L' ALTRA FACCIA DELLA LUNA
PROLOGO
Una definizione appropriata per "Hounds of Love"
/ "The Ninth Wave" potrebbe essere " l'altra faccia della
luna": se "The Dreaming" aveva rappresentato l'eclissi
totale sia a livello di suoni che psicologico, "Hounds Of Love" ha
significato l'inizio di una nuova fase.
Una fase preannunciata da argentei raggi lunari: dall'ipnotica sensualità di "Running
Up That Hill" alla travolgente cavalcata elettronica di "Hounds Of
Love", dal ritmo vertiginoso di "The Big Sky" al volo
siderale di "Mother Stands For Comfort", fino all'irresistibile
fraseggio d'archi di "Cloudbusting".
Ci si lascia carezzare da canti pieni di vitalità e gioiosità che costituiscono una
prima facciata luminosa.
Non appare altrettanto logico, forse, parlare di luce all'ascolto di "The Ninth
Wave" ma è proprio un delicato chiarore quello che i sette sogni
lasciano filtrare: è il segno del domani che bussa alla porta del dolore dell'oggi.
La direzione intrapresa da Kate non era certo adatta allo stesso pubblico che tempo prima
era stato catturato dall'apparente semplicità di un gioiellino sonoro qual'è
"Babooshka".
Consapevole o meno del suo ruolo di alchimista del nostro tempo, ma contemporaneamente al
di fuori di ogni tempo, Kate con "The Dreaming" si è rivolta ad una
ristretta cerchia di appassionati in cerca di uno stile privo di concessioni mercenarie.
Per avere un quadro completo e definitivo che ci permetta di esaminare i contenuti della
suite, cerchiamo di rimettere ordine negli avvenimenti antecedenti la realizzazione de "I
Segugi Dell'Amore".
Cedo la parola ad Harry Doherty, giornalista del mensile "Hurricane"
('86, n.1):
"(...) Never For Ever" è un album di enormi qualità artistiche, dopo ci
vollero due anni per realizzare il nuovo album e quando Kate lo fece, con "The
Dreaming", incontrò un'ondata d'apatia da entrambe le parti, pubblico e Casa
Discografica.
Kate, tempo dopo, ammise di essere stata vicino ad un crollo nervoso durante le
registrazioni, da aggiungersi ai problemi in studio è che c'erano difficoltà con la
E.M.I.,
perché essi non riuscivano a capire dove lei volesse andare a parare o cosa cercasse
d'ottenere. "The Dreaming" è, e lo dico senza esitazioni, un grande album.
Certo, era per molti versi l'embrione delle idee che avrebbero trovato conseguimento in
"Hounds Of Love", ma erano canzoni all'interno delle stesse. Era l'intero
concept che è stato portato a termine con un'ondata su "Hounds Of Love" ma le
tracce erano là su "The Dreaming", e ce n'erano tante. Brani come "Sat In
Your Lap" e "There Goes A Tenner" erano solo la punta dell'iceberg.
C'è un tesoro trovato di suoni con cui la gente salderebbe il suo conto se non fosse
così stupida da credere ai giornali e lasciarsi sfuggire l'album. Noi abbiamo visto una
vera artista alle sue radici in "The Dreaming", ed è un peccato che a quel
tempo Kate non abbia ricevuto le lodi che meritava.
Quando ci furono dei cambiamenti nel personale della Compagnia , Kate ebbe un nuovo
contatto nella "E.M.I.", David Munns.
I rapporti tra il Clan dei Bush e la "E.M.I.", però, cominciavano ad essere un
po' tesi; i Bush si erano sentiti un po' traditi dalla Compagnia, la quale aveva allevato
Kate come un'artista da quando frequentava ancora la scuola, ma nel momento di maggior
bisogno non le aveva dato supporto.
Per la Compagnia "The Dreaming" non doveva essere realizzato e se ne erano
liberati."
L'esclusione di "The Dreaming" dai canali d'informazione inglesi se non
totale fu sicuramente pesante, tanto da determinare il suo imparziale insuccesso se
confrontato alle vendite degli anni passati.
D'altronde, quanti sono i coraggiosi che si arrischiano a comprare un album non
programmato dalle radio e dai più bollato come: "non commerciale", "strano",
"incomprensibile", "sconcertante", "disarmonico",
"allarmante"? Generalmente la gente teme cio' che le sfugge all'istante, e
coglierla di sorpresa è sempre estremamente rischioso.
Nell'82 i tempi non erano ancora maturi per un album cosi' avanti al suo tempo (lo e'
ancora adesso), mentre oggi si è più o meno tutti consapevoli che un album di Kate Bush
è da prendere con le molle e che non bisogna mai fermarsi ai primi ascolti.
A questo punto si può facilmente intuire il dilemma di Kate: proseguire nella direzione
artistica scelta con "The Dreaming", rinunciando a gran parte della
gloria (e dei guadagni) del passato, oppure rendere meno sperimentali e quindi più
accessibili i suoi suoni per un successo di massa?
Con grande sorpresa dei fans e fastidio dei dirigenti della Compagnia, Kate nell'82
scomparve dagli occhi della gente: "Non mi sentivo più sicura di ciò che
volevo. Avevo timore dell'esposizione della mia persona. Mi sentivo molto vulnerabile e
non sapevo se desideravo di più essere famosa oppure incidere un disco di cui essere
pienamente soddisfatta.
Trascorrendo molto del mio tempo lavorando sulle mie registrazioni, finalmente capii che
ciò che più m'interessava era il disco."
Si sa che Kate, sin dagli inizi, ha voluto avere il totale controllo sulle diverse fasi
del suo lavoro, ma ciò a lungo andare provoca una grande stanchezza, sia fisica che
mentale: "Sono stata nel business ininterrottamente sin da quando avevo sedici
anni e non ho mai avuto una vera pausa.
Passi il tuo tempo lavorando continuamente, senza mai vedere i tuoi amici o facendo cose
ordinarie a casa, come guardare la TV o mettere in ordine. Sono sempre stata concentrata a
lavorare su qualche area, perché ci sono così tante aree su cui dover pensare. Ero
davvero tanto, tanto stanca."
Riassumiamo in poche righe le aree di cui prima:
1) interprete; 2) autrice; 3) compositrice; 4) pianista; 5) produttrice; 6) arrangiatrice;
7) esperta programmatrice di Fairlight; 8) ballerina raffinata; 9) mimo; 10) coreografa;
11) regista dei suoi video; 12) disegnatrice dei suoi stessi costumi di scena; 13)
disegnatrice delle copertine dei suoi album; 14) amministratrice dei suoi affari nella
Compagnia; 15) ecc... .
E' un elenco non completo ma sicuramente sufficiente a rendere l'idea della montagna di
lavoro che Kate svolge, il che spiega i tanti anni di attesa che richiedono i suoi lavori.
Naturalmente senza sorvolare sulla sua mania di perfezionismo, giustificata alla luce dei
magnifici risultati conseguiti fino ad oggi.
Ci sono voluti anni e anni di costante dedizione, oltre ad una gran dose di sacrificio
addolcita da una passione genuina per il suo lavoro, e non bisogna dimenticare il dato
più importante: l'alto livello qualitativo dei risultati ottenuti in ciascun settore.
Dal '78 all'83, quindi, si erano man mano create situazioni che avevano lasciato dei segni
profondi nella Nostra, e sfortunatamente l'ultima di queste causò il crollo definitivo.
Dopotutto c'era da aspettarselo, nessuno può resistere tanto a lungo ad un continuo
stress fisico ed emotivo.
E' una condizione la sua che non appare molto piacevole, in quanto Kate sembra essere
incapace di placare il suo bisogno di creare: "E' un'ossessione. Una volta
trovata la via per sviluppare un album e ne sei coinvolto non puoi più uscirne. Per me
adesso è sempre più difficile scrivere brani che mi soddisfino."
Dopo la promozione di "The Dreaming", Kate sentì il bisogno di
ritrovare una tranquillità naufragata in un mare di problemi di diversa natura.
Saggiamente, lasciò scorrere il tempo alla ricerca di una ritrovata serenità, e fu solo
dopo molti mesi che si rimise al lavoro.
"Sto seriamente provando a lavorare ad un nuovo album, ma durante la prima parte
di quest'anno ho sentito solo il bisogno di riposarmi. E' difficile riuscire a spiegarlo,
ma avevo proprio bisogno di respiro.
Ci sono sempre state le malinconie del dopo album, ma credo che questa volta si trattasse
di qualcos'altro, di avere un po' di spazio per poter pensare a dove andare, magari in un
posto un po' più allegro.
Onestamente adesso posso dire di sentirmi molto più rilassata, dopo aver avuto il tempo
di rimettere insieme i miei pezzi [una frase che fotografa con molta chiarezza la
condizione della Nostra nel periodo post "The Dreaming", N.d.T.], e dopo
aver potuto trascorrere un po' di tempo con la mia famiglia ed i miei amici, dei quali
sentivo molto la mancanza. E anche di aver potuto indugiare nella lettura di qualche
libro, nella visione di qualche film, e nell'ascolto di alcuni dischi.
Ho anche trovato una nuova meravigliosa insegnante di danza. Il suo nome è Dyane Gray ed
è una danzatrice incredibilmente brava.
Ho sentito il bisogno non solo di essere di nuovo in forma, ma anche di trarre
l'ispirazione e gli stimoli che possono derivare da dei veri maestri.
Da quando ho trovato lei e da quando ho avuto più cura del mio corpo, mi sento ricarata.
E' troppo facile lasciarsi andare ad una cattiva dieta e all'insonnia [altra frase
rivelatrice, N.d.T.].
Mi è impossibile spiegarvi quanto mi senta bene e felice da quando ho fatto questi
due passi." ("KBC" n. 14, 7/'83)
Verso la fine dell'83, Kate s'impegnò in un progetto molto ambizioso che cullava da
alcuni anni: disegnò ed acquistò un equipaggiamento di ultimissima concezione
tecnologica per un imponente studio di registrazione personale.
"La cosa più frustrante durante la realizzazione di "The Dreaming" era
stata che avevamo dei demo incredibili, e che quando entrammo in studio di registrazione
non riuscimmo mai a catturare il feeling iniziale delle composizioni realizzate in pochi
minuti."
"Le cifre astronomiche che si spendono oggi mi fanno paura, a me piace lavorare molto
lentamente ed il fatto di pagare uno studio di registrazione a ore mi stressava e
danneggiava il mio lavoro." ("Tutto", 11/'95)
Nel frattempo continuavano a giungere voci discordi sulle sue presunte attività: "Kate
non incide più"; "no, ha inciso troppi pezzi ed ora sta decidendo
quali scegliere per l'album"; "la E.M.I. ha rifiutato le sue nuove
canzoni"; "e' scappata in India"; "e' ingrassata di
114 chili"; "la CBS le ha offerto un nuovo contratto";
"si è trasferita in Francia".
Tra pettegolezzi e voci di corridoio i colpi inflitti ai fan furono tremendi e numerosi,
ma la risposta di Kate non si fece mai sentire (se non tramite qualche rara Newsletter del
Club ufficiale).
In realtà ciò che stava facendo, oltre che riposarsi nella sua nuova casa in campagna e
vivere un'esistenza normale, era concentrarsi su "Hounds of Love".
Terminata la scrittura delle musiche, nella primavera dell'84 si recò in Irlanda per la
stesura dei testi.
"Con l'arrivo della Primavera le musiche sono completate ed è giunto il momento
di scrivere i testi. Sono in Irlanda ed è un ambiente incredibilmente bello e creativo.
E' solo quando ci si trova in un posto così quieto, circondati da questa pace, che ci si
rende conto di tutte le distrazioni che ci sono a casa. Qui non c'è televisione, non c'è
telefono e la casa più vicina alla mia è fatta di pietre ed è senza tetto, ha solo tre
muri. E' beatitudine.
Avendo scritto tutti i toni dell'album, sentivo di aver svolto il lavoro più pesante, ma
solo ora mi torna in mente quanto sia difficile lavorare sulle liriche!
Quando finisco di scriverle mi sento soddisfatta e all'improvviso mi ricordo di tutti quei
meravigliosi problemi che si presentano quando sto per registrare. Non posso piu'
aspettare." ("KBC" n. 16, '84):
Le occorsero ben sei mesi per scrivere quei testi. Ma lasciamo che sia ancora Harry
Doherty a continuare la storia:
"Munns cambiò la situazione creatasi con la E.M.I. ascoltando i piani per il
futuro e dando il suo pieno appoggio ai progetti di Kate per il nuovo album, che sarebbe
stato "Hounds Of Love".
Fu completamente giustificato, e Kate Bush non è persona che da' credito dove il credito
è debito, o da dimenticare.
Non solo "Hounds Of Love" lanciò quattro singoli in classifica, ma stabilì
definitivamente la Bush come cantante dalle gigantesche proporzioni artistiche e
commerciali. All'improvviso, troppo, lei divenne la prediletta dei media musicali inglesi,
tutti volevano parlare con Kate.
Il "Sounds" le offrì la copertina in cambio di un'intervista, ma lei rifiutò:
il "Sounds" le diede lo stesso la copertina scrivendo un articolo basato su dei
ritagli di altre interviste, accompagnati da un'analisi critica molto dubbia.
I giornali fecero la fila, con l'ufficio della E.M.I. inondato di richieste per un'
intervista".
Un'ipocrisia inaudita. Il mondo dello spettacolo ha un giro d'affari così enorme da
riuscire a trascinare a fondo ogni buon proposito di integrità artistica, motivo questo
di grande amarezza per i tanti che si sono dovuti arrendere a metà strada se non
addirittura all'inizio del loro cammino.
Fortunatamente (per noi), Kate nel corso degli anni ha saputo resistere alle lusinghe del
denaro facile. Non solo: è caduta, ha pagato, ma è rimasta fedele a se stessa riuscendo
pure a prendersi una rivincita senza precedenti; "Running Up That Hill"
è stato nelle Top Ten di quasi tutti i Paesi Europei, in Canada e in Australia; è stato
anche il primo singolo di Kate a scalare la classifica americana fino alla Top 30.
Con il lancio del nuovo album sul mercato, avvenuto in data 16 settembre, dopo un'assenza
di ben tre anni, accadde l'inevitabile: i fan si recarono in massa nei negozi lo stesso
giorno della pubblicazione (in Inghilterra la data è segnalata in anticipo sulle
principali testate musicali).
Nel tempo record di soli quattro giorni (il 20 settembre 1985), "Hounds of
love" raggiunse la prima posizione! Fu come se invece di tre lunghi anni Kate
fosse stata via solo tre mesi.
"Da quel giorno non ho avuto più un attimo di tregua. A dire il vero non sono
ancora riuscita a digerire questa grande accoglienza del pubblico, speravo che l'album
fosse accettato, ma quando mi hanno detto che stavo battendo tutti i record di vendita ho
capito che i prossimi mesi non sarebbero stati a mia disposizione.
Ma non voglio lamentarmi..., è una cosa meravigliosa, solo che mi piacerebbe fermarmi per
almeno due giorni, stare da sola, riposarmi un po'... almeno farmi passare questo
raffreddore!"
Con Kate il problema sarà sempre lo stesso: se la si lascia alle sue sperimentazioni in
santa pace tutto è OK, ma una volta tornata nell'arena del rock si sente un pesce fuor
d'acqua.
In conclusione, "Hounds Of Love" è stato la conferma di quanto i più
accorti sostenevano gia' da tempo: un capolavoro ad opera di un genio.
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Nessuno meglio della stessa Kate potrebbe chiarire le intricate vicende che si alternano
nei brani che compongono la suite "The Ninth Wave".
"L'intera side parla di qualcuno che si ritrova solo durante la notte nell'acqua.
"And Dream Of Sheep" è il loro
tentativo di combattere il sonno. Sono molto stanchi e sono nell'acqua in attesa di
qualcuno che li soccorra, ma sta diventando sempre più buio e sembra che non giunga
nessuno.
Vorrebbero addormentarsi, ma sanno che se si abbandonassero al sonno in acqua
affogherebbero, perciò cercano di restare svegli, ma senza risultato. Ciò ci porta al
secondo brano.
"Under Ice" è il sogno che fanno.
Stanno pattinando, il fiume è ghiacciato e ovunque è bianco, sembra che non ci sia
nessun altro oltre loro, sono soli.
Mentre stanno pattinando guardano sotto il ghiaccio e vedono che qualcosa si muove. C'è
una crepa nel ghiaccio e vedono che ciò che si muove sono loro stessi affogati. In quel
momento si svegliano e nella canzone che segue ["Waking
The Witch"] si odono le voci di amici e di ricordi che cercano di svegliarli per
impedirgli di affogare.
Tornano in superficie ma sono ancora prigionieri del subcosciente, le voci dicono che c'è
qualcuno nell'acqua che li sta guardando: dicono che è una strega.
Quello che stanno vivendo è una specie di incubo e quella figura mostruosa praticamente
sta cercando di farli affogare per vedere se loro sono innocenti o colpevoli. In ogni caso
devono riuscire a sopravvivere e a mantenere la testa fuori dall'acqua.
La canzone che segue ["Watching You
Without Me"] parla proprio del suo [notiamo che Kate comincia a usare la
terza persona singolare, N.d.T.] desiderio di tornare a casa.
E' ciò che lei [la terza persona singolare specificatamente al femminile, N.d.T.] più
desidera, essere al riparo dal freddo, circondata dalle sue cose tra quelle quattro mura,
sulla terra ferma, con il suo amato.
Si vede là con il suo spirito, c'è il suo amore seduto sulla sedia vicino al camino, ma
non riesce a concepire il pensiero di non poter esserci in carne ed ossa. Lei non è vera
ed anche se riesce a vedere il suo uomo, quest'ultimo non riesce a vedere lei, non può
sentirla. Non può comunicare con lui in nessun modo.
E' più di un incubo, è stata così vicina a tutti i conforti ma ne è già di nuovo
lontana.
La prossima canzone è "Jig Of Life". In
questa è il futuro che fondamentalmente vuole rassicurarla, le dice: guarda che io sono
la prossima parte della tua vita e per far sì che io sopravviva e goda dei miei bambini,
della mia casa felice e di mio marito, tu devi restare viva. Non devi affogare o io
affogherò con te.
E' il futuro che la supplica di vivere.
Il brano che segue è "Hello Earth", ed è
proprio il punto in cui lei è completamente sveglia e rivive l'esperienza del temporale
che l'ha portata nell'acqua. Volge lo sguardo dalla terra al cielo e osserva il temporale
che l'ha spinta in quella situazione.
All'inizio l'ho scritta con i versi che simbolizzavano la tempesta, costruiti gradualmente
con i cori che creavano un grande senso di spazio e d'atmosfera. Ho sempre sperato, però,
che fosse un coro maschile a cantarla.
Quando l'ho scritta la prima volta, "Hello Earth" era stata ispirata proprio da
un coro maschile che avevo ascoltato nel film "Nosferatu"
di Herzog, e tutto era disegnato con la speranza di riuscire ad inserire questo coro di
voci che mi avrebbe portata ad un risultato completamente diverso.
Il coro simbolizza un senso di perdita, di stanchezza. E' il momento in cui il soggetto è
alla ricerca di un punto in cui poter accettare alla fine che tutto può cambiare.
E questo ci porta a "The Morning Fog"
che è il simbolo della luce e della speranza. E' la fine della side, ed io credo che ...
se uno sente di non avere più il controllo fino all'ultimo nelle cose, ci sarà sempre e
comunque una certa luce che brilla in lontananza." ("KBC" n. 18, '85)
"E' sempre più difficile per me parlare del significato dei testi. Non sono certa
del perché sia così, forse dipende dal fatto che più vado avanti e più sento che i
brani parlino per me. Trovo che sia molto restrittivo analizzarle, e i soggetti o le
ispirazioni talvolta sono così personali da poter sembrare ridicoli parlandone.
D- "Pensi che sia importante che la gente sappia di cosa parlano i tuoi testi?"
R- "No, credo che per loro potrebbe essere interessante, ma e' importante
l'interpretazione che ne dà ognuno.
Trovo affascinante, però, il fatto che la gente sembri capire perfettamente il loro
significato, anche se sono totalmente oscuri e per me molto personali. Forse riescono
proprio a "sentire" l'emozione del brano, in qualche modo ne comprendono i
significati.
E' difficile spiegarne il motivo, io so di cosa tratta ogni brano, ma ad esempio alcune
parti di "Hounds of Love", in particolare di "The Ninth Wave", sono
molto oscure nei testi, eppure nonostante ciò la gente sembra averne compreso i
significati, ciò che io ho cercato di dire. E' una grande emozione per me.
Non mi fa piu' preoccupare di questo aspetto dell'essere autrice: qualcuno da qualche
parte sa esattamente cio'
che sto cercando di trasmettere con le parole." ("KBC" n. 21, '87)
La sintesi di questo racconto è stata poi resa nota dalla
"EMI" tramite un foglio allegato alle copie promozionali del disco.
In principio ben pochi si sono spinti oltre quella storia affascinante, credendo che si
fosse trattato di un veicolo per sviluppare le parti musicali fortemente visuali.
Era, però, come se tutti si fosse consapevoli che, nonostante quelle parole fornissero
un'esauriente risposta a molti dei punti interrogativi che le liriche suggerivano,
l'origine dell'ispirazione fosse stata di tutt'altra natura.
C'e' voluto del tempo per scoprirla, ma la chiave e' "The Morning Fog": più che
un testo e' una lettera a cuore aperto. Leggendolo, in un attimo tutta quella serie di
vivide immagini assume i contorni della storia vissuta. Tanto affascinanti quanto
raggelanti. Commoventi.
Accade a tutti, prima o poi, di affogare nei vortici del proprio dolore, delle proprie
angosce, senza che gli altri se ne accorgano; ed e' questa universalita' che fa di "The Ninth Wave" qualcosa che tocca da vicino
ognuno di noi, una sofferenza che ci appartiene nonostante la voce e i pensieri siano
altrui.
Parole che sono il frutto di un timore profondo, nate in un periodo della vita di un
essere umano che ha visto il buio più tetro chiudersi a poco a poco intorno a sè.
Quando qualcosa che per noi è importante precipita, accade che annulliamo il reale valore
di tutto il resto, mettendo in discussione ogni tassello che riempie la nostra vita: i
rapporti affettivi, il lavoro, gli interessi, le relazioni intime.
Tutto sembra svolgersi come nel gioco del domino: caduto il primo pezzo, cade l'intera
colonna serpeggiante, ed e' come una nebbia soffocante che attanaglia e offusca la mente.
Niente può diradare il banco se non il calore del sole, la sua luce, ma per far sì che
essa ci raggiunga bisogna riuscire a guardarsi intorno e saper scorgere gli attimi di pura
gioia che costellano il nostro mondo.
Prima che la quiete torni a placare l'anima, il cammino interiore e' lungo e
burrascoso, ed è questo "Inferno/Paradiso" che è descritto in "The Ninth Wave".
Kate: "Per me la massima solitudine non e' rappresentata dal
deserto,
ma dal sentirsi un blocco di ghiaccio dentro."
("Hot Press", 21/11/'85)
"And Dream of Sheep"
è il momento in cui il soggetto si è sentito vinto da un senso di profonda stanchezza ed
ha desiderato fuggire da tutto e da tutti.
"Lasciatemi esser debole, lasciatemi dormire e sognare di pecore... Ooh, il loro
respiro è caldo e dicono di volermi portare a casa": è grande il desiderio di
sentire pace e calore intorno a sè, e la scelta di rappresentare questo bisogno con
l'immagine di un animale mite e indifeso come la pecora indica l'incapacità di combattere
ancora, forse con se stesso o con gli altri. O con entrambi.
"Non riesco a tenere gli occhi aperti..., ma non posso essere lasciata alla mia
immaginazione", perché questa volta nasce dai più oscuri corridoi della
mente, là dove la luce della ragione non riesce mai ad arrivare per impedirci di
lasciarci andare ad uno stato emotivo profondamente agitato, privo di controllo.
L'atmosfera passa da una tristezza dolorosa ad una calma inquietante ("Under Ice"), e c'e' un
susseguirsi di immagini che suggeriscono una condizione di totale isolamento: "Ovunque
è così bianco. Non c'è un'anima sul ghiaccio, solo io, che pattino veloce".
Ad un certo punto subentra una consapevolezza: "C'è qualcosa che si muove sotto
il ghiaccio", seguita da un agghiacciante grido d'orrore, "Sono
IOooo...!", che trascina nell' incubo anche chi ascolta.
Chi le è vicino tenta di aiutarlo : "Vedi, la tua piccola luce è viva",
ma il soggetto preclude qualunque possibilità di riuscita, chiuso com'è in se stesso; "non
riesci a vedere quella piccola luce lassù?", "Dove?", "Lassù!".
Quel "dove" è pronunciato con incredulità, ma la paura comincia a
prendere possesso: "Ascoltami, aiutami, caro parlami!". Ascoltare "Waking The Witch" è
un'esperienza corrosiva.
Una voce che esprime gelido terrore viene inseguita da un'altra spaventosamente pastosa e
cammuffata, che crudelmente sputa sentenze al ritmo di una danza infernale.
Quale voce ascoltare: combattere o arrendersi? Entrambe le voci (filtrate) sono di Kate.
"Tu non brucerai, non sanguinerai, vai giù!", ossia: non tornerai
indietro, resterai chiuso nel tuo ghiaccio interiore.
Si è così indifesi quando ci si sente soli, come un volatile che annaspa impotente
nell'acqua: "Povera piccola cosa il merlo, ali nell'acqua. Va giù!".
Il soggetto è consapevole di sentirsi molto vulnerabile e sembra chiedere perdono per
qualcosa che non ha saputo affrontare: "Che succede, bambina? Benedicimi padre,
benedicimi perché ho peccato", ma affonda sempre più (torna in mente il dramma
umano espresso in "Leave It Open").
Nessuno puo' aiutarlo, neanche chi l'ama. "Watching You Without Me" è
chiara in questo senso: "Non puoi sentirmi, Non riesci a sentire quello che ti
dico?", il cuore parla ma le labbra non formulano alcun suono.
Il canto è indefinibile, le parole sono sussurrate a denti stretti, quasi non ci si
accorge che dica qualcosa di preciso. Si ode, però, il suono di un radar, quasi
si tratti del vano tentativo di sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d'onda del partner.
E' in questo senso che c'è un certo legame con "The
Night of The Swallow", infatti in entrambe aleggia questa forma sofferta di
incomunicabilità nella coppia.
Kate ha successivamente dato liberamente voce a questo senso di frustrazione in "Running Up That Hill", in cui
utopicamente sogna di poter prendere il posto dell'uomo (e viceversa) per riuscire a
capire cos'è che genera le incomprensioni.
Così come in "Houdini" manifestava
il desiderio di raggiungere un'intesa totale con il partner, che riuscisse ad eludere
anche il suono delle parole.
"Non mi hai sentito arrivare, non mi sentirai andar via", conclude con
voce desolata in "Watching You
Without Me".
La giovane è alla ricerca di un equilibrio che nessuno puo' darle, le decisioni che deve
prendere costituiranno la base del suo futuro, e devono essere esclusivamente sue.
Il titolo del brano che segue dice tutto "Giga
Di Vita", un'intera esistenza messa in gioco. Non a caso è basata su un
traditional irlandese, le radici della Nostra: "Sin da piccola mi sono nutrita di
questo fantastico impeto di nostalgia e bellezza. Ascoltandola sento dov'è il mio
cuore".
Con quanta appassionata ribellione parla a se stessa: "Salve, vecchia signora,
conosco bene il tuo volto", e chi ascolta è colto da un attimo di smarrimento,
perché chi racconta dovrebbe essere una giovane (in "Waking The Witch"
il prete dice: "confessati ragazza!"), invece è la donna di domani che
parla alla ragazza di oggi, evidenziando così che è quest'ultima a sentirsi come se
avesse gia' vissuto cent'anni.
"Siederò nel tuo specchio, ora è il luogo dove tutte le strade si congiungono,
guarderai nel futuro?": lo specchio, l'anima, colei che guida le decisioni per
il domani.
"Questo istante nel tempo non appartiene a te, è mio e del tuo bambino, e della
tua bambina, e della mano che batte il tempo sul tuo palmo dove c'è la mia piccola linea,
quando tu sei scritta nel mio come un vecchio ricordo": si dice che il tempo
curi ogni ferita e che, nonostante tutto, la vita non si fermi. A patto che non si taglino
i ponti al domani: "Mai, mai dire addio alla mia parte della tua vita."
Il futuro e' incalzante e incita: "Quassù! Non riesci a vedere dove i ricordi
restano vividi? Vieni quassù dove il 'Quando' indugia in attesa in questo mondo
vuoto, aspettando 'Allora' quando la forza vitale viene meno. Poiche' 'Ora' cavalca
sulla spira di un' onda e tu danzerai con me nei gorghi illuminati dal sole":
commettere l'errore di vivere i propri giorni sospesi tra il passato e il futuro, quando
la vita va vissuta nel presente. Ma ne' il passato va dimenticato, perche' sono le radici
che impediscono al terreno di franare sotto i nostri piedi quando tutto traballa, ne' il
futuro puo' esistere senza un presente. .
Questa ondata d'improvvisa consapevolezza deve aver avuto l'effetto di uno shock, come
quando ci si risveglia da un terribile incubo ad occhi aperti.
La realtà sembra così distante e nebulosa che basta sollevare una mano davanti agli
occhi per riuscire ad impedire ogni visuale ("Hello
Earth"): "Con una sola mano tenuta alta io posso cancellarti,
nasconderti allo sguardo". E si ha l'impressione che ci giochi con quella mano: "Cucù
piccola terra", ma è un gioco amaro, un sorriso che spezza il cuore.
Il tono della voce terribilmente dolente lascia intuire che questo momento è stato il
preludio ad un pianto liberatore.
Con un canto accorato sussurra: "Con appena il mio cuore e la mia mente posso
guidare verso casa... Esco dalla macchina, entro nella notte ed alzo lo sguardo al cielo:
c'è qualcosa che splende e passa veloce. Guardalo passare...", è un'istantanea
d'infinita poesia dettata da un senso di spossatezza incontenibile, e forse questi versi
sono la ricostruzione della serata in cui tutto ha avuto fine anche nella realtà.
La mente abbandona il corpo ed insegue una luce ancora fievole, mentre si fa bruciante la
consapevolezza del male che sta facendo a se stessa e a chi le è accanto.
Tormentata, la giovane si chiede cosa è stato a trascinarla in quella furiosa e cupa
tempesta dal semplice acquazzone che l'aveva travolta al principio, ma dopo tanto vagare a
vuoto la stanchezza fisica e soprattutto mentale ha preso il sopravvento: "Vai a
dormire, piccola Terra".
I pensieri opprimenti si dileguano per abbracciare un nuovo giorno ("The Morning Fog"): "La
luce. Comincio a sanguinare, comincio a respirare, comincio a parlare", ed è
come nascere una seconda volta. Il ghiaccio si scioglie lentamente, il sangue ritorna a
scaldare il cuore, e le labbra riescono a liberare le parole così a lungo represse.
E' indicibilmente toccante ascoltare quella voce che con infinita dolcezza confessa: "Sapete
cosa c'è? Ora vi amo di più... Sto cadendo, come una pietra, come una tempesta,
(poiche') sono rinata, in questa dolce nebbia del mattino".
"The Morning Fog" è
Amore. Amore per la Vita, per il Prossimo, per la Natura, ma soprattutto è una limpida
dichiarazione d'amore per l'Amore stesso.
Quel sentimento che ti accorgi di vivere quando senti di essere stato sul punto di
perderlo, e lo assapori con una gioia intensa mai provata prima.
Se si pensa al racconto della ragazza che ha rischiato di affogare, l'immagine che evocano
le parole di "The Morning Fog"
è di lei che riapre gli occhi finalmente in salvo.
Se si pensa alla "Donna con la Bambina negli occhi", la s'immagina
cercare rifugio fra le braccia di chi l'ama: "Dirò a mia madre, dirò a mio
padre, dirò al mio amato, dirò ai miei fratelli, quanto li amo".
L'eco di "The Ninth Wave" è: credi, il sole
sorgera' ancora. Anche per te.
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