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L'applicazione del modello del quadrato semiotico sulle categorie timiche è di importanza fondamentale perché riesce a spiegare il livello profondissimo del senso che caratterizza l'esistenza umana. L'argomento in questione implica non poche riflessioni filosofiche attraverso le quali si cercherà di districarsi.

Ancor prima delle categorie semantiche e ancor prima di esplorare il mondo e utilizzare delle parole per descriverlo (tradurlo), l'essere umano inevitabilmente conosce le categorie timiche. Il timo è una ghiandola del corpo umano situata dietro lo sterno dove un tempo si pensava risiedesse l'anima, per cui il timismo va a designare l'insieme dei cosiddetti "stati d'animo", descrizione delle sensazioni derivate dal rapporto dell'essere umano rispetto ad elementi del mondo esterno. La disforia, definita come termine contrario dell'euforia, si può assimilare all'angoscia. Esempio di non disforia potrebbe essere dato, invece, dal sentimento della tranquillità. Una situazione non euforica, d'altro canto, è quella provocata dall'ansia o dal timore. L'adiaforia è un termine neutro: non ha né le caratteristiche dell'euforia, né della disforia, e si può identificare con l'indifferenza. La diaforia è, viceversa, un termine complesso poiché presenta sensazioni euforiche e disforiche nello stesso tempo. Un esempio (egregio) in proposito ce lo fornisce un poeta latino di nome Catullo in un sua poesia destinata alla donna da lui amata:

Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile.
Non so, ma sento che è così, e mi tormento.

e poiché nessuna traduzione è perfetta, cosa di cui conosciamo anche i motivi (cfr. pagine su forma, materia e sostanza; valore linguistico) ecco anche l'originale nella lingua morta latina:

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Tutto questo discorso finisce forse con l'affondare le sue radici nel campo psicanalitico. Teniamo presente che l'imperativo semiotico impone la differenza come condizione necessaria per generare il senso. Il bambino, nei primi mesi della sua vita, non può distinguere fra sé e la madre perché ne é un tutt'uno e non percepisce il mondo esterno. Il primo avvenimento carico di senso è la sua messa al mondo, avvenimento di fortissima disgiunzione (in questo caso dal corpo della madre). Solo in quel momento intuisce (inizia a prendere coscienza del fatto) che esiste, e se ciò avviene e soltanto attraverso una differenza di senso. Tant'è che Freud ci dice che l'angoscia derivata dalla venuta al mondo (e quindi il primo pianto dei neonati) rappresenta il paradigma di sentimento da associare a situazioni negative (che portano poi al pianto), una sorta di miglior esempio della situazione disforica(=contrario di euforica). Inutile dire che il bambino, al momento della nascita, non sa assolutamente parlare, però riesce a piangere ugualmente in preda alla più totale angoscia. Nel momento in cui si ricongiunge alla madre (ad esempio nella poppata) si ha un ritorno alla situazione iniziale di equilibrio, che però, ovviamente, non è esattamente la stessa di prima, dalla non-disforia potrà quindi approdare all'euforia. Gli stessi bambini, d'altronde, non conoscendo il mondo, a volte provano attrazione verso cose altamente disforiche agli occhi di un adulto, a cui spetta il compito di "educarli" (quest'argomento verrà approfondito quando si tratteranno i sistemi di valori).

Resta comunque il fatto che euforia e disforia nascono con noi e stanno alla base di qualsiasi passione.


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