--Il Vedovo-------

Sceneggiatura ricavata

Scena 1 (2'41") - Esterno notte. Milano. Dintorni della Torre Velasca.

In lontananza cartelli che pubblicizzano saldi. Il Commendator Alberto Nardi e il marchese Stucchi passeggiano fumando mentre in sovrimpressione compare il nome di Alberto Sordi.

Nardi: Marchese, lo sa che scherzo mi hanno fatto quei gamberetti che abbiamo mangiato ieri sera a Ronchetto delle Rane?
Stucchi: Le hanno fatto male?
Nardi: No, mi hanno fatto fare un sogno.
Stucchi: In bianco e nero o a colori?
Nardi: A colori, io sogno sempre a colori!
Stucchi: E che sogno ha fatto commendatore?
Nardi: Ho sognato che ero rimasto vedovo.
Stucchi: Ah, ha sognato che era morta la sua…
Nardi: Si, mia moglie. Un sogno completo: morte, camera ardente, funerale. Io camminavo dietro al feretro, alla mia destra camminava lei marchese e alla mia sinistra Padre Agostino.
Stucchi: Perbacco, ricorda tutti i dettagli!
Nardi: Si, come fosse adesso.
Si fermano
Stucchi: E nel sogno ha provato dolore?
Nardi: No, anzi…mentre tutti piangevano, io solo ridevo (ride).
Nardi: Ridevo…
Stucchi: Rideva…
Ridono insieme.
Nardi: Poi, mentre calavano la bara giù nella fossa, ho sentito…come un colpetto qui, dietro alla nuca, tac (si da uno schiaffetto sulla nuca), anche abbastanza forte. Credevo fosse Padre Agostino, ed invece mi sono svegliato nel mio letto, era mia moglie che mi diceva: «Cos'hai cretinetti? Ridi nel sonno?».
Parte il pezzo musicale "G.I. boogi" eseguito dall'orchestra di Armando Trovaioli ed i titoli di testa. Mentre il Commendator Nardi e il Marchese Stucchi si allontanano la mdp inizia una lenta ascesa lungo la Torre Velasca fino a fermarsi alla parte terminale aggettante.

Scena 2 (1'53") – Esterno giorno ed interno giorno. Milano. Torre Velasca.

Dissolvenza incrociata. Dalla notte si passa ad una mattinata nuvolosa e la parte terminale della Torre viene inquadrata sempre dal basso ma con un'altra angolazione rispetto alla scena precedente. Parte la sigla di testa. La mdp inizia a scendere lentamente lungo la Torre in un percorso opposto alla scena precedente fino ad inquadrare il piazzale antistante l'entrata. Una Lancia Flaminia nera si avvicina e si ferma al marciapiede, si vedono due passanti entrare in campo dal basso dell'inquadratura.All'interno della Torre spunta da una porta il Commendator Nardi, superando due giovani ragazze.

Nardi: Permesso!
Nardi (rivolgendosi al portiere alla reception): Salvatore, posta per me?
Portiere (porgendogli la cornetta): Commendatore, c'è la sua signora.
Nardi (con aria stizzita prende la cornetta): Proonto. Non sono ancora uscito già mi chiami? Parti? Ha telefonato? Mamma tua sta male? Bene! No dico che faccio, i biglietti li prendo io? Si… vaagone letto, vettura di coda, non sulle ruote, si, ho capito, non sono un bambino, non offendermi! Si, grazie cara, mi hai rovinato la giornata, oggi non rido più, sei contenta?! Tie' Salvato' (gli porge la cornetta).
Portiere: Eeh, scusi Commendatore...
Nardi: Che c'è?
Portiere: Se mi permette (Nardi gli mette un braccio sulla spalla) vorrei ricordarle…
Nardi: Dimmi, dimmi.
Portiere:…quelle 10.000 lire.
Nardi: (Guardandolo negli occhi) Hai fatto bene a ricordarmele (gli tira uno schiaffo sulla guancia). Oggi te ne do cinque, domani l'altre cinque, va bene? (gli dà un biglietto).
Portiere: Sì.
Nardi: (mentre sta allontanandosi torna indietro) Aaah, Salvatore…
Portiere: Dica commendatore.
Nardi: Se mi cerca un certo Lambertoni, ricorda Lambertoni.
Portiere: Sì.
Nardi: Io non sono a Milano, sono in Svizzera per affari. Ricorda Lambertoni.
Portiere: Bene commendatore, Lambertoni.
Nardi: (allontanandosi all'indietro fuori dell'edificio, mentre ripete al portiere, non si accorge che dietro di lui c'è proprio il rag. Lambertoni; più distante c'è ir zio, autista del Nardi) Lam-ber-to-ni!
Lambertoni: Commendator Nardi!
Nardi: (fa qualche passo in avanti poi si ferma riconoscendone la voce, si gira ed a braccia aperte gli si avvicina, anche lo zio si avvicina ed assiste al dialogo) Carissimo Lambertoni, questa non me l'aspettavo, (agitando l'indice) che bella cera che ha, ma cosa fa chi a Milan cun stu cald?
Lambertoni: Cerco di recuperare quei soldi che le ho prestato (tira fuori le cambiali).
Nardi: Bene, benissimo.
Lambertoni: Ecco le cambiali.
Nardi: (espressione di disappunto) Ah, cribbio, scadevano oggi?
Lambertoni: Già, cosa facciamo?
Nardi: E che facciamo, facciamo un salto in banca, incasso e pago.
Lambertoni: Davvero?
Il commendator Nardi fa una risatina e si avvia con gli altri due verso l'automobile.
Nardi: Ciao zio! (rivolgendosi a Lambertoni) Ma cosa fa chi a Milan cun stu cald?.
Lambertoni: Quando c'è da incassare io non sento né caldo né freddo!
Nardi: Ha visto la mia nuova Flaminia? Andiamo zio. (si scambiano cenni di rassegnazione).

Scena 3 (2'47") – Esterno giorno ed interno giorno. Milano. Piazza della Scala.

Dissolvenza incrociata. La Lancia Flaminia nera percorre parte della piazza affollata da passanti, macchine e filobus e si ferma davanti alla banca. Il brano musicale è lo stesso della scena precedente.
Nardi uscendo precipitosamente dalla macchina s'imbatte in un altro creditore.

Minelli (bloccando Nardi): Aaa…
Nardi: Ueee, caro Minelli, ma cosa fa chi a Milan cun stu cald?
Minelli: Che faccio? Non avevamo appuntamento per quella scadenza?
Nardi: Bravo, si è ricordato…
Minelli: Eh, già…
Nardi: ...e ci è sfuggito, pens… (guardando Lambertoni sopraggiunto nel frattempo alle sue spalle) ah, vi conoscete? Minelli…Lambertoni.
Lambertoni: Lambertoni.
Minelli: Piacere.
Lambertoni: Piacere.
Mentre i due si danno la mano Nardi tenta di dileguarsi salendo le scale dell'ingresso della banca. I due lo seguono continuando a stringersi la mano.
Minelli: Ehi, dove va?
Nardi: Salgo un momento dal direttore, incasso e... pago. (accennando un buffetto ad entrambi) Aspettate (entra in banca).
Lambertoni e Minelli continuano buffamente a stringersi la mano ma Minelli con un gesto di stizza la stacca.
Minelli: Questo me fa impazzire!
Fattorino (entrando nello studio del Direttore): Scusi Direttore, c'è il Commendator Nardi.
Direttore: Chi?
Fattorino: Il marito della signora…
Nardi (entrando rapidamente e coprendo la voce del fattorino): Buongiorno Direttore!
Fattorino:…Almiraghi.
Direttore: Oooh, caro Nardi…
Nardi: Come sta?
Si stringono la mano
Direttore: Non c'è male, grazie. Beh, s'accomodi.
Nardi: Grazie (si siede).
Direttore (sedendosi): La facevo ancora in clinica, ma che cosa ha avuto?
Nardi (accompagna le parole gesticolando): Niente…un piccolo esaurimento nervoso. E le assicuro che dopo cinque anni di lavoro consecutivo, senza un giorno di vacanza, tra assegni, tasse, cambiali e scioperi, viene il momento del trac.
Direttore: Ma niente di grave…
Nardi: Beh…niente di grave, si figuri che pensavo una cosa e ne dicevo un'altra. Esempio, pensavo di chiedere una sigaretta e dicevo "dammi una lampadina!".
Direttore (stupito): Oooh…
Nardi (ridendo nervosamente): Ed ero convinto di aver chiesto una sigaretta, eh.
Direttore: Davvero? Ma adesso va meglio (con sguardo rassicurante).
Nardi: Caro lei, avevo perduto tutti i riflessi. Il medico mi batteva con il martelletto qui sul ginocchio (imita con la mano) …tac (si colpisce il ginocchio), e la gamba non si alzava (nota che anche stavolta la gamba rimane ferma ed ha un'espressione di imbarazzo, anche il Direttore guarda la gamba). Beh, vogliamo venire al dunque perché lei non ha tempo da perdere e nemmeno io (sorridendo).
Direttore (prende ed apre la pratica): Guardi, ho esaminato la sua richiesta di finanziamento, mi pare (controcampo su Nardi in atteggiamenti di tesa speranza) che lei chieda 23 milioni per potenziare alcune sue brillanti e coraggiose iniziative industriali.
Nardi (sottovoce): Grazie.
Direttore: Le dico subito le sue iniziative mi interessano e ho già messo il mio benestare.
Nardi (alzandosi ed allargando le braccia in un gesto liberatorio): Aaah, carissimo Direttore, sono veramente contento no…, non tanto per i 23 milioni quanto per la fiducia che lei dà a me, alla mia persona, Alberto Nardi! Grazie Direttore. Eeh quando posso incassare?
Direttore: Oh, anche subito.
Nardi: Bene!
Direttore: Le chiedo però una piccola formalità.
Nardi: Ssss, perbacco.
Direttore: Vicino alla sua firma ci dovrebbe essere anche quella della sua signora.
Nardi (cambia espressione dal sorridente al rabbuiato): Di mia moglie…
Direttore: Già, non per mancanza di fiducia nelle sue iniziative, ma solo per il fatto che la sua signora ha un patrimonio che noi abbiamo valutato intorno ad un miliardo. Mentre la sua industria, mi scusi, essendo sul momento in passivo ci dà, come dire, poche garanzie (la mdp inquadra il volto rassegnato di Nardi).
Nardi: Bene, e dove deve firmare la mia signora?
Direttore: Qui (indicando un foglio), è una pura formalità.
Nardi (stringendo la mano al Direttore): Grazie lo stesso direttore.
Direttore: Prego.
Nardi si allontana verso la porta e appena la apre vede Lambertoni e Minelli.
Nardi: Ecchii ‘lla (chiude la porta). Scusi Direttore, non c'è un'altra uscita?
Direttore (levandosi gli occhiali): Si, di là ma dà sul montacarichi.
Nardi: Tanto meglio (si avvia verso il montacarichi).

Scena 4 (6'11") – Esterno giorno ed interno giorno. Fabbrica del Commendator Nardi.

Dissolvenza incrociata. La Lancia Flaminia nera guidata da ir zio arriva in fabbrica, suona il clacson e un usciere apre la sbarra. La macchina prosegue nel piazzale fino a fermarsi davanti ad un gruppo di operai in tuta (con la lettera N sul taschino sinistro) che avanzano verso di essa. Nardi scende e si avvicina a loro.

Nardi (guardando un orologio da polso): Sono le nove e due minuti, cosa si fa non si lavora qui oggi?
Primo operaio: Commendatore aspettiamo la busta paga.
Nardi: Perché, il ragionier Stucchi non vi ha ancora pagato?
Ir zio (consegnandogli il cappello): Albe', la lobbia.
Secondo operaio: Carlùn, parla ti.
Avanza dalle spalle degli altri operai Carlùn, alto e robusto, ha nella mano destra una bombola di gas poggiata sulla spalla destra e nella mano sinistra una chiave inglese che brandisce minacciosamente.
Operaio Carlùn: Commendatore, lei ci dice sempre che siamo una grande famiglia ma io ci dico che siamo una famiglia disgrassiata (controcampo su Nardi che guarda attentamente la chiave inglese a pochi centimetri dalla sua faccia) perchè lei ci arriva sempre con la fuoriserie (nuovo controcampo su Carlùn mentre Nardi, inquadrato di spalle, china il capo) ma noi da due settimane non prendiamo la paga! (gli altri operai annuiscono con il capo).
Nardi (di nuovo inquadrato con la chiave inglese sotto il naso): Prima di tutto non mi piace il tono (ir zio, al suo fianco, ha un espressione di approvazione), in secondo luogo metti giù quella chiave inglese perché non mi fai paura (la chiave si abbassa e segue un breve silenzio). Terzo se non siete stati ancora pagati la colpa non è mia ma del ragioniere. Ragionier Stucchi! (alzando il tono della voce e correndo verso l'ufficio).
Ir zio: Bravo Alberto (si tira su i pantaloni emettendo un suono che esprime soddisfazione mentre alle sue spalle giunge una Seicento guidata dall'autista di Elvira Almiraghi).
Autista (uscendo dalla macchina ed avanzando verso ir Zio): Ehi tu si può sapere chi ti ha dato l'ordine di prendere la Flaminia della signora.
Ir zio: L'ordine me l'ha dato il signor commendatore se non ti dispiace.
Autista (gesticolando): Scusa tanto la macchina del commendatore è la Seicento hai capito? Andemo, andemo dammi le ciavi della Flaminia.
Ir zio: Senti, io le chiavi te le do ma ricordati che non prendo ordini da nessuno, primo perché sono lo zio del commendatore, secondo perché sono azionista qui dentro.
Autista: (sarcastico) Ah sì?
Ir zio: Eh sì.
Autista: Sei anche azionista.
Ir zio: Io ho venduto il tassì a Roma e settecentomila le ho versate qui per incrementare l'azienda di mio nipote, sempre se non ti dispiace.
Autista (ridendo ed entrando nella Flaminia): Bell'affare hai fatto!
Stacco ed inquadratura dell'ufficio del commendatore Nardi con alle pareti manifesti pubblicitari della sua impresa ed un suo ritratto. Nardi sistema la giacca sulla sedia guardando compiaciuto il suo ritratto, si leva il cappello gettandolo sulla scrivania, scrive degli appunti e mediante l'interfono chiama la segretaria.
Nardi: Signorina mi mandi il ragioniere marchese Stucchi.
Si sente l'apertura della porta e la voce fuori campo dell'ingegner Fritzmayer, tecnico collaboratore di Nardi dall'evidente accento tedesco.
Fritzmayer: Con permesso commendatore.
Nardi: Aavanti!
Fritzmayer (entra in campo, in camice bianco con la N stampata sul taschino sinistro dove sono infilate delle penne, e con il Corriere della Sera in mano, avvicinandosi alla scrivania): Commendatore, ha letto i giornali?
Nardi (sedendosi): No cosa c'è. (prende il giornale messogli davanti da Fritzmayer e legge i titoli). "Amichevole e franca conversazione fra Eisenhower e Kruscev alla Casa Bianca", siamo in buone mani! (la mdp si avvicina ai due).
Fritzmayer: No, in quarta pagina.
Nardi (dopo aver sfogliato): "Presto due russi andranno sulla luna", bene, due di meno!
Fritzmayer (timidamente cerca di indirizzare Nardi sull'articolo giusto): Ehm…ehm…
Nardi: "Brigitte Bardot aspetta un bambino", e chissenefrega! (Fritzmayer imbarazzato) "Un vecchio rapito da un'aquila", (ridendo) questa sì…
Fritzmayer:...commendatore è sottolineato in rosso…
Nardi:…"Cesarone piange…"
Fritzmayer:…ho segnato in rosso.
Nardi: "Un ascensore precipita a Brescia dal settimo piano", ahi, è il nostro. "Si addebita all'incompetenza dei costruttori" (abbassando la voce) "...e si schianta al suolo per il mancato funzionamento del freno" (rialzando la voce e subito dopo volgendosi verso Fritzmayer).
Fritzmayer: Fortunatamente niente vittime.
Nardi: E bravo Fritzmayer (chiudendo il giornale)! Ma come, dopo cinque anni di esperimenti finalmente riusciamo a piazzare un ascensore col suo brevetto e lei me lo fa precipitare (gesticolando)!
Fritzmayer: Ah scusi commendatore, ma io in discrazia sono contento…
Nardi: Ah è contento!
Fritzmayer: Si perché finalmente ho potuto capire che il difetto stava in tamburo di ammortizzatore…
Nardi (urlando): E basta! Basta! (dà una botta al giornale e congiunge le mani) Siamo almeno assicurati?
Fritzmayer: Non so, è il marchese che si occupa di cose amministrative.
Nardi (chiamando all'interfono): Stucchi! (prende il tubetto delle pillole se le versa nella mano e le ingoia).
Si sente il rumore della porta che si apre e la mdp si sposta sul marchese Stucchi che entra vestito con una giacca sportiva e si leva il cappello.
Stucchi: Buongiorno commendatore, bella cera, ben alzato, mi ha chiamato?
Nardi (scrivendo su un foglietto): E' mezz'ora che la chiamo Stucchi (mentre infila il foglietto su una penna è colpito dall'abbigliamento di Stucchi) Si giri marchese (Stucchi si gira compiaciuto), cos'è quella giacca con il cuoio sui gomiti.
Stucchi (mostrando il gomito): Giacca da caccia!
Nardi (guardandolo contrariato): Che c'entra la caccia, è una fabbrica questa Stucchi!
Stucchi: (mortificato) La cambierò nel pomeriggio commendatore (Nardi si alza e va verso di lui).
Nardi: Ha letto dell'ascensore?
Stucchi: Si ho saputo che è precipitato.
Nardi: Abbiamo almeno l'assicurazione.
Stucchi: No commendatore, l'assicurazione è scaduta l'altroieri.
Nardi: E lei non l'ha rinnovata.
Stucchi: No commendatore mancavano i din din (fa il segno dei soldi con le dita).E poi…lei stesso mi ha detto, beh non precipiterà proprio domani! Quantunque io ero sicuro che prima o poi…(con la mano fa il gesto di qualcosa che cade) precipitava.
Fritzmayer: Anche io me lo aspettavo, tutti ce lo aspettavamo.
Nardi: Bene , bravi, vada via Fritzmayer (lo segue mentre sta uscendo) E che non succeda più…
Fritzmayer: In mio paese si dice sbagliando si impara (esce).
Nardi (urlando): Troppo abbiamo sbagliato qua dentro, ora basta! (sbatte la porta) Non ci si può più fidare nemmeno dei tecnici tedeschi (allargando le mani).
Stucchi: Commendatore (fa l'occhiolino). Perché non lo licenzia e lo rimanda in Germania?
Nardi: Ma non può rientrare, lo arrestano, ha un processo in corso.
Stucchi: (cospirativo) Ragioni…politiche?
Nardi: Macchè ragioni politiche, ha aggredito una bimba di dodici anni!
Stucchi (sorpreso): Una bimba di dodici anni?
Nardi: Ah no?
Nardi: Stucchi io sono arrabbiato con lei: perché non ha preparato le buste paga degli operai?
Stucchi: Ah, per due precise ragioni commendatore. La prima perché non abbiamo liquidi, la seconda perché non avevo nemmeno gli spiccioli per comprare le buste.
Nardi (tirando fuori dalla tasca degli spiccioli): Lei vada a comprare le buste che ai liquidi ci penso io.
Stucchi (prendendo gli spiccioli): Ha combinato con la banca commendatore?
Nardi: Manca la firma di mia moglie.
Stucchi: Mmm, dubito che la sua signora firmerà.
Nardi: (irritato) Ma non sia sempre così negativo e disfattista Stucchi! (va a sedersi e prende la penna) Vada, mi compri anche un pacchetto di sigarette.
Stucchi (fa per andarsene): Subito commendatore.
Nardi: As-pet-ti! (Stucchi si rigira visibilmente mortificato) Un pacchetto di Serraglio e quattro cambiali.
Stucchi (fa per andarsene): Subito commendatore.
Nardi (urlando): Stucchi! (Stucchi si rigira) Ma dove va, da quanto le cambiali?
Stucchi: Non me l'ha detto.
Nardi (urlando): Ma se lei mi sfreccia sempre via come una lepre! (con stizza colpisce un foglietto con la mano).
Nardi (calmando il tono della voce): Mi scusi se le faccio queste piccole osservazioni, ma mi lasci finire di parlare. Un pacchetto di Serraglio e quattro effetti da cinquantamila (gli dà un foglietto).
Squilla il telefono.
Nardi (facendo segno a Stucchi di rispondere): Se è Lambertoni non ci sono, E neanche per Minelli.(Stucchi alza la cornetta) Neanche per Piazzi, per nessuno (abbassando il tono di voce).
Stucchi: Pronto? (si sente distintamente dall'altra parte del filo la voce di Elvira Almiraghi).
Elvira Almiraghi: Pronto c'è il mio cretinetti?
Nardi: Mia moglie? (si fa passare la cornetta da Stucchi) Mia cara Elvira, dove fai colazione in villa o in grattacielo? (Si rivolge a Stucchi) Cosa fa marchese ascolta? Vada via! (Stucchi si allontana amareggiato e la mdp rimane su di lui che esce dalla porta mentre la voce di Nardi è fuori campo) Senti Elvira avrei bisogno di una tua firmètta (parola pronunciata con accento milanese). Per pura formalità naturalmente…e non dire no prima di sapere!
Nella stanza attigua c'è la segretaria di Nardi, anch'ella con la lettera N stampata sul grembiule, che vede i gesti di avvilimento di Stucchi.
Segretaria: Che cosa ha marchese, qualcosa che non va? (si leva gli occhiali)
Stucchi: No, no, è che mi si fanno dei rimproveri che io ritengo profondamente giusti, ma che vanno fatti con un altro tono.
Segretaria (con tono benevolo): Non se la prenda, lo sa che in fondo le vuole bene eh?
Stucchi: Eh si, lo so, e se non fosse per la grande stima che ho di lui, per la sua grande intelligenza, guardi…a quest'ora me ne sarei già andato.
Segretaria (scuotendo la testa): Ma nooo!
Stucchi: Non per vantare il mio casato, ma è inutile che lui continui a chiamarmi marchese…per poi trattarmi come un fattorino.
Segretaria (con aria da esperta): Cosa vuole marchese, tutti gli uomini geniali hanno le loro estrosità, ecco.
Stucchi (commosso): No, il fatto è…che io gli voglio troppo bene.
Segretaria: Ecco.
Stucchi: Se lui mi manda a prendere le Serraglio…
Segretaria:...lei ci va.
Stucchi: E che devo fare (fa per andarsene ma poi si rigira) E poi non dovrebbe dimenticare che durante la guerra…sono stato il suo capitano (esce).

Scena 5 (4'24") Interno giorno. Casa dei coniugi Almiraghi-Nardi.

Dissolvenza incrociata. Inquadratura della Torre Velasca. Nardi entra in casa. Si avvicina per prendere la borsa e il cappello la cameriera Serafina.

Nardi: Di che umore è oggi?
Serafina: Bono, canticchiava.
Si sente la voce off di Elvira Almiraghi che sta parlando con la madre.
Elvira Almiraghi: No, non ti preoccupare, soldi non gliene do più (Nardi guarda la cameriera con aria interrogativa).
Serafina: Sta telefonando alla mamma.
Nardi si avvicina al luogo dove la moglie sta telefonando con passo felpato.
Elvira Almiraghi (voce off): Mamma mi ascolti? Fallirà, lo manderò in campagna a guardar la fattoria…(ora la mdp inquadra Elvira Almiraghi al telefono mentre Nardi la spia alle spalle) se sarà capace…Brava mi divido così poi devo passargli anche gli alimenti. E poi mamma me l'hai data tu quest'educazione religiosa. No, no mamma non è sfortunato, è un incapace e un megalomane! Figurati che adesso si vuol mettere contro la Montecatini, non so vero. Ma vogliamo dire la verità una volta per sempre? Io ho sposato un cretino…e me lo tengo (Nardi abbassa gli occhi). Ognuno ha la sua croce pazienza. No, non raddoppio (rivolta alla telefonista). Mammina prendo il letto e domattina sono da te. Si, mammetta vai piano col poker eh, ciao mammetta, ciao. (Chiude il telefono girandosi e contemporaneamente Nardi si ritira, si alza e si reca nel salotto). Serafina è venuto il commendatore? (Nardi nascosto le sbuca alle spalle e fa per baciarla sul collo).
Serafina: Si signora.
Elvira Almiraghi si ritrae all'effusione del marito e si gira verso di lui seccata.
Elvira Almiraghi: Oh guarda è inutile che mi baci perché non sento più niente (Nardi ride).
Nardi: Guarda cosa ti ha portato il tuo cretinetti (le consegna una scatolina).
Elvira Almiraghi: Cos'è?
Nardi: Aprila.
Elvira Almiraghi la apre e si sente un suono di carillon. Nardi emette un suono come per schiarire la voce.
Elvira Almiraghi: Beh?
Nardi: Non ti ricorda niente?
Elvira Almiraghi: No.
Nardi: Il valzer delle candele (si sente un suono di violino e Nardi mima il violinista). Lo tzigano di Biarritz (le dà una pacca sul sedere). Il primo ballo, quando ci siamo fidanzati.
Elvira Almiraghi (restituendogli la scatolina): Bella giornata funesta! (Nardi ha un espressione delusa).
Nardi (rivolgendosi alla cameriera Serafina): Che fai tu lì impalata, vai in cucina! (Segue la moglie) Uno arriva a casa, col sorriso sulle labbra, pieno di idee, di progetti, di entusiasmo. Arriva anche per comunicare a sua moglie le sue gioie e invece bang (mima un colpo) tutte e' volte a botta n'testa!
Elvira Almiraghi: Allora comunicamela questa gioia, quali sono questi progetti.
Nardi: Mmm, niente. Per esempio che ho combinato col Lussemburgo un affare di centoventi milioni, ecco. Se questo può dirti qualcosa. Non sei contenta cara?
Elvira Almiraghi: Basta che non sia come quell'affare di trecento milioni con gli ebrei dove ne hai persi diciassette!
Serafina porge il vassoio con due bicchieri che loro prendono in mano.
Nardi: E lascia stare gli ebrei, quelli mi hanno imbrogliato, tu lo sai quanto li odio io.
Elvira Almiraghi: Ma non ti hanno affatto imbrogliato (si siedono lui su un divanetto lei su una sedia). Loro ti hanno venduto la benzina quando il canale di Suez era chiuso, tu l'hai rivenduta quando l'hanno riaperto (cenno di assenso di Nardi col capo). E' che loro sanno fare i loro affari, tu no. Per questo li odi, perché sei un incapace (Nardi ride ironicamente).
Nardi (poggiando il bicchiere sul tavolinetto): E' strano nèh (accento milanese), è doloroso che tra tante persone che mi stimano (squilla il telefono), proprio tu, mia moglie, non hai fiducia in me.
Elvira Almiraghi: Perché io ti conosco (poggia il bicchiere sul tavolinetto).
Nardi: Anche il direttore della Commerciale mi conosce eppure mi ha aperto un credito di ventitre milioni sulla fiducia, a me, alla mia persona, Alberto Nardi (arriva la cameriera con il telefono).
Elvira Almiraghi: Strano!
Nardi: Strano ma vero.
Serafina: Commendatore è per lei (attacca la spina).
Nardi: Sì (prende la cornetta e tira fuori un foglio). Cara (le mette il foglio aperto sulle gambe), metti una firmètta (accento milanese).
Elvira Almiraghi: Perché?
Nardi: Così, pura formalità (da una penna alla moglie che inizia a leggere) Una qui ed un'altra qui (avvicina la cornetta) Pronto? Ueee, caro Minelli, ma cosa fa chi a Milan cun stu cald?
Minelli (con tono irato dal telefono di un bar con in mano una brioche ed alle spalle due donne ed il barista che lo ascoltano): Senta Nardi, lei mi ha fatto perdere tutta la mattina ad aspettare davanti alla banca. Che ne direbbe se la mandassi in galera?
Nardi: Mi sembra una buona idea, bene, bravo Minelli, si bene, siii? Beh, me la presenti tra otto giorni (stacca la cornetta rivolgendosi alla moglie) Cara, sigla tutte le pagine, una pura formalità (la moglie annuisce), firma cocca (con tono implorante mentre inizia a massaggiarle la coscia subito sopra il ginocchio). Siii? Dica Minelli, dica. Beene, benissimo. Bene caro (inizia a stringere energicamente la coscia alla moglie) Si, si , siiii (la moglie lo colpisce sulla mano con la penna per liberarsi dalla stretta) Ahi! Bene arrivederla Minelli, arrivederla e tanti ossequi alla signora (abbassa la cornetta) E anche questa è fatta, bella giornata oggi. Hai firmato?
Elvira Almiraghi (fa un gesto con la mano verso la fronte a dire "sei matto"): Uè!
Nardi: Perchè non firmi? (lei gli restituisce foglio e penna mentre dietro spunta il cameriere).
Elvira Almiraghi: Neanche morta!
Cameriere: Signora è pronto in tavola, il commendatore si ferma?
Elvira Almiraghi: Cosa fai cretinetti, mangi a casa?
Nardi (alzandosi seccato): Ma noo, lo sai che il mercoledi, venerdi e il sabato mangio al circolo industriali.
Elvira Almiraghi (alzandosi e andando verso la tavola apparecchiata): Ecco bravo, fattela mettere da uno di quegli industriali la firma…e poi me lo fai conoscere (tono di voce alto).
Nardi: Sì cara, te lo farò conoscere, perché a Milano c'è ancora qualcuno che ha fiducia nelle mie capacità (si avvicina alla moglie seduta a tavola) checché ne pensi tu e mammètta (accento milanese) tua.
Elvira Almiraghi (urlando nell'orecchio di Nardi): Serafina, il Barolo!
Nardi si allontana stordito e la cameriera si avvicina con il vino alla tavola dove serve anche l'altro cameriere).
Serafina: Signora le ho portato il Lambrusco perché il Barolo è finito.
Elvira Almiraghi (sorpresa): Come mai? Ieri ce n'erano ancora due bottiglie.
Serafina: Ebbè signora sono sparite.
Elvira Almiraghi: Io non capisco in questa casa, sparisce tutto. Oggi il Barolo, ieri la mia lacca per le unghie che ho portato da Parigi.
Serafina: E quel bell'orologio a cucù della Val Gardena?
Elvira Almiraghi: Non farmi pensare all'orologio a cucù che divento matta.
Serafina: Perché, ha forse qualche sospetto signora…
Elvira Almiraghi: No, non so ancora, però sai io ho il naso buono, un giorno o l'altro (fa il gesto con la mano di acchiappare qualcosa) lo pesco il ladruncolo!