Le incisioni di Paolo Chirco a cura di Adriano Peritore

Ernst H. Gombrich, autore di una organica Storia dell'Arte (riproposta ultimamente in fascicoli da un autorevole quotidiano nazionale) ha sostenuto che in questi ultimi decenni di fine millennio, assistiamo al trionfo del modernismo perché lo "scandalo" è tramontato e qualsiasi esperimento pare accettabile non solo dal critico - che soffrirebbe a sua volta di una sorta di complesso del peccato originale, per essersi messo nel passato contro le avanguardie -, ma anche dalla stampa e dal pubblico. Una tale affermazione non deve stupirci, perché l'arte e l'uomo sono così mescolati che il loro stesso pulsare batte al ritmo della Storia; la nostra poi è l'epoca dell'informatica, dei consumi eccessivi, dello spreco delle risorse energetiche ed ambientali, delle innovazioni che l'accelerazione tecnologica impone.

polimaterico senza titoloCosì, dopo Kurt Schwitters, che creava composizioni incollando insieme i ritagli di giornali, i biglietti d'autobus, i brandelli di stoffa e altri oggetti che andava raccogliendo; dopo Marcel Duchamp, che firmò col suo nome un oggetto qualsiasi già "preconfezionato"; dopo Jackson Pollok, che concentrava il suo interesse sul segno e sulle macchie lasciate dal pennello, è vero che una moltitudine di artisti (sostenuti da disinvolti galleristi) hanno riempito saloni, giardini e strade di "lavori artistici" realizzati con materiali diversi ed appartenenti a movimenti, a correnti le più disparate, mettendo in moto un processo di ampliamento, di dilatazione della nozione stessa dell'arte tale da chiederci non cosa è, bensì cosa essa non è oggi.

Tale processo ha anche incentivato quel "consumismo culturale" definito da Jean Baudrillard "il tempo ed il luogo della resurrezione caricaturale e della evocazione parodiaca di ciò che non c'è più e che è stato già consumato". Una tale premessa andava fatta per presentare le ultime incisioni di Paolo Chirco, perché ritengo che lo sforzo dell'artista è quello di conciliare nelle sue opere le contraddizioni che il caos della realtà quotidiana gli rivela con le contraddizioni nate dal caos dei propri sentimenti. Operazione che non sempre riesce agli artisti in generale. E Paolo Chirco percorre con umiltà tutto il cammino accidentato della storia dell'arte di questi ultimi cinquant'anni, evitando qualsiasi spettacolarizzazione ed estetizzazione dei mali e dei guasti operati dall'uomo tecnologico all'ambiente e all'immenso patrimonio architettonico e monumentale delle città italiane.

In queste ultime incisioni, infatti, colpisce a prima vista una tecnica che non scade mai negli automatismi del mestiere, ma al contrario appare sorretta felicemente dall'immediatezza dell'ispirazione, dalla necessità di una sperimentazione coerente coi temi solitamente affrontati e da una ricerca diretta a scavare insistentemente le risposte alle proprie domande. Così, ecco l'utilizzo del nastro adesivo per provare con la polimaterico senza titolofiamma a realizzare un merletto fatto di buchi, di aderenze, di bolle; ecco il sistema linfatico d'una pianta grassa che viene essiccato e ridotto a semplice reticolo; e poi il gesso ancora molle per prendere le impronte di stracci, pezzi di legno, spighe di orzo selvatico, in una continua ricerca e sperimentazione di nuovi segni per nuove composizioni. Il groviglio dei segni è solo in apparenza indice di disordine strutturale.

In realtà Chirco vuole rappresentare un ambiente stravolto dall'opera devastante dell' uomo tecnologico, raccogliendo "scarti" dalle officine meccaniche e "resti e rifiuti" di questa nostra società dei consumi, componendoli secondo la trama-specchio dell'attuale complessità dei problemi e dei sentimenti dell' Artista. Allora, ogni incisione di Paolo Chirco diviene un labirinto segnico in cui il pathos si sofferma avvicinandosi al senso di quello che oggi può essere il raggiungimento di quella quiete che stride ferocemente col rumore incessante ed angosciante delle nostre città.


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