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Verso il 25’ apparivano evidenti i segni di un vistoso scoramento nelle nostre fila, oltre ad una condizione atletica disastrosa, vuoi per limiti di preparazione, vuoi perché si era speso davvero tanto fino a quel punto del match. E così riemerse la Samp, che - come detto – era davvero una grande squadra. Un paio di contropiedi ficcantissimi e gol del raddoppio evitato per miracolo o per pura buona sorte. Ricordo che verso la mezzora ci fu una azione da manuale Vialli-Scanziani-Cerezo, con il brasiliano che tirò da circa 7 metri a porta spalancata, ma centrando CLAMOROSAMENTE la traversa. Da un campione come lui, non te lo saresti aspettato un errore così, ma questo non servì a tiraci su. L’evidente impotenza dei lupi e conseguente spadroneggiare dei genovesi fecero riflettere molti tifosi avellinesi. Ricordo bene più di una persona andarsene (in fondo mancava ancora una decina di minuti alla fine!), piangendo e - testa tra le mani – dire sottovoce “Serie B, serie B!”. D’altra parte era pur vero che facendo due conti, se l’Ascoli avesse vinto la sua partita ci saremmo trovati a –2 dal terzultimo posto a sole tre giornate dalla fine, due partite in trasferta ancora da disputare (di cui una a Verona!), una inerzia assai sfavorevole e una condizione psicologica disastrosa. Devo essere sincero: anche il pubblico ad un certo punto non ci credette più. C’era un silenzio irreale, forse ognuno di noi stava pensando a quei sette anni che stavano finendo. Le azioni sterili e improduttive dei Lupi si sviluppavano nell’indifferenza. Ad un certo punto, però successe qualcosa che cambio la storia del nostro campionato.
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