21 Febbraio 2002
François Pierre De La Varenne
Il cuoco francese secolo XVII
Della
carriera di La Varenne, si hanno poche notizie, finchè fu nominato
Escuyer de Cuisine di Louis Châlon du Bled marchese d’Uxels. Era
stato marmiton nelle cucine della duchessa di Bar sorella di Enrico IV
e raggiunse fama e potenza grazie alla benevolenza del re. François
Pierre de La Varenne fu uno degli artefici della svolta che vide la Francia
assumere la posizione che era stata dell’Italia e autore del libro
“Le cuisinier françois” (Il Cuoco Francese) che fu pubblicato per
la prima volta nel 1651 a Parigi. Questo libro ebbe una enorme fortuna
anche in Italia dove tra le più antiche edizioni tradotte in italiano
ci fu quella pubblicata a Bologna da Giuseppe Antonio Davico nel 1682.
Le edizioni si susseguirono fino al primo quindicennio del XIX secolo.
Questo libro è molto importante perché rappresenta il primo
testo di cucina francese moderna, ed ha un certo peso da quando circa
trecento anni prima fu scritto le Viander, ma non è completamente
innovatore sul piano del gusto. La Varenne rappresenta per noi un legame
tra la tradizione rinascimentale italiana e l’evoluzione gastronomica
francese dove notiamo un alleggerimento nell’uso delle spezie e un modo
più moderno di cucinare. Ma è evidente che il La Varenne
si muova nell’ambito della cultura italiana ecco perché fin da subito
venne tradotto e diffuso in Italia. La modernità di La Varenne consiste
nel modificare e razionalizzare la composizione del piatto assecondando
la nuova tendenza delle persone raffinate che dalla tavola vogliono ora,
piacere e non rappresentatività.
Insalata d’anchiove
Lavate bene le anchiove con del vino, levatene le spine,
tagliatele in due parti e mettetele sopra di un tondo, guarnitele con del
petrosello o sminuzzato, e delle scalogne pur sminuzzate, ed attorno al
tondo mettetevi delle fettoline di insalata rossa, con de’ capperi, di
poi mettete dell’oglio, del pepe bianco, un poco di succo di limone, e
veramente dell’aceto, rimovete bene ogni cosa insieme dentro un piatto
separatamente, e spargetevi poi sopra dell’anchiove, quando vorrete servirle.
Fricassea di pesce
Se il pesce è grosso, bisogna tagliarlo in pezzi
dopo che è stato curato, e lavato, di poi metterlo dentro nel butirro,
con del sale, pepe, garofano, scorza di melangolo, ed erbe fine, una cipolla,
o scalogna, e farlo cuocere, aggiungendovi dell’agresta, o dell’aceto,
ed un poco d’acqua, o del brodo di pesce; raschiatevi della noce moscata
quando sarà messo dentro un piatto.
Potacchio di riso
Pigliate quattr’oncie di riso, e fatelo cuocere con del
buon brodo di carne senz’erbe, aggiungendovi sal fine, ed un poco di zadrano,
ovvero alcuni torli d’ova sbattuti con un poco di brodo per far giallo
il riso, smovete un poco ogni cosa insieme nella pignata, e poi ministrate.
Pasticciata
Pigliate qualsivoglia carne, che vi parerà,
due libbre di vaccina dalla parte del lombolo, levate via la pelle, i nervi,
e le ossa, e pestatela minuta con quattr’once di grasso di vaccina,
con due oncie, o quanto vi sarà bisogno di lardo senza la superficie,
rompete di poi le ossa, e mettete ogni cosa dentro una pignatta con dell’acqua,
ovvero più tosto del brodo, finché avanzi due dita alto per
di sopra; aggiungetevi del butirro, se vi occorre, una foglia di lauro,
ovvero alcuni spicchi d’aglio con del petrosello per levare l’odor dell’aglio,
con cinque o sei garofani, e del sale, vi si può mettere una cipolla,
ovvero una scalogna, grani d’agresta, una brancata di passerina, e pignoli,
fare cuocere ogni cosa adagio, levando via la schiuma, voltare di quando
in quando quello ch’è dentro la pignatta, e se non bastasse il brodo,
bisognerà rimetterne dell’altro per tempo, ovvero dell’acqua calda
in quantità sufficiente, acciocché la carne si finisca a
cuocere. Quando il pasticcio è mezzo cotto, aggiungetevi un poco
d’agresta, o veramente dell’aceto vi sarebbe anche buono del succo di carne
arrosta, con de’ rossi d’ova dure tagliate a fette, finite di far cuocere
il pasticcio, e quando sarà imbandito, si può raspare della
noce moscata per di sopra, trapuntandovi fettoline lunghe di pane abbruciato.
Carne dobbata
Pigliare della parte di dietro d’un coniglio, o d’una
lepre, cioè a dire di lombi, e le coscie, si può levare la
prima pelle, di poi bisogna tralardare la carne per lungo, e per traverso,
in modo, che vi sia del lardo da ogni banda, come se si volesse mettere
in pasticcio, facendo i lardelli grossi, ed inzuppandoli nell’aceto,
ovvero agresta, e che siano speziati, e salati; di poi, mettete delle fette
di lardo sottili, finché arrivi a coprire il fondo; di poi aggiungetevi
della carne, e di poi mettete il tegame sul fuoco, ed avendo lasciato
disfare il lardo mezzo, aggiungetevi una foglietta di vino bianco, con
dell’acqua, finché la carne venga coperta sopra un buon dito,
mettetevi anche una cipolla, un tantino di timo, tre o quattro garofani,
del sale, una foglia di lauro, e coprite il tegame, e fate bollire ogni
cosa insieme finché la carne sia ben cotta, andatela voltando
di quando in quando, acciocché la carne si possa cuocere egualmente
da ogni parte, lasciatela raffreddare nella sua salsa, di poi cavatela
fuori per servirla, perché se vi lasciate la salsa ciò
farà una composta.
Manicaretto di carne calda
Mettete dentro un piatto una cipolla intiera, ovvero
scalogna grossa con dell’acqua, del sale, e del melangolo, fatela bollire
insieme, finché la cipolla sia un poco cotta, di poi aggiungetevi
la carne cotta, tagliata per fette d’un cosciotto di maiale, che venga
allora dallo spiedo, e dopo un bollo o due aggiungetevi un poco di pepe,
ovvero della noce moscata, con della raspatura di pane, dell’agresta, ovvero
aceto, facendoli bollire per qualche tempo.
Potacchio co’ spinaci
Mettete dentro una pignatta de’ spinaci ben lavati, aggiungetevi
dell’acqua, del butirro, del sale, un fascetto di maggiorana, del timo,
della mentuccia, una cipolla trapuntata da alcuni garofani, fate bollire
ogni cosa insieme, e quando il potacchio è mezzo cotto, aggiungetevi
del zucchero a discrezione, quantità di crostini di pane, o veramente
crostini abbrustoliti, finite di far cuocere il potacchio, di poi minestratelo
sopra fette di pane.
Altra torta delicatissima di panna
Ungete leggermente una tortiera con del butirro fresco,
di poi si guarnirà quella tortiera con una sfoglia di pasta fina,
o di pasta sfogliata, di poi empirete bastevolmente quella crosta con della
panna fina di pasticceria vi si può aggiungere del lardo ottimo
raspatosi grosso, quanto un uovo due; potete anche aggiungere anche della
scorza di limone marinata e tagliata a pezzi minuti, resterà solo
da lavorare e garbeggiare il di sopra della torta con delle piccole bande
di pasta e poi si farà cuocere. Quando sarà cotta detta torta
la polverizzerete di zucchero e tornerete a metterla nel forno per poco
tempo.
Panna più fine
Pigliate quattro once di mandorle dolci pelate, pestatele
dentro un mortaio, aggiungendovi a poco a poco quattro o sei once di zucchero,
incorporategli insieme. Quando le mandorle Saranno apparecchiate in quella
conformità, bisognerà avere una foglietta di latte, con quattro
ova fresche, rompete le vostre ova, e mettete i rossi soli dentro una scodella,
e stemperateli con poco latte, dipoi si verserà la pasta di mandorle
sopra per mischiarli insieme. Allora voi prenderete tanto fior di farina,
quanto ne potranno contenere quattro cucchiai d’argento, stemperatela con
una parte di detto latte, e quando quella farina sarà perfettamente
temperata, vi si metterà il resto della foglietta di latte, a ciò
se ne rimetta in quella pappa, se si condensasse troppo nel cuocere. Quando
quella pappa sarà mezza cotta, vuotatevi dentro la vostra composizione
di mandorle, rimenando bene ogni cosa in quel mentre che cuocerà,
per poi salarlo. E quando ciò sarà cotto, e bastevolmente
condensato bisognerà vuotarlo dentro una scodella, e lasciarla riposare
quella panna fino al giorno seguente, o almeno fino a tanto che si sia
congelata.
Pasta bianca per far pasticci grossi
Mettete sopra d’una tavola ben pulita un mezzo staro
di fior di farina, fatevi un buco, o fosso nel mezzo; li pasticcieri
chiamano quella buca una fontana; mettetevi due
libbre di butirro fresco, e se il butirro sarà duro, bisognerà
maneggiarlo avanti di metterlo su la tavola, affine d’ammollirlo,; quando
il butirro sarà dentro la farina, vi si aggiungerà in circa
tre oncie di sale pesto. Aggiungetevi subito mezza foglietta d’acqua, o
in circa, di poi si comincierà subito a ben maneggiar la pasta,
e secondo, che farete la pasta s’inaffierà di quando in quando con
un poco d’acqua. Quando la pasta sarà ben impastata, la stenderete
con un spianatojo, spargendo sotto e sopra la palla un po’ di farina, acciò
non s’attacchi alla tavola, né allo spianatojo. Notate generalmente,
che in tempo di inverno è a proposito di far la palla più
grassa, acciò sia più maneggiabile, ed all’incontrario, quando
fa caldo bisogna farla manco grassa, mettendovi meno butirro, acciò
stia più soda, perché il caldo ammollisce troppo la pasta,
e non si può sostener quando è ben grassa, nondimeno
bisogna comporre la pasta a proporzione, che si vuol render fina. Osservate
ancora, che quando fa freddo, e che all’ora si fa la pasta, bisognerà
coprirla con qualche tela calda, quando è mezza impastata, affine
di ravvivarla, di poi si finirà di maneggiare, ed impastare fin
tanto, che sia ben mistigata, e che non si senti grumolo
alcuno nel maneggiarla.
le ricette sono state trtatte da F.P. DE LA VARENNE
IL CUOCO FRANCESE premessa alla ristampa
di Giuseppe Mantovano
ristampa anastatica edito da Arnaldo
Forni Editore 1989 numero venti di testi antichi di gastronomia
Si ringrazia per la cortese collaborazione:
Azienda vitivinicola Ciù Ciù
Località S. Maria in Carro
G. da Ciafone 106 – Offida – AP