LA TREGUA, 1963

The truce / The reawakening

by

Primo Levi



Primo Levi's 'The truce' Review:

'The truce', story of the homecoming journey, odyssey of Europe between war & peace, is the sequel of 'If this is a man', Primo Levi's first “novel” which ramains among the best European literature brought out by the II WW extermination camps. Levi's Mitteleuropean adventure did not end with liberation of Auschwitz through Russians' hand. Repatriation took place many months later, at the end of 1945, after a tortuous and absurd tour, through half Europe.

'The truce' is a day-book of the journey which starts from the foggy Lager, still full of death, and it develops through never written sceneries, peopled with unforgettable characters: illegal traders of Cracow and of Katowice; biblical and gipsyish troop-trains of the demobilizating Red Army; a laughing or tragic, picaresque or epic Russia; dormitories full of italians' dreams, who are on their uncertain way home.

It's the eventful, “multicoloured” and tormenting story of a no more expected spring of freedom.

Recensione del 'La tregua' di Primo Levi:

La tregua, libro del ritorno, odissea dell'Europa tra guerra e pace, è il seguito di Se questo è un uomo, il libro che resta tra i più belli della letteratura europea nata dal campo di sterminio. L'avventura medio-europea di Levi non si conchiuse con la liberazione di Auschwitz per mano russa. Il rimpatrio ebbe luogo molto più tardi, alla fine del 1945, dopo un viaggio tortuoso e assurdo, attraverso mezza Europa.

Questo volume è il diario del viaggio che ha inizio dalle nebbie del Lager ancor pieno di morte, e si dipana attraverso scenari inediti, popolati di personaggi indimenticabili: i mercanti clandestini di Cracovia e di Katowice; le tradotte bibliche e zingaresche dell'Armata Rossa in smobilitazione; una Russia ridente o tragica, picaresca o epica; le camerate piene di sogni degli italiani sulla incerta via del ritorno.

È la storia movimentata, variopinta e struggente di una non più sperata primavera di libertà.



Here are the verses that open Primo Levi's 'The truce':

In the fierce nights

We used to have crowded and violent dreams

Dreamt with body and soul:

Come back, eat, tell:

Till the short soft

dawn order struck:

<< Wstawać >>;

And it broke the heart in chest.



Now we got back home,

Satisfied the tummy,

Ended the telling.

It's time. Soon we'll hear again

The foreign order:

<< Wstawać >>.

January, 11th, 1946.



German << Aufstehen >>, or more often Polish << Wstawać >> was the command every morning at dawn ordered the prisoners of lager to get up.



Ecco i versi che aprono il libro 'La tregua' di Primo Levi:

Sognavamo nelle notti feroci

Sogni densi e violenti

Sognati con anima e corpo:

Tornare; mangiare; raccontare.

Finché suonava breve sommesso

Il comando dell'alba:

<< Wstawać >>;

E si spezzava in petto il cuore.



Ora abbiamo ritrovato la casa,

Il nostro ventre è sazio,

Abbiamo finito di raccontare.

È tempo. Presto udremo ancora

Il comando straniero:

<< Wstawać >>.

11, gennaio, 1946.



Chapter list:

Thaw

The Great Camp

The Greek

Katowice

Cesare

Victory Day

The dreamers

Southwards

Northwards

A chicken

Old roads

Wood and path

Vacation

Theatre

From Staryje Doroghi to Iasi

From Iasi to the Line

Awakening



Struttura in capitoli del libro:

Il disgelo

Il Campo Grande

Il greco

Katowice

Cesare

Victory Day

I sognatori

Verso sud

Verso nord

Una curizetta

Vecchie strade

Il bosco e la via

Vacanza

Teatro

Da Staryje Doroghi a Iasi

Da Iasi alla Linea

Il risveglio



Vi propongo qui un brano tratto dal precede 'Se questo è un uomo' per cercare di capire che cosa poteva significare per i prigionieri di Auschwitz aspettare, tutte le mattine all'alba, il comando dell'alzarsi che cominciava la giornata di lavori forzati. (Se preferite potete leggere il brano sotto riportato, scaricando il file LP_lt_sqeuu_piece.doc creato con Word di Office 2000)



Dal capitolo: Le nostre notti del 'Se questo è un uomo'

' Ma per tutta la durata della notte, attraverso tutte le alternanze di sonno, di veglia e di incubo, vigila l'attesa e il terrore del momento della sveglia: mediante la misteriosa facoltà che molti conoscono, noi siamo in grado, pur senza orologi, di prevederne lo scoccare con grande approssimazione. All'ora della sveglia, che varia da stagione a stagione ma cade sempre assai prima dell'alba, suona a lungo la campanella del campo, e allora in ogni baracca la guardia di notte smonta: accende le luci, si alza, si stira, e pronunzia la condanna di ogni giorno: - Aufstehen, - o più spesso, in polacco: - Wstawać.

Pochissimi attendono dormendo lo Wstawać: è un momento di pena troppo acuta perché il sonno più duro non si sciolga al suo approssimarsi. La guardia notturna lo sa, ed è per questo che non lo pronunzia con tono di comando, ma con voce piana e sommessa, come di chi sa che l'annunzio troverà tutte le orecchie tese, e sarà udito e obbedito.

La parola straniera cade come una pietra sul fondo di tutti gli animi. <<Alzarsi>>: l'illusoria barriera delle coperte calde, l'esile corazza del sonno, la pur tormentosa evasione notturna, cadono a pezzi intorno a noi, e ci ritroviamo desti senza remissione, esposti all'offesa, atrocemente nudi e vulnerabili. Incomincia un giorno come ogni giorno, lungo a tal segno da non potersene ragionevolmente concepire la fine, tanto freddo, tanta fame, tanta fatica ce ne separano: per cui è meglio concentrare l'attenzione e il desiderio sul blocchetto di pane grigio, che è piccolo, ma fra un'ora sarà certamente nostro, e per cinque minuti, finché non l'avreno divorato, costituirà tutto quanto la legge del luogo ci consente di possedere.

Allo Wstawać si rimette in moto la bufera. L'intera baracca entra senza transizione in attività frenetica: ognuno si arrampica su e giù, rifà la cuccetta e cerca contemporaneamente di vestirsi, in modo da non lasciare nessuno dei suoi oggetti incustodito; l'atmosfera si riempie di polvere fino a diventare opaca; i più svelti fendono a gomitate la calca per recarsi al lavatoio e alla latrina prima che vi si costituisca la coda. Immediatamente entrano in scena gli scopini, e cacciano tutti fuori, picchiando e urlando.

Quando io ho rifatto la cuccia e mi sono vestito, scendo sul pavimento e mi infilo le scarpe. Allora mi si riaprono le piaghe dei piedi, e incomincia una nuova giornata. '



Primo Levi