendo spunto dalle sue stesse esperienze ha sviluppato numerose argomentazioni che si basano sull' introspezione umana.
"E' un album che chiede moltissimo a livello emotivo", e il cammino non e' tanto difficile una volta entrati nella vera natura  musicale del  vinile, ma lo diventa quando ci si rende pienamente conto di quello che leggendo i testi nei primi ascolti solo s' intuiva. Ecco allora che ogni suono metallico, ogni colpo assordante  ed  inaspettato, ogni urlo straziato, diventa emozione.
Non fosse stato per tutti gli ostacoli che dovette superare per riuscire  a realizzare questo album, probabilmente il risultato non sarebbe  stato  cosi' intricato: "Per scrivere 'Nefer For Ever' impiegai settimane su settimane solo per i cori e per le parole, ma dopo quando entrai in studio tutto fu spontaneo e veloce. Invece, con la maggior parte delle canzoni di "The Dreaming" mi sono seduta al piano ed ho subito trovato il ritmo, voglio dire che le parole probabilmente non erano ancora la', ma l' idea c' era e c' erano tutti i toni. E' stata la prima volta che ho avuto il demo mentre scrivevo: prima il piano, poi  la voce, poi i cori, ed avevo il pezzo! E a parte "Houdini" che mi ha quasi uccisa, il resto e' stato... Dio, cosi' facile  da  essere  spaventoso. Ma dopo, appena sono entrata  in  studio tutta quella  rapidita' e spontaneita' e' sembrata svanire, ed e' diventato  qualcosa di completamente differente. La registrazione e' stata davvero un duro lavoro, molto sofferta" [dall'intervista di Peter Swales, '85).
Alcuni dei numerosi problemi di cui sopra, furono:
1)  la scelta del "Townhouse", il miglior studio di  registrazione  londinese, che proprio in quel periodo era occupato e richiesto da numerosi artisti;
2) la non totale disponibilita' dell' ingegnere del suono con cui  voleva lavorare, Hugh Padgham (gia' a fianco di Peter Gabriel per il suo terzo album);
3) la scelta di utilizzare un equipaggiamento digitale che apporto' molteplici complicazioni.
L' album richiese un intero anno di registrazione, la collaborazione di  quattro ingegneri del suono, e l' utilizzo di ben cinque studi di registrazione.
Fu un processo massacrante che porto' Kate, per sua stessa ammissione, vicina ad un crollo nervoso. Si ritrovo' a dover rimuginare su quei suoni costantemente, suoni che per progressione logica tendevano a cambiare energia,  durata, se non anche l' ispirazione iniziale.
Come  se  non bastasse, Kate volle essere al controllo di  tutto producendo l'album da se', per cui ogni decisione e ogni scelta fu una sua  responsabilita' (musicisti, tecnici, studi, arrangiamenti, ecc..).
Troppo per una ragazza di 23 anni? Non proprio, perche' se si esclude la  tensione causata da fattori esterni, la sua maturita' artistica aveva raggiunto un tale livello da consentirle di creare un (capo)lavoro di rarissima originalita'.
Il problema vero fu un altro: Kate fu troppo in anticipo sui tempi.
In  quell' anno la musica che piu' deliziava la critica e il pubblico inglese era quella degli ABC, dei Dollar, degli Adam Ant, per la quale era stata coniata l' etichetta "Pure Pop". Era un pop "all' acqua di rose", senza voler negare la freschezza di alcune di quelle proposte (ricordate "The Look Of Love" ?).
Il confronto fu scioccante per molti critici: "The Dreaming" sembrava l' Inferno Dantesco, altro che "Lo Sguardo Dell'Amore". Penalizzarono l'album pesantemente, privandolo di un supporto pubblicitario mai necessario come in quell'occasione.
La stessa EMI non fu affatto d'aiuto. Quando nel marzo dell'81 ascoltarono i primi demo non udirono tracce di  potenziali singoli e non ne furono affatto soddisfatti: musiche e pensieri di primo acchito incomprensibili lo rendevano un  album "non commerciale". Fini' con il privare anch' essa "The Dreaming" di ogni supporto promozionale, e proprio quando la carriera di Kate ne aveva piu' bisogno.
Contribuirono  al parziale insuccesso dell' album (dopotutto fu disco d' oro gia' dopo due settimane), la non rotazione sui canali televisivi dei video realizzati,  e soprattutto, il totale black-out da parte delle  stazioni  radio che, concordi con i critici e i dirigenti della EMI, giudicarono l'album "non commerciale".
La smentita arrivo' subito dopo la sua uscita sul mercato: "The Dreaming" entro' in classifica direttamente al terzo posto, nonostante la cattiva pubblicita' giungesse da piu' parti in terra inglese, segno che i fan erano  in  febbrile attesa di un lavoro piu' volte rinviato e disponibile solo a distanza di due anni dal precedente.
Obiettivamente il passaggio di Kate su quei lidi musicali di ignota origine fu effettivamente brusco (anche se alcune tracce erano gia' presenti in "Never For Ever"), ma fu di una classe  magistrale.
La sua sperimentazione non aveva i caratteri allucinati dei primi Pink Floyd ("Piper At The Gate Of Dawn", '67), e neanche la sperimentazione piu' accessibile, ma altrettanto geniale, contenuta nel "Sgs. Peppers Lonely Hearts Club Band" dei Beatles, per citare due capolavori del genere che portano da  un estremo all' altro.
In  "The Dreaming" e' sorprendente constatare come i suoni intersecati tra loro, i ritmi spezzati repentinamente con botti improvvisi, le vocalita' sepolcrali e inibite, gli effetti speciali di origine cinematografica, nulla tolgano alla componente umana dell' album.
La forza dell'album è proprio nell'essere il frutto di un coinvolgimento emotivo di grande intensita'. E lo trasmette.
E' ironico pensare che entrambi gli album su menzionati, nonostante la  veste puramente sperimentale, furono accolti con tutti gli onori in Patria, sia dal pubblico che dalla critica musicale. Erano  anni in cui si faceva attenzione piu' al contenuto che  all' apparenza, esattamente il contrario di quanto e' accaduto negli anni '80, e per una creativita' come quella di Kate, che era (ed e') al di fuori di ogni schema e libera da ogni  inibizione, nell'82 cio' ha rappresentato un muro invalicabile. 
E' stato solo qualche anno piu' tardi che Kate ha cominciato ad essere anche per la grande stampa "il genio", e che "The Dreaming" e' stato riconosciuto come un passaggio fondamentale: "Spero che Kate stia ridendo del fatto che la gente sia stata pungente con lei... . Non voglio più sentire nessuno dire che 'Hounds Of Love' è eccezionale da chi non ha ascoltato il suo predecessore, perché 'Hounds Of Love' è una naturale progressione della maestria dimostrata in 'The Dreaming'." ("NME", 21/9/'85).
Resta il fatto che se Kate Bush dopo quell'album continua a donarci gli arabeschi sonori di cui solo lei e' capace, be', non e' certo per merito della capacita' di giudizio, in quell'occasione dimostratasi fallimentare, di gran parte della critica d'Oltre Manica.

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Kate: "Nell'espressione  dell'arte possono esservi delle attitudini molto profonde,  in qualche modo collegate all'inconscio. E' l'introversione che i creativi esaminano a fondo, e molto di essa e' legata alla religione. Cosicche' molti  artisti  cercano Dio, ed e' li' che troviamo la 'voce' per cercare e  parlare.  E' una specie di autoterapia, si tenta di guarire se stessi da una certa forma di inadeguatezza." ("Q", 11/'90).

"SAT IN YOUR LAP"

Il tema centrale della canzone e' l' inarrestabile sete di  conoscere che e' nell' uomo. La conoscenza quando e da cosa nasce? Forse e' nata con l' uomo, eppure egli  e' consapevole  che mai riuscira' a capire tutto cio' che e'  l' Universo,  perche' troppo al di sopra della mente umana.
Cio' non e' sufficiente pero' a fermarlo, al contrario, e' un incentivo a superare i  suoi  stessi limiti: il Paradiso e l' Inferno sono solo due termini  con  i quali  si vogliono indicare due ipotetici mondi assolutamente sconosciuti,  ma nonostante manchi una certezza sulla loro effettiva esistenza, il timore per quell'  abisso  oscuro che lo aspetta fa sperare all' uomo di entrare  per  la porta meno infuocata.
L' uomo contemporaneo non si ferma davanti a niente, non si prende mai  il tempo per ponderare le soluzioni con la dovuta saggezza teso com'e' nella sua  corsa contro il tempo ("Ma veramente non posso occuparmene, Oh, solo dammela subito, dammela, dammela, dammela, ...").
Dopo non c'e' quasi mai rimedio ai suoi errori, l' unica ancora di salvezza per l' essere umano si  rivela sempre la religione, e la speranza in un Lui che nessuno vede ma di cui (quasi?) ognuno sente il bisogno.
Cosi' l' uomo chiude il suo ciclo con la grande aspettativa di eludere ogni cosa, di trovarsi nel suo ultimo viaggio al cospetto di quanto gli e' stato proibito  e  negato in vita, per scoprire l' essenza di tutto il suo  mondo  e forse  di piu'.
Oramai si e' consapevoli, che  ogni  cosa creata  dalla mente umana, per quanto da un lato si riveli benefica o  rivoluzionaria (ogni cosa considerata prima impensabile e' considerata  tale),  a lungo andare si ritorce contro di lui.
Comunque sia, il cammino non finisce mai e il futuro ci sorprende  attoniti per tutti gli errori commessi in passato, perche' e' una realta' che il progresso sia un male incurabile, una catena che non si spezza mai e a cui l'  uomo e' tenacemente aggrappato.
L' insolubile interrogativo e': riuscira' qualcuno un giorno lontano a vedere l'epilogo  di una tale confusione di ruoli?

"PULL OUT THE PIN"

"Ho seguito un fantastico documentario TV realizzato da un cameraman in prima linea. Era eccezionale ed era tecnicamente così bene preparato che continuava a filmare indipendentemente da ciò che provava dentro di sé. Alcune delle immagini riprese erano davvero sconvolgenti. Vedevi dei vietnamiti che appena entravano nell'obbiettivo della camera, morivano saltando per aria. E lui continuava a filmare."
("Keyboard", 6/'85)

"Strana ironia che i vietnamiti che combattevano gli americani fossero Buddisti... Prima di combattere facevano scoppiare una piccola pallottola d'argento nella bocca, che portavano appesa ad una catenina al collo, in modo da avere Buddha sulle loro labbra se fossero morti. Questa è la grande ironia che ha attraversato la storia tra la religione e la guerra. La religione, sicuramente, non dovrebbe vedere mai una buona cosa nell'assassinio, eppure avviene così spesso, ed anche così tranquillamente.
Il fatto che avessero... il piccolo Buddha fra le labbra e i fucili tra le mani per uccidere... L'ho trovata un'immagine davvero impressionante."

("Totally Wired", programma radiofonico, '85)

Il punto "A" della dottrina buddhista dice: "La vita e' dolore".
La causa da cui trae origine il dolore risiede nella volonta' di vivere, nell'attaccamento alla vita, ma soprattutto nel desiderio di sopravvivere alla morte. L' unica  possibilita' per sfuggire al dolore e' di sopprimere la  volonta' di vivere e di sopravvivere.
Kate ha scritto il testo di "Pull Out The Pin" da un punto  di vista vietnamita, e non americano come avviene di solito  quando  si parla della guerra del Vietnam.
La loro religione e' il buddhismo, e durante la guerra, prima di andare a  combattere,  i soldati mettevano al collo una catenina con appesa una  pollottola d' argento che stringevano tra le labbra, poiche' secondo loro se fossero morti avrebbero avuto Buddha con loro.
In "Pull Out The Pin" c'e' un equilibrio di tensioni davvero unico. Appena il soldato vietnamita riprende fiato, dopo essere scampato al fuoco del fronte linea, si ritrova con uno yankie a due passi da lui, e sa che questi non  esitera'  ad ucciderlo se lo scopre. Per armarsi di tutto il suo coraggio,  lascia che il veleno e il disprezzo per il nemico prenda piede dentro di lui, ma appena gli e' di fronte  e incrocia il suo sguardo prova esitazione e tristezza, perche' per un attimo non vede un nemico da cui difendersi ma solo un altro essere umano, solo un po' piu' grande di lui e con la carnagione piu' chiara della  sua.
Ma non c'e' tempo per i ripensamenti, la decisione deve essere presa e alla  svelta: "C'e' solo una cosa da fare. O Io o Lui. Ed io amo la vita.", la sua vita o quella dello yankie e lui ama la vita, ci  si aggrappa con la disperazione di chi si rende conto  di temere la morte nonostante continui a stringere tra i denti la sua  pallottola d' argento.
Tutti hanno il desiderio di vivere, e questo si rivela tanto piu' forte quanto  piu' ci si sente vicini alla fine. Il vietnamita aveva in corpo  un  unico lacerante grido: "Io amo la vita!", e non esiste "credo" al mondo che possa mutare quest' ultimo desiderio nell' essere umano. Di qualunque razza o credo egli sia.

"SUSPENDED IN GAFFA"
"Fuori, in giardino, c'e' meta' del Paradiso": nel giardino dell'Eden, ma perche' puntualizza "fuori"? Qual e' la meta' "dentro" sottintesa? La  risposta e' nel credo buddista.
"Alla base dell'insegnamento di Buddha ci sono quattro sante verita': A) la constatazione della sofferenza universale; B) l'identificazione della causa della sofferenza (e del suo protrarsi da una ad altra esistenza, attraverso successive rinascite) nella brama (di esistenza e di godimento); C) la conseguente necessita' di estinguerla con il salutare regime dell' ottuplice sentiero.
Quest'ultimo  consta dei seguenti gradi: 1) retta cognizione; 2) retta volonta';  3) retta  parola; 4) retta azione; 5) retto modo di sostenersi; 6) retto  sforzo; 7) retta meditazione; 8) retta concentrazione.
Percorrendo per intero questa via si perviene al superamento di ogni desiderio e  dolore in una serenita' inconturbata e alla sicurezza di una rinascita  con piu' favorevole predisposizione.
L'ulteriore  progresso  fino alla meta suprema di salvazione e perfezione  in terra, cioe' alla santita', con piena conoscenza e purificazione, e alla liberazione dalla catena delle rinascite, nirvana di qua [ecco individuata l'altra parte del giardino dell'Eden, quel "dentro" sottinteso, N.d.R.], non riesce  possibile se non dopo il completo ritiro dal mondo nella regola monastica" [a questo riguardo una breve constatazione: ricordiamo la dichiarazione rilasciata al "Q Magazine"  di  cui prima,  e  che ogni qualvolta Kate scrive un album si ritira completamente dalle scene, se non  addirittura  in completa  solitudine, come quando è andata in Irlanda per scrivere i testi di "The Ninth Wave" non  vedendo  nessuno per ben sei mesi, N.d.R.].
"E noi stiamo solo ingannando noi stessi: non siamo fatti per sbattere contro le pareti": sbattere contro quali "pareti"? E in che senso "stiamo  ingannando noi stessi"?
Walker: "Siamo prigionieri delle nostre menti, e per quanto ci sforziamo di  ampliarle e di abbellirle rimaniamo in ogni caso entro le loro mura. Se noi riusciremo a scappare dalle nostre prigioni, il primo passo consistera' nel comprendere  le nostre  vere situazioni e, nel contempo, vederci quali veramente siamo  e  non come ci immaginiamo di essere."
"Ma ci hanno detto, a meno di non riuscire a dimostrare che lo stiamo facendo, che non possiamo averlo tutto".
Kate: "L'idea che racchiude "Suspended in Gaffa" e' quella di avere una visione di Dio [ossia della Perfezione, N.d.T.], qualcosa che si desidera  intensamente, ma ti e' stato detto [dalle religioni, dalle filosofie, ecc.] che  se non t'impegnerai a fondo non riuscirai a rivederlo. Naturalmente tutti vorrebbero avere il "premio" senza fare sforzi, per cui la gente cerca di trovare il modo di sfuggire al duro lavoro sperando di meritare ugualmente il premio,  ma in fondo a noi stessi sappiamo bene che in questo caso non e' possibile."
Collera, angoscia, frustrazione, ad esempio, sono tutte emozioni negative in quanto improduttive e, cosa ancor piu' grave, impediscono  all' Essere di trovare spazio. Ed e' incredibile rendersi  conto con quanta facilita' ci lasciamo andare ad esse e di quanto del nostro tempo vada sprecato.
"Lui sta cercando disperatamente di uscirne fuori, ma lei e' solo un pretesto": "lui" chi? In che modo possiamo guardare a noi stessi senza mentirci?  Secondo Gurdjieff con l'auto-osservazione ("Lui": l'Io osservante) e' possibile acquisire una maggiore e piu' profonda consapevolezza dell'Essere e del Conoscere, ed  e' cosi' possibile riuscire a prevenire le forme di emozioni  negative  di cui  prima,  in base alle sgradevoli sensazioni fisiche che  le accompagnano. L'unico modo di disfarsi delle emozioni negative e' di risalire all'origine  e di  smetterla di giustificarle. E soprattutto capire che seppur stimolate  da qualcun altro, a far si' che si manifestino siamo esclusivamente noi.
"Una  testimone che parlera' quando verra' citata": a questo punto  e'  chiaro che "lei" e' la Personalità .
"Improvvisamente  i miei piedi sono di fango e tutto si muove lentamente,  non so perche' sto piangendo, sono forse sospesa nel nulla?"
Kate:  "I cori intendono esprimere la sensazione dell'entrata nell'Eterno  non appena si comincia ad essere parte dell'esperienza."
La  confusione, l'appesantimento della coscienza quando si comincia ad  aprire gli occhi e a rendersi conto di come si e' fatti realmente.
"Non fino a che non saro' pronta per te, non finche' non saro' pronta per te": dopo il primo passo avanti non si arrende, continua a scrutarsi dentro. Eppure accettare quello  che man mano scopre evidentemente le costa  troppa  fatica, perche'  la  tentazione di lasciar perdere ad ogni passo fa sempre capolino in quel continuo "Posso averlo tutto?"
"Provo ad avvicinarmi, ma mentre diventa piu' chiaro, c'e' sempre qualcosa  che appare sulla via": i primi bagliori della verita' che rischiarano la ricerca nell'inconscio,  ma le distrazioni sono molte e non e' facile  sottrarsi  alle impressioni fuorvianti che suscita in noi cio' che ci circonda.
Ouspensky: "La coscienza non e' una funzione, bensi' la consapevolezza di  una funzione", e se il livello di coscienza e' basso, tanto piu' cieche e meccaniche diventano le nostre azioni, e tanto piu' soggettivi siamo nei nostri punti di vista. Il  problema e' che l'uomo crede di essere nato con una coscienza, pensa  alla coscienza come ad un'unita' sviluppata e sempre attiva, invece i fatti ci dimostrano  che cosi' non e': quante volte ci accade di attraversare i viali  di uno  splendido giardino senza renderci conto della bellezza di colori  che  si offrono al nostro sguardo, assorbiti come siamo dalla ridda di pensieri che ci travolgono la mente? Mentre altre volte il corso dei nostri pensieri si  arresta di colpo per lasciar entrare dal nulla una fulminante gioia che sembra  aprire una voragine di felicita' nel nostro cuore. Gli esempi sono infiniti, e dimostrano che esistono diversi livelli di coscienza. Sono quelli gli istanti, quando passiamo dal frastuono dei mille pensieri alla beata calma, e solo in quegli attimi, che noi "siamo". Ed e' solo con l'Io osservante che ci e' possibile penetrare questi sottili schermi che separano uno stato di coscienza dall'altro.
"E' una trave nel mio occhio": "Non giudicate, affinche' non siate giudicati;  perche' sarete giudicati secondo il giudizio con cui giudicate, e con  la misura con la quale misurate sara' misurato a voi. Perche' guardi la pagliuzza che  e' nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi della trave che  e'  nel tuo occhio?" (dal Vangelo secondo Matteo).
Le  parole di Walker ora sono ancora piu' chiare: "Quando, forse per la  prima volta nella nostra vita, vedremo le nostre meschinita', la nostra vanita',  il nostro  egoismo, la nostra indifferenza verso gli altri e la nostra  bramosia, ci  precipiteremo a giudicare, spiegare, condannare, o a scusare le cose  che sono state esposte, in tal modo identificandoci immediatamente con esse."
"Con un cammello che sta cercando di attraversarla": "Difficilmente un ricco entrera' nel  regno dei cieli. Ve lo dico ancora: e' piu' facile a un cammello entrare per la cruna di un ago che a un ricco nel regno di Dio" (dal Vangelo secondo Matteo).
Sono  riferimenti  biblici che inquadrano la superficialita' in cui  si  perde l'essere umano. La facilita' con la quale scorgiamo i nostri difetti negli altri ma senza riconoscerli in noi stessi, e la difficolta' di rinunciare volontariamente alle cose materiali per lo scopo, la ricerca reale della vita, l'ideale della perfezione.
"Tiro  via  la trave e ti ringrazio per avermi tirato indietro, al fatto che c'e' sempre qualcosa che mi distrae, e a volte e' difficile sapere se sto  facendo la cosa giusta."
"Nessuna  creatura puo' raggiungere un grado superiore di natura senza  cessar d'esistere", scrisse San Tommaso, e cio' non significa che uno deve prima  morire bensi' che deve cessar d'esistere il se' quotidiano, quella parte di  noi che insiste sui suoi diritti personali (l'egoismo), colui che rompe il silenzio essenziale alla coscienza dell'essere e  che, al contrario, si perde nei limiti della Personalita' e dell'esistenza.
"Non apriro' scatole che mi hanno detto di non aprire, non sono Pandora, sono come  quella  ragazza nello specchio tra te e me, lei non considera  nemmeno  la possibilita' di andare da qualche parte": chi sarebbe questa terza ragazza? Si torna al discorso della vera autocoscienza. Secondo  la dottrina di Gurdjieff quotidianamente l'uomo vive in due stadi di coscienza:  il sonno e lo stato di coscienza nel quale trascorriamo  il  resto del  giorno (che per i motivi di cui prima si puo' definire stato di  semi-coscienza).
Il primo e' quello in cui l'uomo interpreta i velati messaggi che gli giungono dal  mondo esterno del tutto soggettivamente intessendoli nella tela dei  suoi sogni  (es.: un formicolio alle dita nel sonno puo' essere  interpretato  come una fila di formiche che passeggia su di noi), lungi dall'essere vicino  alla realta'. Il secondo si riferisce ai diversi stadi della coscienza prima che  intervenga l'Io osservante. Poi c'e' un terzo livello di coscienza che e' quello dell'Io osservante. Infine  c'e' il quarto e piu' alto stato di coscienza in cui un uomo non  solo riesce permanentemente a vedere se stesso qual è realmente ma riesce a vedere oggettivamente anche tutte le altre cose.
"Non sono come Pandora": Pandora secondo la mitologia greca ebbe dono da Zeus un  vaso contenente (a sua insaputa) tutti i mali del mondo. Ella per  curiosita' lo apri' ed essi si sparsero per tutto il mondo.
Ricordo che in un'intervista rilasciata nell'80 ("Profiles  in Rock"), Kate, parlando del motivo per cui aveva scritto "Cime tempestose", disse: "Ho esagerato le parti negative del mio carattere. Chaty e' una  persona cosi' abietta. E' una ragazza cosi' testarda, passionale e fuori di testa."
Con gli anni questo giudizio su se stessa cosi' severo pare non essere mutato.
Precedentemente abbiamo menzionato il se' quotidiano, forse alla maggior parte di noi piu' noto come l' "Ego". Da cio' che si e' detto sinora possiamo dedurre che il nostro ego altro non e' che  la nostra Personalita', e giungere alla conclusione che, seppur  non  coscientemente, giorno dopo giorno ognuno di noi non e' realmente se stesso (almeno per la maggior parte del tempo) bensi' la proiezione di qualcosa di  precostruito nel corso degli anni.

"Il gaffa e' quel grosso nastro adesivo che si usa sul palco per attaccare i cavi. Serve a vari usi ed e' molto appiccicoso. Nella canzone simboleggia un seguito di frustrazioni, quando la spinta iniziale viene meno e ci si sente come in un limbo." (da "Tutto", 11/'82)

"LEAVE IT OPEN"
"Con il mio ego nelle mie budella la mia bocca balbettante si purificherebbe: (ma ora ho cominciato a imparare) la tengo chiusa."
Una maschera che spesse volte riesce ad ingannare anche chi la porta,  perche' vivendo con essa giorno per giorno, momento per momento, uno arriva ad identificarsi con l'immagine che ha di se stesso.
Walker: "Dopo  aver dipinto questo autoritratto l'individuo continua a presentarlo  al mondo  nella speranza che il mondo lo accetti  riconoscendone  l'autenticita'.
Questa esibizione, nel senso teatrale della parola, per il mondo, occupa  gran parte  del tempo di un uomo. Egli e' estremamente attento al modo in  cui  gli altri reagiscono a quello che dice. Scruta l'espressione del loro viso, fa attenzione al tono delle loro voci nelle risposte, a quanto dicono e non dicono, soppesa  il rispetto con cui lo hanno accolto, l'interesse mostrato  alla sua conversazione, e cosi' via."

"Il male e' in noi ma non il potere di armarsi": il "male", nel testo, quindi non e' inteso nel suo significato piu' estremo, bensi' sottoforma dei piccoli ma numerosi difetti della Personalita'.
"La  mente meschina lo persegue, muore un po' per  raggiungerlo,  ma ora ho cominciato ad imparare: la lascio aperta"[la mente, N.d.T.].
Questo e' il punto  cruciale dell'intero brano: "L'intensa preoccupazione e il  sentimento  di inadeguatezza che spesso l'accompagna [l'esibizione di cui prima, N.d.R.] sono di solito chiamati timidezza o imbarazzo, ma questa e' la vera antitesi della genuina autocoscienza e una manifestazione del "sonno piu' profondo".
E' questa la verita' piu' scottante e piu' difficile da accettare e  superare. Solo una mente totalmente aperta puo' vincere il "male".
Kate, forse, ha visto se stessa come una persona che stava perdendo la  capacita'  di rivelarsi genuinamente agli altri e sempre piu' spaventata da quel mondo (lo showbusiness) che sentiva non appartenerle ma che stava per trascinarla nel suo vortice di veleni.
"Il male e' in te e in me. Di', cosa faremo entrare dentro di noi? Noi lasciamo che  il mistero entri in noi": e' un invito a prendere atto del fatto che i limiti sono in ognuno di noi e che sta a noi impegnarci a fondo per cercare di eliminarli e colmare le lacune.

"Se imparassimo a controllare le nostre emozioni la vita sarebbe piu' bella. La canzone e' un esame interiore. Rivela come ci colmiamo e svuotiamo, emotivamente parlando. Spesso diamo tutto alle persone sbagliate e siamo egoisti con le persone care. Non sappiamo comunicare." ("Tutto", 11/'82)

"ALL THE LOVE"
Uno dei limiti piu' deliranti dell'essere umano e' il considerare strano,  misterioso, spesso addirittura minaccioso, tutto cio' che gli e' estraneo, nuovo.
Se  solo ci concentrassimo nell'osservare tutto quanto da ogni punto di vista sarebbe infinitamente piu' facile rendersi conto che il nuovo non e' strano ma soltanto diverso.
La prova inconfutabile del nostro sbagliato approccio a cio' che non conosciamo  e' il rapporto d'amore.
Data la sua natura e' assurdo che sia vissuto  con grande angustia dall'essere umano, al punto che "Solo la tragedia permette  di liberare  l'amore e il dolore mai rivelati normalmente", ma cio' e'  il  disastroso risultato dei sentimenti negativi che abbiamo coltivato in noi  durante la nostra crescita e oltre. Paura, insicurezza, cecita', egoismo, culto di se' stessi e anche  presunzione di poter fare a meno degli altri (proposito che regolarmente si  rivela  un fallimento), sono  alla base degli sbagli che commettiamo  nei  rapporti  col prossimo: "Non volevo che loro mi vedessero piangere, non volevo che mi vedessero essere  debole,  ed ora ho dimostrato che riesco a  cavarmela  anche  da sola." A quale prezzo?
"All the Love" e' il nodo di congiunzione di tutto quanto detto finora: ognuno di noi e' simile ma diverso dall'altro e poiche' il mistero ci spaventa,  se qualcuno si rivela a noi nella sua essenza, parlando la lingua piu' vicina  al nostro cuore ("Io dico loro cio' che vogliono sentire"), siamo portati a diffidare  della sua genuinita' ("Loro pensano che io stia facendo qualcosa di strano").
Siamo al punto che una persona "vera" per noi e' "mistero"  tanto e' raro oggigiorno che se ne incontrino. E  a sua volta chi si mostra com'e', vedendosi frainteso, comincia  a  sentire "la paura crescere" in se' e impara a difendersi con freddi muri di silenzio, barriere d'ironia, ed ogni sorta di maschera che impedisca agli  altri di ferirlo ancora.

"Alcuni brani sono parte di me. 'All the Love' dice qualcosa di preciso... Non necessariamente la mia parte negativa, ma... quella più autocommiserante. Il modo in cui uno guarda agli esseri umani e a se stesso, e si ritrova a pensare che siamo un mucchio di stronzi [testuale, N.d.T.]. Se non fossimo così spaventati di dire le cose come stanno, sarebbe molto meglio. Ogni qualvolta non dici quello che devi agli altri, per orgoglio o per paura di essere respinto... Ciò può non essere un esempio della mia vita privata, ma sento che è quasi accaduto."
("ZigZag", 1/'82)

"Il brano e' stato gia' visto come un caso di reincarnazione ma io avevo in mente il ciclo della vita che si ripete, specie dopo il fallimento di una relazione amorosa. Quando finalmente si riemerge, ritroviamo un nuovo ciclo. E' come rifiorire senza piu' rancori e rimpianti." ("Tutto", 11/'82)

"GET OUT OF MY HOUSE"
"Nessun passo sconosciuto entrera' in me. La mia  casa, la  mia felicita', tutto e' sbarrato e chiuso. Non ti lascero' entrare,  fuori dalla mia casa!".
Ma  non e' la soluzione se e' vero che quando ci si  ritrova  soli con se stessi si continua a soffrire. In "Get Out og my House" e' in atto una lotta interiore per riuscire a superare uno stato depressivo e confusionale di forte intensita'.
Supponiamo che la casa descritta sia una mente umana e che tutto cio' che accade fra quelle quattro mura siano i pensieri folli di una persona atterrita dalle avversita' della vita, e soprattutto dallo scrutamento degli occhi della gente ("Nessun passo estraneo entrera' in me").
Se proviamo a leggere ogni frase da una visione totalmente riflessiva (seppur agitata) da parte di Kate, il tutto assume i contorni di un segnale di "stop" indirizzato al mondo esterno. Un vietato l' ingresso nei confronti dei media che dal '78 hanno cercato di stritolarla nei loro ingranaggi, cosa alla quale la Nostra si e' sempre opposta con grande caparbieta' e tenacia.
Ha resistito finche' ha potuto, poi ha detto basta. Ascoltarla mentre intona con esasperazione "Fuori dalla mia casa!", e' un qualcosa che fa veramente pensare a quanto debba essere logorante riuscire ad evitare gli occhi invadenti degli obbiettivi, sentirsi costantemente giudicati per pensieri e scelte che dovrebbero essere liberi per ognuno di noi.
Alla fine del brano, con voce stranamente calma risponde alle parole insinuanti, pronunciate con tono vittorioso, da una voce maschile:
"Ti soffio un freddo bacio che ti lascera' piu' fredda di una canzone di successo", e Kate, di nuovo padrona dei suoi nervi, "Non ti lascero' entrare, fronteggero' il vento, mi trasformero' in un mulo", come a intendere che per quanto si cerchera' di penetrare nel suo privato, in futuro lei eluderà le tempeste di parole altrui restando in silenzio, con l'ostinata caparbieta' tipica dei muli.
E' quanto ha fatto da allora.

"Io non lascerò che la pressione del successo mi trascini in basso e mi faccia perdere tutto ciò che ho." ("ZigZag", '80)
"Mi sforzo di mantenere separate la mia vita pubblica da quella privata. Ciò mi aiuta ad affrontare le situazioni, ma è una cosa che le persone trovano difficile da capire, non comprendono perché io mi rifiuti di rendere pubblica la mia vita privata. Ma è la sola cosa che possiedo che sia veramente mia!"
("Rock & Folk", '82)



Segue 2° parte 


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